9 novembre in Cambogia il possibile rientro di Sam Rainsy dall’esilio

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Il 9 novembre Sam Rainsy e gli altri esuli del Partito della Salvezza Nazionale della Cambogia, CNRP, messo al bando alla fine del 2017 dalla corte costituzionale cambogiana, promettono da tempo di tornare in Cambogia il prossimo.

Solo il 22 ottobre Sam Rainsy, presidente facente funzione, si è appellato ai Cambogiani che vivono in Thailandia di unirsi a lui in una marcia non violenta per passare la frontiera nella speranza di costringere il primo ministro Hun Sen a tornare al tavolo del negoziato o a dimettersi. Ed crede che il loro ritorno eroico vedrà la liberazione di Kem Sokha, presidente del CNRP, che è detenuto agli arresti domiciliari per accuse di tradimento dal settembre 2017.

Ma le cose non hanno avuto un buon inizio. La Thailandia alla fine di ottobre ha vietato l’ingresso alla vicepresidentessa del CNRP, Mu Sochua.

Bangkok cercava chiaramente di evitare una censura internazionale e con il divieto di ingresso non ha dovuto rispondere ad una possibile richiesta di arresto del governo Cambogiano.

E’ probabile che Bangkok faccia la stessa cosa con Sam Rainsy se provasse ad arrivare con l’aereo. Fino al 26 ottobre Rainsy era ancora in Europa ad un incontro con l’Alleanza dei Liberali e Democratici per l’Europa in Grecia. Ci sono indicazioni che alla marcia potrebbero partecipare alcuni parlamentari europei e rappresentanti americani.

Nel frattempo le autorità cambogiane hanno rafforzato l’addestramento per “mantenere la sicurezza, l’ordine e la pace” alle frontiere con Vietnam e Thailandia. Hun Sen ha promesso che non permetterà alcuna marcia attraverso le frontiere e che le autorità arresteranno immediatamente i capi del CNRP, molti dei quali hanno varie accuse motivate politicamente alle spalle.

Sono possibili cinque scenari ad ordine di probabilità decrescente.

Nel primo scenario, loro tornano in Cambogia il 9 novembre e sono immediatamente arrestati. Hun Sen rafforza la repressione sulle azioni del CNRP e le tensioni crescono tra Phnom Penh e la comunità internazionale.

Nel secondo scenario, nonostante le continue promesse il 9 novembre passa senza che loro siano tornati in Cambogia.

Nel terzo scenario, Sam Rainsy e il CNR realizzano il loro desiderio di vedere migliaia di cambogiani accoglierli al loro rientro, i militari cambogiani rifiutano di fare qualcosa ed Hun Sen accetta di sedersi al tavolo e discutere un modo legale per il loro ritorno alla politica.

Nel quarto scenario, c’è un tentativo di uccidere Sam Rainsy e gli altri del CNRP al loro ritorno ma il popolo cambogiano rifiuta di protestare in massa.

Il quinto ed ultimo scenario vede un tentativo di uccidere Sam Rainsy e gli altri capi del CNRP nel loro ritorno, e si accendono proteste di massa represse brutalmente dalle autorità.

La soluzione migliore per tutti, tranne che per Hun Sen, sarebbero i negoziati. Un editoriale del Bangkokpost del 26 ottobre suggerisce “Hun Sen devi fare un compromesso”. E’ fattibile? Se Hun Sen accetta di sedersi con Sam Rainsy e produrre un qualche accordo per il loro rientro nella politica, si rifletterebbe male per se stesso. Li ha chiamati per oltre due anni traditori che minacciano la pace in Cambogia. Aveva detto che non avrebbe mai negoziato con loro. Ha insinuato che l’economia potrebbe sprofondare, ma quello è il prezzo da pagare per sconfiggere i traditori.

Allora cosa succederebbe se cambiasse idea e dicesse che è d’accordo a parlare con queste persone? Dimostrebbe o che voglia negoziare con persone che considera nemici dello stato, o che mentiva spudoratamente e che non si trattava di traditori che tramavano un golpe, una crisi non necessaria per due anni consecutivi. Comunque non è qualcosa che appartenga ad Hun Sen. Inoltre manderebbe all’aria la sua pianificata successione dinastica, dal momento che si pensa stia pianificando un trasferimento di potere a favore del figlio, possibile capo dell’esercito Hun Manet.

