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SUDESTASIATICO: Il progetto Dawei fa gola a molti

Posted on 11 gennaio 2012

La Birmania da quanlche mese sta avviando una serie di trasformazioni verso la democrazia con la liberazione della leader Aung San Suu Kyi, con la liberazione parziale dei prigionieri politici e con un certo allentamento della censura di stato. La stessa Aung San Suu Kyi sembra aver salutato questi passi come sinceri, benché sempre a rischio di interruzione da parte dei militari, ed ha deciso insieme al suo partito NLD di partecipare alle prossime elezioni di aprile in Birmania per vari posti nel parlamento dominato dai militari. Nel frattempo alla presidenza dell’ASEAN nel 2014 si siederà la Birmania. Molto credito si è dato quindi a queste aperture tanto che la Clinton è volata a Naypidaw e un corridoio diplomatico si è comunque aperto. Certo gli interessi nazionali ed economici spesso non coincidono con la democrazia e con il benessere dei popoli, ma si può sperare che si sono aperti nuovi spazi di lotta e che qualcosa si sia mosso tra i militari. Uno dei grandi progetti in palio nella nuova Birmania è quello di Dawei, dove la Thailandiae la Birmania propongono di costruire un porto profondo dall’impatto notevole oltre che su tutta la costa anche sulla geopolitica ed economia del Sudest Asiatico.
Qui è presentato uno studio su questo grande progetto di cui si è già parlato, che potrebbe rappresentare un totale cambiamento di rotta nella geopolitica della regione e nelle storie economiche e sociali. Lo studio è di Pavin Chachavalpongpun, ricercatore capo per la politica e le strategie per ASEAN Study Center, dell’Università di Singapore.

Un megaprogetto Thailandese in Birmania
di Pavin Chachavalpongpun

Sotto il nuovo regime “civile”, installatosi in Birmania dopo le elezioni del 7 novembre 2010, le prime in venti anni, la Birmania si trova a reinventarsi. Mentre i critici condannavano le elezioni come farsa che avevano lo scopo di mantenere il potere dei generali, molti amici della nazione si sono affrettati a celebrare la transizione politica che ha visto qualche modesta apertura, il rilascio di Aung San Suu Kyi dagli arresti domiciliari e delle discussioni più aperte sui media.
Con questa apertura, i vicini della Birmania, specie gli stati appartenenti all’ASEAN oltre la Cina e l’India, percepiscono ora il nuovo governo di Naypidaw come “legittimo” e si sentono così ancor più a proprio agio. Per il momento, la priorità del nuovo regime è ancora di consolidare la propria posizione di fonte ad un’opposizione indebolita. Di eguale importanza è il suo obbligo a portare avanti il processo politico attuale aprendo la nazione economicamente e promuovendo in modo aggressivo il commercio col mondo esterno e gli investimenti diretti.
Detto in altre parole, la Birmania sta trasformandosi, almeno così appare, da vecchio stato socialista in un moderno stato orientato al mercato. Il governo birmano, di conseguenza, ha dato il via libera ad un porto immenso e un progetto di sviluppo industriale a Dawei, per il quale la ditta Italian-Thai Development Public Company (ITD) è l’impresa maggiore. Il contratto della prima fase per il progetto di dieci anni vale 8,6 miliardi di dollari, mentre l’intero progetto potrebbe valere 58 miliardi o più. Il ruolo della Thailandia nella transizione birmana è quindi cruciale.
In questo saggio, si vuole esplorare il progetto del progetto di porto profondo di Dawei che, si discute, può essere usato per legittimare ulteriormente il nuovo regime birmano e il suo abbraccio del capitalismo e dell’integrazione regionale. Questo studio cerca di comprendere il contesto del progetto e i principali protagonisti. L’apertura birmana, da un punto di vista geopolitico, ha inevitabilmente intensificato la competizione tra i fondamentali partner, molti dei quali sono prontissimi a rafforzare la loro posizione economica e politica in Birmania, ora che un sistema più aperto glielo permette in modo così conveniente e in modo del tutto giustificato.

