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MALESIA: La tensione religiosa sta crescendo lentamente

Posted on 11 settembre 2011

Un’incursione in una chiesa da parte delle autorità religiose ha fatto sorgere una tensione religiosa in Malesia e potrebbe costare al primo ministro Najib Razak molti voti nelle prossime elezioni la cui data naturale sarebbe nel 2013 ma che molti prevedono verranno svolte prima.

L’incursione ha lanciato scintille di una battaglia verbale tra i cristiani e la maggioranza musulmana costringendo Najib a cercare quello che potrebbe sembrare una pace irraggiungibile tra le etnie malay e le minoranze, tutti che credono che il governo stia facendo poco per salvaguardare i loro diritti.

I musulmani conservatori vogliono che il governo reprima quello che loro definiscono una intraprendenza crescente cristiana nel provare a convertire i musulmani, che è offensivo in Malesia, mentre le minoranze etniche temono che i loro diritti si vanno via via perdendo.

Secondo molti analisti Najib si trova in un ginepraio e dovrà procedere molto attentamente per evitare di essere percepito come parte in causa nel suo sforzo di mediare.

“Najib è preso nel mezzo di voler assicurare un elettorato musulmano conservatore e una realtà politica dove sta perdendo terreno tra le minoranze che sono più attive e consce politicamente.” dice Bridget Welsh della Università di Singapore.

La scadenza naturale delle prossime elezioni generali è il 2013 ma c’è una forte paura che si potrebbero tenere agli inizi del 2012. Gli analisti vedono poche possibilità che la coalizione al governo del Fronte Nazionale possa perdere le prossime elezioni, ma dubitano che Najib possa vincere una maggioranza dei due terzi, se vuole evitare una rivolta dentro il suo partito dell’UNMO da tempo solito a vincere con quel margine.

Razza e religione sono sempre stati argomenti sensibili in una nazione divisa tra le etnie Malay, Cinese e Indiana, ma gli analisti dicono che l’ultima diatriba giunge in un momento delicato per Najib la cui popolarità scende dal maggio 2010.

“Il disaccordo religioso farà perdere alla coalizione al governo alcuni seggi di maggioranza dei cinesi, mentre la preoccupazione per l’inflazione potrebbe dare all’opposizione vantaggio sul resto dei seggi delle città e delle periferie.” sostiene Ibrahim Suffian direttore di Merdeka Center. “Tutto questo sarà di vantaggio per una opposizione rafforzata di molto e con maggiori risorse. Non sarà facile per Najib”

La polizia islamica fecero un’incursione in una chiesa metodista lo scorso mese col sospetto che si stesse tenendo un incontro di evangelizzazione di musulmani. Gli organizzatori dell’incontro negarono le accuse e dissero che l’incontro aveva scopi caritatevoli, ma le autorità stanno ancora facendo indagini.

Tradizionalmente i capi malesi si sono mossi su una linea attenta nel trattare gli affari religiosi dove gli scontri violenti del 1969 che ridefinirono il panorama economico ed etnico malese. Ancora razza e religione sono spesso gli strumenti che i politici usano per conquistare il consenso con le promesse di distribuire le opportunità economiche secondo le linee etniche.

La popolazione malese è costituita per il 60% da Malay, musulmani alla nascita, mentre i Cinesi ed Indiani rappresentano il 40% della popolazione di 28 milioni e sono per lo più cristiani, buddisti ed Indù.

L’incursione dello scorso mese contro la chiesa è l’ultimo di una serie di diatribe tra i Malay e la minoranza cinese ed indiana.

Gli anni scorsi molti fatti hanno lasciato un velo sulle intenzioni del governo di voler costruire un’armonia razziale: una serie di attacchi alle chiese, il sequestro da parte dl governo di un carico di bibbie, una battaglia legale da parte dei cattolici per usare la parola Allah e le denuce di marginalizzazione da parte della minoranza indiana.

L’unità razziale è uno dei punti forti della politica di Najib ma molti malesi hanno deriso il suo sforzo di creare “1Malesia” che non è disegnata lungo le direttive razziali, Di recente, Najib ha allungato un ramoscello di ulivo verso i cristiani poco felici stabilendo dei legami ufficiali col Vaticano, ma il gesto è stato definito come niente più di una mossa simbolica.

“Di recente siamo stati testimoni di un crescente numero di incidenti in cui i cristiani sono stati selezionati come bersagli di accuse ingiustificate e di pregiudizi.” ha detto La federazione Cristiana Malese, che rappresenta il 90 % delle chiese malesi, in una dichiarazione.

Un’indagine statistica del mese scorso da parte del Merdeka Center ha trovato che la maggioranza di chi si dichiarava d’accordo col fatto che i Malesi di differenti gruppi etnici si stavano avvicinando l’un l’altro era caduta di quasi la metà, dal 64% del 2006 al 36% dello scorso mese.

By Razak Ahmad  Analisi Reuter

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