Ma i negoziati hanno un senso per il partito del potere, Partito del Popolo Cambogiano. Il CNRP considera non valide le elezioni del 2018 che videro il CPP vincere tutti e 125 seggi al parlamento. Perciò vorrà rivedere il ritorno del loro 55 parlamentari come anche il ritorno dei loro rappresentanti eletti localmente. Questo non è un grandissimo problema per il partito al governo. Il numero dei parlamentari del CNRP sarebbe troppo basso per influenzare le decisioni della Assemblea Nazionale. Ed il governo controlla la borsa del governo e potrebbe rendere impossibile il lavoro dei rappresentanti locali. Il CNRP domanderà di rifare le elezioni ma quella è una linea rossa che nessuno nel CPP vorrebbe passare.

Eppure un accordo limitato darebbe al partito al potere tre anni di respiro e di stabilità internazionale prima di dover pensare di nuovo cosa fare col CNRP. Infatti le prossime elezioni generali saranno nel 2023. Se si raggiungesse un accordo, lascerebbe il CNRP in una sorta di limbo per i prossimi pochi anni senza alcun potere reale ma sempre attento che quanto accaduto nel 2017 potrebbe facilmente ripetersi di nuovo, se il partito al potere odorasse una sconfitta possibile.

In altre parole è interesse del CPP negoziare ma meno nell’interesse personale di Hun Sen. Senza dubbio il CNRP sa che con il suo gesto nobile seminerà maggior discordia nel CPP, se il partito dovesse percepire che Hun Sen antepone i propri interessi a quelli del partito.

E altrettanto importante la risposta che USA, UE e Cina daranno ad ognuna di queste possibilità. Gli USA e la UE dovranno prendere una linea più dura se Sam Rainsy o altro leader del CNRP fosse attaccato. Si applicherebbero immediatamente delle sanzioni mirate a tutti i grandi rappresentanti cambogiani e le loro famiglie, mentre sarebbe decisa la rimozione della Cambogia dal progetto europeo del EBA, Tutto tranne che le armi, decisione da prendere all’inizio del prossimo anno. Gli USA probabilmente si muoverebbero verso la rimozione della Cambogia dalle proprie preferenze commerciali GSP.

9 novembre

Meno chiara è se la Cina, che è ora l’alleato cambogiano più stretto, andrebbe in difesa di Phnom Penh su una violazione così crudele. In tutta probabilità Pechino resterebbe in silenzioso sostegno.

Cosa succede se Sam Rainsy e gli altri esuli del CNRP sono arrestati? Non cambiano in modo significativo le richieste della UE e degli USA fanno continuamente dalla fine del 2017. Si aggiungerebbero dei nomi in più al nome di Kem Sokha. Eppure la detenzione delle figure di opposizione spingerebbe con forza verso altre sanzioni economiche europee ed americane. In questo scenario Pechino si farebbe sentire e garantirebbe altri prestiti finanziari ed aiuti alla Cambogia che così sarebbe più di un delegato nel contesto della Nuova guerra fredda tra USA e Cina.

Prevedere quale possa essere la risposta della comunità internazionale alla seconda più probabile eventualità, in cui Sam Reinsy non si presenta, è più difficile. La posizione USA e UE è quella che tutto andrà bene se le condizioni politiche ritornassero a quelle precedenti del 2017. Infatti la loro richiesta del rilascio di Kem Sokha e del riportare il CNRP nell’arena politica ripristinano semplicemente la situazione.

Se però il CNRP non dovesse tornare il 9 novembre dopo molte promesse di ritorno, la gente perderà la fiducia nel partito. E se il CNRP non riesce ad avere il sostegno diffuso, l’occidente riconsidererà le proprie richieste? Perché continuare a richiedere il ritorno del CNRP nell’arena politica se non è così popolare o fiducioso? Questo accrescerebbe il potere contrattuale di Phnom Penh ed addolcire le richieste di Brussels e Washington.

Qualunque cosa accadrà il 9 novembre sarà almeno un passo in avanti nel blocco politico che ora entra il suo terzo anno.

David Hutt, TheDiplomat

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