Boracay chiusa per sei mesi per ordine di Duterte, Filippine

Il presidente Duterte ha deciso: l’isola di Boracay chiusa ai turisti per sei mesi a partire dal 26 aprile prossimo e l’industria turistica filippina è stata messa nei guai per le conseguenze sulle centinaia di migliaia di prenotazioni cancellate.

Ricordiamo che lo stesso Duterte aveva descritto l’isola famosa a livello mondiale con 2 milioni di arrivi nel 2017 come un cesso per lo sversamento incontrollato dei reflui.

A controllare che non ne arrivino saranno predisposti soldati e polizia ai porti per respingere eventuali turisti.

“Qualcuno ci sta facendo una maledizione … è nauseante” ha detto la presidente del Hotel Sales and Marketing Association Christine Ibarreta che ha aggiunto: “Spero ce non ci saranno casini e caos. Vogliamo che sia fatto in ordine”.

Secondo la Ibarreta sono centinaia di migliaia di prenotazioni a dover essere annullate del valore di milioni di dollari per gli hotel e gli altri servizi turistici. In molti casi sono prenotazioni fatte in grande anticipo per le quali deve essere offerto un cambio di destinazione o devono essere restituite le cauzioni.

Non sembra per altro che il governo filippino vorrà contribuire finanziariamente alle imprese ed ai lavoratori che sono colpiti da questo divieto.

Le ricadute saranno per tutta l’industria turistica perché Boracay contribuisce con il 20% alle entrate turistiche.

A rimetterci saranno anche 17 mila lavoratori dell’industria che resteranno senza lavoro e che in una fase successiva dovranno essere riaddestrati.

Il ministero dell’ambiente ha comunque cominciato a lavorare ad un piano di riabilitazione dell’isola per affrontare i grandi problemi di cui soffre Boracay che poi non è molto estesa.

Il sistema dei reflui di case e resort e delle linee della fogna, il grande quantitativo di rifiuti prodotti dal numero enorme di turisti che vi giungono, l’appropriazione indebita di zone umide, di terreni forestali e altre aree ambientali importanti per contenere le piogge dei monsoni ed il degrado di alcune spiagge e grotte importanti dal punto di vista naturalistico.

Saranno sufficienti sei mesi per fare tutto questo mediante un coordinamento tra agenzie e ministeri interessati? C’è da dubitare anche in considerazione del fatto che devono essere disposti dei fondi ad hoc.

Entro il 26 aprile Duterte deve dichiarare lo stato di calamità per facilitar l’allocazione dei fondi. Fino ad agosto il ministero dovrà dire quali imprese e resort sono adeguati agli standard del ministero e chi si deve adeguare per i reflui ed i rifiuti.

Si devono rivedere il sistema della fogna e della gestione dei rifiuti. SI devono riabilitare 3 linee della fogna e si devono costruire nuovi impianti di trattamento dell’acqua.

Ci sono 948 strutture illegali sulle terre forestate, oltre un centinaio di strutture che sono nei 30 metri dal mare che i gestori devono abbattere.

Duterte ha detto che i fondi della calamità saranno usati anche per chi sarà colpito dalla chiusura senza che se ne approprino le imprese.

Contemporaneamente saranno esaminate le posizioni delle autorità locali e delle imprese che in questi anni hanno violato i regolamenti e le leggi ambientali.

Va notata la posizione del ministro dell’ambiente Roy Cimatu sul mega casinò che hanno chiesto di poter costruire a Boracay.

Ai giornalisti che gli hanno chiesto cosa ne pensasse sui piani di costruire un casinò a Boracay Roy Cimatu ha risposto di no. “Ci sono così tanti altri posti per costruire un casinò. Perché costruirlo lì?”

Ma finora non sarebbe giunta alcuna richiesta di permessi di costruzione, e comunque ha detto che si atterrà ai regolamenti e alle leggi in vigore e alle indagini del ministero.

“Forse una volta che ci hanno presentato una richiesta determineremo se accettarla o rigettarla secondo parametri scientifici” ha detto il sottosegretario all’ambiente Jonas Leones.

 

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