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Controllare la sregolata industria mineraria filippina

L’industria mineraria è una questione estremamente controversa per le pratiche di sfruttamento del passato in un arcipelago dove sono morti da luglio scorso già 12 militanti ambientalisti.

Justina Yu, sindaco di una remota cittadina della provincia di Davao Orientale, si è appassionata alle questioni ambientali sin da quando, cinquanta anni prima, si spostò nella cittadina nel giorno del suo matrimonio. Dalla sua nuova casa poteva ammirare una montagna che sembrava chiamarla, nel guardarla avvolta nella nebbia, e si sentì portata a difenderla.

Yu è così diventata una piccola ma significativa messaggera di un movimento costellato di pericoli che, sotto la presidenza di Duterte, ha ripreso a vivere, a proteggere l’ambiente. Suo suocero era sindaco allora, a cui poi seguì il marito, e lei aveva sentito persone che venivano alla casa di famiglia per parlare delle ricchezze che si sarebbero potute estrarre dalla montagna dove erano sepolti oro, nickel e rame. Lei serviva caffè ed ascoltava.

industria minerariaDocente per mestiere, iniziò a leggere dei cambiamenti climatici e divenne estremamente decisa nel voler salvare il suo mondo nella piccola cittadina di San Isidro in una provincia di Mindanao Orientale che è parte del panorama ricco di risorse ma senza regole. Questo stesso luogo ora si trova di fronte al degrado, all’insorgenza e alle politiche tribali.

Divenne sindaco negli anni 90, quando l’industria mineraria nella regione cominciava la propria storia nelle aree occupate per lo più da gruppi etnici non musulmani che reclamavano la terra come dominio ancestrale. Il sindaco Yu non avrebbe avuto problemi. Si candidò a sindaco ancora, diceva, perché non si fidava che altri avrebbero salvato il suo prezioso Monte Hamiguitan lasciandolo intoccato.

Essere ambientalista nelle Filippine può essre una faccenda mortale. Il 15 febbraio Mia Manuelita Mascarinas-Green, avvocato cinquantenne di Bohol, è stata la 112 vittima ambientalista ad essere assassinata dal 2000, quando si interessò ad un caso di un padrone di Resort per una questione di uso del suolo. E’ stata la dodicesima vittima dallo scorso luglio quando fu uccisa nella sua auto mentre i suoi figli la osservavano.

Per nulla impaurita, Justina Yu riuscì a a far dichiarare la sua montagna come sito del patrimonio dell’umanità, il primo a Mindanao, riconosciuto solo tre anni fa dall’UNESCO. Il sindaco riuscì a vietare l’estrazione dei minerali, il diboscamento e la pesca illegale, ed proibì le piantagioni di banana per l’esportazione che, a suo dire, avrebbero significato il taglio dei boschetti di cocco.

La sua crociata, una piccola voce nelle barbarie, è una campagna simile forse a poche altre di unità di governo locale nell’arcipelago, ma è una battaglia che potrebbe essere soffocata o lasciata al proprio destino. Poiché ha richiesto tanto tempo per allontanare le tentazioni e i poteri maggiori, capi amatoriali come Sindaco Yu hanno ricevuto un’amplificazione dall’attuale ministro dell’ambiente.

Gina Lopez, nominata ministro dell’ambiente dal presidente Duterte, si è scontrata col parlamento per essere confermata a ministro e col gruppo industriale della Camera Dell’Industria Mineraria, che a marzo ha lanciato contro di lei un’accusa di corruzione e comportamento non etico per aver ordinato la sospensione e chiusura di varie operazioni minerarie. Le audizioni definiranno se Lopez, la cui famiglia è una degli oligarchi del paese, potrà fare quello che considera la cosa giusta.

Duterte ha detto che il paese potrebbe vivere senza l’estrazione mineraria, senza l’economia che la Camera delle Industria Mineraria stima del valore di oltre un miliardo di euro in accise di contributo all’economia filippina.

