44 persone uccise ogni giorno, o il figlio di Puttana dato a Obama?

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44 persone uccise ogni giorno, da far sembrare queste morti una cosa normale.

Le nuove cifre degli omicidi extragiudiziali della guerra alla droga di Duterte parlano di 44 persone uccise ogni giorno, quasi 3000 persone da quando Duterte si è insediato come presidente delle Filippine.

La polizia ammette di averne uccise 1033 in scontri legittimi, ma gli altri 1894 uccisi da sicari e vigilanti non possono essere ascritti tutti al cartello della droga che elimina propri personaggi scomodi. E’ sempre più chiara la presenza di sicari e poliziotti “impazziti”.

Eppure Duterte continua impunemente ad affermare: “Saranno uccise più persone finché non c’è uno spacciatore per strada. Fino ad allora continueremo ad uccidere ed io continuerò”.

44 persone uccise ogni giorno, da far sembrare queste morti una cosa normale.

44 persone uccise ogni giorno

Di fronte a queste cifre, 44 persone al giorno, di fronte alle continue affermazioni di Duterte di disprezzo verso i diritti umani, verso i tossicomani che non sembrano neanche più esseri umani, al di là di una possibilità di riabilitazione, forse l’espressione Figlio di Puttana, rivolta al presidente degli USA più che a Obama direttamente, è qualcosa che fa sorridere.

Ad Obama che avrebbe voluto dire che il rispetto dei diritti umani è un obbligo delle nazioni Duterte oppone una retorica anticoloniale.

Come può parlare il presidente degli USA, quando nel 1906 gli USA, che allora erano la potenza coloniale nelle Filippine, si resero responsabili della morte di 600 Moro nella battaglia di Bad Dojo? Chiedere le scuse sarebbe il minimo, ha detto Duterte, e poi ti sto ad ascoltare.

“Sono un presidente di uno stato sovrano e da tempo non siamo più una colonia. Non ho alcun maestro se non il popolo filippino, ma proprio nessuno. Devi essere rispettoso. Non permetterti di lanciare domande, figlio di puttana (in filippino Putang ina), ti prendo a male parole in quel forum.”

Altro argomento usato da Duterte è quello della sovranità. Siamo uno stato sovrano, mica una colonia americana a cui dettare cosa fare e come comportarsi. “I loro poliziotti sono impazziti ed hanno ucciso i neri per strada. I nostri poliziotti si difendono”. Gli stessi poliziotti non devono preoccuparsi se uccidono per salvarsi la vita: lui è lì e li tirerà fuori da ogni processo legale.

Non solo, ma il suo capo della polizia De La Rosa invita pubblicamente a farsi giustizia dei tossicomani, degli spacciatori, a bruciare le loro case.

Ovviamente Obama, che in un primo tempo avrebbe dovuto incontrare Duterte durante il meeting dell’ASEAN a Vientiane, ha preferito non incontrare Duterte e farlo cuocere nel suo brodo.

Di quelle parole avventate forse si sentiranno forti molti nelle Filippine, qualche anticolonialista che dimentica 3000 omicidi extragiudiziali, ma la posizione di Duterte è quella di un capo politico incapace di raccogliere un consenso attorno a sé.

Forse conscio di non saper gestire la sua bocca e di fare danni ogni volta che parla specie a livello internazionale, Duterte ha espresso il proprio rammarico per quel Figlio di Puttana, espressione di una “persona pittoresca”, che non era rivolta al presidente Obama come persona.

L’ironia della vicenda è anche che Obama, in Laos, porta le scuse americane per la guerra segreta condotta durante la guerra del Vietnam con vastissimi bombardamenti che hanno seminato il paese di ordigni inesplosi. Insieme alle scuse gli USA offrono una cifra di riparazione, piccola ma significativa, 90 milioni di dollari americani, che servirà a continuare il disarmo di questi oggetti bellici.

Come dice qualche commentatore, le scuse di Duterte per il suo linguaggio da persona pittoresca sono cosa rara, una persona che colora i suoi discorsi con espressioni pittoresche colloquiali che però non si addicono ad un capo di stato che sta per incontrare un altro capo di stato.

Forse ora gli aiutanti di Duterte si renderanno conto che non la passeranno liscia per aver insultato il presidente degli USA, sostiene qualche commentatore.

