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L’ assurdità orwelliana dei militari thailandesi e Pavin Chachavalpongpun

Il governo militare thailandese ha il dono ben radicato dell’assurdità orwelliana.  Poco tempo dopo la presa del potere nel golpe del 2014, il capo della giunta NCPO generale Prayuth Chanochoa pubblicò una canzone dal titolo di “Riportiamo la felicità in Thailandia”. Lo scorso hanno scoprirono un atto cospirativo di sedizione nel piano di distribuire gratuitamente coppe di plastica rosse, forse perché è il colore associato all’opposizione.

assurdità orwelliana dei mlitari thailandesi

foto Athit Perawongmetha/Reuters

Sono stati arrestati cittadini per il reato di lesa maestà per aver fatto presunte dichiarazioni irrispettose nei confronti del cane del re, e per aver mangiato panini sospetti.

Ma ora il governo è riuscito a superarsi. Il 12 aprile scorso, alla fine dell’anno thailandese, il Ministro della Economia e Società Digitali annunciò che ai miei concittadini era vietato contattarmi via Facebook. Sono stati avvisati che condividere quello che pubblico su Internet, direttamente o indirettamente, avrebbe potuto violare una legge che mira al controllo delle informazioni importanti contro la monarchia.

La dichiarazione dice ai Thai di esimersi dall’intraprendere “attività che comportino la diffusione di contenuti da parte di individui citati nei media sociali”. Le persone citate, oltre me, sono lo storico in esilio Somsak Jeamteerasakul e l’ex giornalista della Reuters Anrew MacGregor Marshal.

La giunta militare mi ha ripetutamente accusato d essere critico della monarchia, che in Thailandia è considerato un grave delitto. La lesa maestà, o il reato di diffamazione della monarchia, è definita secondo l’articolo 112 del codice penale thailandese che afferma che commenti diffamatori o di insulto o di minaccia sul re, la regina o il reggente sono punibili da 3 a 15 anni di carcere.

In tre anni, da quando abbatterono il governo eletto di Yingluck Shinawatra, sorella del premier controverso Thaksin, i generali hanno fatto tutto il possibile per mettere la museruola ai critici della monarchia. Dopo il golpe fui convocato per potermi aggiustare le mie “attitudini”. Quando rifiutai la convocazione, i militari emisero il mandato di arresto e mi revocarono il passaporto, costringendomi così a cercare in Giappone lo status di rifugiato politico.

Il golpe del 2014 fu significativo proprio perché le elite politiche erano in ansia per la prossima successione reale. Il Re Bhumibol era chiaramente alla fine del proprio regno, dopo essere stato sul trono sin dal 1946. Bhumibol era una figura di grande autorità che trasformò una monarchia in declino nella più potente istituzione della vita politica Thailandese. I sudditi lo consideravano con riverenza e come fonte disperata di stabilità.

La consapevolezza che gli stava per succedere al trono suo figlio, principe ereditario Maha Vajiralongkorn, aggiunse ulteriore ansia. Vajiralongkorn non ha mai conquistato lo stesso amore e rispetto della gente. E’ l’opposto del padre. Mentre Bhumibol conquistò il cuore e la mente dei thailandesi, Vajiralongkorn governa i propri sudditi con la paura.

Bhumibol morì ad ottobre dello scorso anno e il figlio fu ufficialmente incoronato due mesi dopo. Persino prima di ascendere al trono, Vajiralongkorn aveva iniziato ad instillare paura per consolidare il suo potere

Eliminò i suoi nemici nel palazzo, chi aveva lavorato con il padre. In altri casi mandò i suoi nemici ai campi militari di rieducazione. Furono umiliati pubblicamente con la rasatura del capo. Alcuni furono arrestati con accuse dubbie ed almeno tre persone sono morte misteriosamente durate la detenzione.

La ex consorte di Vajiralongkorn, Srirasmi, da cui divorziò nel dicembre 2014, è ora agli arresti domiciliari, mentre i suoi familiari furono accusati di aver usato il nome di Vajiralongkorn per vantaggi personali e poi imprigionati.

I militari sono arrabbiati con me perché scrivo di queste questioni, e da qui lo sforzo per ridurmi al silenzio.

Tradizionalmente la monarchia dipende dai militari per il sostegno Da principe ereditario, Vajiralongkorn riconobbe che un giorni avrebbe avuto bisogno dei militari per rafforzare il proprio potere. Lui non ha mai criticato il golpe né la dura repressione militare. Questo mese ha persino sottoscritto la costituzione stilata dai militari, in parte emendata per accomodare le prerogative del re. Questo spiega perché la giunta sente che si può muovere senza alcun ritegno contro i propri critici fino al punto di arrestare chi si fa scherno dei militari sui media sociali.

Da docente universitario, la monarchia è oggetto di studio e quindi sono obbligato a dare una valutazione onesta dell’impatto dell’istituzione sulla politica e quindi sulla vita giornaliera delle persone. Eppure è questo che fa di me un obiettivo dello stato thailandese.

Non contenti di avermi reso privi di diritti nel mio paese, il governo prova ora a fare la stessa cosa nel cyberspazio.

Senza dubbio l’ultima mossa dello stato thai mostra il bisogno disperato di sopprimere l’informazione indesiderabile sulla vita del Re Thailandese. La dichiarazione del Ministro della Economia e Società Digitali fu chiaramente dovuta dal rilascio di un video che mostrava Vajiralongkorn, nella sua maglietta striminzita che faceva vedere il suo tatuaggio stile giapponese sul busto, andarsene in giro per i grandi magazzini di Monaco di Baviera con la sua compagnia femminile. Alla fine Marshall riuscì ad avere il video e lo diffuse su Facebook per vendicarsi del divieto.

Un tempo la monarchia era un pilastro della società thai. Con un re scandaloso al trono, lo stato thai ha scelto di reprimere la libertà di espressione, perdendo però la battaglia nel cyberspazio. I Thailandesi cercano di liberarsi dai limiti posti sulle notizie sulla famiglia reale.

Più la monarchia tratta i suoi critici con mezzi illegittimi ed illegali, più farà del male a se stessa.

Pavin Chachavalpongpun, Washingtonpost.com

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