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Regina Lopez affondata dall’industria mineraria filippina nel regime di Duterte

C’era una volta Regina Lopez, ministro delle risorse naturali e dell’ambiente delle Filippine, prima che la commissione parlamentare delle nomine non rigettasse la nomina di Regina Lopez con una maggioranza di 12 ad otto.

Regina Lopez si era attirata le ire dell’industria mineraria con il blocco della gran parte delle licenze minerarie, nel paese maggior esportatore al mondo di minerali di nichel, perché avevano compromesso l’ambiente e le risorse idriche in molte aree del paese.

regina LopezRegina Lopez aveva ordinato la chiusura di 21 su 41 miniere operative, la cancellazione unilaterale dei contratti per miniere ancora da aprire per proteggere le risorse idriche ed il divieto di miniere a cielo aperto.

Le Filippine nel 2015 hanno prodotto 420 mila tonnellate di minerali di nichel, 20% della produzione globale, esportato per lo più alla Cina.

Vista la supermaggioranza di Duterte, di certo sono molti i sostenitori accesi di Duterte che hanno condannato Regna Lopez, e lo stesso Duterte, che pur ne piange la defenestrazione, si è ben presto adeguato: alcuni dei ministri del suo governo sono legati molto all’industria del Nickel e sono stati suoi finanziatori.

A sostenere in parlamento la riconferma di Regina Lopez, figlia di un moghul dell’informazione televisiva filippina, c’era il senatore e pugile Manny Pacquiao che ha votato a favore insieme ai membri del partito Liberale.

Ad opporsi apertamente contro Regina Lopez sono stati Cayetano, ex vicepresidente di facciata di Duterte, e il senatore Ping Lacson che vedeva in Regina Lopez tratti dittatoriali nella guida del ministero. Chissà perché Lacson non riesce a vedere questi tratti dittatoriali in Duterte stesso.

A sostenere la battaglia di Regina Lopez c’erano molti gruppi ambientalisti e la Chiesa cattolica che da sempre si batte nella provincia filippina contro lo sfruttamento delle miniere.

Anche Bayan Muna della sinistra filippina ha denunciato la vittoria degli oligarchi delle miniere nel rigetto di Regina Lopez come ministro dell’ambiente.

“E’ andata persa una straordinaria possibilità di proteggere l’ambiente ed i diritti delle persone. Il capitalismo burocratico e interessi strutturati hanno trionfato di nuovo. C’è solo da meravigliarsi come possa accadere una simile sconfitta nel regime di Duterte che ha la maggioranza in entrambe le camere del Congresso. Sembra che siano stati fatti dei compromessi nel processo. Gli interessi dei grandi gruppi continua a comandare nel regime di Duterte sia nell’esecutivo che nel legislativo”.

La Camera delle Miniere filippina ha salutato con grande soddisfazione la decisione dicendo che con la Lopez non si sarebbe mai stabilito un dialogo produttivo e razionale.

La Camera delle miniere Filippina valutò che il costo della chiusura delle miniere sarebbe di 11 milioni di euro in entrate perse per lo stato oltre alla perdita di migliaia di posti di lavoro. In realtà si tratta appena del 1% del PIL filippino.

Anche Greenpeace nella regione ha detto che il rigetto della nomina di Regina Lopez è molto preoccupante e deludente, perché mostra come l’industria mineraria distruttiva continua a tenere i legislatori filippini per il collo.

“Ci era stato fatto credere con la sua nomina lo scorso anno che le riforme, la protezione ambientale e la giustizia sociali fossero ancora possibili in questo paese. Pensavamo che questa amministrazione era seria nel volere il cambiamento nominando un vero ambientalista” ha detto Yeb Sano il quale ha aggiunto che il voto ha mostrato come alcuni politici hanno una questione di fedeltà tutta da vedere.

Proponiamo di seguito un intervento sul tema di Jaybee Garganera, coordinatore nazionale di Alyansa Tigil Mina.

L’uso razionale delle risorse minerarie filippine

E’ tristisssimo che La Commissione Parlamentare sulle nomine, pesantemente influenzata dalgli interessi minerari, abbia rigettato la nomina di Regina Lopez a Ministro dell’Ambiente.

guerrigglia NPAE’ una grossa sconfitta per chi difende l’ambiente e lo sviluppo sostenibile. Ma a partire da questa sconfitta il movimento si riprenderà e farà grandi passi avanti. Sarà posta, per esempio, con maggiore determinazione la questione di una legge mineraria alternativa

La legge mineraria filippina del 1995 fu emanata sulla premessa che la liberalizzazione dell’industria mineraria avrebbe accelerato la crescita economia portando ricchezza al paese e alla gente.

