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Quello che dicono le bombe al Big C di Pattani in Thailandia

Il 9 maggio, militanti separatisti malay musulmani hanno posto due bombe al Big C, un grande magazzino nella cittadina meridionale di Pattani, ultimo passo in una insorgenza che scuote il meridione musulmano del paese.

Si ritiene che dietro l’attacco ci sia il BRN, il più grande e armato dei gruppi separatisti. Nessuno si è fatto avanti a rivendicare l’attacco, come sempre accade in questo fosco conflitto.

Verso le 2 del pomeriggio è esplosa una piccola bomba posta in una moto vicino all’entrata del parcheggio del grande magazzino. Un quarto d’ora dopo, è esplosa una bomba estremamente più forte, nascosta in una macchina parcheggiata a cinque metri dall’entrata principale del magazzino, ferendo 60 persone tra le quali 13 bambini.

E’ stata la prima autobomba, in questo anno, nella regione di minoranza etnico-religiosa, ma la cinquantaduesima dal 2004 quando scoppiò la violenza, secondo il servizio indipendente di notizie thai Isra News che segue il conflitto.

Sono sorte immediatamente domande se ad essere obiettivo di questo attacco non fosse specificatamente Big C, la seconda catena del paese, la cui maggioranza è tenuta dal Gruppo TCC del miliardario Charoen Sirivadhanabhakdi, proprietario della birra Chang. Gli affari locali del gruppo TCC sono cresciuti moltissimo sotto la giunta al potere.

Nel 2005 e 2012, si ebbero alcuni incidenti piccoli nel parcheggio di Big C e dentro il negozio a Pattani. Nessun incidente fece effetto sugli affari del complesso commerciale. Nei fine settimana, il supermercato è pieno sia di malay musulmani che di Thai buddisti, molti dei quali si muovono da aree remote per fare la scorta di beni presso il più grande magazzino del meridione.

I gruppi dei diritti umani hanno accusato chi ha fatto l’attentato facendo notare che si intendeva fare male a persone civili, maggioranza dei quali erano malay musulmani. Alcune autorità hanno detto che l’attentato voleva fare molti morti. L’autobomba ha distrutto l’entrata principale, e l’ala di ristoranti vicini e uno della catena di Pizza Company

Altri investigatori hanno invece detto che i militanti hanno provato a limitare i danni dell’attacco che voleva essere più una dichiarazione politica. Un investigatore di punta ha affermato che Big C avrebbe ricevuto una telefonata di avviso della imminente esplosione, un fatto che deve ricevere ulteriori conferme indipendenti.

Varie fonti anonime hanno notato che i separatisti, dopo aver lasciato il pickup pieno zeppo di esplosivo parcheggiato di fronte all’entrata del negozio, sul cordolo del marciapiede, diedero alla polizia, che aveva appena risposto alla bomba sulla moto, tempo di mettere in guardia le persone e ritirarsi dal veicolo sospetto.

Se i militanti avessero impiegato solo l’autobomba, ci sarebbero stati allora molte più persone nell’area dell’auto al momento dell’esplosione, citando una fonte anonima.

Secondo alcuni articoli di media locali, le telecamere a circuito chiuso mostravano che l’autista era il giovane di 25 anni Mokorseng Marae che vanta due mandati di arresto per il suo presunto coinvolgimento in due attacchi con bomba a Pattani lo scorso anno. Una fonte dei militari dice che Moorseng forse ha dei legami con Seri Waemanu, autore presunto delle bombe del 2012 a Lee Garden Plaza Hotel di Hat Jay, la seconda città del meridione dopo Songkhla.

bombe al Big C

Persone delle autorità che vogliono restare anonime hanno detto che ci sono possibili ragioni concomitanti per questo clamoroso attacco. Alcuni credono che una delle ragioni nasce dal conflitto di affari locale. Ponendo le bombe al Big C, che ha il quartier generale a Bangkok, molta gente del posto avrebbero evitato quel supermercato e speso nei negozi locali e grandi magazzini tra i quali uno gestito da malay musulmani.

