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La breve vita e la morte complicata di Kristita Padual nelle Filippine

A mezzanotte del 3 marzo, nella periferia di Manila, la ventinovenne Kristita Padual si lasciò cadere su una sedia di plastica per gustarsi dei semi di melone lungo la strada.

Li vide gli uomini mascherati sulla moto?

Ebbero due proiettili per lei. Uno le attraversò prima il borsellino Hello Kitty, nascosto nel reggiseno con le banconote che aveva posto lì, fino a raggiungerle il cuore.

Kristeta era nel suo vestitino rosso, con le cuffie ancora nelle orecchie e la mano che teneva forte il telefonino, a corpo morto, in una posizione precaria ed impossibile, su quella sedia. Fu così che il fotografo Vincent Go la vide per prima.

kristita Padual

Non è un’immagine di cui ci si libera facilmente. E’ anche difficile per Vincent Go liberarsi del silenzio terrificante dei testimoni che incontra su queste scene del crimine.

“Di cose così tutti hanno paura di parlare” spiega “Non sappiamo davvero ciò che è accaduto”.

La polizia ha detto di aver ritrovato un foglio di alluminio con tracce di Shabu su Kristeta. Forse lo hanno fatto forse no. Il ritrovamento di shabu è ora una dichiarazione frequente della polizia nelle Filippine.

Da quando il presidente Duterte promise lo scorso anno di lanciare la guerra contro il crimine della droga, si crede che oltre 7000 presunti tossicomani e spacciatori siano stati uccisi.

Queste morti hanno scosso la gente nel mondo, ma quello che talvolta si perde sono le crudeltà che si aggiungono alle famiglie che quei cadaveri si lasciano dietro.

La famiglia di Kristeta Padual ne avrebbe avuto un sensazione triste.

La Promessa di Duterte

Il linguaggio duro di Duterte, durante la sua campagna elettorale, gli fece vincere la presidenza. Quindi non avrebbe dovuto sorprendere nessuno il fatto che avrebbe rispettato gli impegni.

Nel giugno 2016, mentre era ancora il presidente eletto, Duterte incoraggiò polizia e cittadini a far fuori ogni spacciatore che violentemente “resisteva” agli arresti.

Qualcuno ha ovviamente ascoltato ed interpretato in modo largo le ambizioni del presidente. Ma chi commette gli omicidi non è affatto chiaro. I vigilantes? Spacciatori che prendono di mira tossicomani che potrebbero identificarli?

Anche la polizia ne ha uccisi parecchi, alcuni durante e dopo le operazioni, alcuni in circostanze profondamente sospette da dover essere ancora spiegate.

All’inizio di questo anno la polizia fermò per un po’ di tempo le operazioni della guerra alla droga, quando forse erano diventate troppo difficili da ignorare le proteste dei gruppi dei diritti umani.

Ma è ricominciato tutto da capo, sotto un nome nuovo e meno sfumato Operazione a Doppia Canna Ricaricate.

E quindi il sangue di gente come Kristita Padual scorre di nuovo.

Lo shock iniziale per la sua famiglia aveva due aspetti. Erano sconvolti che lei fosse stata uccisa, ma anche sorpresi di sapere dove fosse stata uccisa.

La verità è che suo padre Samuel Padual, non la vedeva da molto tempo. “Kristita era una ragazza testarda. L’avvisavo di continuo ma lei non ha mai seguito i miei consigli” ha spiegato il padre che supponeva che lei, ad ali spiegate, se ne fosse andata lontana.

L’uomo non sapeva che la figlia probabilmente abitava a pochi chilometri, vicino a lui ma non era pronta a vederlo. Quel dettaglio fa male.

Il padre non sa perché è stata uccisa. Sa solo che il figlio che ha amato così tanto non meritava di morire in quel modo.

Un peso di famiglia

Nessuna famiglia dovrebbe trovarsi di fronte a quello che talvolta accade, dopo quella prima orribile telefonata.

I fotografi Vincent Go e il suo onnipresente collega Raffy Lerma parlano molto sulle estorsioni nelle pompe funebri. Certe volte, i corpi sono portati alle Sale dei funerali i cui prezzi esorbitanti, che talvolta includono di andare a prendere i cadaveri dalle scene criminali, sono oltre la portata delle povere famiglie.

Lerma tira fuori sulla sua macchina fotografica una foto di una madre dal grido di dolore raggelato dopo l’esecuzione del figlio sedicenne, Espinosa. Il corpo del ragazzo era tenuto in un luogo affinché pagasse una tassa che non poteva permettersi.

“L’hanno ucciso come un pollo” aveva detto la donna a Lerma aggiungendo che “hanno ucciso i nostri figli e ci vogliono anche derubare”.

“E’ così crudele” lamenta Lerma.

La famiglia supplicò i fotografi di stare loro vicini mentre negoziavano per avere il cadavere di Espinosa e portarlo ad una casa dei funerali più economica. L’aver così tanti giornalisti attorno, alla fine, fece scendere il prezzo.

Una piccola vittoria ma è difficile tenere fronte alle cose indegne.

Alla veglia per Kristeta Padual, Vincent Go ha detto che la data della tumulazione era ancora in bianco, perché a due settimane dalla morte la famiglia non aveva ancora raccolto abbastanza denaro da pagare le spese del funerale. Il suo cadavere era ancora in una bara aperta sotto una tenda.

Nella notte umida e calda che CBC fece visita, c’erano una mezza dozzina di tavoli a circondare la bara. Erano pieni di persone che giocavano a Mahjong.

