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RODRIGO DUTERTE: Un fascista originale

Nel 2016, il presidente filippino Rodrigo Duterte ha posto ben in vista il paese sul radar globale, e per alcuni filippini troppo bene in vista.

La sua campagna elettorale per liberare le Filippine di tossicomani e spacciatori con esecuzioni sommarie ha provocato uno shock persino tra gli osservatori più incalliti. E il suo leggendario figlio di puttana rivolto ad Obama, parte di un addio rabbioso ad un’alleanza antica con Washingtton e un abbraccio alla Cina, ha capovolto la geopolitica asiatica.

Duterte, nonostante il suo regno sanguinoso, resta popolare con una valutazione eccellente dalle ultime indagini statistiche. Qual’è il suo segreto? Cosa conduce molti suoi ammiratori a dire di essere pronti a morire per lui?

Il fascismo viene sotto differenti forme in differenti società, e quindi chi si aspetta che si sviluppi nel modo classico spesso non lo riconosce persino quando è già presente. Nel 2016 il fascismo è giunto nelle Filippine sotto forma di Duterte, ma questo continua a sfuggire alla gran parte dei cittadini. Alcuni perché fieri della lealtà verso il loro presidente; altri per paura di ammettere che la forza nuda è il principio dominante della politica filippina.

Perché a Duterte si addice la lettera “F”

fascista originaleIn una discussione a cui partecipai ad agosto, un mese dopo l’elezione di Duterte, c’era notevole esitazione nell’usare quello che è eufemisticamente chiamata la lettera F per caratterizzare il nuovo esecutivo.

C’è una comprensiva riluttanza ad usare il termine fascista, anche perché la parola è stata usata in modo molto largo per tutti i movimenti e capi che, in qualche modo, si allontanano dalle pratiche delle democrazie liberali.

Comunque ci sono poche larghe caratterizzazioni per definire un leader fascista che potrebbero senza dubbio applicarsi a Duterte. Un fascista in questo schema è un individuo carismatico con forti inclinazioni verso il governo autoritario, che ricava la propria forza da una base di massa interclassista. Inoltre sostiene pratica sistematiche e massicce violazioni dei diritti umani, civili e diritti politici e propone un progetto politico che contraddice i valori fondamentali e gli obiettivi di democrazie liberali o sociali.

Se si accettano questi elementi in modo provvisorio come caratteristiche salienti di un leader fascista allora Duterte facilmente rientrerebbe.

Un Fascista originale

Detto questo, Duterte è una personalità fascista originale.

Il suo carisma non è di genere demiurgico di tipo hitleriano, né lo trae da una identificazione personale emotiva con una “nazione”. Il carisma di Duterte è ben descritto come Bruto Carino, termine filippino spagnolo che denota una miscela volatile di volontà di potere, una personalità esigente e fascino del gangster che soddisfi il desiderio profondo dei suoi seguaci di una figura paterna che finalmente pone fine a quello che vedono come un “caos nazionale”.

Duterte non è il reazionario che cerca di restaurare un passato mitico. Non è il conservatore dedicato a difendere lo status quo. Il suo progetto è orientato verso un futuro autoritario.

Talk-pieta1-800x581Lo si descrive meglio con il termine di Arno Mayer, controrivoluzionario. Diversamente da Hitler o Mussolini non sta lanciando una controrivoluzione contro la sinistra o il socialismo. Nel caso di Duterte l’obiettivo è la democrazia liberale, l’ideologia dominante e il sistema politico del nostro tempo. In questo senso, è l’espressione locale come anche un pioniere di un fenomeno globale che va avanti: la ribellione contro il discorso democratico liberale che Francis Fukuyama, agli inizi degli anni 90, aveva dichiarato come la “fine della storia”

I controrivoluzionari non sono sempre chiari su quale sia la prossima mossa, ma spesso hanno un istintivo senso di quello che li porterà più vicini al potere. La loro purezza ideologica non è elevata: attribuiscono un valore maggiore al potere emotivo del loro messaggio piuttosto che alla sua coerenza ideologica.