“Preferisco piuttosto seguire Gina” ha detto. E del presidente lei dice spesso nelle interviste e nelle manifestazioni pubbliche “è la cosa vera”.

Non è chiaro cosa farà il parlamento filippino e fino a che punto questo scontro andrà avanti, dato che alcuni sostenitori materiali della campagna elettorale di Duterte sono nel settore minerario. Il blocco del settore minerario ha lanciato una guerra mediatica quando Lopez ordinò la chiusura o sospensione di 28 miniere su 40 e la possibile cancellazione di altri contratti minerari nelle aree degli acquiferi.

Il ministro Lopez ha alzato la posta a testa alta. Parla in grande, e fa post sulla sua pagina Facebook di testimonianze e video di un mondo alternativo alle distruttive miniere e agli altri guai dell’ambiente. Vuole capovolgere totalmente il ministero da agenzia che regola verso una che favorisce lo sviluppo facendo da parte i vecchi personaggi del suo gruppo di esperti.

Non è la prima volta che il settore minerario è stato preso di sorpresa e poi si è ripreso. Agli inizi degli anni 2000 perse una sentenza storica davanti alla corte suprema, quando un gruppo tribale chiese di fermare un’esplorazione miliardaria di rame che copriva le città di quattro province confinanti di Mindanao. Nel giro di un anno l’alta corte ribaltò la propria decisione, quando la Camera delle Industtria mineraria ingaggiò un importante avvocato a sostenere la propria parte.

L’ industria mineraria è una questione estremamente controversa per le pratiche di sfruttamento delle risorse naturali del passato, combinate con le richieste nazionaliste per il patrimonio e per condivisioni eque economiche in un paese che deve affidarsi ai conglomerati stranieri per macchinari ed investimenti per iniziare indagini ed esplorazioni.

Con la scelta di Gina Lopez il presidente ha messo il ministero dell’ambiente nelle mani di “un’ambientalista e impegnata nella conservazione delle risorse naturali che non può essere manipolata o comprata” ha detto di lei Solita Monsod dell’Inquirer. “Ho la sensazione a pelle che lascerà le Filippine in una situazione migliore”.

Non tutti condividono questa approvazione totale della Lopez che, nello schema delle cose, potrebbe vedere la cosa come il battesimo del fuoco: se vince porterà la vittoria ad una amministrazione che è stata sconfitta in altri campi. Il suo ministro degli esteri è stato rifiutato dal parlamento per aver mentito sulla sua cittadinanza. Se Regina Lopez perde, potrebbe sempre tornare alla sua crociata sotto le ali della fondazione di famiglia.

La lotta per salvare l’ambiente del paese, una delle tante questioni che si salda con la povertà, è molto pericolosa. L’amico e militante Gerry Ortega fu ucciso sei anni fa nell’isola di Palawan. Lo scorso mese Mascarinas-Green.

Alcuni dicono che la Lopez ha portato la sua battaglia fino all’estremo e sono scocciati da ciò. A chi combatte la stessa crociata, ai meno conosciuti come Justina Yu, non importa, perché la sfacciataggine di parlare francamente ha portato il livello ad un punto tale da far comprendere ai propri vicini quello che ha fatto in questi anni.

Sepolta a Mindanao, San Isidro avrà la Lopez di cui essere contenti. E’ classificata come cittadina di terza fascia ed ogni anni ha 100 milioni di peso dal governo centrale, soldi che secondo il sindaco Yu non sono sufficienti a fare tutto quello che vuole per il suo programma e per le infrastrutture. A parte quello ha il sostegno di donatori privati e i suoi servizi principali funzionano.

“Anche se è povera, siamo pronti a tutto” dice la Yu. E se serve a consolarla, gli scienziati hanno dato il suo nome ad una specie di pianta carnivora scoperta nella sua montagna preferita.

Criselda Yabes, Asiasentinel

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