Un cambiamento reale?
La transizione politica di propria fattura della Birmania ha diviso l’opinione pubblica mondiale. Da un lato molti osservatori vedono il cambiamento come un altro capitolo della lunga storia della politica del paese dominata dai militari. Poiché la nuova struttura politica aiuta il loro mantenimento del potere, sono convinti che non ci sarà alcuna reale democratizzazione, e quindi poco spazio per la riconciliazione nazionale. Molte nazioni occidentali hanno mantenuto questo atteggiamento scettico che aiuta a prolungare le decennali sanzioni contro il regime birmano, benché la visita inattesa della Clinton a dicembre 2011 e le sue parole di incoraggiamento possano aver indicato un maggior disgelo.
Dall’altro canto, alcuni vedono la possibilità di un reale cambiamento, non importa se piccolo, nel regime attuale. Per loro, tra cui le voci democratiche all’interno dell’ASEAN, è imperativo essere realistici su quanto è possibile aspettarsi dal ritorno ad una forma eletta di governo parlamentare della Birmania guidata dai militari con una rappresentanza fissa ad ogni livello dei militari stessi. Mentre i critici chiamano questa transizione “vecchio vino nella botte nuova”, gli ottimisti la percepiscono come un allargamento dello spazio politico che potrebbe portare alla perdita graduale dei militari del controllo assoluto.
Lo studioso della Birmania David Steinberg, partendo da un più positivo punto di vista, ha detto che il nuovo sistema potrebbe permettere un maggiore dibattito, compromesso e persino qualche decisione indipendente da parte del governo civile. La sospensione della costruzione della diga Myistone, sponsorizzata dalla Cina, il settembre scorso potrebbe essere un esempio della risposta del governo alla pressione pubblica. La diga nella parte settentrionale del fiume Irrawaddy era stata pesantemente criticata in Birmania in base a considerazioni politiche ed ambientali.
Inoltre una atmosfera politica meno contrapposta potrebbe permettere alle minoranze etniche nel parlamento ad avvantaggiarsi della transizione per fare qualcosa per le proprie comunità, come restaurare certe culture e pratiche etniche che erano state soppresse durante gli anni della giunta. Anche questo potrebbe allentare il dominio dei militari su alcuni aspetti della vita politica.
Mettendo un po’ da parte questo dibattito più vasto sulla transizione, lo studio si concentra su come i nuovi leader politici abbiano continuato a cercare nuove fonti di legittimità per rafforzare la loro posizione. Lo studio cerca di dimostrare che la liberalizzazione economica, attraverso una serie di progetti di sviluppo congiunti con potenziali partner stranieri, è stato promosso come parte del consolidamento del nuovo regime dominato dai militari, ritardando quindi una riforma politica reale.
E’ vero che, nel contesto della democratizzazione, spesso si liberano nuove forze in contesa, quali la nascita di una classe media che si attende un coinvolgimento politico. Comunque nel caso birmano, la crescita economica potrebbe anche portare alla legittimazione del governo e alla riduzione dei problemi popolari, condizioni entrambe favorevoli alla stabilità e al ruolo continuato autoritario. In altre parole, i paesi soggetti a continui, stabili e considerevoli crescite del benessere economico probabilmente sosterranno i loro presenti regimi.  Muthiah Alagappa afferma che il desiderio per la stabilità economica tende a sostenere l’autoritarismo. Su questa base, il nuovo regime di Naypidaw si affida di migliorare la crescita economica per mantenere la sua propria stabilità e legittimazione. Il regime sta sostenendo cambiamenti nella politica economica, miglioramenti nell’equità sociale e opportunità per i birmani di avere maggiori scelte nella vita giornaliera. Ci sono già segni di più libertà economica ed il progetto di Dawei mostra un cambiamento significativo in questa direzione.