La bassa priorità accordata alla coerenza ideologica si estende anche alle alleanze politiche. La sua mobilitazione di una base interclassista mentre governa col sostegno di tutta l’elite non è eccezionale. Comunque una delle cose che fa di lui un fascista originale è che ha portato la sezione dominante della sinistra nella sua coalizione di governo, qualcosa che sarebbe impensabile con gran parte dei capi fascisti precedenti.

Ma forse il suo contributo distintivo al fascismo è nell’area della metodologia politica. Il paradigma stilizzato prevede che il capo o partito fascista inizi con le violazioni dei diritti civili a cui segue una presa del potere, ed una repressione indiscriminata. Duterte capovolge questo Modello alla Marcos di fascismo strisciante. Inizia con impunità su scala di massa, come le migliaia di omicidi extragiudiziali di di presunti tossicomani e spacciatori, e lascia le violazioni dei diritti civili e la presa del potere assoluto mentre opera in un panorama politico vuoto di opposizione politica significativa.

Un prodotto del periodo di EDSA

L’ascendente di Duterte non lo si comprende senza considerare la sconfitta della repubblica democratica liberale della EDSA che nacque nella sommossa contro Marcos nel 1986. EDSA è il nome dell’arteria di Manila dove si ebbero le principali azioni della ribellione nel 1986.

Il fallimento della EDSA è stata una condizione per il successo di Duterte. A distruggere il progetto della democrazia della EDSA aprendo la strada a Duterte è stata la combinazione mortale di un monopolio dell’elite del sistema elettorale e delle politiche economiche liberali con la priorità posta sul ripagare il debito estero imposto da Washington.

Per il 2016, ci fu un grande differenza tra le promesse della repubblica di EDSA di un potere popolare e ridistribuzione di ricchezza e la realtà della povertà di massa, l’ineguaglianza scandalosa e la corruzione pervasiva. Il discorso della democrazia della repubblica di EDSA, i diritti umani e il governo della legge erano diventate le camice di forza soffocanti per la maggioranza dei filippini che semplicemente non si potevano relazione con essi per la realtà della loro mancanza di potere.

Il discorso di Duterte, una miscela di chiare minacce di morte, parlata da uomo duro e sprangate pazzesche misto di sdegnoso umorismo verso l’elite, che lui chiama stronzi, è stata la formula potente che si è dimostrata esilarante per il suo pubblico che si è sentita liberata dalla ipocrisia soffocante del discorso di EDSA.

Fascismo al Potere

Probabilmente nessuna personalità fascista dai tempi di Hitler ha usato il mandato di una pluralità alle elezioni, allo stesso modo di Duterte, per dare una nuova forma all’arena politica in modo più veloce e più decisivo.

Anche prima di assumere la presidenza, sono iniziati gli omicidi extragiudiziali; l’opposizione dell’elite si è disintegrata e quasi il 98% del partito liberale dei Gialli si è unita alla coalizione di Duterte, il quale ottine il controllo totale delle camere. La corte suprema, evitando il confronto, ha scelto di non sfidare la decisione del presidente di far seppellire l’ex dittatore Marcos nel Cimitero degli Eroi. Un baluardo tradizionale della difesa dei diritti umani, la chiesa cattolica, ha esercitato l’autocensura, timorosa di essere la perdente sicura in un confronto con un presidente popolare che ha minacciato di sbugiardare vescovi e preti che hanno amanti e che sono pedofili.

Novizio in politica estera, Duterte è riuscito a mettere insieme il risentimento personale con l’istinto politico forte per riformulare radicalmente la relazione delle Filippine con le grandi potenze, specie gli USA. A sorprendere molti, però, è che ci sono state pochissime proteste nelle Filippine al riorientamento geopolitico di Duterte a favore della Cina, dato lo stereotipo americano dei filippini come “i piccoli fratelli bruni”. Le uniche proteste sono giunte dai tradizionali antiamericani che hanno evidenziato lo scetticismo sulle intenzioni dichiarate del presidente.

