6 ottobre 1976, giorno da ricordare per la Thailandia

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6 OTTOBRE 1976, UN GIORNO DA RICORDARE PER LA THAILANDIA

La sanguinosa repressione militare del movimento studentesco di 30 anni fa rimane ancora una ferita nel fianco della storia contemporanea thailandese. La mattina del 6 ottobre di 30 anni fa, gli studenti democratici organizzarono una protesta contro il ritorno di un comandante della giunta militare che era stata rovesciata da una rivolta popolare. Molti sarebbero morti quel giorno, linciati dalle forze di destra in favore della monarchia.

6 ottobre 1976 thammasat

Questa sera una nuova generazione di attivisti organizzeranno la loro prima manifestazione contro il colpo di stato nello stesso identico punto dove dozzine della generazione dei loro parenti furono uccisi. Mentre sembra che la storia politica si stia ripetendo al Campus Phrachan della Thammasat University, gli storici dubitano che molti ricordino cosa sia successo tre decadi fa e, anche se fosse vero, cosa vuol dire per loro questo ricordo?

Cosa accadde davvero quel 6 ottobre del 1976?

Oggi il ricordo degli incidenti rimane problematico. Lo storico, Charnvit Kasetsiri, che allora era il vice rettore dell’Università di Thammasat, afferma che la storia orale è affidabile solo fino ad un certo punto per la sua inconsistenza. Lui ha una sua versione degli incidenti. Quel 6 di ottobre del 1976 gli studenti delle scuole e delle università conducevano la gente in piazza per protestare contro il ritorno del Generale Thanom Kitikhachorn, il comandante della giunta militare che tornava dall’esilio a Singapore a monaco novizio.

Il gruppo militare allora organizzò un colpo di stato, prendendo il potere dal governo civile e lanciando un assalto sanguinoso contro gli studenti alla Thammasat accusati di essere comunisti, alieni e di diffamare il Principe Ereditario.

Le cifre ufficiali riportavano 41 morti nella repressione e 3154 persone arrestate. Charnvit dice che da storico dopo un confronto delle testimonianze orali degli incidenti ha scoperto quanto fallaci possano essere i ricordi delle persone.

“Nessuno storico Thai si è assunto la responsabilità di lavorarci sopra” disse. “La storia ha bisogno di storici che la scrivano”

Charnvit sostiene di aver già fatto la sua parte da storico scrivendo “The status of 6 october 1976 in history”, dieci anni fa, per il ventesimo anniversario degli incidenti.

“Non farò più nulla su questo perché è troppo doloroso.”

Una Storia perduta per gli sconfitti.

La società thailandese vive con la Storia scritta dai vincitori, così non c’è molto spazio per la Storia degli sconfitti, dice Charnvit.

Inoltre lo storico Thanet Apornsuwan sostiene che ogni sforzo per porre gli incidenti del 6 ottobre del 1976 nella storia ufficiale possano ridurre quanto avvenuto ad una mera nota a piè pagina. “Poiché c’è bisogno di una risposta su chi fossero gli assassini. C’erano un sacco di persone di tutti i settori della società che rimasero coinvolti nel massacro.”

Thanet, direttore del SouthEast Asian studies alla Thammasat. Sostiene che la storia ufficiale è creata dalle generazioni successive dopo che gli attori principali sono scomparsi.

“La parte difficile dello scrivere la storia del 6 Ottobre è di come descrivere gli incidenti. La storia di quel giorno non può che essere categorizzata che come massacro.”

Un altro storico, Thongchai Winichakul, dice che coloro i quali fecero quella carneficina sostengono di averlo fatto per la nazione. Come poteva essere, si chiede, che un simile atto possa essere di beneficio per la Thailandia ? Di cosa avrebbe potuto mai trarre vantaggio la nazione o sopportare di perdere, e chi era visto come nemico della nazione?

