17 poliziotti filippini sotto accusa per la domenica di sangue di marzo 2021

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17 poliziotti filippini sono stati denunciati, in una seconda denuncia, per omicidio nei confronti di militanti dei lavoratori dall’Ufficio Nazionale delle Indagini del Ministero della Giustizia filippino per i fatti accaduti in varie parti di Luzon Meridionale a marzo 2020.

Nella prima denuncia i 17 poliziotti filippini sono accusati di aver ucciso Manny Asuncions, mentre nella seconda denuncia sono accusati di aver ucciso Chai Lemita-Evangelista ed Ariel Evangelista a Batangas.

In quella operazione definita Domenica di Sangue nell’ambito delle tattiche anticomuniste di Mira al rosso furono applicati 24 mandati di perquisizione nella regione Calabarzon che portarono a 9 morti e 4 altri militanti arrestati in incursioni simultanee.

Il gruppo di lavoro AO35 che ha fatto le indagini è un gruppo di indagini speciali che mira a combattere gli omicidi extragiudiziali, la tortura, le scomparse forzate ed altre violazioni di diritti umani contro militanti di organizzazioni dei diritti e dei lavoratori.

“Oggi NBI ha denunciato al ministero un accusa di omicidio contro 17 persone della PNP del CIDG della regione IV-A coinvolti nei mandati che hanno portato alle morti precoci degli Evangelista” dice il comunicato del ministero.

Il caso della coppia Evangelista è esemplare. La polizia che fece l’incursione giustificò la morte dei due con la necessità di difendersi e di rispondere al fuoco.

Secondo la polizia si trattò di operazioni legittime contro persone che erano coinvolte in “qualche tipo di operazioni di terrore”.

Ma le testimonianze dei familiari esclusero l’uso delle armi da fuoco e dissero che la coppia era stata trascinata in una casa vicina e sparati appena dopo.

I familiari ed i militanti chiesero un’autopsia condotta dalla patologa legale Raquel Fortun dell’UP la quale disse che era chiaro che i poliziotti avevano sparato per uccidere.

“Se si prova a neutralizzare qualcuno allo scopo di ridurre la resistenza che si incontra da agente della legge questi individui dovevano essere davvero uccisi se si mira al petto. Quello li uccide ed è quello che è successo” disse Raquel Fortun che aveva riscontrato anche un inizio di autopsia condotta molto male perché c’erano solo i segni dell’incisione e i loro organi sono stati parzialmente esaminati.

Queste denunce permetteranno al Ministero della Giustizia di determinare se portare in tribunale queste accuse contro almeno 17 poliziotti filippini.

Nel caso di un altro militante anch’esso morto sempre in quella domenica di sangue del 7 marzo 2021 a Cavite, Emmanuel Asuncion, il mandato di perquisizione era rivolto alla sua abitazione ma condotto nel suo ufficio. L’uomo sarebbe stato condotto in un’altra stanza e lì ucciso.

Altre morti comunque devono essere ancora indagate dal NBI e Ministero della giustizia.

“Questi casi rappresentano il lavoro attuale importante e collettivo del DOJ, NBI e AO35 che manifesta l’impegno del governo filippino nel portare davanti alla legge quegli esecutori della legge impazziti per le loro azioni eccessive fatte sul campo” ha dichiarato il ministero della giustizia. “Questi casi rappresentano anche l’indicazione incoraggiante che i meccanismi interni di responsabilità della polizia nazionale filippina funzionano”

Se è vero che questa è un’azione precisa del ministero della giustizia filippino, si deve notare come quella domenica di sangue segue di due giorni alcune dichiarazioni di Duterte contro la guerriglia del NPA e contro gli elementi “fiancheggiatori” visti nei militanti di base delle varie organizzazioni della sinistra in cui si invitava a non andare tanto per il sottile.

Bisogna inoltre dire che l’inviato speciale dell’ONU per i diritti umani Mary Lawlor aveva chiesto, insieme ad altri esperti, informazioni al governo filippino su cinque casi di quella domenica di sangue, senza ricevere informazioni però ricevere informazioni entro i 60 giorni.

Il segretario generale del BAYAN, Renato Reyes ha salutato positivamente queste nuove denunce che dovrebbero servire come ammonimento alle forze di polizia.

“Queste ultime denunce penali devono essere di ammonimento per la polizia che si lasciano utilizzare per fare omicidi extragiudiziali e per mandati di perquisizione usati come arma. Arriverà un momento per la resa dei conti” ha detto Reyes aggiungendo che le menti reali dietro questi omicidi sono ancora nascosti insieme “a quei giudici che emettono mandati di perquisizione multipli che sono stati dopo usati come pretesto legale per falsificare le prove o commettere omicidi extragiudiziali”

La pretesa del ministero che esiste un meccanismo interno della polizia filippina di accertamento delle responsabilità per ora ha condotto a rarissimi processi contro i poliziotti implicati negli omicidi della guerra alla droga e solo nel caso di Kian, nonostante siano oltre 6000 i casi di omicidio da chiarire per la stessa polizia.

Questa pretesa è messa in dubbio da molte organizzazioni di base, come il gruppo dei pescatori Pamalakaya che sostiene che “è una indicazione di un processo giudiziario fallace che consegna ai militanti dei mandati di morte”.

Secondo il gruppo dei diritti umani Karapatan, la taskforce AO35 dovrebbe includere nella sua inchiesta anche l’agenzia di controinsorgenza NTF-ELCAC e l’ex capo della polizia Debold Sinas che avrebbe incitato alla violenza contro le organizzazioni dei militanti uccisi.

Karapatan ha anche chiesto che sia inquisito anche chi ha emesso quei mandati di perquisizione che sono stati più volte ritenuti pretestuosi.

All’indomani della domenica di sangue la portavoce della Commissione dei diritti umani ONU Ravina Shamdasani dichiarò:

“Siamo scioccati dall’omicidio apparentemente arbitrario di nove militanti in operazioni simultanee di polizia a Batanga, Cavite, Laguna e Rizal attorno a Metro Manila… Siamo profondamente preoccupati che questi ultimi omicidi indichino una crescita nella violenza, intimidazione e la Caccia al Rosso dei militanti dei diritti umani”

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