18 anni dall’assassinio di Munir Said Thalib Indonesia della riforma

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Sono passati 18 anni dall’assassinio di Munir il 7 settembre 2004 giungendo così alla data di prescrizione come omicidio comune

Questa non è la prima volta e non sarà quasi certamente l’ultima che scriviamo un editoriale su Munir Said Thalib, sulla sua tragica morte e su come lo stato ancora una volta non ha mantenuto la promessa di fare luce sul suo omicidio e di portare i colpevoli in tribunale.

Ma quest’anno è un tragico traguardo nella lunga ricerca di una conclusione nel caso del suo omicidio che ha ufficialmente raggiunto i termini di prescrizione, rendendo impossibile legalmente allo stato riaprire il caso se dovesse continuare a trattarlo come un crimine ordinario.

Sono passati 18 anni dall'assassinio di Munir il 7 settembre 2004

Sono passati 18 anni dall’assassinio di Munir, il 7 settembre 2004, quando fu avvelenato e morì a bordo di un volo Garuda da Singapore ad Amsterdam.

Ed i suoi assassini sono ancora lì, liberi. Varie persone accusate di aver commesso o di essere complici dell’omicidio sono state assolte.

Munir potrebbe essere uno dei tanti la cui vita è stata ingiustamente presa per aver detto la verità al potere, per essersi battuto contro l’ingiustizia e la violenza di stato.

Il suo omicidio però è stato particolarmente raggelante perché portato avanti nel periodo dell’era della Riforma, un nuovo periodo di democrazia in cui si riteneva che nessuno dovesse temere per la propria vita per aver assunto una posizione politica.

Nel nostro discorso di 18 anni fa, dicemmo che “la sua scomparsa lascia un vuoto immenso in una nazione che ha bisogno di migliaia di uomini come lui per affrontare la nostra brutta storia di diritti umani”.

Il presidente della repubblica di allora Susilo Bambang Yudhoyono aveva ragione nel sostenere che l’omicidio di Munir era una “prova della nostra storia”. E’ una grande vergogna che lasciò il potere senza superare quella prova, fissando un precedente per il proprio successore, Presidente Joko Widodo, che appare persino meno interessato nell’affrontare i torti del passato.

I gruppi dei diritti umani hanno chiesto con urgenza alla Komnas HAM, commissione nazionale dei diritti umani, a classificare l’omicidio di Munir come una grave violazione dei diritti umani. La commissione è molto lenta nel rispondere ed è riuscita solo a formare un gruppo particolare che esamini il caso nel giorno stesso in cui è stato prescritto.

Ha annunciato che nel nuovo gruppo ci saranno i commissari Taufan Damanik e Sandrayati Moniaga insieme al direttore esecutivo di Amnesty International Usman Hamid. Devono essere annunciati ancora gli altri due membri del gruppo.

Non ci sono garanzie che il gruppo potrà lavorare effettivamente date le chiare tensioni all’interno del corpo se fosse davvero necessario questo gruppo in primo luogo, e sul fatto che gli attuali commissari termineranno presto il loro mandato.

Ma lo avremmo dovuto già sapere che la lotta per la giustizia può essere lunga e dolorosa particolarmente quando le carte politiche sono in contrasto a questa lotta. Indipendentemente da quanto scuro sia il quadro, questo è l’ultimo tentativo disperato di mantenere vive le speranze che un giorno ci sarà la giustizia per Munir e la sua famiglia, e che finalmente possiamo terminare il processo nel giusto modo, passando così questo test della nostra storia.

Lo dobbiamo a Munir, alla sua famiglia a noi stessi.

Jakartapost

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