Aung San Suu Kyi difende verdetto di condanna di Wa Lone e Kyaw Soe Oo

Per la prima volta il leader di fatto del governo birmano Aung San Suu Kyi difende verdetto di condanna di Wa Lone e Kyaw Soe Oo, i due giornalisti birmani condannati a sette anni di carcere per essere in possesso di documenti segreti dello stato.

Contrariamente a diplomatici, giornalisti e militanti che hanno seguito l’andamento del processo, la Suu Kyi ha detto:

“Il giudizio non aveva nulla a che fare con la libertà di espressione… Non sono stati incarcerati perché sono giornalisti, sono stati incarcerati perché la corte ha deciso che avevano violato la Legge del Segreto di Stato”.

Con questa dichiarazione, fatta durante un meeting del WEF svoltosi ad Hanoi tra 11 e 13 settembre, sembrano un po’ scemare le speranze di moltissimi democratici di un perdono presidenziale dei due giornalisti birmani, i quali con una loro inchiesta avevano scoperto una delle tante stragi della sicurezza birmana, il massacro di dieci civili Rohingya ad Inn Dinn per il quale poi l’esercito birmano ammise la colpa e condannò alcuni ufficiali coinvolti.

La Suu Kyi nella sua difesa del verdetto ha aggiunto che molti non si sono neanche preoccupati di legger fino in fondo il verdetto sfidando i critici ad “indicare dove pensano sia stata fatta ingiustizia”.

Il verdetto è stato fatto secondo il diritto ed i giornalisti in carcere hanno la possibilità di appellarsi.
Durante il processo la difesa portò un testimone della polizia il quale denunciò che l’arresto di Wa Lone e Kyaw Soe Oo fosse stato costruito a tavolino e che i documenti segreti in loro possesso fossero stati loro consegnati dalla polizia. Questa testimonianza è stata considerata insufficiente e non corroborata da altre prove.

Nella stessa intervista la Suu Kyi ha anche parlato di quanto successo quel 25 agosto 2017, di ciò che l’ONU definì prima pulizia etnica e che poi la commissione di accertamento dei fatti definì genocidio.

Oltre 700 mila Rohingya scapparono nel vicino Bangladesh dopo la repressione da terra bruciata, messa in atto dalle forze di sicurezza birmane, all’indomani di un attacco di militanti del ARSA contro postazioni della sicurezza birmana nel Rakhine settentrionale.

L’ONU si è espressa anche condannando la campagna politica contro il giornalismo indipendente e il fallimento del sistema giudiziario nel tenere alti i diritti al giusto processo dei giornalisti.

“Ci sono naturalmente modi in cui, col senno di poi, avremmo potuto pensare che la situazione sarebbe potuta essere gestita meglio” ha detto la Suu Kyi che ha ribadito che il governo accetta la piena responsabilità per gli aspetti politici della crisi. Il governo birmano aveva il dovere secondo la Suu Kyi di “proteggere gruppi etnici molto piccoli nel Rakhine che stanno scomparendo anche se il resto del mondo non è interessato”
Delle critiche e condanne internazionali Suu Kyi non ne ha parlato. Si è soffermata invece sul rispetto della legge durante i periodi di opposizione alla giunta militare:

“Pochi realizzano che durante i nostri trentanni come partito politico non abbiamo neanche una volta organizzato una dimostrazione pubblica. Abbiamo provato a fare tutto all’interno del quadro legislativo”
Quindi il cambiamento della costituzione, che è un impegno del NLD e che mira ad eliminare la quota del 25% dei parlamentari riservati ai militari dovrà essere fatto nel quadro della “riconciliazione nazionale e della stabilità”

Come ha ricordato Phil Robertson di Human Rights Watch:
“Non riesce a comprendere (Aung San Suu Kyi) che il governo di diritto significa rispetto per le prove presentate durante il processo, di azioni che si basino su leggi chiaramente definite e proporzionali e sull’indipendenza del sistema giudiziario dall’influenza dei militari e del governo… Su tutti questi aspetti il processo ai giornalisti della Reuters ha fallito la prova”.

 

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