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Malesia: Najib cerca di recuperare dopo Bersih2

Posted on 17 agosto 2011

Con una mossa con cui sembra piegarsi alle critiche diffuse verso la repressione della manifestazione del 9 luglio di Berish 2, Najib Tun Razak ha dichiarato che si formerà un comitato parlamentare per ricercare una riforma del sistema elettorale nel più breve tempo possibile. Sembra questa una risposta alla domanda fondamentale di riforma del gruppo Bersih2, una coalizione di varie organizzazioni, sostenute anche dall’opposizione, che mira a ripulire il sistema elettorale malese.

Ovviamente la domanda fondamentale è cosa significhi quanto prima, quale è il tipo di riforma che intende proporre e se potrà essere posta in essere prima delle prossime elezioni generali che si pensa saranno indette per la fine dell’anno in corso. Alcuni pericoli in realtà ci sono. Se la commissione non è ancora in grado di produrre una proposta, questo gesto è solo un modo di fare pubbliche relazioni e di prendere quindi tempo. Secondo Wong Chin Huat del Bersih 2, Najib deve rinviare le elezioni finché non possano essere fatte le riforme.

Lo stesso gruppo Bersih, in una dichiarazione, ha dato il benvenuto all’annuncio di Najib di un comitato misto con l’opposizione ed ha chiesto che le riforme immediate siano fatte prima delle prossime elezioni generali e di quelle statali e che le altre riforme siano poste in essere entro due anni dopo la formazione del comitato.

Il processo non è indenne da complicazioni e ritardi. La costituzione malese avrà bisogno di essere emendata dopo che i meccanismi legislativi, di stesura politica e di applicazione saranno conclusi, oltre alla legislazione che regoli il modo di andare avanti per l’esecutivo.

Ci sarà bisogno di un sistema di registrazione dei votanti automatico. Il governo ha dichiarato che sta creando un sistema di registrazione biometrico che userà le impronte digitali o altri dati biometrici per l’identificazione del votante. Bersih comunque afferma che il sistema è ancor aperto ad abusi e chiede un sistema in cui i votanti siano marchiati con inchiostro indelebile una volta che abbiano votato.

Il goveno ha subito una severa sconfitta dalla stampa internazionale dopo la repressione della manifestazione del Bersih, quando bloccò le entrate a Kuala Lumpur, sparando acqua con cannoni e sparando lacrimogeni nonostante la grande determinazione dei dimostranti a non rispondere attivamente. Nonostante questo decine di migliaia di persone scesero per le strade, e 1700 furono arrestate, molte delle quali per il solo fatto di indossare una maglietta gialla, il colore del Bersih.

L’immagine internazionale di Najib è stata ancor di più deteriorata quando si è scoperto che, nello sforzo di capovolgere quest’immagine negativa, il governo ha pagato 86 milioni di dollari malesi con una ditta di pubbliche relazioni per far rilasciare interviste e storie favorevoli al governo. Questo contratto fu poi stralciato dopo la denuncia pubblica del gruppo di Sarawak Report

Solo qualche giorno fa, Najib paragonava chi ha marciato per le strade con Bersh a chi ha messo a ferro e fuoco le strade di Londra e le altre città. Quindi il repentino cambio di direzione è considerato a Kuala Lumpur come un’indicazione che la repressione del governo e il tentativo di demonizzare la marcia del Bersih gli si è rivolto contro e ferito la stessa posizione di Najib.

Si dice che il primo ministro sia già sotto il fuoco di membri del suo partito, particolarmente della fazione che difende i cosiddetti Diritti Malesi come superiori a quelli delle altre razze della nazione. Secondo alcuni ha dovuto ritornare anticipatamente dalla sua vacanza italiana per sistemare la ribellione interna del partito. Benché queste voci siano state dichiarate infondate, la sua pozione è visibilmente indebolita dalla questione.

“Il primo ministro deve aver capito che il malese medio non tollererà un governo che in modo fanatico fa della parola “pulito” (Bersih in malese) una parola sporca, e perdere la base media eroderà il suo peso come capo moderato in una coalizione sempre più dura tra le rivalità dell’UMNO” ha dichiarato Wong Chin Huat.

E’ il meccanismo del processo che è importante. Benché il primo ministro abbia detto che il comitato avrebbe incluso legislatori anche del Barisan National, la coalizione nazionale al potere, “per discutere tutte le questioni sollevate dalla riforma elettorale in modo da poter raggiungere un accordo condiviso”, il portavoce ufficiale Wan Junaidi Tuanku Jaafar, membro dell’UMNO, ha dichiarato alla stampa che ci vorrà almeno un anno prima che il comitato possa finire il suo lavoro e che le riforme, se ce ne saranno, siano implementate.

Najib ha detto ai suoi sostenitori dell’UMNO e agli altri del Barisan National che le elezioni si terranno probabilmente tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo. Ha girato per tutti gli stati per concentrare le forze e preparare l terreno per le elezioni. Poche commissioni parlamentari hanno completato il proprio lavoro nello spazio di tre o quattro mesi specie se ci sono membri posti lì per rallentare i processi.

I capi del Bersih hanno subito dichiarato che le riforme necessarie possono essere fatte ben prima delle elezioni prossime. Dicono che 3 milioni e mezzo di elettori sono stati privai del diritto di voto dal sistema elettorale attuale, che le liste elettorali vanno pulite per eliminare i votanti fantasmi e che il periodo della campagna elettorale deve essere esteso. Attualmente il barisan National ha la capacità di di mettere in moto la sua macchina elettorale, quindi chiedere delle elezioni veloci prima che l’opposizione abbia l’opportunità di montare la sua campagna.

Chiedono anche che i media trattino le elezioni con una maggiore uguaglianza, cosa difficle da ottenere considerato che i maggiori giornali e media appartengono a capi della coalizione di governo. Il Centro per un Giornalismo indipendente, localizzato a Kuala Lumpur, ha chiesto che il governo abbandoni il controllo dei media finanziati dallo stato, “e faccia sì che questi media finanziati pubblicamente siano responsabili e servano il pubblico interesse, piuttosto che quelli del governo al potere.”

Da parte sua Wong Chin Huat ha preferito fare l’ottimista di fronte all’annuncio dicendo che “sarebbe bene per la Malesia avere un processo elettorale più logico. Il prossimo governo avrà un grado maggiore di legittimazione. Se pensa che questo sia un modo per allontanare le riforme fino alle prossime elezioni la gente resterà delusa.

Il capo el partito DAP di opposizione, Lim Kit Siang, ha posto in dubbio l’azione di Najib indicando che un comitato parlamentare debba essere formato dal parlamento, chiedendosi anche se Najib si sarebbe presentato in parlamento in una sezione di emergenza per approvvare la formazione del comitato.

Nel frattempo la Commissione elettorale malese ha detto di stare già facendo pulizia dele liste elettorali per liberarsi dei voti fantasma.

 

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