Gli USA e le Filippine hanno molto per cui parlare, oltre che i diritti umani di cui forse agli USA interessa fino ad un certo punto. Un argomento è per esempio l’assistenza USA alla lotta contro il terrorismo nel meridione filippino e l’aiuto degli USA nel trattare con la Cina che si fa sempre più forte nel Mare Cinese Meridionale.

Cosa pensa di fare l’anticolonialista Duterte, e la coalizione quanto mai variegata che lo sostiene in parlamento, cancellare gli accordi di difesa con gli USA e l’accordo di rotazione delle forze in visita, rigettare i finanziamenti americani alla difesa e dialogare da sola con la Cina, magari forte della pacca sulle spalle datagli dal primo ministro giapponese per quella espressione pittoresca?

La posizione filippina sulle contese nel mare della Cina meridionale è cambiata con l’arrivo di Duterte che punta a ricucire e le relazioni diplomatiche e a favorire gli investimenti cinesi. Come questo possa riconciliarsi con il ritenere valido la decisione arbitrale de L’Aia, con la sovranità sulle isole nel Mare cinese meridionale è da vedere.

Ed è anche da vedere come questo possa essere affrontato senza avere un solido appoggio dagli USA dalla sua presenza militare su cui chiaramente Duterte si appoggia.

La Cina, attraverso i suoi giornali, ha fatto capire che quello che si può attendere per ora è un accordo sulla pesca che permetta ai suoi pescherecci di ritornare nelle acque della contesa, o poco più.

Che abbia detto una delle tante fesserie, Duterte deve averlo capito subito perché nella sua dichiarazione di rammarico dice anche: “Non vediamo l’ora di appianare le nostre differenze che nascono dalle priorità e percezioni nazionali e di lavorare in modo mutualmente responsabile per entrambi i paesi”.

L’ex ministro degli esteri filippino, Alberto Del Rosario, che ha sempre lavorato per relazioni diplomatiche ottime con gli USA, considera un evento infausto la cancellazione dell’incontro Obama Duterte. “Era un’opportunità d’oro, un’occasione inestimabile per fare incontrare i nostri capi di stato allo scopo di discutere come rafforzare le nostre aree comprensive di cooperazione”

Come si vede quell’espressione pittoresca di Duterte, figlio di puttana, è nel cuore un po’ di tutta una vicenda complessa. E non si sa cosa sia peggiore, l’espressione pittoresca rivolta a Obama oppure le migliaia di morti che la sua politica della droga fa e farà; oppure lo stato di ingovernabilità dichiarato in tutte le Filippine che permette alle forze armate i poteri di polizia, aprendo così la porta ad un altro atto di impunità?

Qualche membro del governo ha detto che lo stato di ingovernabilità era stato messo in conto ben prima della bomba al mercato notturno di Davao, di cui si erano avute delle avvisaglie o delle informative. In quell’attentato sono state uccise 14 persone e sono rimaste ferite altre 67 persone.

Cosa tratta questa dichiarazione di ingovernabilità? Dall’ Inquirer.net si apprende che lo stato di ingovernabilità, come dichiarato da Duterte il 4 settembre, permette l’arresto senza mandato in quattro specifici casi ma si devono strettamente osservare regole e giurisprudenza.
“Minacce credibili” di altri attacchi terroristici e atti di violenza nel paese sono tra le ragioni che Duterte ha dato per dichiarare questo stato di ingovernabilità.

Si può fare un arresto senza mandato se:

la persona ha commesso, sta commettendo o sta per commettere un reato in presenza di un ufficiale che arresta; Quando un reato è stato commesso e la polizia ha personale conoscenza che la persona ha fatto il reato; quando una persona da arrestare è scappata dalla prigione o dalla detenzione; quando una persona da arrestare ha volontariamente scelto di rinunciare al diritto di essere arrestato con un mandato del giudice.

Si raccomandano inoltre alle forze armate, alla polizia lungo le maggiori strade del paese varie linee guida sulle perquisizione ed i fermi, particolarmente a Mindanao che “ha una storia lunga e complessa di violenza illegale commessa da armate private e signorotti della guerra locali, crimine organizzato e banditi, gruppi terroristici ed estremisti religiosi”.

Nel passato queste dichiarazioni di ingovernabilità, fatte dalla Gloria Arroyo che non a caso sostiene Duterte con tutte le sue forze, hanno causato mote violazioni dei diritti umani e ingiustizie.

Era davvero necessaria questa dichiarazione di ingovernabilità? Purtroppo sono pochi parlamentari e senatori a non essere proprio d’accordo su questa necessità.

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