Il progetto Dawei

Dawei è la capitale della provincia di Taanintharyi, la regione amministrativa più meridionale della Birmania. Dopo l’indipendenza nel 1948, la città è stata integrata nella regione di Tanasserim che include lo stato Mon attuale. Nel 1974 lo stato Mon fu estratto da Tanasserim e Dawei è diventata la capitale di una provincia dimezzata. Nel  1989 il nome di Dawei era Tawoi, ora il nome Tanasserim è Taanintharyi. (allo stesso tempo la Birmania diventava Myanmar anche se molti per protesta hanno ritenuto di continuare ad usare il nome di origine inglese Birmania. ) Gustaaf Houtman spiega il cambio di molti nomi dell’era coloniale inglese come parte del programma di capovolgimento della riforma politica e culturale da parte dei militari.
Il distretto di Dawei copre un’area di 13750 chilometri quadri e comprende quattro città,  Thayet Chaung, Yephyu, Longlon, and Dawei. La divisione di Tanintharyi occupa una stretta piana costiera lunga costeggiata dal mare delle Andamane ad oriente che si estende a Kawthaung, il punto più meridionale della Birmania e che prosegue nella penisola malese. Dawei si trova in una posizione strategica e vicino all’estuario di una via d’acqua più grande, il fiume Dawei, che è circondato dalle colline Tanasserim e le foreste monsoniche. Più importante Dawei ha un pescaggio da mare profondo adatto per la costruzione di grandi porti commerciali.
Riconoscendo il potenziale economico di Dawei, il governo birmano cominciò ad esplorare la possibilità di trasformare in una zona industriale quello che un tempo era un villaggio di pescatori. I primi passi cominciarono nel 2008, benché l’idea originale di trovare rotte alternative allo Stretto di Malacca fosse stata sollevata dalla Thailandia un decennio prima. Durante un incontro speciale dei ministri degli esteri dell’ASEAN a Singapore il 19 maggio del 2008, i ministri degli esteri birmano e thailandese firmarono un MOU, memoria di intesa, sullo sviluppo di un porto profondo a Dawei. Le due nazioni si accordarono per la costruzione del porto, per la costruzione di un canale stradale da Dawei a Bangkok e istituire un punto di frontiera Dawei Kanchanaburi.
La firma dell’intesa permise alla giunta birmana di reclamare la legittimità mentre spiegava che la ragione del progetto era di connettere l’economia birmana alla regione. Durante la visita del premier del momento Abhisit a Naypidaw nell’ottobre del 2010, il premier ora presidente Thein Sein diceva ai media che la Thailandia e la Birmania stavano sviluppano il porto come un modo per migliorare la crescita economica e portare condizioni migliori di vita alla gente del posto.
Nel frattempo, la Thailandia faceva la sua parte come portavoce della Birmania nel legittimare il progetto di Dawei. Abhisit sottolineava la necessità di assistere il vicino più povero echeggiando così la politica dell’amministrazione di Thaksin Shinawatra quando la Thailandia cercava di sfruttare il mercato vicino a beneficio della Thailandia.
Premchai Karnasuta, presidente di Italian Thai, fece un passo in più nell’invitare le nazioni sviluppare a prendere parte al progetto massiccio dichiarando: “Le nazioni sviluppate che hanno posto sanzioni commerciali nei confronti della Birmania potrebbero far cadere i divieti. Le sanzioni che durano da due decenni servono solo a rendere più poveri la gente del posto”. Allo stesso tempo vari tentativi hanno provato a giustificare l’investimento di Dawei nel contesto di espandere la crescita della regione. La National Economic and Social Board della Thailandia affermò che il porto si situava bene con gli schemi della subregione del Grande Mekong per lo sviluppo di di rotte di commercio, compresi il Corridoio Economico Est Ovest, il corridoio economico del meridione ed il corridoio economico Sud Nord . Un anziano rappresentante della Federazione delle Camere di Commercio Birmana sottolineava: “Questo progetto avvantaggerà il commercio della Thailandia e della Birmania. A causa del corridoio verso il sistema di collegamento dell’ASEAN, i materiali grezzi della Birmania possono fluire verso i mercati regionali velocemente e senza intoppi.” Il progetto di Dawei è stato anche proposto come un legame effettivo all’interno della regione corrispondente al piano per una maggiore “Connettività dell’ASEAN”.

Svegliati, addormentata Dawei.