Ci sono troppe domande che la società Thai sta evitando di porsi da 30 anni, sostiene. Thongchai fu testimone diretto delle scene brutali. Ora professore di storia all’università Wisconsin Madison, al tempo era uno dei capi della protesta. Fu arrestato e tenuto in carcere per due anni. Dieci anni fa in occasione del ventesimo anniversario Thongchai provò a creare un momento in cui la gente della sua generazione potesse ricostruire l’evento. Non gli importava che molti lo considerassero una storia dei perdenti.

Quest’anno comunque ha cambiato idea e dice, che se la gente non riesce a fare i conti con quell’evento, vuol dire che il ricordo di quel 6 ottobre deve essere lasciato come una ferita nel fianco della storia thailandese.

“Il potere dell’incidente non sta facendo una parte positia della storia thailandese. La sua forza sta nella sua capacità di porre domande. Perché non la lasciamo essere una ferita nel fianco della storia?” si chiede Thongchai. Un passato imbarazzante.

Se la storia è scritta dai vincitori, allora perché membri della nuova generazione, come Phansat Jenraumjit, si meraviglia su chi fossero i vincitori del 6 ottobre 1976 e chi fossero gli sconfitti? E perché nessuno dei vincitori o dei vinti vuole ricordare quell’episodio storico?

“Perché i vincitori non ne vogliono parlare?” si chiede Phansat, studente di scienze politiche alla Thammasat University.

Molte altre domande sono rimaste ancora senza risposta dopo tre decenni.

Thongchai propone la sua risposta. “Poiché per la società Thailandese quel giorno è oscuro e duro da ingoiare. E’ un passato duro da ricordare ma anche difficile da dimenticare”

Charnvit suggerisce che benché i vincitori ottennero quello che si erano proposto prendendo il potere, le ripercussioni andarono ben oltre le loro intenzioni. “La storia degli ottobre, sia 1973 che 1976, non si accorda con la storia convenzionale che stimola l’armonia, la stabilità e l’ordine.”

“Benché siano passati tre decenni, quel giorno ha soltanto una breve menzione nei libri di scuola. La voce di chi fu sconfitto può essere ancora ascoltata su un sito internet www.2159.net da un gruppo di persone che si denominano “Tula Tham group” ed affermano che il loro sito è un museo dell’informazione per le generazioni più giovani.

“Il tempo e la storia sono sempre crudeli. E sono coerenti. Si suppone gli esseri umani gentili. Ma loro non sono coerenti. Starne lontano e rimuovendo è forse una cosa migliore di ricordare questa pagina vuota del passato.” dice Thongchai, uno sconfitto, che ha lavorato sulla storia di quel giorno. Ha organizzato incontri e ha intervistato molte persone che furono coinvolte in quel “passato imbarazzante”.

Una storia di violenza

Il ritorno del potere militare nella notte del 19 settembre ha portato alla protesta organizzata da una nuova generazione di studenti democratici. Si sono radunati in nome del Network Contro il Colpo di Stato del 19 settembre. La loro lotta è solitaria.

Mentre alcuni fanno notare come il colpo di stato sia avvenuto senza spargimento di sangue, e molti ex attivisti lo hanno accettato come la sola possibile soluzione ai mali della politica della nazione, i nuovi attivisti dicono che, a parte il fatto di essere stato incruento, il colpo di stato non è affatto differente da quello passato.

Ma Chaiwat Sathaanan un esponente non violento rimane ottimista.

“Un gruppo di persone sente che il colpo di stato come il film ‘l’impero risponde’”. Credo che la società Thailandese sia cambiata. Molti settori stanno provando con forza a che non accada ancora la violenza. Quando lo stato risponde senza il ricorso alla violenza, gioca un ruolo che non ha scelto, ma che è determinato dalla società.

“Tre decenni fa, imparammo che la società Thailandese ha i suoi lati oscuri. Il fatto che quel massacro accadde ci dice che la gente nella nostra società è capace di odiare l’un l’altro e farsi del male. Così non dobbiamo buttare via la storia del 6 ottobre 1976. Dobbiamo provarne ad incorporarla nella nostra coscienza sociale così da non accadere più.” sostiene Chaiwat Sathaanan.

di Subhatra Bhumiprabhas “The Nation”, 13 ottobre 2009

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