Qui Duterte si è dimostrato di nuovo un grande politico di razza. Mentre i filippino ordinari spesso ammirano gli USA e le loro istituzioni, c’è un sotterraneo risentimento verso il giogo coloniale subito dagli USA, verso i trattati ineguali che Washington ha imposto sul paese e l’impatto enorme del modo di vivere americano sulla cultura locale. Non c’è bisogno di far ricorso alla psicologia complessa della dialettica schiavo padrone per comprendere che il sotterraneo risentimento nella relazione USA Filippine è il voler essere riconosciuti della parte dominata. Duterte è stato abile nel cogliere questa pancia dei filippini in un modo che la sinistra non ha mai potuto con il suo programma antimperialista.

Le dichiarazioni antiamericane dei sostenitori di Duterte che riempivano il cyberspazio dopo la critica di Obama alle esecuzioni di Duterte erano altrettanto fiere quanto ai critici locali della sua guerra alla droga. Al pari di molti suoi predecessori autoritari nel mondo, Duterte è riuscito a coniugare nazionalismo e autoritarismo in uno stile molto efficace, sebbene molti progressisti l’abbiano visto spinto dall’opportunismo.

Quali sorprese per le Filippine?

Quali sono i punti deboli di Duterte e le prospettive per l’opposizione?

Una vulnerabilità è la salute del presidente, il quale è stato candido sui suoi problemi medici e la dipendenza dal Fentanyl, sostanza che crea una forte dipendenza molto più forte della morfina e con gli stessi effetti dell’eroina. Una qualche importanza è l’età dato che ha quasi 72 anni. Hitler fu cancelliere a 44 anni e Mussolini divenne primo ministro a 39 anni. L’energia ha importanza se si vuole aver successo in un progetto politico ambizioso.

Più problematico è la questione dell’istituzionalizzazione del movimento.

La forza che ha portato alla rivolta elettorale di Duterte non si è ancora trasformato in movimento di massa. Duterte si poggia quindi su Jun Evasco, segretario del governo e suo aiutante fidato, per colmare le lacune attraverso un “movimento per la riforma” lanciato in agosto 2016. La visione di Evasco è chiaramente un’organizzazione di massa in modo simile al Fronte Nazionale Democratico della sinistra, dove si fece le ossa politicamente.

Non è cosa facile poiché, come hanno detto alcuni analisti, dovrà competere con progetti in competizione degli alleati di Duterte come i vari Pimentel, i Marcos e gli Arroyo, che preferiscono una formazione politica vecchio stile che metta insieme le personalità dell’elite. Non c’è bisogno di dire che una formazione politico così sarebbe il bacio della morte per rivolta elettorale di Duterte.

Un ostacolo maggiore sarebbe in non riuscire a dare le riforme sociali e politiche. Tutte le elite economiche e politiche hanno dichiarato fedeltà a Duterte, e quindi è difficile vedere come possa mantenere la sua agenda di riforme senza alienarsi dei sostenitori importanti. I Marcos che hanno le loro fortune rubate all’estero; gli Arroyo che sono stati implicati in così tanti accordi equivoci; e tanti altri delle elite, molti dei quali hanno dei casi pendenti, non saranno probabilmente messi in riga per la corruzione particolarmente a causa dei legami stretti con Duterte. Nè lo sarà il blocco delle Visaya che ha marciato a tutta forza dietro Duterte, sarà d’accordo ad una legge che estenderà l’incompleto programma di riforma agraria. Nè i grandi monopolisti come Manulel Pangilinan e Ramong Ang, che hanno promesso fedeltà a Duterte, si sottomettmarcosnoneeroeono senza resistenza ad essere esautorati delle loro holding.

