23 novembre 2009: cinque anni dal massacro di Maguindanao

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Il 23 novembre di cinque anni fa resta nella storia di tutto il mondo come quello in cui si è avuto il più alto numero di giornalisti uccisi, a Maguindanao, una delle province più povere delle Filippine.
In quel giorno furono uccise 58 persone tra le quali vi erano 32 giornalisti che erano al seguito di un convoglio della famiglia Mangudadatu che andava a depositare la candidatura a governatore della provincia di Maguindanao.
Accusato di questa efferata strage è il suo antagonista Andal Ampatuan Jr, membro del clan degli Ampatuan che in quel momento sostenevano l’allora presidente Gloria Arroyo.

Ampatuan

Ad essere accusate sono 190 persone di cui 110, tra le quali membri della famiglia Ampatuan, in carcere, mentre altri 84 sono ancora liberi e minacciano la vita dei testimoni. Sono 42 i poliziotti di vario rango accusati.
Sul sito GMANETWORK appare una legenda delle cifre del processo che ora dura oltre 4 anni e che vede ancora tentativi di corruzione ai danni dell’accusa, tentativi di corruzione ai danni delle famiglie e omicidi a carico dei testimoni. L’ultimo di questi omicidi è accaduto il 22 novembre scorso. Traduciamo un articolo di Asiasentinel sul massacro di Maguindanao.

Giustizia ritardata è giustizia negata

Uomini armati nella provincia meridionale filippina di Maguindanao sembra che abbiano celebrato il quinto anniversario della strage più grande di lavoratori dei media nella storia mondiale assassinando Dennix Sakal, uno dei due testimoni del massacro del 23 novembre 2009 e ferendone un altro, Butch Saudigal.

I due lavoravano con l’ex sindaco Andal Ampatuan che si crede abbia guidato almeno 100 persone armate, polizia e soldati compresi, ad attaccare un convoglio che trasportava i familiari di Esmael Mangudadatu che sfidava la macchina politica degli Ampatuan nelle elezioni generali del 2010. La moglie di Mangadadatu Genalyn e altre 57 persone furono uccise tra le quali 32 giornalisti, in un episodio che ha scioccato il mondo intero. Magudadatu divenne poi governatore di Maguindanao dopo che Ampatuan e suo padre Andal Ampatuan Senior furono arrestati.

Amneo otto testimoni e i membri delle loro famiglie s0no stati uccisi in tali attacchi da quando avvenne il massacro mentre il processo si dilunga in una corte di Manila. Nessuno finora è stato finora condannato per gli omicidi dei testimoni.
Le Filippine restano uno dei paesi più pericolosi al mondo per i giornalisti con almeno 22 di loro uccisi dal 1992 per differenti ragioni. Dodici furono uccisi nel 2013 ed altri 3 quest’anno portando a 27 il numero totale da quando il presidente Ninoy Aquino è diventato presidente nel giugno 2010. In solo sei casi su 24 sono stati arrestati i sospetti dalla polizia. A maggio il Comitato per la Protezione dei Giornalisti designò il paese come il terzo paese più pericoloso al mondo per i giornalisti dopo Iraq e Somalia.
“Cinque anni dopo la scoperta dei corpi delle vittime in una fossa comune a poca distanza da un’arteria di comunicazione vicino alla città degli Ampatuan, il massacro e l’ancora crescente costo di vite umane ad esso connesse restano un esempio vergognoso dell’impunità delle Filippine” dice Carlos Conde, rappresentante di Human Rights Watch a Manila.

