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Le ambizioni geopolitiche cinesi sul fiume Mekong Lancang

La sola cosa che si erge contro le ambizioni cinesi di appropriarsi del fiume Mekong Lancang è l’opposizione da parte dei militanti di base thailandesi.

Sono decenni che la Cina desidera e prova a trasformare questo fiume in un proprio canale per le sue navi che scendono dallo Yunnan.

Agli inizi del 2000 distrusse con l’esplosivo 11 rapide e 10 barriere tra la Birmania ed il Laos, lasciando una sola isoletta più grande nella prima fase delle operazioni. Il suo nome è Khon Phi Long, l’isola delle anime perse, che si erge tra il Laos e la Thailandia nel fiume Mekong.

mekong lancang

I militanti di base fecero così tanto rumore che il primo ministro del tempo Thaksin Shinawatra si convinse a sospendere la distruzione convinto che avrebbe cambiato la demarcazione del confine con il Laos nel mezzo del fiume.

Anche così l’operazione cinese ebbe un certo successo tanto che navi da 100 e 150 tonnellate dallo Yunnan possono raggiungere il porto di Chaing Saen nella provincia di Chiang Rai.

L’acqua rilasciata dalle dighe cinesi costruite sul versante cinese del Mekong, che assume il nome di Lancang, hanno reso possibile il viaggio di queste navi anche nella stagione secca.

La seconda fase del progetto, chiamato Piano di Sviluppo per la Navigazione Internazionale sul Lancang Mekong, richiede la distruzione delle rocce lungo un pezzo di 1.6 chilometri del Mekong thailandese lungo il confine con il Laos.

Questo permetterebbe a navi cargo da 500 tonnellate di viaggiare dallo Yunnan all’antica capitale laotiana di Lunag Prabang, a 630 chilometri a valle.

Una decisione del governo thailandese del 27 dicembre scorso diede l’approvazione al progetto dando anche inizio a tantissime proteste dei militanti di base della società civile thailandese.

Il governo militare assicurò allora che si era garantita l’approvazione per il sondaggio del fiume. Quella che si ritenne azione innocua ha permesso effettivamente ai cinesi di entrare con fermezza sulla porta.

In precedenza, i cinesi fecero un’azione senza precedenti di richiedere di incontrare i militanti thailandesi per assicurarli che le loro preoccupazioni ambientali sarebbero state tenute in seria considerazione. Ma l’incontro non risolse nulla.

Mentre i militanti si oppongono al piano cinese sulla base di mere considerazioni di conservazione, molti studiosi e imprenditori locali hanno detto che la Thauilandia ha poco da ottenere da questo progetto.

Il commercio lungo la frontiera tra Chiang Saen e Chiang Kong rappresenta il 3% del commercio totale tra frontiere, ha detto Saowaruj Rattanakhamfu, economista del Thailand Development Research Institute. Secondo l’economista i cinesi potrebbero trasportare beni anche in quantità maggiori attraverso la nuova autostrada nel Laos senza sacrificare l’ecosistema del fiume.

I commercianti locali dicono che il commercio tra Thailandia e Cina sul Mekong è una via a senso unico a favore della Cina. Se i Thailandesi vogliono trasportare beni in Cina sul Mekong, avranno bisogno di chiedere alle autorità cinesi il rilascio dell’acqua dalle loro dighe, passo poco conveniente e inaffidabile.

Quello che i commercianti dicono illumina il livello di ipocrisia cinese verso i loro vicini specificamente in relazione al Mekong. Si inizia con considerare il Lancang un fiume cinese ed il Mekong un fiume condiviso, a definire in questo modo come la Cina tratti il fiume ed i paesi che vi si affacciano.

Quando la Cina decise di costruire una cascata di dighe sul Mekong, non consultò nessun paese a valle che ne ricevono direttamente l’impatto. Non condivide informazioni sul volume di acqua dietro le dighe e come esse sono gestite.mekong lancang

Le dighe hanno cambiato tutto nel fiume e non certo per il meglio. Gli abitanti che vivono lungo il fiume ed i pescatori devono vivere nelle incertezze per l’imprevedibile movimento di altezze del fiume. I danni che porta a piante ed animali e all’ecosistema del fiume non è misurabile.

Ora che la Cina ha bisogno di usare il tratto a valle del Mekong Lancang per i propri scopi, domandano improvvisamente cooperazione ai loro vicini. E cooperazione hanno ottenuta, per lo più.

I cinesi hanno scelto il momento giusto per lanciare la seconda fase del progetto. I vicini indocinesi della Thailandia hanno le loro buone ragioni per stare zitti finora, mentre la Thailandia è diretta da una giunta militare che sin dal suo arrivo al potere gravita attorno alla Cina.

Il primo ministro Prayuth Chanochoa ed amici non si fanno scrupolo alcuno se il sistema del Mekong e la vita di chi vive lungo le rive del Mekong dovessero essere distrutti, fintanto che sono soddisfatti i loro obiettivi politici ed economici come anche le loro ambizioni.

Se non per i molesti attivisti thailandesi, la Cina ha la strada spianata.

La giunta militare comunque, se lo desidera, potrebbe usare i propri poteri speciali per domare l’opposizione permettendo al progetto di procedere a tutta velocità.

Prima di decidere in tal senso, la giunta deve considerare cosa succederebbe se la distruzione delle rocce cambiasse il corso del fiume e quindi la frontiera laotiana in favore del Laos.

Nessuno, neanche i cinesi con tutta la loro esperienza e tecnologia possono prevedere in modo accurato cosa succederà.

Il generale Prayuth e i suoi amici potrebbero non riuscire a sostenere la responsabilità per le conseguenze negative su questo obiettivo anche se si decidessero a farlo.

E mentre gli scopi presunti di questi processi sono il commercio ed il turismo, c’è anche un altro motivo che nessuno dei paesi interessati ha posto apertamente.

L’accesso di navigazione sul Mekong Lancang permetterebbe alla Cina di proiettare la propria potenza nella regione in modo più convinto con la conseguenza che la Thailandia sarebbe ancor di più inesorabilmente tirata dentro la sfera di influenza cinese di quanto non lo sia ora.

I militari thailandesi e la popolazione si trovano a proprio agio in questo scenario?

Wasant Techawongtham bangkokpost.com/

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