Non si vuole dire che è una marionetta delle elite. Avendo una base di potere propria da rivolgere contro amici o nemici, non è in debito con nessuno. Si può sostenere che la maggior parte dell’elite si è unita a lui perla propria protezione, come i pizzi della mafia. La questione piuttosto è quanto è serio sulla riforma sociale e quanto è disposto ad alienarsi il sostegno della elite.

Lo stesso si può dire della riforma economica. La promessa più importante del presidente era di porre fine al crescente uso della contrattualizzazione del lavoro filippino, promessa attualmente infognata negli sforzi di giungere ad una soluzione vincente per la gestione ed il lavoro. Tutti i maggiori sindacati stanno perdendo fiducia che l’amministrazione manterrà questa promessa.

Per quanto attiene la politica macroeconomica, non si può pensare che dei tecnocrati ortodossi come il ministro del Bilancio Diokno e della pianificazione Ernesto Pernia si allontanino dai principi neoliberistici.

La questione, ancora una volta, è quanto Duterte sia convinto che il neoliberismo è un vicolo cieco e quanto è disposto ad incorrere in una perdita di fiducia da parte degli investitori esteri, se dovesse perseguire un diverso programma.

La riforma sociale ed economica è il tallone di Achille di Duterte, e lo stesso presidente è conscio che la popolarità una merce che può scomparire velocemente in assenza di significative riforme. L’insoddisfazione è un terreno fertile per la crescita dell’opposizione.

Questo significa pericolo nel medio termine. Anche se riesce a creare in fretta un partito di massa, Duterte probabilmente farà ricorso all’apparato repressivo dello stato per controllare lo scontento e l’opposizione. Non è troppo difficile da seguire. Dopo aver condotto una campagna di sangue con oltre 6000 morti, la sospensione dei diritti civili e l’imposizione del governo di emergenza sarebbero operazioni di pulitura per Duterte, una camminata nel parco.

L’opposizione dell’elite

Ha importanza l’opposizione?

L’opposizione dell’elite in questo momento è molto debole dopo che quasi tutto il partito liberale si è unito al vagone di Duterte per opportunismo o per paura. Un’opposizione guidata da Leni Robredo, la quale si è dimessa dal governo di Duterte dopo essere stata invitata a non partecipare alle riunioni, non è probabilmente fattibile.

Mentre è senza dubbio persona integra, Robredo ha mostrato poco giudizio, ricettività a cattivi consigli e poca capacità di essere una guida nazionale. Essa è largamente, anche secondo alcuni dei suoi sostenitori, una creazione dei capi del Partito Liberale che volevano convertire il nome del marito morto, Jesse Robredo, Ministro degli interni, in un capitale politico. Poi i suoi legami continui col partito liberale dalla doppia faccia e con la precedente amministrazione le creano un facile discredito tra i sostenitori di Duterte e gli oppositori.

La Sinistra in Crisi

Questo porta su la sinistra.

La salita al potere di Duterte ha creato una crisi per la sinistra. Per un settore della sinistra, come Akbayan, partito socialdemocratico che si era alleato acriticamente con l’amministrazione neoliberale di Aquino, l’ascendente di Duterte ha significato la loro marginalizzazione dal potere insieme al partito liberale, per i quali erano diventati il braccio organizzativo di base.

Per la sinistra tradizionale, l’estrema sinistra, Duterte pose un problema differente. Mentre NDF e Partito comunista filippino non avevano sostenuto la candidatura di Duterte, hanno accettato la proposta di Duterte di tre posizioni ministeriali che affrontano la riforma agricola, il welfare sociale e i programmi antipovertà. Hanno accettato l’offerta del presidente di iniziare i negoziati per arrivare ad un accordo di pace finale tra governo e fazioni ribelli comuniste.

