Duterte non isserà la bandiera sulla isola Thitu per deferenza verso la Cina

Duterte si inchina con deferenza verso la Cina che gli ha chiesto di non recarsi all’isola Thitu nelle Spratly per non esasperare le tensioni tra i due paesi.

Per rispondere alle tensioni interne filippine sulla questione delle dispute nel Mare Cinese Meridionale, Duterte aveva ventilato la promessa di issare la bandiera filippina, nel giorno dell’indipendenza del 12 giugno, sull’isola di Thitu nelle Spratly per sottolineare la sovranità di quell’isola di 37 ettari, dove vivono qualche centinaia di filippini.

deferenza verso la CinaLo aveva detto già qualche giorno fa e di fronte alla platea di emigrati filippini in Arabia Saudita, dove era in visita di cortesia e di ricerca di finanziamenti, riceve il caloroso applauso dei filippini presenti, quando sembra ribadire l’idea di voler issare la bandiera come simbolo di sovranità nazionale.

Spingendosi oltre Duterte aveva anche invitato, con la vanagloria dei dittatori, ad occupare le isole nelle Spratly dove le Filippine vantano dei reclami di sovranità. Ma la Cina non deve aver visto di buon occhio queste dichiarazioni ed avrà ricordato a Duterte che i finanziamenti che lui cerca per il paese sono in cambio di qualcosa.

Alla stessa platea di emigrati Duterte ha detto che la Cina ha fatto conoscere la propria contrarietà all’idea, perché un tale gesto avrebbe potuto spingere le altre nazioni reclamanti a fare lo stesso causando così una situazione pericolosa per la stabilità.

“Così per amicizia con la Cina e perché l’amicizia per noi è importante, non andrò lì a issare la bandiera filippina. Forse manderò mio figlio” ha continuato Duterte.

“Hanno detto, per favore non andate lì per il momento, non andare proprio lì”. Duterte si inchina per deferenza alla Cina.

La politica estera indipendente delle Filippine è solo gioco di parole al vento? Equidistanza dalle superpotenze solo come un grande ondeggiare tra due polarità opposte, perché in realtà si è già svenduto tutto alla Cina?

La questione della politica estera è un argomento notevole su cui Duterte si può giocare davvero la messa sotto accusa e l’accusa di tradimento. Per questa ragione è costretto a giocare l’altra carta.

Così dopo aver accusato gli USA di non aver fermato la Cina nell’occupazione, nella espansione artificiale e militarizzazione delle isole nel mare cinese meridionale, prova anche a voler rafforzare senza militarizzare le aree controllate da Manila. Lo farà mai oppure ascolterà la voce amica della Cina a starsi fermo e a pensare alla guerra alla droga?

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