Dalla sua emanazione, seguita da una serie di ordini presidenziali che hanno promosso in modo aggressivo l’industria, ci sono poche prove che mostrano il beneficio dell’industria mineraria nei confronti dei filippini, comprese le comunità di chi vive nelle aree delle miniere.

La legge mineraria filippina del 1995 non ha riconosciuto il ruolo dell’industria mineraria nell’industrializzazione e nel percorso di sviluppo sostenibile complessivo. La sua emanazione fu motivata dall’obiettivo miope di attrarre investimenti stranieri e rifornire i paesi industrializzati attraverso corporazioni multinazionali a spese però dell’ambiente e dei diritti delle comunità interessate.

La legge includeva la possibilità di imprese a capitale totale straniero per sfruttate le risorse naturali attraverso lo strumento di Accordo di Assistenza Finanziario e Tecnico, FTTA.

Il dipartimento di Miniere e Geoscienze, MGB, dice che negli ultimi dieci anni, l’industria ha contribuito al PIL con una percentuale che non raggiunge 1%. Il ricavo fiscale dall’industria mineraria è al di sotto della media nazionale, grazie ad incentivi molto generosi ed evasione rampante.

La legge fu approvata per aprire il paese allo sfruttamento con estrazione ed incoraggiare investimenti stranieri e locali nell’industria ma non assicura la giusta nostra fetta di ricchezza come proprietari dei minerali. Ha politiche e provvedimenti molli per le operazioni minerarie.

Inoltre ha parti non adeguate per sostenere i diritti sociali, economici ed ambientali delle comunità colite. Allo stesso tempo la legge non riesce ad affrontare i rischi di maggiori disastri e le vulnerabilità delle comunità interessate dalle miniere.

Olre tutto questo le agenzie governative dal MGB alla Commissione Nazionale sulle Popolazioni Indigene e il governo locale mancano di capacità di monitorare e regolare l’industria efficacemente. Sono ancora attese trasparenza e responsabilità.

Per massimizzare il pieno potenziale della ricchezza mineraria e delle risorse naturali, è imperativo emanare una nuova legge mineraria che promuova un’estrazione razionale, spostando il quadro attuale dello sfruttamento delle risorse verso un quadro razionale di gestione dei minerali.

Questo richiede un Quadro di Utilizzazione dei minerali, un piano industriale nazionale basato su principi di sviluppo sostenibile. Industria mineraria razionale significa per noi che l’industria darà beneficio ai filippini, particolarmente alle comunità colpite. Significa delineare in modo giusto le aree da estrarre, identificare le aree dove è assolutamente vietato estrarre a cui dare uno stato di protezione, e rispettare la decisione delle comunità di non permettere l’estrazione nelle loro aree.

Perché si affermi l’estrazione razionale delle risorse ci sono quattro requisiti. C’è bisogno di sapere di quali minerali abbiamo bisogno per contribuire all’industrializzazione nazionale; di quanto ne abbiamo bisogno; di quando abbiamo bisogno e quali sono le località migliori per estrarle con l’impatto minore possibile.

Varie sono state le proposte di legge presentate al Congresso. Una di queste conosciute come Legge della Gestione Alternativa delle Risorse Minerarie, PMRA, fissa un parametro di riferimento per l’estrazione responsabile e razionale ed affronta le falle della legge attuale. Non è quindi una legge contro l’industria mineraria.

La PMRA presenta un quadro politico di gestione razionale dei minerali spostato verso l’effettiva utilizzazione delle nostre risorse assicurando una giusta condivisione di benefici per lo stato, per le popolazioni locali, lo sviluppo ed un uso delle risorse a favore dei filippini.

Rende prioritaria le scelte di vita sostenibili per le comunità come pure assicura che i guadagni dell’industria siano massimizzati mentre si prevengono o mitigano gli effetti contrari.

Riconosce che la questione dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile è anche locale e quindi incoraggia la partecipazione locale nelle decisioni sull’estrazione mineraria. E protegge i diritti umani delle comunità e degli individui. I minerali sono risorse limitate e non rinnovabili di cui devono beneficiare le generazioni attuali e future di filippini.

Jaybee Garganera is the national coordinator of Alyansa Tigil Mina.Businessworldonline

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