Il 2 novembre 2010, il vice residente de ITD, firmava un accordo quadro di 60 anni con l’Autorità Portuale Birmana per costruire un porto e una zona industriale a Dawei sui 250 chilometri quadri di terra. La cerimonia fu seguita dal segretario della giunta, il generale in pensione Tin Aung Myint Oo. ITD svilupperà questo mega progetto attraverso la sua filiale Dawei Development Company (DDC) con cento milioni di dollari di capitale registrato. Il progetto di 8,6 miliardi di dollari è la prima Zona economica speciale birmana (SEZ).
L’accordo sottolinea tre fasi dello sviluppo. Il primo comprende le maggiori infrastrutture e sarà sviluppato dal 2010 al 2015 attraverso una Joint Venture tra ITD e altre quattro compagnie: PTT, Nippon Steel, EGAT thailandese e Petronas malese. Il progetto più importante è la costruzione di un’autostrada a 8 corsie, lunga 160 chilometri e il collegamento ferroviario che connetterà Dawei alla frontiera thailandese. L’autostrada, Westgate Landbridge Project, richiederà quattro anni per il suo completamento al costo di 66 milioni di dollari. Nel aprile 2011 ITD ha completato il primo passo, una strada di attraversamento del confine da Dawei a Phu Nam Ron nella provincia di Kanchanaburi per preparare il trasporto dei materiali al sito di costruzione. Le linee di petrolio e gas naturale saranno anche poste parallele alla strada e alla ferrovia. Eventualmente il Landbridge Project sarà esteso lungo il corridoio meridionale della subregione del Mekong Maggiore a Vung Tau e Quy Nhon in Vietnam attraverso Sisophon in Cambogia e Bangkok.
La seconda fase sarà la costruzione del porto di Dawei. Potranno attraccare 25 navi da 20 mila a 50 mila tonnellate ai 22 moli contemporaneamente in due porti adiacenti; insieme potranno trattare 100 milioni di tonnellate di beni all’anno.
L’ultima fase sarà la creazione di una zona industriale, probabilmente la più grande del sudest asiatico, dal costo di 1,3 miliardi di dollari con sei zone: porto e industria pesante, petrolio e gas, petrolchimico di base, petrolchimico secondario; industria media e leggera. I politici birmani stanno ora stendendo le condizioni per rendere Dawei una zona a libero scambio.
La ITD ha anche proposto la costruzione di una centrale elettrica per supplire alla instabile rete locale di elettricità. Lo schema di produzione della centrale includerà una diga da 219 milioni di metri cubi e una centrale di purificazione di acqua che fornirà 975 mila metri cubi di acqua al giorno. La zona industriale di Dawei attrarrà le industrie dal 2016 in poi. Insieme al villaggio industriale, ci saranno sviluppi residenziali e commerciali, un resort turistico e complesso di ricreazione.
Lo sviluppo quindi mira a lanciare l’industria turistica della zona, specialmente dell’arcipelago di Mergui. ITD pianifica di estendere il progetto verso le isole incontaminate a 500 chilometri verso sud che sono già famose per le spiagge dalla sabbia bianca, acque cristalline e vita marina abbondante. Dopo il completamento delle tre fasi Dawei potrebbe emergere come un centro che lega il sudest asiatico all’Oceano Indiano, il medio oriente, Europa e Africa diffondendo la crescita nell’intera regione dell’ASEAN e facendo facilmente eclissare altri centri industriali vicini. Sarà in effetti almeno dieci volte più grande del porto principale della Thailandia e della zona industriale chiave a Laem Chabang nella provincia di Chonburi.

Un invito a pranzo a Dawei

Sia la Birmania che la Thailandia hanno invitato compagnie straniere a prendere parte al progetto di Dawei. Per la Birmania l’invito simbolizza sia un politica economica più rilassata che una mossa forte contro le sanzioni dell’occidente. Il progetto probabilmente castrerà ogni rimanente sanzione, mentre la Birmania offre concessioni ai suoi più ricchi vicini in cambio della legittimazione del suo regime.
Per la Thailandia Dawei servirà sia agli interessi nazionali che a quelli del settore privato. Non è affatto nuovo questa sottovalutazione dello sviluppo della democrazia in Birmania per il solo interesse del beneficio economico nazionale thailandese. Il governo di Chatichai Choonhavan tra il 1988 e 1991 reinventò la Birmania come un mercato thailandese anche mentre il regime stava brutalmente reprimendo le forze democratiche. Un decennio dopo, il governo Thaksin mise da parte il problema della riforma democratica e dei diritti umani mentre commerciava con la giunta birmana. Nel 2010 il governo Abhisit seguì la stessa strada con la motivazione di portare cambiamento e prosperità alla nazione impoverita. Il nuovo premier Yingluck, sorella più giovane di Thaksin, prontamente si propose alla Birmania dopo la sua nomina a primo ministro in Agosto, con Aung San Suu Kyi che si congratulò con lei.
Il governo thailandese ha lavorato strettamente con Italian Thai Development per assicurare i guadagni a lungo termine della Thailandia nel progetto di Dawei. La natura vasta del progetto ha un grande potenziale per gli investitori sia della Thailandia che della Regione. L’arena è stata fatta, gli affari lucrativi sono un’offerta. Il buffett stile “mangia tutto quello che puoi” di Dawei è a disposizione di audaci investitori.

