A Mandalay uccisi due manifestanti dai militari. Condanna da Singapore

A Mandalay, la seconda città birmana, militari e polizia hanno aperto il fuoco uccidendo due persone e ferendone altre decine, aprendo forse una ennesima stagione di fuoco contro le proteste popolari contro il golpe.

Dopo due settimane di proteste nelle città birmane contro il golpe e per la liberazione delle persone arrestate, la tensione è salita quando polizia e soldati si sono trovati di fronte a manifestanti insieme ai lavoratori dei cantieri navali.

Secondo fonti diverse, uno delle due vittime di Mandalay sarebbe stata uccisa da un cecchino dei militari che apparterrebbe alla 33ma divisione di fanteria leggera.

L’infame 33ma divisione di fanteria leggera è la stessa che si è resa colpevole della strage di centinaia di morti di Rohingya nel villaggio di Inn Dinn, come fu rivelato dall’inchiesta dei due giornalisti birmani Wa Lone e Kyaw Soe.

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Una delle due persone uccise a Mandalay è stata sparata alla testa mentre l’altra vittima, un operaio delle costruzioni, al petto.

Se finora non sono stata coinvolta in questo movimento di disobbedienza civile, ora ci andrò perché non ho più paura. Così ha detto Thidar Hnin, la moglie di Thet Naing Win, alla Reuters a telefono.

Le vittime sarebbero quindi tre, ed il condizionale è d’obbligo perché nella notte con internet spento continuano le violenze dei militari.

E’ morta infatti Mya Thwate Thwate Khaing, una giovane ventenne, che era stata sparata con un colpo alla testa a Naypyidaw da un militare appostatosi tra le file della polizia.

La giovane era stata tenuta in vita con le macchine per alcuni giorni, finché la famiglia non ha acconsentito a staccare la spina. Mya Thwate Thwate Khaing è stata la prima vittima delle violenze dei militari birmani.

A Mandalay sarebbe rimasto ferito anche un poliziotto durante le proteste.

Su queste ultime violenze si registrano le prime reazioni dell’ambasciata USA in Myanmar e dello stato di Singapore.

L’ambasciata USA in Myanmar si è detto “profondamente preoccupata da questo uso fatale delle armi da fuoco a Mandalay e della morte di Mya Thwate Thwate Khaing,

“Nessuno dovrebbe essere colpito per l’esercizio del dissenso” ha scritto l’ambasciata USA in Myanmar sul profilo Facebook.

Da notare anche è la reazione del Ministero degli Affari Esteri di Singapore a queste morti nella quale si definisce “ingiustificabile” l’uso delle armi letali contro civili disarmati.

“Siamo sgomentati dai resoconti di morti di civili in seguito all’uso letale della forza da parte delle forze di sicurezza contro i manifestanti birmani” ha detto un portavoce del ministero. “L’uso di armi letali contro civili disarmati non è giustificabile. Invitiamo le forze di sicurezza ad esercitare il massimo controllo per evitare ulteriori perdite di vita umana e fare dei passi immediati per riportare la calma”

Il Ministero di Singapore ha invitato ad una riconciliazione nazionale e al ritorno della transizione democratica attraverso il dialogo senza ricorrere alla violenza.

Il ministro degli esteri di Singapore ha detto che proiettili veri non devono mai essere usati in qualunque circostanza nel campo delle manifestazioni civili. https://www.channelnewsasia.com/news/asia/myanmar-coup-protests-lethal-force-inexcusable-mfa-14244452#.YDEc1Tvet6I.twitter

La reazione di Singapore è notevole in quanto dalla città stato arriva un terzo dell’investimento estero diretto per Myanmar ed è anche un centro finanziario per i conglomerati finanziari dei militari che ormai sono stati presi di mira. Ulteriori violenze e morti potrebbero non ricevere lo stesso disinteresse delle rivolte precedenti.

Analoga grave preoccupazione è stata espressa dal Ministro degli esteri indonesiano, Retno Marsudi, che era in visita a Singapore anche per definire quali passi fare rispetto al Myanmar.

Infatti l’Indonesia ha sin dal golpe espresso le sue preoccupazioni per la situazione in Myanmar ed ha lavorato a mettere insieme una soluzione comune per un’organizzazione, ASEAN, sempre reticente ad intervenire nelle questioni interne degli altri stati membri.

“Come una famiglia, la famiglia del ASEAN, è responsabilità di tutti gli stati membri rispettare quanto scritto nella Carta Del ASEAN. L’articolo 17 dice ‘rafforzare la democrazia, accrescere il buon governo e il governo della legge, e proteggere i diritti umani e le libertà fondamentali”

Ma dopo aver detto questo Marsudi ha ribadito il principio di non interferenza e dell’impegno costruttivo e la salvaguardia e il benessere del popolo birmano, mentre l’Indonesia contribuirà a trovare la soluzione migliore per il popolo birmano.

Nel frattempo merita attenzione quanto avviene tra i differenti gruppi etnici e i partiti etnici, molti dei quali hanno anche eserciti che sono in qualche rapporto con i militari birmani. https://www.myanmar-now.org/en/news/ten-ethnic-armed-groups-end-talks-with-the-military-declare-support-for-civil-disobedience

Dieci gruppi etnici che hanno firmato l’Accordo di Cessate il Fuoco Nazionale, NCA, hanno annunciato oggi sabato di non voler più negoziare con il governo militare e sosterranno gli sforzi per rovesciarlo.

“Sosteniamo il movimento di disobbedienza civile e le proteste pubbliche contro il colpo di stato e la dittatura militari, e troveremo modi per sostenere questi movimenti e proteste” si legge nella loro dichiarazione dove si condanna la repressione violenta e si chiede il rilascio incondizionato di chi è detenuto sin dal golpe.

Myanmar-now.org

“Il futuro sembra più difficile. Dobbiamo stare insieme con tutta la gente” ha detto il generale Yawd Serk del RCSS dello stato Shan.

I gruppi armati tra i quali Karen National Union e the Chin National Front coopereranno con la comunità internazionale e i gruppi militanti dentro e fuori il paese per abbattere la dittatura.

Resta invece defilata la posizione del Arakan Army che ha visto il cessate unilaterale del Tatmadaw nel Rakhine e una certa unità di intenti con i militari birmani contro la posizione del NLD sulle elezioni nel Rakhine.

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