4 pubblicazioni thailandesi ed il futuro nelle strade

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4 pubblicazioni thailandesi online sono a rischio di essere sospese per aver seguito dal vivo le manifestazioni dei Free Youth nelle proteste di questi giorni a Bangkok e nel resto del paese, mentre è stata chiesta la sospensione del profilo Facebook di Free Youth.

4 pubblicazioni thailandesi a rischio censura
Prachatai

Le 4 pubblicazioni thailandesi online sono Voice TV, Prachatai, The Reporters e The Standard.

L’accusa loro rivolta secondo la legge della grave emergenza introdotta per fronteggiare le proteste studentesche è di diffondere false informazioni.

“Sembra che c’è stata una trasmissione di contenuti che colpiscono la sicurezza, la pace e l’ordine dello stato, o la buona moralità delle persone” ha detto il generale di polizia per l’emergenza Suwat Chaengyodsuk alle agenzie dedicate NBTC e DES, ministero dell’economia e società digitali che devono sospendere le pubblicazioni o rimuovere il contenuto ritenuto “falso”.

Sarebbero sotto indagine almeno 300 mila URL, indirizzi di pagine o profili, cosa mastodontica da controllare. Scrive Prachatai.com:

“Alle 12,36 The Reporters hanno detto che il vice segretario del DES Putchapong Nodthaisong avrebbe già chiesto l’ordine dal tribunale ed è pronto a chiudere, nel caso ci sia una richiesta, quei media che violano il decreto di emergenza. Hanno detto che il ministero potrà richiedere di controllare le apparecchiature, sospendere o requisirle, ma se un giornalista subirà anche un’accusa dipenderà anche dalle sue intenzioni”

Secondo un rappresentante della polizia contro le 4 pubblicazioni thailandesi online non c’è ancora nulla di concreto se non la visione dei contenuti minacciosi della sicurezza dello stato, ma non l’ostruzione della libertà di espressione.

“Media liberi sono elementi essenziali di ogni società democratica e giornalisti di bona fide devono poter riportare gli sviluppi importanti senza la minaccia di sanzioni, divieti, censura, sospensioni o incriminazioni sulla loro testa.” ha scritto il Foreign Correspondents’ Club of Thailand (FCCT) che ha ricordato che tali norme di censura dei media sono alquanto inefficaci e controproducenti in un’era dei Media Sociali e capaci solo di accrescere la rabbia.

FCCT invita le autorità thai a riconsiderare la censura giornalistiche e far cadere le minacce contro queste 4 pubblicazioni thailandesi online.

“Invece del dialogo, di un’apertura alla discussione e alla stampa, il governo sceglie di abbracciare le proprie radici autoritarie e la censura, la repressione e di intimidire giornalisti che lavorano per presentare le notizie” dice Thai Enquirer che chiede alle autorità di “togliere il bavaglio immediatamente ed iniziare un dialogo con la stampa, l’opposizione e la gente”

Traduciamo un interessante pezzo di opinione di una coppia di studiosi della storia e della politica thailandese, Pasuk Phongpaichit e Chris Baker, apparso sul BangkokPost che in queste settimane non è stato all’altezza della sua storia democratica decennale.

In Bilico il futuro della Thailandia

Quando il generale Prayuth Chanocha ed i suoi alleati presero il potere nel 2014, promisero di creare la riconciliazione nazionale, ma ora le divisioni nella società sono anche peggiori.

Promisero di combattere la corruzione, ma nulla è davvero cambiato. Promisero di eradicare la povertà che restava, ma il numero di persone che vivono sotto la soglia di povertà è di fatto aumentato per la prima volta dopo decenni prima della pandemia.

Promisero di guidare la crescita economica ma la Thailandia continua a trascinarsi dietro ai propri vicini. Promisero di restaurare la felicità per la gente ma pochi ora sorridono. La costituzione che crearono è un grattacapo nazionale.

Hanno fallito e lo hanno fatto con il proprio programma.

Kasetsart University Nutthawat Wicheanbut BKKpost

La scorsa settimana, ad una conferenza stampa al Palazzo del Governo, il primo ministro citò il dio della morte, Matjurat, che fu visto come una minaccia verso i manifestanti. L’anniversario del massacro degli studenti della Thammasat nel 1976 era stato ricordato solo alcuni giorni prima. Studenti protestano di nuovo. Cosa voleva dire? Ha fatto simili minacce prima. I membri del governo che erano attorno al premier sorrisero e risero alla sua affermazione. Risero.

Questa gente è il passato della Thailandia.

Il futuro della Thailandia sta per le strade oggi, sotto la pioggia, sotto i cannoni ad acqua, a scontrarsi con le file della polizia in assetto antisommossa e con la Polizia di Frontiera, fatta arrivare alla capitale proprio come nel 1976. Per fortuna ora il personale della sicurezza ha un equipaggiamento appropriato per il controllo delle folle, piuttosto che proiettili veri. Ma ancora non sanno usare questo equipaggiamento.

Il futuro della Thailandia non ce la fa più a sentire come portare i propri capelli, a recitare cose senza senso, di capi che li imbarazzano. Loro si vedono come cittadini del mondo, ma il loro paese è governato da una specie di regime dominato dai militari che il resto del mondo ha rigettato una generazione fa.

Con i loro telefonini hanno trovato una alternativa al lavaggio dei cervelli della scuola thailandese. Sanno che il paese potrebbe essere in condizioni molto migliori, economicamente, politicamente e in quasi tutti i modi. Sono rattristati che il Future Forward Party, che sembrava offrire un barlume di speranza, sia stato disciolto. Hanno visto i militanti che ammirano essere esiliati, incarcerati, picchiati e fatti scomparire.

L’intensità dei loro sentimenti ha prodotto una nuova generazione di capi che hanno il coraggio di dire quello che non si può, di sfidare le intimidazioni pesanti e di andare in carcere per molto tempo, se necessario.

Il futuro della Thailandia è in bilico. Il paese ha una scelta. E tutti abbiamo una parte in questa scelta.

La Thailandia sarà felice solo quando passerà oltre i capi che per sei anni hanno sempre fallito. Prospererà nel lungo periodo solo quando abbraccerà una nuova generazione che è pronta a dedicare la propria energia, i propri insegnamenti e visione a costruire il futuro. La comunità degli affari inizia a mostrare le proprie preoccupazioni. Dovrebbe gridare più forte.

L’ultimo dei 12 valori fondamentali che il generale Prayuth emise nel 2014 recita: “Mettere davanti al proprio interesse quello pubblico e nazionale”

E’ il momento che lui dia seguito al suo proprio proponimento. Dee dimettersi insieme ai suoi colleghi del gruppo di golpisti del 2014.

Anche i senatori devono considerare di fare un sacrificio perché è il senato un impedimento al cambiamento.

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