Cina, Giappone e India

Naturalmente ITD non è una compagnia di investimento ma di sviluppo. Perciò ha allocato progetti a compagnie di investimento. La Thailandia, in altre parole, non possiede l’intero progetto Dawei. Questo ha intensificato il grado di competizione tra gli altri vicini della Birmania per investire in molte opportunità di affari rese possibili dall’ITD. Finora ci sono stati forti interessi da parte delle potenze asiatiche nel porto. La Cina, da sempre, ha espresso il proprio entusiasmo per una connessione fisica con la Birmania meridionale come una rotta alternativa via mare. Nel passato la Cina è stata molto attiva nel tessere legami di affari ed influenze economiche in molte cittadine settentrionali in Birmania. La moneta cinese è largamente accettata in molte parti del Nord. Ma l’interesse reale di sicurezza è di ottenere accesso via terra verso l’oceano indiano.
Tuli Sinha sostiene che la posizione sudoccidentale della Birmania ha una importanza strategica per l’esercito e la marina Cinesi (PLAN) in termini di oceano indiano che potrebbe così accorciare il suo viaggio verso la Baia del Bengala di almeno 3000 chilometri evitando lo stretto della Malacca. Anche se non ci sono interessi cinesi nella prima fase della costruzione (la strada e la ferrovia tra Dawei e Kanchanaburi) la Cina è sempre stata vigile sullo sviluppo per due ragioni principali. Per prima cosa, la Cina di recente ha svelato il proprio piano di costruire una ferrovia dallo Yunnan verso Dawei nell’Oceano Indiano, che va di pari passo con l’altro suo piano di una rotta stradale tra Kumming e  Kyaukphyu, un altro porto ad acque profonde sulla costa occidentale.  Kyaukphyu serve come un porto di entrata per la Cina che si può connettere a Sittwe attraverso Mandalay. Il legame stradale complessivo tra Birmania e Cina sotto studio è chiamato Kunming Mandalay  Kyaukphyu Sittwe. Pechino ha anche pianificato di costruire un porto nell’isola Maday vicino a  Kyaukphyu, come un punto di transito per beni destinati all’India, Bangladesh e Birmania meridionale. La Cina e la Birmania hanno sottoscritto un Memorandum di Intesa nel maggio 2010 sulla cooperazione nello sviluppo della proposta rotta terrestre.
Secondo, il governo cinese ha anche promosso l’idea di installare a Bangkok un “China City Free Trade Center” da 2,5 miliardi di dollari che sarebbe a complemento al porto di Dawei dal momento che i prodotti cinesi commerciati a Bangkok saranno probabilmente esportati via Dawei verso la regione. Considerando questi fatti, Abhisit cercò il sostegno dei leader cinesi per il progetto di Dawei nei corridoi del meeting del G20 tenuto a Washington DC nel novembre 2008, incoraggiando le compagne cinesi a mettere su progetti nella zona industriale.
Un altro potenziale investitore è il Giappone che ha fatto sapere di intravedere un ruolo per sé nel progetto, particolarmente nel finanziamento. Il livello di competizione tra Giappone e Cina per l’influenza nella regione è da sempre alto ed il Giappone applica una politica estera attenta al sudest asiatico attraverso gli investimenti, l’aiuto e il sostegno innovativo all’integrazione regionale. Temendo di perdere in favore della Cina dell’attività economica, il Giappone si è mosso con rapidità per assicurarsi la sua posizione nel progetto di Dawei. Da questa prospettiva, la rivalità tra il Giappone e la Cina rappresenta una grande opportunità perché la Birmania dia inizio al progetto con una partecipazione energica da parte delle due potenze asiatiche.
“Stiamo pensando al contributo che il Giappone potrà dare al progetto di Dawei. Proveremo a creare un mercato dei bond e stimolare il flusso di denaro verso l’area” diceva Hiromasa Yonekura, il presidente della Nippon Keidanren, federazione giapponese degli affari. Il Giappone ha articolato i propri interessi nello sviluppo delle infrastrutture principali, compreso porto e strade e il progetto iniziale dell’acciaio, come parte della sua politica per promuovere la subregione del Mekong Maggiore. Infatti, Nippon Steel ha già investito nella prima fase del progetto Dawei come uno dei partner della ITD.