La morte di Sakal “la dice lunga sull’incapacità del governo filippino o sulla non volontà di proteggere le vittime che sono centrali nell’assicurare la condanna dei sospettati, compresi i poliziotti e i soldati del posto implicati negli omicidi.”
Il caso giudiziario secondo Conde si trova in un limbo. In un paese dove le procedure del tribunale sono già lente, tediose e spesso ritardate, le richieste di libertà provvisoria e le sfide di testimonianza da parte della difesa dei 110 sospettati in arresto hanno sopraffatto la corte.
Il senatore filippino Joker Arroyo ha detto, in un certo momento, che con almeno 198 accusati e 300 testimoni il processo potrebbe richiedere almeno 200 anni per trovare la fine. Mentre la stima potrebbe sembrare esagerata, il legale dell’accusa Harry Roque ha detto che dovrebbe durare almeno 100 anni. Almeno 98 sospettati devono essere ancora rintracciati, secondo Carlos Conde.
“L’omicidio di un altro testimone nel processo della strage del 23 novembre 2009 mira a sovvertire il processo legale minando il ruolo dell’accusa contro i membri del clan politicamente potente degli Ampatuan” sostiene Shawn Crispin del Comitato per la Protezione dei Giornalisti per la regione. “Siamo totalmente arrabbiati per l’incapacità di proteggere i testimoni da parte delle autorità. Questo sabota gli sforzi di rompere il ciclo dell’impunità negli omicidi dei giornalisti nelle Filippine”.
Sakal e Saudigal guidavano un triciclo a motore mentre andavano a parlare con gli avvocati dell’accusa per formalizzare la loro partecipazione come testimoni nella causa annosa quando sono stati uccisi in un villaggio remoto.
Esmael Mangudadatu ha condannato l’attacco che ha dato un altro colpo al caso giudiziario contro gli Ampatuan ed i suoi sicari. “Questa è la ragione perché li misi in guardia di essere oltremodo attenti nella loro vita di ogni giorno. I sospettati sono abbastanza disperati di trovare i modi per colpire chi li vuole colpire” ha detto.
Il direttore della polizia di Maguindanao Rodelio Jocson ha detto che due testimoni hanno identificato i sospetti e le autorità stanno chiudendo il caso contro di loro.ASIASENTINEL

In occasione dell’anniversario hanno parlato anche la presidente della Corte Suprema Sereno e il ministro della giustizia Leila De Lima.

La De Lima ha detto: “Gli ordini del presidente Aquino è che durante la sua presidenza fino al 2016 ci devono essere dei verdetti” e lei ammette che la cosa nel totale è impossibile sebbene speri di poter definir la posizione dei principali accusati. Sono stati dati fondi maggiori per la protezione dei testimoni e l’accusa ha completato la presentazione delle prove e dei suoi 130 testimoni contro gli Ampatuan. “E’ la cartina al tornasole per il governo” ha detto la De Lima “Se non riusciamo a condannare la gente sarà elusa poiché significa che le ruote della giustizia in questo paese girano davvero lentamente …. Ci sarà la sensazione generale di impotenza”. Ed ha aggiunto: “A causa delle risorse economiche a loro disposizione hanno ancora dei galoppini e non li possiamo buttare fuori come forza politica … non possiamo dire completamente che Maguindanao è libera dalla cultura della paura”. I testimoni protetti dal programma statale di protezione sono dodici e tre sono i testimoni assassinati finora.

La presidente della Corte Suprema Maria Lourdes Sereno ha detto di seguire il caso costantemente e di volere risolvere il caso in maniera più veloce possibile ma anche nelle garanzie degli imputati. In questo senso la corte suprema ha dato delle linee guida per accelerare il processo, ma bisogna comprendere anche la complessità del caso per il numero di persone accusate, 197. Un centinaio sono state già accusate, 70 persone hanno chiesto la libertà su cauzione, 166 testimoni sono stati sentiti, la grande maggioranza degli incidenti probatori sono stati risolti.

In questa situazione la corte suprema ha emesso delle linee guida che servano a fare andare più velocemente il processo pur nelle garanzie di tutte le parti. Sono stati designati altri tre giudici che aiutano il giudice responsabile Solis Reyes. Inoltre sono state fissate tre udienze settimanali.

La presidente Sereno ha poi ricordato l’omicidio di tre testimoni le cui testimonianze non sarebbero più utilizzabili dalla corte. Sulla durata del processo la Sereno ha preferito glissare.

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