Samuel Paduan si muoveva calmo tra i tavoli ad osservarli. Vicino la moglie, matrigna di Kristeta, era seduta su uno sgabello, contando e stirando le banconote da dieci e venti peso, venti e cinquanta centesimi di euro.

Mettere dei tavolini per giocare fu l’ultima trovata per pagarsi i funerali. Finché non trovavano 600 euro per pagare le spese, non avrebbero potuto stabilire la data del funerale.

Per un giardiniere come Samuel quella somma era qualcosa troppo grande. Lo è spesso per le vittime di questa guerra alla droga che tende restare tra i filippini più poveri.

“Se non facciamo abbastanza soldi, dovrò pagare in qualche modo a rate” ha detto Samuel facendo spallucce esausto dal dolore.

Comprando da mangiare e da bere per i giocatori, i guadagni della famiglia durante la veglia si aggiravano attorno ai 10 euro al giorno, talvolta di più, un passo lento verso la somma totale.

In casi del genere più ci vuole per trovare i soldi più il cadavere si decompone. Tantissime famiglie finiscono per prelevare del denaro che hanno raccolto per comprarsi la formaldeide.

Vogliono dimenticarsi tutto

Go e gli altri fotografi erano tanto presi dal caso di Kristeta Padual, e sono molti i casi che li prendono, che ritornarono alcune sere dopo alla veglia, portandosi anche il collega Fratello Jun Santiago.

Il suo lavoro con la chiesa significa che la sua congregazione cerca soldi per le vittime della guerra alla droga. Era arrivato per pagare il resto del costo del funerale di Kristeta.

Il padre di Kristeta prese i soldi con un grazie sottovoce. Santiago offrì anche accesso ai gruppi di sostegno e agli avvocati per seguire il caso con la polizia.

Ma la risposta della famiglia alla sua offerta fu di un silenzio triste di paura.

“Vogliono dimenticare tutto” ha spiegato Santiago. “Hanno paura perché non sanno chi è l’assassino. Non sanno i motivi. Non sanno neanche se l’obiettivo fosse Kristeta”

Nella notte in cui fu uccisa, un altro uomo fu sparato a pochi metri da lei, colpito con dieci colpi. Ma che relazioni c’erano con Kristeta? Non è ancora chiaro.

“Forse lui era stato sparato per primo e Kristeta li vide e fu uccisa” Go tentò di spiegare mentre vedeva le foto digitali della scena.

Go fa domande che le famiglie spesso non amano rispondere. Alcuni sono preoccupati che le risposte potrebbero essere mortali. Non è una minaccia immaginata

Non è neanche tanto immaginata la paura di dove la polizia si possa spingere. I fotografi spesso dicono di vedere la verità quando fissano profondamente le loro immagini.

Go ha tirato fuori una foto della mano sanguinante e rotta di un morto, che sembrava tenere una pistola luccicante e pulita. La polizia disse che erano stati costretti ad ucciderlo perché era una minaccia.

Poi Go indica i segni sui polsi dell’uomo. “Gli angoli netti dicono che era stato legato con fili di plastica. Come fai a tirare fuori una pisola con le mani legate?”

Giusto. Non abbastanza comunque per chiunque dovesse rispondere. Ma i fotografi registrano e pubblicano tutto quanto perché la gente sappia. E’ meglio

La cosa è che Duterte è popolare. Come la sua guerra alla droga.

Quando la CBC ha intervistato il portavoce legale del presidente, Salvador Panelo, parve per nulla toccato dalle foto devastanti del morto. La sagoma sottile e contorta di Kristeta era in prima pagina su un giornale nell’ufficio di Panelo. Gli diede uno sguardo ma scosse il capo.

Pareva sprezzante delle paure che ci fossero troppi omicidi non spiegati e dell’idea che ci possano essere vittime innocenti.

Se si pensa che ci sia un posto dove quella vista possa far infuriare la gente, è al fianco della bara di Kristeta Padual la mattina del suo funerale. Ma Aflor Pargala, che cucinava il pollo per le persone in lutto appena qualche metro più in là, non ha esitato a dire di sostenere la guerra alla droga.

“Sì, sì, sì..Se esci a mezzanotte ora non c’è violenza. E’ meglio” ha detto la donna che sosteneva che la vita è più sicura dopo che tossicomani e spacciatori non sono più in strada. Le va abbastanza bene. E di Kristeta? “Non la conosco. Non viveva qui”.

A riposo, per ora

Alla fine Kristeta ha avuto un posto per riposare. Sedici giorni dopo la sua morte, Samuel Padual e i cugini di Kristeta erano in piedi nella calura fuori il cimitero di Bagbag di Manila, tra una folle di altre famiglie che seppellivano i loro cari.

E’ sempre stato un cimitero sovraffollato, ma la guerra alla droga lo ha sommerso. I corpi sono posti in compartimenti piccoli di cemento, accatastati come i container delle navi. Il compartimento di Kristeta, come l maggioranza di loro, è affittato solo per cinque anni.

Poi la famiglia paga anno per anno. Molti non possono permetterselo ed i cadaveri sono rimossi. Samuel non sa cosa farà allora. Ora si è unito agli altri a guardare come un lavoratore del cimitero scrive sul cemento fresco il nome di Kristeta Padual. Questo è quello che fa da segnaposto per ora.

Kristita Padual

Questo è stata una fine per la famiglia, ma i fotografi continuano a seguire la morte di Kristeta Padual, e e la cercheranno mentre possono finché la morte di qualche altra persona li viene a chiamare.

E li chiamerà. Queste sono le Filippine. In questi giorni, c’è sempre un altro giorno.

Adrienne Arsenault, CBC.CA

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