La Japan Bank for International Co-operation (JBIC) potrebbe essere coinvolta nello sviluppo e nel fornire i capitali per le fasi successive. La positiva posizione giapponese emerse in seguito ad una discussione tra i rappresentanti del Keidanren (Sumitomo, Mitsubishi, Hitashi, Toray Industries, Mizuho Financial Group e All Nippon Airways) con Abhisit, il ministro delle Finanze Korn Chatikavanij e il ministro del commercio Porntiya Nakasai nel febbraio del 2011 a Bangkok. Non c’è alcuna ragione per pensare che questa discussione non continuerà sotto Yingluck, specialmente se si considera il precedente aggressivo interesse del fratello Thaksin verso la Birmania.
La Thailandia ha chiarito di voler collaborare col Giappone negli investimenti nel progetto delle infrastrutture a Dawei semplicemente perché avrebbe aiutato le compagnie giapponesi e thailandesi a risparmiare sui costi logistici nelle spedizioni verso le nazioni della regione, ed avrebbe armonizzato lo schema di Connettività dell’ASEAN. Nel tentativo di giustificare il ruolo del suo paese nell’economia birmana nel periodo post elettorale, Yokenura disse: “Giappone e Thailandia sono entrambe nazioni donatrici con una simile posizione sulla Birmania che si sta al momento aprendo alla democrazia.” Jigjig Hanchanlash, copresidente de Joint Public-Private Standing Committee’s Greater Mekong Subregion Business Forum, diceva che le ditte giapponesi vedono il porto di Dawei come un modo per allungarsi verso i mercati dell’Asia meridionale e centrale come pure verso il Medio Oriente.
Anche l’India spera di trarre dei benefici dal progetto Dawei. Già nel 2004 si offrì per condurre uno studio di fattibilità per sviluppare a Dawei un porto profondo. L’India come la Cina non ha ancora investito in uno dei progetti possibili a Dawei, ma comprende il significato economico di questa città della costa che permetterebbe un accesso più veloce ai mercati del Sudest Asiatico migliorando quindi il trattato di libero commercio tra ASEAN ed India. Le preoccupazioni iniziali della Thailandia di poter perdere i diritti di sviluppare Dawei nei confronti dell’India erano comprensibili. Sin dall’applicazione della politica “Look East” agli inizi degli anni 90, l’India è stata attivamente presente nel Sudest Asiatico. Il nuovo status di Delhi come potenza nascente ha rafforzato la sua ambizione di aumentare la sua influenza nella regione specie sul piano economico. Per esempio, L’ India ha mostrato un crescente interesse nello sviluppo del porto di Sittwe Occidentale nello stato dell’Arakan. Prima della firma dell’accordo QUADRO TRA itd E Birmania, il generale Than Shwe, già capo della giunta militare, fece una visita ufficiale a Dehli nel luglio 2010 per concludere una serie di accordi bilaterali che andavano dai trasporti alle iniziative  contro il terrorismo. Probabilmente si discusse di Dawei, mettendo perciò pressione alla Thailandia per ottenere in fretta i diritti sul progetto Dawei.
L’India, sebbene democratica, ha imparato presto a giocare questo gioco di difesa e di economia ferocemente competitivo. Essa è un attore chiave nel BIMSTEC, Iniziativa della Baia del Bengala per la cooperazione economica e tecnica Multisettoriale, che tenne un incontro ministeriale in Birmania a Gennaio. Ha le potenzialità per convincere la Birmania a rispondere ai suoi bisogni strategici. In ritorno, l’India ha difeso la Birmania di fronte al mondo. Nel periodo successivo alla repressione del movimento democratico nel 2007, il governo indiano annunciò l’intenzione di separare la politica dagli interessi economici nella sua relazione con la Birmania. Nel 2010 mentre la Birmania si preparava alle elezioni, l’India ancora una volta rimase silenziosa benché comprendesse pienamente che le elezioni non fossero né libere né eque. Continuò a sostenere SPDC sostenendo che le elezioni fossero un passo incoraggiante verso il pluralismo. Il presidente americano, Obama, durante il suo viaggio a Nuova Delhi durante il periodo elettorale in Birmania, criticò l’India per il suo rifiuto di condannare le presunte violazioni dei diritti umani da parte della giunta, affermando in un discorso al parlamento indiano: “Quando sono repressi movimenti democratici pacifici, come si è visto in Birmania, allora le democrazie del mondo non posso restare in silenzio”.

