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Rodrigo Duterte e Prayuth Chanochoa, due gocce d’acqua nell’ASEAN

Lo scorso mese, il presidente filippino Rodrigo Duterte ha fatto visita a due paesi dell’ASEAN, Birmania e Thailandia, completando il suo giro introduttivo nella regione da nuovo capo di stato.

La sua visita in Thailandia dal 21 marzo al 23 marzo è stata guardata da vicino dagli analisti, curiosi della relazione del suo governo con il dispotico regime thailandese.

Duterte ha fatto visita due volte in Thailandia in quattro mesi. La prima volta fu a novembre quando volò a Bangkok per portare le sue condoglianze al compianto Re Bhumibol. Mentre era a Bangkok, Duterte tenne dei colloqui col generale Prayuth Chanochoa con membri del settore privato e della comunità filippina in Thailandia.

Sul pano ufficiale, i due paesi hanno firmato tantissimi accordi di cooperazione in agricoltura, turismo, scienza e tecnologia. Le Filippine hanno accettato di comprare riso Thai fino al 2018.

Duterte ha esposto le sue considerazioni con la controparte sulle riforme economiche ed è stato attento ad esplorare opportunità di impresa nelle aree ricche dei servizi, contenuti digitali, energia, agricoltura e innovazione in Thailandia. Hanno inoltre discusso della possibilità di creare corridoi e zone economiche speciali nei loro rispettivi paesi.

Nell’agenda dei colloqui furono incluse anche le questioni della sicurezza. Dal terrorismo e traffico di droga alla sicurezza informatica, Duterte e Prayuth hanno trovao un interesse comune ad organizzare il primo incontro del comitato congiunto Thai Filippino sulla cooperazione militare, verso la fine dell’anno.

Sono stati anche molto discussi i conflitti sulle aree contese nel mare cinese meridionale, dove Cina e Filippine vantano delle rimostranze. La Thailandia invitò ad una soluzione pacifica mentre le Filippine sottolinearono il rispetto per la libertà di navigazione come di estrema importanza nelle acque contese.

Alcuni giorni dopo essere ritornato in patria con tutti gli onori di un viaggio andato bene, Duterte si trovò di fronte alle questioni nazionali. Ha ripetuto il desiderio di riportare in vita la legge marziale per salvare la nazione di 100 milioni di persone da quello che lui definisce l’anarchia indotta da droga, crimine e terrorismo. Lo studioso Manuel Diokno disse: “Credo che la situazione oggi sia la più vicina a quella di un regime autoritario negli ultimi 30 anni”.

Che sia per un caso po per intenzione, il regime militare thai forse ha prestato il suo approccio da mano pesante nel trattare con questioni politiche e sociali al capo filippino. L’articolo 44 della costituzione Thailandese, che dà potere assoluto al governo militare, è stato usato in modo discorsivo per minacciare chi critica la giunta. La promozione della legge marziale nelle Filippine e dell’articolo 44 thailandese hanno ottenuto un vasto sostegno da alcune parti di tutte e due le società.

Alcuni filippini hanno osannato la guerra alla droga del presidente e considerano Duterte come l’uomo forte che può riformare la politica ed eliminare la corruzione radicata. In Thailandia il regime di Prayuth è lì per il sostegno delle classi media e superiore che temono che i loro interessi politici sarebbero messi in pericolo, se il loro nemico Thaksin Shinawatra, dovesse ritornare in politica. Per loro i militari sono la loro difesa.

Quindi il rafforzamento di legami bilaterali tra due capi di stesse intenzioni potrebbe non essere una bella notizia per la regione. I militari thai, che lanciarono il golpe nel 2014, hanno ricercato indefessamente il sostegno di paesi vicini, l’ASEAN e la Cina, come un modo di rilasciare le tensioni rispetto all’occidente. E’ evidente dal golpe che la giunta ha spostato la Thailandia sempre più vicina all’orbita cinese, riconciliandosi così con i vecchi rivali della regione.

Per esempio le relazioni con la Birmania si sono di recente consolidate con scambi di visita dei rispettivi capi. Non molto dopo il golpe, il comandante supremo birmano Min Aung Hlaing giunse a Bangkok facendolo uno dei primi personaggi importanti dell’ASEAN ad incontrare Prayuth. Min Aung Hlaing esaltò la giunta “per aver fatto la cosa giusta” quando hanno preso il potere. Lo paragonò all’esperienza del suo paese durante la sollevazione politica che si ebbe a Yangoon nel 1988, quando l’esercito lanciò una mortale repressione sugli attivisti democratici.

Questa alleanza ha presto accettato un nuovo membro, la Cambogia. La visita di Hun Sen nel dicembre 2015 a Bangkok diede il segnale che i due paesi erano entusiasti di riparare i legami in pericolo, dopo anni di conflitto per il tempio a Preah Vihear e a causa delle accuse secondo cui Hun Sen sosteneva Thaksin e dava protezione ai sostenitori dell’ex premier thailandese.

Piano piano gli interessi politici di Thailandia, Birmania, Cambogia ed ora Filippine sembrano convergere. Sono sempre più emerse come un grande buco nero che potrebbe minacciare la democrazia nella regione.

In sottofondo la Cina ha stretto relazioni buone con questi stati forse con l’eccezione delle Filippine a causa della discussione per il mare cinese meridionale. La Cina si è fatta strada in Cambogia e Birmania, ed ora fa da fornitore di legittimità della Thailandia contro tutte le sanzioni internazionali. La nuova alleanza che ha l’apparenza di un blocco semi-demoratico potrebbe influenzare la pace e la stabilità della regione in modo negativo.

Qualunque cosa sia accaduta in Thailandia potrebbe potenzialmente incoraggiare Manila a bypassare il processo democratico, anche se Duterte è giunto al potere con tali metodi. Nel frattempo l’approccio autoritario di Duterte ha accresciuto la fiducia della giunta thailandese a continuare il suo regime brutale a casa propria.

Su basi bilaterali legami forti tra i due paesi sono benvenuti. Ma si deve valutare criticamente come i due paesi forgeranno il futuro della regione.

PAVIN CHACHAVALPONGPUN, JAPANTIMES

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