Per Duterte l’entrata nel governo di personalità associate al partito comunista ha dato una verniciata di sinistra al suo regime, prova di essere progressista, o “socialista, ma solo fino alle ascelle”, come Duterte stesso disse coloritamente nel suo discorso della vittoria a Davao il 4 giugno 2016.

Divenne subito chiaro che Duterte ha avuto la meglio con l’accordo. Mentre cresceva la politica centrale del regime degli omicidi extragiudiziali di tossicomani e spacciatori senza il giusto processo, il ruolo della sinistra si faceva più difficile da giustificare. Questo dilemma si univa al fatto che non era stata approvata alcuna riforma dei suoli che permetteva la continuazione della riforma agraria, che c’era poco movimento nella promessa dell’amministrazione di porre fine alle contrattualizzazioni e la politica macroeconomica continuava lungo le linee neoliberali.

Duterte aveva ancora una volta mostrato il suo acuto istinto politico. Sapendo che la sinistra tradizionale non versava in buone condizioni, scommise che avrebbero accettato l’offerta delle posizioni di governo. Avendole accettate, Duterte sapeva che per loro sarebbe stato difficile separarsi. Il prezzo, capirono i capi della sinistra, era la loro associazione con il sanguinoso regime.

Il partito comunista e le sue organizzazioni di massa hanno provato ad alleviare la contraddizione facendo dichiarazioni che condannavano le politiche di sangue di Duterte. Ma questo ha reso il loro dilemma ancora più profondo, perché la gente chiede le ragioni per cui continuano a dare legittimità all’amministrazione restando nel governo. Diversamente da Hitler o Mussolini Duterte ha portato la sinistra nel suo regime e facendo così è riuscito a metterli con le spalle al muro e subordinarli come forza politica. Finora.

Se è totalmente conscio o meno, l’ascendenza di Duterte ha scosso moltissimo tutte le istituzioni politiche e attori politici nel paese, dalla destra alla sinistra.

La società civile si mobilita.

Dove si è sviluppata la reale opposizione a Duterte negli scorsi sei mesi è stata dalla società civile.

Una forza guida è I defend, un vasto raggruppamento di oltre 50 organizzazioni di persone e non governative che ha lanciato una lotta senza sosta contro gli omicidi extragiudiziali. Un’altra è la coalizione contro la sepoltura di Marcos al Cimitero degli Eroi. Mentre Duterte ha descritto queste organizzazioni come “Gialle”, cioè vicine al partito liberale, la realtà è che la maggioranza dei partecipanti è progressista che si oppongono tanto alla restaurazione gialla del partito liberale quanto alle politiche di Duterte. Altri sono forze più nuove e giovani delle generazioni del dopo EDSA che si sono allarmate per la svolta fascista di Duterte.

Questa opposizione non cerca una ripresa del 1986 quando una insurrezione abbatté il dittatore Marcos, seguendo forse l’avviso di Max che “la Storia prima si ripete come tragedia, la seconda come farsa”.

Comprende che la lotta per i diritti umani e il giusto processo deve unirsi ad un programma rivoluzionario di politica partecipata e di democrazia economica, al socialismo secondo molti, se deve sconfiggere l’ondata fascista. Non c’è un ritorno ad EDSA.

Quello che l’opposizione deve interiorizzare è che l’opposizione al fascismo al potere non sarà, per dirla con Mao, un pranzo di gala. Sarà davvero molto difficile e domanderà sacrifici maggiori. Non c’è inoltre garanzia di successo nel breve e medio periodo. Il fascismo al potere potrebbe avere vita lunga, come i regimi di Franco in Spagna o quello di Salazar in Portogallo.

Al pari della resistenza a Marcos 40 anni prima, la sola cosa certa su cui il fronte antifascista può contare è che stanno facendo la cosa giusta. E che, per alcuni, è certamente qualcosa per cui vale la pena di morire.

Walden Bello, Foreign Policy in Focus

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