La Thailandia: Un grande vincitore

Lo scambio commerciale Thai birmano è cresciuto in modo incredibile del 55% all’anno e nel 2010 era del valore di quasi due miliardi di dollari. Senza dubbio il progetto Dawei farà crescere ulteriormente il volume di traffico tra le due nazioni. Come unico contraente, l’investimento dell’ITD a Dawei trasformerà la Thailandia in uno dei maggiori centri di transito nel corridoio est ovest portandola così a guadagnare enormemente dal progetto Dawei.
A livello nazionale, il governo Abhisit sostenne apertamente l’investimento in Dawei anche nei confronti degli altri stati nella regione per conto dell’ ITD. Nell’ottobre 2011 Yingluck fece una visita lampo in Birmania in cui incontrò il presidente Thein Sein esprimendo il suo sostegno continuato per il progetto Dawei e incrementando a cooperazione con il paese birmano, secondo il resoconto ufficiale birmano.
Durante l’incontro di aprile 2010 della Commissione Congiunta sul Commercio Birmano thailandese, i due pasi fissarono l’obiettivo di triplicare nel volgere di cinque anni il commercio bilaterale dal livello di 4,3 miliardi di dollari a 13 per il 2015. Dopo l’incontro i rappresentanti thailandesi annunciarono che il progetto di Dawei avrebbe permesso ai due paesi di raggiungere l’obiettivo, e che il progetto del porto profondo potrebbe realizzare il sogno thailandese di diventare il centro logistico del Sudest Asiatico.
Inoltre numerose produzioni localizzate nella Thailandia occidentale quali Kanchanaburi, Rachaburi, Petchaburi, Prachuab Kirikhan, Samutsongkhram, Samutsakhon, Suphaburi and persino Bangkok beneficeranno tutti dal progetto che funzionerebbe come un punto di passaggio per i prodotti thailandesi prodotti in queste località. La Thailandia è uno dei più grandi esportatori di prodotti alimentari che ripone molti sforzi nel settore agro industriale per il quale Dawei sarà il punto di distribuzione.
La promozione di Dawei da parte del governo thailandese come parte dell’interesse nazionale è avvenuto nonostante lo scetticismo occidentale verso la Birmania. Ora l’Occidente comincia ad accettare che il cambiamento in Birmania possa essere reale e mentre l’ASEAN ha fatto il passo a Novembre durante il suo summit annuale di conferire alla Birmania la guida dell’organizzazione per il 2014, il vento politico sta ora soffiando in favore della Thailandia.
Anche il settore privato thailandese si arricchirà dal progetto di Dawei che potrebbe assicurare una fonte sicura di entrate per ITD per almeno dieci anni. Accordi potenzialmente ricchi hanno anche portato altri grossi conglomerati in Thailandia a mettere soldi nel progetto. Nell’aprile 2011, la  Loxley Public Limited Company, una delle più vecchie e grandi compagnie di commercio, inviò un gruppo a Dawei per considerare il progetto di fattibilità, esprimendo il proprio interesse nelle linee di trasmissione di energia e progetti di terminal petroliferi e gasdotti. Loxley ha una relazione stretta con ITD ed entrambe hanno in Laos un’impresa nel campo delle bevande e della birra. Più compagnie thailandesi stanno negoziando con ITD per una prospettiva di investimento nella successiva fase di sviluppo a Dawei portando così nel lungo termine ad intensificare l’influenza economica thailandese in Birmania.

ASEAN: Esprit de Corps

Thailandia e Birmania hanno legittimato l’investimento di Dawei nel contesto di un accresciuto regionalismo nell’ASEAN e della crescente accettazione del regime birmano come “normale”. Molti hanno percepito il progetto come una mossa inevitabile che si aggiunge ai programmi esistenti di sviluppo nella regione portando così migliori condizioni di vita alle persone. Chi esalta l’ASEAN è veloce a spiegare il progetto come parte del processo di costruzione comunitario del gruppo che deve completarsi prima del 2015. Il fatto che la Cina, Giappone e India abbiano tutti indicato l’intenzione di prendere parte al piano è la testimonianza dell’ASEAN della nascita di uno spirito crescente di prosperità condivisa. Soprattutto, i membri dell’ASEAN vogliono vendicarsi per la loro scorsa politica sbagliata verso la Birmania. I progetti di mega investimenti come quello a Dawei hanno rinnovato l’attitudine ottimistica dell’ASEAN verso il nuovo regime birmano.
Non tutti sono d’accordo con la nuova politica di contatto costruttiva guidata dagli affari dell’ASEAN. L’attivista di opposizione birmano di lungo corso, Khin Omar, ha mantenuto alto una critica costante contro la politica dell’ASEAN, dicendo recentemente: “ASEAN ha accettato la grande menzogna del SPDC e sembra peggiore più che stupida. Sembra affamata di denaro.”

Cosa succede delle popolazioni?

