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Agenda socioeconomica dell’amministrazione Duterte bloccata dalla guerra alla droga?

L’ossessione della guerra alla droga rischia di fermare i punti positivi della agenda socioeconomica dell’amministrazione Duterte

La prassi politica forse va a sfascio in tutto il mondo, ma citare Adolfo Hitler a modello resta quasi dovunque inaccettabile. La cosa non ha però fermato il diretto presidente filippino Duterte, il quale a settembre affermò che voleva fare ai tossicomani filippini quello che Hitler fece agli ebrei.

Finora la guerra alla droga di Duterte ha visto la morte di oltre 7000 presunti tossicomani, uccisi dalla polizia, da vigilantes e rivali. Gran parte dei filippini sono entusiasti sono entusiasti benché nervosi per la loro sicurezza; molti stranieri inorriditi. Che si ami o si odi, la campagna ha totalmente oscurato gli otto mesi della presidenza Duterte. Eppure i Filippini lo hanno eletto non solo per il suo approccio da duro verso il crimine, ma anche per una più vasta promessa di sovvertire lo status quo cacciando con la forza le elite arroccate, riducendo la grande ineguaglianza e riparando le infrastrutture fatiscenti. Oltre al costo terribile di vite umane, la crociata di Duterte contro la droga rischia di diventare una distrazione dai tanti punti più costruttivi della sua agenda.

agenda socioeconomica La misura finora più importante presentata dalla sua amministrazione al Congresso, dove ha una grande maggioranza, è la prima di cinque ambiziose leggi di riforma fiscale. Abbassa la tassa più alta sulle entrate personali dal 32 al 25%, ed accrescerebbe il limite a cui la tassa diventa pagabile.

Per compensare le perdite la legge prevede un aumento di tassazione sul carburante e i veicoli. La seconda legge, che il governo pensa di introdurre verso la fine dell’anno, ridurrebbe la tassa del reddito di impresa dal 30% al 25% mentre taglia le agevolazioni fiscali.

Le ultime misure abbasserebbero le tasse di eredità, introdurrebbe più beni e servizi soggetti all’IVA e farebbe salire la tassa su alcol, sigarette e forze bevande zuccherine.

Il ministro delle finanze Dominguez dice che questi cambiamenti faranno salire le entrate nonostante la discesa delle tasse di punta. Una tassa personale inferiore, spera, di limitare l’evasione fiscale riducendo l’incentivo a imbrogliare. Una tassa di impresa minore vuole attrarre maggiori investimenti esteri.

Maggiori entrate sono essenziali per i piani infrastrutturali ambiziosi del governo Duterte. Per anni il paese ha disinvestito in infrastrutture, tanto che nell’indice di competitività globale del WEF le Filippine si pongono al 95° posto nel settore, ben al di sotto dei vicini della regione.

L’amministrazione Duterte vuole spendere per infrastrutture una cifra pari al 5-7% del PIL, largamente quanto il suo predecessore Aquino riuscì a spendere nel suo ultimo anno, e ben al di sopra della media tra 1980 e 2009 di circa il 2%. Manila ha il traffico automobilistico dei peggiori al mondo, dove due ore di spostamento in tutte le direzioni non è cosa insolita. Quando era candidato Duterte promise di fare qualcosa e ciò gli valse l’aiuto della classe media di Manila.

Secondo Dominguez, le priorità includono migliori aeroporti e linee ferroviarie, in gran parte nell’isola sottosviluppata di Mindanao di Duterte, e tra Manila, Subic Bay e Clark con la possibilità crescente di un nuovo aeroporto internazionale a Clark per alleggerire la congestione orrenda a Manila. Numerosi progetti della precedente amministrazione saranno completati durante questa amministrazione dando a Duterte tante opportunità per fare grandi sorrisi, tagliare nastri e vantare dei crediti.

Altri punti della sua agenda socioeconomica in dieci punti, rilasciata appena dopo la sua elezione includono un allentamento delle restrizioni sulla proprietà straniera delle imprese, una revisione della proprietà delle terre, migliorare i sistemi educativi e sanitari, promuovere lo sviluppo rurale e allargare l’accesso alla contraccezione.

Duterte si trova in ottima posizione per porre fine alle due insorgenze più lunghe del paese. Aquino aveva presentato al Congresso una legge che dava l’autonomia a Mindanao musulmana; Duterte che è andato d’accordo con i musulmani da sindaco di una delle città più grandi di Mindanao, dice di sostenerla. A febbraio cancellò i colloqui di pace con l’insorgenza comunista del NPA ma ha legami stretti (fin troppo stretti per qualcuno) con la sinistra, e le due parti potrebbero presto ritrovarsi al tavolo del negoziato.

Riuscire a fare bene in ognuna di queste iniziative richiede l’attenzione e la disciplina dall’alto e Duterte resta quasi del tutto attento alla droga. Molti speravano che sarebbe cambiato: a fine gennaio Duterte sospese la sua guerra alla droga dopo che poliziotti impazziti uccisero un uomo di affari sudcoreano. Ma questa settimana il capo della polizia ha detto che la droga è cominciata a riapparire per le strade ed il presidente ha suggerito di far riprendere la guerra.

Duterte ora propugna una legge per ridurre l’età della responsabilità penale da 15 anni a 9 anni, e vuole riportare formalmente la pena capitale per il traffico di droga. Queste proposte incontrano resistenza nel parlamento che è anche incerto sulla autonomia per le aree musulmane e tiepido sulla riforma fiscale. Questa settimana la senatrice De Lima, critica da molto tempo della guerra alla droga di Duterte è stata arrestata sull’accusa di aver diretto un cartello del traffico della droga mentre era ministro della giustizia di Aquino. La De Lima nega con forza le accuse definendosi prigioniera politica.

Il carattere imprevedibile del presidente, l’ossessione per le droghe e l’indifferenza per il governo della legge hanno consumato i primi otto mesi al governo. Ma la sua presidenza dura sei anni: c’è ancora tanto tempo per concentrarsi su piani degni di maggiore nota. I milioni di filippini che lo hanno eletto per migliorare le loro vite non si aspetteranno di meno anche se anche loro sono distratti dalla guerra alla droga.

TheEconomist

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