147 preti cattolici chiedono la fine della violenza a Papua

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Nello spirito della giornata dei diritti umani, 147 preti cattolici indonesiani dalle cinque diocesi di Papua e Papua Occidentale hanno fatto dieci richieste ai tanti partiti indonesiani per cercare di porre termine ai conflitti persistenti nelle province.

147 preti cattolici a Papua
JP/Hengky Wijaya)

Il portavoce del gruppo dei 147 preti cattolici Padre John Bunay, insieme ad altri venti presti in servizio a Jayapura, ha detto nella conferenza stampa tenutasi a Waena Light della Chiesa Cattolica Mondiale che i conflitti avevano continuano a minare la dignità umana a Papua.

“Queste sono richieste morali di giustizia e verità” ha detto John Bunay. “La violenza crea nuovi problemi. Il dialogo e la riconciliazione sono modi dignitosi di risolvere i conflitti a Papua”

Ha detto che i preti si sentivano obbligati a fare la dichiarazione a causa dei conflitti continui nonostante il fatto che molti papuani “avevano accettato il vangelo e abbandonato il loro vecchio modo di vivere”.

L’assassinio di decine di lavoratori della impresa statale di costruzioni Istaka Karya a Nduga nel 2018, per esempio, aveva portato alle operazioni militari e la fuga dalle case di migliaia di persone.

“La gente di Nduga è ancora rifugiata nella provincia di Jayawijaya e il suo circondario”

Ha anche citato l’abuso razzista contro gli studenti papuani a Giava nel 2019 che portò a grandi manifestazioni che secondo lui erano il preludio a nuove violenze a Papua.

Quest’anno più incidenti violenti sono accaduti nella provincia di Intan Jaya. John Bunay ha detto che almeno un pastore della Chiesa Evangelica Indonesiana, GKII, e due missionari cattolici erano stati presumibilmente sparati, spingendo due vescovi papuani ed un cardinale indonesiano a incontrare il ministro della giustizia e dei diritti umani a novembre.

“Quel incontro non ha cambiato la politica dello stato a Papua. Il governo continua a portare truppe mentre la violenza continua a colpire i civili” ha detto riferendosi all’omicidio di cinque civili a Puncak il 20 novembre.

John Bunay ha detto che la chiesta ascolta le lamentele dei papuani che si sono trasformate in preoccupazioni e speranze di cambiamento.

Una delle richieste dei preti era rivolta alle due parti in lotta, vale a dire i militari indonesiani del TNI e all’esercito di liberazione Nazionale di Papua Occidentale del TPNPB di porre fin alla violenza armata ed aprire ai negoziati con un arbitro neutrale.

Con la seconda richiesta i preti chiedono al presidente Joko Jokowi Widodo, al capo della polizia nazionale e al comandante del TNI di rivalutare urgentemente l’impiego di truppe a Papua e di ritirare tutte le forze non necessarie.

Terza richiesta dei preti è alla MRP, Assemblea del Popolo Papuano, e al DPRP, Consiglio legislativo regionale papuano, di creare regolamenti che sostengono gli interessi dei papuani indigeni.

“Formulare regolamenti contestuali e di sostegno è un passo molto dignitoso nell’apprezzamento e salvaguardia dei papuani indigeni che sono minacciati” ha detto John Bunay.

Quarta richiesta, i preti hanno chiesto al governatore di Papua Lukas Enembe di revocare i permessi minerari a Intan Jaya come raccomandato ad ottobre nella diocesi di Timika, perché l’estrazione mineraria nella regione è sempre stata la causa dei conflitti, di spostamenti di popolazioni e di morti.

Nella quinta richiesta i preti si sono appellati al presidente della KWI, Conferenza Episcopale Cattolica Indonesiana, Ignatius Suharyo e a tutti i membri del KWI a discutere in modo, olistico serio e completo gli attuali conflitti a Papua all’incontro annuale del KWI.

Sesta richiesta, i preti hanno chiesto alla Conferenza episcopale Papuana, che è fatta da quattro vescovi e un amministratore diocesano, di fare passi decisi e concreti per aiutare a porre fine alla violenza a Papua.

Nella settima richiesta, i preti chiedono al governo indonesiano ed agli investitori di assicurare la sicurezza dei papuani e riconoscere la loro diversità:

Papua non né vuota né la terra di nessuno. I suoi proprietari si dividono in sette aree consuetudinarie: La Pago, Mee Pago, Ha Anim, Bomberay, Domberay, Sairery and Mamta”

Nell’ottava richiesta i preti invitano i gruppi locali che probabilmente accendono i conflitti orizzontali a Papua, compresi i gruppi Nusantara, Barisan Merah Putih, Bintang Kejora, Pro-NKRI e Pro-Papua Merdeka a risolvere le differenze ideologiche in modo dignitoso.

Nona richiesta, i preti invitano le amministrazioni locali a Papua a guidare in modo sincero ed indipendente senza intervento ed intimidazione da tutte le parti.

Decima richiesta i preti chiedono sia al governo centrale che all’amministrazione regionale di formulare politiche che stabiliscano delle restrizioni sul flusso di migranti a Papua per anticipare le disparità sociali tra migranti ed indigeni papuani.

Un altro membro dei 147 preti cattolici di Papua, Paul Tumayang ha detto che le richieste sono negli interessi della verità, giustizia ed umanità per la gente di Papua.

“Lo chiediamo in nome della nostra coscienza”

thejakartapost.com

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