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La pratica della mutilazione dei genitali femminili

mutilazione dei genitali femminiliSi credeva che la mutilazione dei genitali femminili,la pratica antica di tagliare, raschiare, forare o intagliare i genitali delle giovani ragazze, fosse praticata in prevalenza nell’Africa Subsahariana e nel Medio Oriente. Nel recente rapporto dell’ONU sul tema si mostra come essa sia comune anche in Indonesia.

Si stima che l’abbiano subita circa 60 milioni di donne, quasi la metà delle donne in Indonesia, il paese democratico musulmano più popoloso al mondo.

A portare avanti la pratica sono state le donne khitan o Sunat Perempuan. Ma negli anni recenti praticano sempre più la mutilazione dei genitali delle donne anche medici praticanti istituzionalizzando a questo modo il rituale in una pratica medica.

Molte cliniche ostetriche offrono la pratica come parte di un pacchetto che è effettuata immediatamente dopo il travaglio senza costi ulteriori.

In Indonesia la gente percepisce la circoncisione come un atto richiesto di fede e parte della tradizione. Una maggioranza di musulmani indonesiani segue la scuola sunnita che obbliga la circoncisione per ragazzi e ragazze.

Il paese provò nel 2006 a vietare la pratica ma i religiosi reagirono rilasciando un editto in cui si dichiarava che era parte di una pratica religiosa. Nel 2010 il ministro della salute indonesiano rilasciò un regolamento che permetteva al personale medico di fare il taglio dei genitali femminili alle giovani ragazze.

La tesi a sostegno della medicalizzazione della mutilazione dei genitali femminili è che è meglio avere personale medico addestrato a fare la pratica piuttosto che rischiare forti infezioni se fatto dai tradizionali Sunat Perempuan.

Comunque la medicalizzazione potrebbe di fatto essere persino più pericolosa. Le levatrici tendono ad usare le forbici invece del bisturi e di qui conducono il taglio reale della pelle. I tradizionali Sunat Perempuan usano coltelli tascabili per atti più simbolici di raschiamento o sfregamento.

Nel 2014 il ministero tolse il regolamento. Comunque i centri medici continuano a portare avanti la pratica. La mutilazione dei genitali femminili è più comunemente fatta da personale medico che non i tradizionali Sunat Perempuan.

Nel 2011-2002 uno studio del Population Council Indonesia sulla circoncisione femminile riportava 2215 casi, il 68% dei quali era fatto da levatrici tradizionali. Il rimanente 32% era fatto da personale medico, sempre levatrici.

Nell’indagine sulla salute fondamentale del 2013, Riskesdas, si mostra che il personale medico fa oltre metà delle mutilazione degli organi femminili denunciati, 53,2%. Metà di questi era fatto da levatrici ed il resto da personale medico. I Sunat Perempuan lo facevano per il 46.8%

Lo studio del 2001 mostrava che la mutilazione era fatta per 85.2% su bambine prima che raggiungessero i nove anni. Nel 2013 l’età scendeva ed il 96.7% delle mutilazioni era fatto prima dell’età di cinque anni. 82.8% era fatto su bambini tra 0 1 11 mesi.

La maggioranza di chi ha subito la mutilazione dei genitali femminili non riusciva a ricordare il processo o il dolore quando fu chiesto loro in età adulta. Di conseguenza non c’è prova di complicazioni immediate o di lungo termine fisiche o psicologiche.

Cionondimeno, l’osservazione diretta delle procedure mostrava che coinvolge di certo il dolore, lo sfregamento e il raschiamento (24.3%). Ci fu il taglio reale dei genitali con il 49.2% incisione e 22.4 escissione. Ci furono anche altre pratiche.

Lo studio del 2001-2 mostrava che il 92% dei genitori intervistati voleva che la pratica continuasse. I dati provenivano da otto distretti in sei province: Sumatra Occidentale, Banten, Kalimantano Orientale, GiavaOrientale, Gorontalo e Sulawesi meridionali. I genitori non solo volevano le loro figlie fossero circoncise ma anche le loro nipoti.

Lo studio del 2013 mostrava che la maggioranza dei genitori dal 90 al 94% avevano desideri simili in nove province indonesiane inclusa Aceh, Calimantano Orientale, Garontalo e gran parte delle Sulawesi, Muluku e Mulucku del Nord. Le altre province mostravano percentuali più basse.

E’ difficile metter a paragone le pratiche della mutilazione dei genitali femminili o di taglio in Africa con quelle diffuse in Indonesia e lo si deve fare con cautela.

Il rapporto del 2001-2002 mostra che molta della circoncissione tradizionale in Indonesia si limita al raschiamento, sfregamento e foro con un anello per produrre una goccia di sangue.

La pratica in Africa, per contrasto, coinvolge frequentemente la rimozione parziale o totale del clitoride (o del prepuzio) e l’infibulazione.

Delle classificazioni della circoncisione femminile dell’OMS la pratica indonesiana è riferita come Tipo IV non classificato: “Tutte le altre procedure pericolose per i genitali femminili per scopi non medici”

Cionondimeno qualunque forma di mutilazione di genitali femminili è inaccettabile.

E’ fatto senza il consenso della bambina o della ragazzina e senza benefici chiari o mandati religiosi è sufficiente classificare questi atti come una violazione di diritti umani e della salute della bambina.

L’OMS ha detto chiaramente nel 1997 che la mutilazione dei genitali femminili non deve essere resa istituzionale, né deve essere fatto un qualunque taglio di genitali da professionisti della sanità in qualunque situazione o centro di salute.

Permettendo a dottori, infermiere o levatrici di fare la circoncisione femminile il ministro della sanità ha legittimato erroneamente la pratica con una veste medica istituzionalizzando così la pratica nel paese.

L’Indonesia deve fermare la medicalizzazione della Mutilazione dei genitali femminili. Il governo deve portare avanti una campagna che informi la gente che la circoncisione femminile non è obbligatoria sotto la legge islamica. Il governo deve anche aggiornare il curricolo scolastico delle levatrici.

Meiwita Budiharsana