Una fonte sostiene che è importante il fatto che l’auto fosse parcheggiata vicino ad una pizzeria che non offre alimenti Halal. Nel 2014, tre sale del KFC a Yala e Pattani chiusero perché non ebbero la certificazione Halal dal comitato islamico locale.

Negli ultimi anni i malay musulmani si sono lamentati dei piani fermi del governo per sviluppare la certificazione Halal nella regione, compreso un centro industriale Halal nel distretto Panare di Pattani.

Le bombe al Big C sono un colpo forte sulla scia degli ultimi incidenti violenti nella regione inquieta, quando i militanti hanno lanciato attacchi coordinati diffusi tra i quali le bombe alla rete infrastrutturale elettrica che causò l’oscuramento del 6 aprile ed un violento attacco con bombe sulle forze di sicurezza il 19 aprile.

La distruzione dell’infrastruttura elettrica voleva mostrare, in parte, l’opposizione del BRN ai piani del governo di costruire una centrale a carbone a Thepa, Songkhla, secondo fonti anonime legate al movimento clandestino. A differenza dell’ultima autobomba, l’attacco coordinato non ha fatto vittime civili.

Negli ultimi anni il BRN ha diminuito gli attacchi ai civili. Mentre questi rappresentavano la grande maggioranza delle vittime dell’insorgenza nelle sue fasi iniziali, negli ultimi anni la percentuale delle vittime civili scende alla metà secondo vari gruppi che monitorano il conflitto. Allo stesso tempo il BRN ha cercato di intensificare gli attacchi sulle forze di sicurezza diminuendo quelli sui centri economici e sulle scuole di stato.

Il 10 aprile, tra i due attacchi coordinati sulle infrastrutture e sulle truppe, il BRN emise una dichiarazione pubblica rara sul dialogo di pace ora in corso tra il governo militare e MARA Patani, sottolineando il loro chiaro desiderio di un mediatore imparziale ed osservatori internazionali ad osservare il negoziato.

Questa era un critica alla Malesia, usata da tempo come santuario per i militanti del BRN, che però dal 2013 fa anche da facilitatore per i processi di dialoghi iniziati da Yingluck Shinawatra, cacciata dall’attuale giunta al potere nel golpe del maggio 2014.

Alcuni militanti legati all’insorgenza dicono che le bombe al Big C erano un’indicazione potente di come il BRN rigetti il processo di pace attualmente in corso. La cosa include una iniziativa di “zone di sicurezza” discussa tra i negoziatori della giunta e MARA Patani che mette insieme vari gruppi storici ma che non comanda il controllo sul campo.

Appena dopo l’emissione di questa dichiarazione del BRN, il primo ministro Prayuth disse ai media thailandesi che del tutto la domanda del coinvolgimento internazionale nel processo. Il 5 maggio vari manifesti nel distretto di Saba Yoi di Songkhla condannavano sia la posizione assoluta di Prayuth come pure il suo golpe che cacciò il governo eletto di Yingluck.

Saba Yoi è uno dei quattro distretti di Songkhla colpita dalla stessa violenza che ha colpito le province di Narathiwat, Yala e Pattani. Negli ultimi anni quel distretto ha visto scemare moltissimo la violenza ed esponenti delle forze di sicurezza credono che i separatisti usino quell’area come un santuario dove rifugiarsi.

Il vecchio potere thailandese che include i militari resistono da sempre alle richieste di coinvolgimento internazionale nel trovare una risoluzione al conflitto ed una maggiore autodeterminazione della regione musulmana. Tuttavia nonostante la rigida posizione della giunta verso il BRN e le sue richieste, i rappresentanti della sicurezza, in modo anonimo, credono che una qualche autonomia per la regione non solo è probabile ma è anche inevitabile.

Le Bombe al Big C mostrano che, nonostante gli anni di operazioni di controinsorgenza e accresciute misure di sicurezza, l’insostenibile conflitto non si risolverà solo con la guerra.

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Jason Johnson, AsiaTimes.com

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