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Filippine, uno dei paesi più pericolosi se difendi ambiente e diritti umani

Le Filippine sono uno dei paesi più pericolosi al mondo se si difendono ambiente e diritti umani con 17 omicidi nel primi mesi del 2017.

Il 2 marzo Jimboy Tapdasan Pesadilla fu chiamato da un vicino ed invitato ad andare con urgenza alla casa dei genitori.

Quando vi giunse, trovò vari vicini al di fuori della casa, mentre dentro un gruppo di poliziotti faceva foto. Suo padre e sua madre erano stati uccisi tutti e due.

ambiente e diritti umaniRamon e la moglie Leonila erano membri attivi dell’Associazione dei Contadini di Compostela, CFA. L’organizzazione aveva espresso con forza la propria opposizione ai grandi progetti minerari nell’area, e quindi i suoi membri erano stati presi di mira regolarmente dalle forze di sicurezza e dai sicari assoldati dalle compagnie minerarie. Ramon e Leonila avevano di recente donato un po’ di terra per costruire la scuola di comunità per i Lumad, indigeni non musulmani delle Filippine Meridionali.

Questo fatto li aveva resi un obiettivo particolare di attacco, poiché le forze di sicurezza accusano la comunità Lumad di sostenere NPA, il braccio armato del Partito Comunista Filippino.

I gruppi dei diritti umani hanno monitorato una tendenza crescente nelle violazioni di diritti umani contro le popolazioni indigene da quando sono ripresi gli scontri tra la guerriglia comunista e le forze del governo dopo la cessazione unilaterale dei cessate il fuoco.

Gli ultimi due esecuzioni portano il numero totale dei militanti dei diritti umani uccisi a 17 dall’inizio dell’anno.

Quando il presidente Aquino lasciò la presidenza a giugno 2016, poté almeno rivendicare il merito per una significativa riduzione nel numero degli omicidi extragiudiziali, anche se sono sempre state una grave causa di preoccupazione le attività di queste squadre della morte sostenute dal governo.

Dall’elezione del presidente Duterte ancora una volta gli omicidi aumentano. Sono crimini raramente indagati né chi li commette mai messo sotto accusa.

Secondo il rapporto del 2016 di HRW, “tra le ragioni ci sono la mancanza di volontà politica di indagare e condannare gli abusi delle forze di sicurezza dello stato; un sistema giudiziale corrotto e politicizzato e il sistema tradizionale di politica di patronato che protegge rappresentanti e sicurezza”.

Nel rapporto annuale del 2016 Front Line Defenders ha riportato 281 omicidi di difensori dei diritti umani nel mondo, 31 dei quali avvengono nelle Filippine, il numero maggiore di omicidi di militanti al di fuori delle Americhe.

Invitando ad uccidere in modo extragiudiziale chi è coinvolto o solo sospettato di essere nel commercio della droga, il presidente Duterte ha mandato un segnale in cui dice che è accettabile trattare certi problemi sociali con l’assassinio. La fine dei colloqui di pace e del cessate il fuoco ha reso oltremodo pericolosa una situazione già di per sé volatile, particolarmente per le popolazioni indigene o per i militanti ambientalisti che si battono contro l’estrazione mineraria o altre industrie inquinanti.

Le Filippine sono uno dei paesi più pericolosi al mondo in cui essere militante dei diritti umani e il governo Duterte deve agire in modo urgente per rompere il ciclo delle violenze, assicurare che le forze di sicurezza operano dentro il confine del governo della legge e portare chi si commette di questi crimini davanti alla giustizia, se non vuole essere accusato di complicità in omicidio.

La recente decisione di coinvolgere le Forze Armate Filippine, AFP, nella guerra alla droga, specialmente nelle terre delle popolazioni indigene, è uno sviluppo pericoloso che non farà nulla per risolvere il problema della droga né il conflitto decennale, ma di certo accrescerà il conto dei morti.

In dall’inizio di febbraio c’è una lunga lista di capi delle comunità Lumad uccisi.

Il 3 febbraio Matanem Lorendo Pocuan e Renato Anglao furono uccisi in due incidenti separati.

Il 3 febbraio Ermelito Rotimas fu sparato per otto volte da presunti agenti militari, mentre nello stesso giorno Glenn Ramos fu ucciso dalla polizia del CIGD.

Il 16 febbraio Edweno Edwin Catig fu sparato da due uomini che si crede appartengano ad un battaglione delle AFP. Era stato avvisato in precedenza da un familiare di scomparire perché si trovava su una lista preparata dai militari.

Il 19 febbraio Willerme Agorde della MAFAI, associazione di contadini di Mailuminado fu sparato da membri sospetti del gruppo paramilitare Bagani.

Dice Cristina Palabay della organizzazione dei diritti umani Karapatan: “C’è un disegno forte in questi omicidi. Tutti gli omicidi sono giustificati ai militari che affermano che le vittime appartengono al NPA e tutti sono considerati scontri legittimi. Nelle città, ci propinano una storia simile, con la polizia che giustifica gli omicidi della droga durante operazioni legittime di polizia. Questi omicidi sono eseguiti da forze di sicurezza dello stato che pensano di avere il diritto garantito di uccidere indiscriminatamente.

Il presidente Duterte ha incoraggiato gli assassini e deve essere ritenuto resonsabile per le sue azioni. La comunità internazionale deve sfidare l’appoggio del presidente Duterte agli omicidi. Non fare così significa dire a tutti i dittatori dovunque nel mondo che possono fare le guerre alla propria gente in modo impunito.

Il numero di degli omicidi non è solo una misura di quanto sia radicata la violenza, ma un indicatore della povertà, della corruzione e discriminazione, come anche della mancanza di opportunità economiche e sociali per la grande maggioranza di persone nelle Filippine.

Un importante passo per affrontare la questione è che il governo riconosca il ruolo chiave dei militanti di diritti umani nel creare una società più giusta ed uguale nelle Filippine.(DavaoToday)

Andrew Anderson, Direttore esecutivo di Front Line Defenders

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