Il governo Birmano spera di raccontare al mondo che Dawei fa parte dell’esposizione del paese alla modernità. Nelle menti dei capi, ora che il dominio politico è stato “democratizzato” il prossimo stadio è liberalizzare l’economia stagnante da troppo tempo. Il messaggio è chiaro: Il progetto di Dawei fa bene ai birmani. Nel suo numero del 5 aprile del 2010, il giornale ufficiale “New Light of Myanmar” sotto il titolo “Proviamo a migliorare l’economia nazionale usando le infrastrutture” dice: “Possiamo vedere segni di un significativo progresso nella regione di Taninthayi nel lontano meridione dell’Unione. Dawei e Myeik sono diventate regioni sviluppate”.
Apparentemente, sembra che “la legittimazione” fosse quello chela giunta stesse cercando di ottenere facendo partire il progetto di Dawei. Ma ad un livello più profondo la popolazione ne beneficerà probabilmente soltanto un po’ dal progetto. La costruzione fisica a Dawei può rassomigliare a quello che si vede nelle zone economiche di altre zone asiatiche, ma i programmi per gestire Dawei saranno quelli dettati da una gestione verticistica. Gli scettici hanno messo in questione se le entrate ottenute dal progetto multi milionari raggiungerà la tasca della gente, o finirà nei conti bancari dei generali. Il giornale Irrawaddy raccontò che un uomo di affari legato alla giunta, Zaw Zaw, si è aggiudicato il lavoro di costruzione maggiore sul porto di Dawei. Il suo gruppo, Max Myanmar Group of Companies, ha ottenuto via libera dalla giunta militare poiché è un uomo d’affari favorito dal generale Than Shwe. La pratica persistente di corruzione e di nepotismo punta al fatto che, lontano dall’essere un progetto “per la gente”, lo sviluppo di Dawei è usato sia per arricchire le gerarchie militari e i suoi affiliati, sia come uno strumento nel nome dello sviluppo nazionale per guadagnare una legittimazione politica.
Il progetto di Dawei genererà molte opportunità di lavoro e questo potrebbe essere una notizia allettante per i poveri residenti di Dawei. A questo punto ci sono due principali questioni: le compagnie straniere porteranno lavoratori dalle loro nazioni? E poi i lavoratori birmani saranno trattati eticamente ed in modo eguale? Se si guarda indietro al modo in cui i lavoratori birmani sono stati trattati si potrebbe concludere che sono stati proprio i lavoratori birmani ad essere stati sfruttati dal proprio governo e dalle compagnie straniere. Nel frattempo il governo ha fatto mostra della propria irresponsabilità quando si è trattato do proteggere le condizioni di vita delle popolazioni da costruzioni di vasta scala. E’ stato scritto sui giornali di due grandi ditte dei legnami birmane, Kaung Myat e Hein Yadanan, che avevano occupato 2500 acri di terra appartenente ai residenti del villaggio Myatta a Dawei dove sarà costruito il porto profondo. Secondo il resoconto, le due ditte pianificano di mettere su una piantagione di caucciù nell’area confiscata per fornire materia prima nella futura area industriale. Inoltre la strada commerciale da Dawei a Kanchanaburi si dice stia in alcune zone di piantagione dei residenti Myatta con la conseguente distruzione di queste piantagioni. Le autorità birmane finora si sono rifiutate di intervenire nei casi della confisca delle terre indicando così che lo stato sostiene queste pratiche.
Nel frattempo tutti gli occhi sono rivolte sulle pratiche dell’ITD e di altre compagnie che investono nel progetto. Alcune compagnie estere, che attualmente fanno affari con la Birmania quali la Total francese, la Chevron statunitense e Daewoo coreana, stanno fornendo assistenza nel campo dell’istruzione, salute e sviluppo degli affari per i residenti nelle loro aree di operazione. Il 95 % dei loro operai provengono dalle aree locali. Nay Zin Latt sostiene che gli investitori da stati a forte società civili di solito considerano il benessere dei residenti dal momento che ci sono regole e discipline a cui sottostanno. In nazioni dove la società civile è debole, le autorità responsabili fronteggiano loro proprie difficoltà. Quindi gli investimenti provenienti dalle nazioni con forti settori di società civili e compagnie responsabili dovrebbero essere le più benvenute di altre. In principio, le compagnie devono assumersi la responsabilità di evitare impatti sociali ed ambientali negativi. La Thailandia ha una storia di deboli società civili e resta da vedere se ITD e tutti i suoi amici cercheranno meramente il profitto con la poca attenzione alle loro responsabilità.

Pavin Chachavalpongpun is fellow and lead researcher for political and strategic affairs, ASEAN Studies Center, Institute of Southeast Asian Studies, Singapore.

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2 Responses to “SUDESTASIATICO: Il progetto Dawei fa gola a molti”

  1. Ottimo articolo del sempre ottimo Pavin e ottima traduzione di Pino, come sempre!
    Bel lavoro, Pino, grazie mille!

  2. terresottovento scrive:

    di nulla Alessio ! Un ottimo articolo che deve aprire credo una discussione del modello di sviluppo anche thailandese. Credo che la Thailandia così si voglia liberare anche della sua zona industrale fortemente inquinata


Il fuoco a Manila: migliaia senza casa.

Da siti amici

Da Asiablog di Alessio Fraticcioli
Muore in carcere il nonnino condannato a 20 anni per 4 SMS Bangkok - Ampon Tangnoppakul e’ morto stamattina in carcere. Il nonnino 62enne ammalato di cancro era stato condannato nel novembre scorso a 20 anni di galera con l’accusa di aver spedito 4 SMS giudicati critici o offensivi nei confronti della regina della Thailandia. La sua condanna, frutto di indizi tutt’altro che convincenti, aveva suscitato molti dubbi nel paese ed aveva attirato l’attenzione internazionale. Ampon, un uomo poverissimo e semianalfabeta di origine cinese, si era dichiarato innocente sostenendo di non essere nemmeno in grado di inviare SMS col cellulare. .segui qui

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