1 milione di casi COVID in Indonesia ed iniziano a vaccinare

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L’Indonesia ha oltrepassato la fatidica cifra di 1 milione di casi di COVID mentre gli ospedali sono al limite del funzionamento nel quarto paese più popoloso al mondo.

Oggi 26 gennaio l’Indonesia ha registrato 1,012,350 casi dopo le ultime 13094 infezioni con il costo in termini di vite umane che si aggira su oltre le 28 mila unità, registrando tre valori record di morti nel giro di otto giorni.

1 milione di casi di COVID
foto Ajieng Diar Ulfiana/Reuters

Con queste cifre l’Indonesia ha il maggior numero di casi del Sudestasiatico, il doppio di quelle registrati nelle Filippine che fino a qualche mese fa riportavano un numero di casi superiori.

Ma le cifre reali, secondo molti esperti, potrebbero essere tre volte superiori.

In tutto l’arcipelago si sentono continuamente le storie di malati, anche di coloro che si trovano all’ultimo stadio della malattia, che fanno il giro degli ospedali ormai pieni.

Il quotidiano di Singapore TST racconta la storia di una professionista informatica Tia che ha perso la nonna ottantenne a causa del COVID-19 dopo una lunga corsa e ricerca affannosa di un letto di ospedale.

A fine anno la ragazza e la nonna sono risultate positive al test quando la nonna qualche giorno dopo ha cominciato ad ansimare.

A Depok, un quartiere vicino Giacarta dove vivono, hanno cercato un posto nei sei ospedali stracolmi di pazienti senza riuscirci. Qualche giorno dopo la famiglia riuscì a trovare un letto in un ospedale di Giacarta senza però riuscire a salvarla. La donna è morta il 6 di gennaio.

La giovane informatica dice al TST “Forse sarebbe stato meglio se ci fossero stati molti più ospedale a disposizione per poter trattare i pazienti critici in modo veloce”

Il cattivo controllo dell’epidemia in Indonesia ha portato gli ospedali a subire un afflusso massiccio di pazienti COVID-19 nonostante alcune misure di restrizione imposte nell’isola più popolosa dell’arcipelago, Giava, e poi a Bali dal 11 gennaio. E’ una situazione che gli epidemiologi avevano previsto, un collasso potenziale del sistema sanitario indonesiano.

Dalla fine di dicembre la coalizione LaporCovid-19 ha ricevuto oltre una trentina di notizie da Giacarta Metropolitana, da Giava Centro e Giava Orientale di malati rigettati da ospedali totalmente pieni di pazienti, scomparsi mentre erano portati da un ospedale all’altro oppure morti nelle loro case.

Un caso sempre a Depok è quello di una persona morta nel taxi il 3 gennaio dopo essere stato rigettato da uno degli ospedali COVID-19.

Gli epidemiologi hanno raccomandato, oltre a porre molti sforzi sul programma di vaccinazione, di lavorare a bloccare la pandemia con il numero maggiore di test e il tracciamento di contatti, mentre deve porre soprattutto con l’aderenza ai protocolli sanitari e il restringimento della mobilità.

“Alla gente si è detto di indossare mascherine, di mantenere la distanza di sicurezza e di lavare le mani, ma il retroterra differente sia di istruzione che economico ha un grosso effetto sul livello di coscienza” secondo Hermawan Saputra di un’associazione di esperti di salute pubblica. “E’ necessario tornare a restrizioni sociali di vasta scala per abbassare il numero di casi. E’ quello il modo di allentare il fardello sulle strutture sanitari e sui lavoratori della sanità”

Le autorità indonesiane sono sotto critica da molto tempo per il basso numero di analisi e tassi bassi di tracciamento, ed hanno preferito prestare attenzione più ai vaccini che ad applicare i protocolli sanitari che per altro sono meno stringenti di tanti altri paesi.

Il ministro della salute indonesiano Budi Gunadi Sadikin ha sottolineato la necessità di migliorare il modo in cui si affronta la pandemia invitando la gente ad aderire ai protocolli sanitari, allo scopo di appiattire la curva per alleviare la situazione degli ospedali.

Le restrizioni sociali includono l’accorciamento delle ore di apertura per centri commerciali e ristoranti a Giava e Bali, ma non la loro chiusura, fino al 8 febbraio oltre ad una restrizione sull’entrata nel paese dei turisti stranieri.

“Il governo deve essere più deciso perché possiamo vedere folle e persone che non indossano mascherine” dice alla Reuters un giovane studente.

Altri la pensano diversamente nel paese a maggioranza musulmana ed attribuiscono al virus una volontà: “Se crediamo che COVID attaccherà lo farà. Ma se siamo sicuri che il COVID non attaccherà e ci arrendiamo a Dio, alla fine non lo beccheremo”

Intanto solo a Giava Orientale ci sono 385 ospedali in una provincia che conta 42 milioni di persone e tutti sono stracolmi di pazienti, come dice il Dott Sutrisno della associazione medica indonesiana:

“Il tasso di occupazione è oltre il 90%. Alcuni ospedali sono pieni ed hanno chiuso l’ammissione di altri pazienti che sono appoggiati nelle camere di emergenza perché non c’è altro spazio”.

Mentre il paese ha iniziato a vaccinare la gente in età lavorativa, alcuni dottori degli ospedali dicono:

“Siamo esausti mentalmente e fisicamente ed abbiamo paura che tutte le parti si rilassino a causa della vaccinazione”

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