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La tragedia di milioni di musulmani birmani dopo l’assassinio di Ko Ni

La tragedia di milioni di musulmani birmani, e non solo di chi soffre delle violazioni di abusi di diritti umani nello stato Rakhine, non è mai stata tanto grande del momento in cui è stato ucciso un importante avvocato democratico all’aeroporto di Yangoon.

E’ stato il 29 gennaio quando U Ko Ni, rispettato consigliere legale del partito al governo del NLD è stato ucciso al ritorno da una missione in Indonesia.

Ko Ni, attivista di tanti anni, già detenuto e specialista costituzionale, ebbe un ruolo fondamentale nel definire la posizione attuale di Aung San Suu Kyi come consigliere di stato e capo di fatto del Myanmar.

Era stato un forte sostenitore del superamento della costituzione tanto attaccata del 2008 della Birmania e si è eretto contro forze molto conservatrici come i militari.

Mentre in migliaia erano presenti al suo funerale nella cittadinanza di Okkalappa, vari osservatori valutavano se l’omicidio per contratto fatto da un sicario isolato fosse stato ispirato dal suo lavoro con NLD o dalla sua identità musulmana.

musulmani birmani al funerale di Ko NiQuesto omicidio, di certo, non sarebbe potuto giungere in un momento peggiore della Birmania. Il modo di trattare la popolazione Rohingya nello stato Rakhine attira la condanna globale. Questo assassinio senza precedenti potrebbe distruggere quella piccolissima fiducia religiosa che resta tra la maggioranza buddista e la minoranza musulmana, che sta sempre più diventando una delle linee di divisione religiosa più difficili del sudestasiatico.

U Tin Win, un autista di oltre settantanni, parla ancora con grande orgoglio della sua patria anche se è testimone di una crescente controversia decennale della Birmania. E’ nato a Mandalay ma si sistemò ormai molto tempo fa a Rangoon insieme alla moglie, otto figli e 18 nipoti. Suo padre musulmano indiano lavorava nella ferrovia e la sua madre birmana morì quando lui era ancora piccolo. Rin Win, il cui nome musulmano è Mohamad Esa, crebbe parlando solo birmano e du molto infelice quando fu iscritto per breve tempo in una scuola di lingua inglese.

E’ cresciuto col fascino dei camion e guidarli divenne presto il suo modo di vivere dopo aver prestato il servizio militare nelle forze armate come un operatore radio nello stato Chin. Come lo racconta lui, la nonna si presentò alla sua base guidando un camion per riportarlo a casa.

“Allora arruolarsi e licenziarsi dalle forze armate era molto più immediato” dice sorridendo. Gode della libertà di essere sulla strada ed attraversare il paese da 35 anni ed aver visitato ogni agolo dell’Unione ad eccezione dello stato Kachin a Nord.

Non mancavano le avventure. “Dopo la presa del potere di Ne Win nel 1962, per tutti divenne molto più difficile. Ricordo quella volta che dovetti attraversare la frontiera a piedi ad Imphal in India. Avevo cipolle, patate e aglio che avevo scambiato con abiti e spezie. Il ritorno fu un martirio. C’erano tanti posti di controllo e mazzette da pagare. Promisi di non rifarlo più”

Poggiandosi su una grande mappa distesa davanti a lui, indica le varie città e province dove ha guidato per anni, recitando a memoria i nomi delle città, ad una ad una. Monywa, Sittwe, Dawei, Mawlmyine, Lashio e Taunggyi. Tin Win parla con grande orgoglio del suo paese: “Ci sono musulmani in Birmania da secoli. Abbiamo servito i re e siamo stati accettati come cittadini”.

Ma in lui c’è anche un profondo senso di tristezza quando la realtà attuale della Birmania torna a stridere alla luce del giorno.

“Ho una grande pena per i Rohingya … ma ci sono delle differenze tra di noi. Mentre molti parlano birmano, altri non lo parlano. Alcuni sono di certo venuti dal Bangladesh”.

E’ fortemente contestata persino la grandezza della comunità musulmana birmana. Le fonti governative affermano che rappresentano non più del 4% della popolazione, mentre organizzazioni indipendenti non governative hanno affermato che la cifra è vicina al 12%.

La discriminazione è ora istituzionalizzata, ed i musulmani trovano ra molte più difficoltà a trattare con il governo. Tin Win per esempio ha incontrato difficoltà con l’ottenre una carta di identità per i suoi tanti nipoti. Senza di essa, è difficilissimo avere un conto in banca, avere documenti di viaggio o comprare proprietà. La sua opinione comunque su The Lady, Suu Kyi, resta senza ombre: “Sono un sostenitore”.

Questo potrebbe sorprendere chi la attacca in tutto il mondo. Ma forse lo si capisce se si considera la vulnerabilità della comunità, per non citare la debolezza fondamentale del governo NLD nel trattare con i militari.

Per Tin Win, la possibilità che il suo paese amato possa voltare le spalle a lui e la sua famiglia è troppo orribile e deprimente da comprendere. Per la sua vita e quella del suo paese, la pericolosa discesa verso l’estremismo deve essere arrestata.

La morte di Ko Ni, qualcosa che Tin Win insiste nel dire che è una cosa politica e non religiosa, è una tragedia. E’ importante che le grandi lezioni dall’Indonesia, come il bisogno di una riforma politica, della diversità culturale, del controllo civile dei militari e la decentralizzazione, non sono ignorati dalla dirigenza birmana.

Allo stesso momento, è fondamentale che l’ASEAN riconosca la grandezza delle sfide che si trova a dover affrontare la Birmania con la sua democrazia instabile e la popolazione impoverita.

Mentre si deve fermare il sangue versato nel Rakhine, si devono fare sforzi per proteggere i milioni di musulmani che vivono in tutta la Birmania. Potrebbero divenire un ostaggio della questione Rohingya se non dovessero prevalere teste più fredde.

Karim Raslan, SouthChinaMorningPost

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