La miniera di oro di Na Nong Bong nella provincia di Loei nel nordest thailandese

Sono piombati nella notte 150 uomini mascherati, armati di mazze, coltelli e pistole nel villaggio di Na Nong Bong nella provincia di Loei nel nordest thailandese sparando in aria e minacciando e picchiando i residenti.

Per varie ore gli abitanti del villaggio si sono nascosti per il terrore temendo il peggio, mentre gli uomini armati distruggevano le barricate erette dai cittadini sulla strada che porta alla miniera d’oro vicina.

Vari camion poi si sono portati via la preziosa ganga.

Per anni gli abitanti di sei villaggi si erano opposti alle operazioni della miniera di oro della Tungkum Ltd che contaminava la loro acqua e il loro ambiente con alti livelli di cianuro, arsenico e mercurio

Ma nessuno si aspettava una battaglia sanguinosa che li ha tenuti prigionieri feriti nel loro stesso villaggio. E’ il ricordo di Ranong Kongsaen di una notte di terrore di quattro anni fa.

“Mentre mi picchiavano pensavo: non può essere questa la Thailandia, il mio paese” dice Ranong. “Sentivo di trovarmi in una zona di guerra in un paese straniero. Non mi sono mai sentito così disperato” dice la donna su un materasso della sala della comunità insieme agli altri del Khon Rak Ban Kerd Group (KRBKG), gente che ama la propria terra.

Quella violenza a Na Nong Bong, che prese di mira le donne che guidavano la protesta, scosse persino i militanti più induriti, dice Sutharee Wannasiri di Fortify Rights.

In un rapporto di questo mese, dopo tre anni di indagini, Fortify Rights chiede al governo di incriminare la milizia che fece l’attacco e di decontaminare l’acqua e la terra di quei villaggi.

Inoltre si chiede che i residenti dei villaggi siano prosciolti dalle accuse fatte dalle autorità e dalla Tongkun.

“Per anni gli abitanti aveano chiesto pacificamente di chiudere la miniera e ripristinare la terra per poter continuare a lavorare” dice Sutharee alla Reuters. “Gli abitanti meritavano protezione e risarcimento, ma sono stati attaccati brutalmente e denunciati in sede civile e penale.

Mentre a Na Nong Bong la violenza fu estrema anche altre comunità del paese si sono opposte alle miniere di oro.

Il governo militare in risposta ha sospeso le operazioni minerarie dal 1 gennaio del 2017 “a causa dell’impatto sulla gente e sull’ambiente”.

Ordinò alle imprese di riabilitare l’ambiente e alle agenzie del governo di affrontare gli impatti pericolosi e la salute delle vittime.

Ma è stato fatto ben poco per invertire i danni arrecati nella provincia di Loei e nelle altre province e i cittadini possono far ben poco, come dice Sor Rattanamanee Polkla, avvocato del villaggio.

“Ci sono leggi e regole ma poca chiarezza sulle bonifiche ed i risarcimenti, e quindi il processo si protrae anche se la miniera è chiusa”

A Na Nong Bong, gli abitanti pescavano in fiumi limpidi, crescevano riso, banane, mango e papaya nel suolo fertile della provincia di Loei, circondati da montagne e foreste dense.

Tutto cambiò solo dopo qualche mese dall’inizio delle operazioni della Tengkum nel 2006, Prima gli abitanti si lamentavano dei rumori e della polvere, poi cominciarono a cadere malati.

La Tengkum aveva trovato un milione di tonnellate di minerale grezzo nelle colline di Loei affermando che l’impatto ambientale era limitato secondo il rapporto di Fortify Rights.

Ma quando l’impatto si fece molto più grave i cittadini di sei villaggi del distretto di Wang Sa Phung formarono il KRBKG chiedendo la chiusura della miniera e la bonifica del suolo.

“Fino alla loro venuta gestivamo bene l’agricoltura e la pesca ma la miniera ci è costata tutto, terra, sostentamento e pesca” dice Pornthip Hongchai del KRBKG.

In risposta la provincia di Loei istituì un gruppo di lavoro per monitorare le operazioni e condurre analisi ambientali. Fu detto ai cittadini di non bere acqua dei torrenti e dei pozzi per gli alti livelli di arsenico, cadmio e manganese. Fu consigliato di non mangiare pesce dal fiume pe l’arsenico presente. La miniera però continuava ad operare.

Una risoluzione del governo nel 2011 riconosceva le preoccupazioni ambientali e di salute legata alla diga della Tengkum a Loei ordinando un monitoraggio e valutazione più stringenti. Ma il crollo di una diga di contenimento che conteneva rifiuti della miniera peggiorò drammaticamente la contaminazione.

“Questa è la ragione per cui chiudere una miniera non basta perché le conseguenze possono andare avanti per anni” dice Tanapon Phenrat della Naresuan University che cita il caso del fiumiciattolo Klity che fu contaminato da un’industria di trattamento del piombo nella provincia di Kanchanaburi.

“Venti anni dopo la fine delle operazioni i sedimenti del Klity sono contaminati da piombo e gli abitanti convivono con un’inaccettabile esposizione ai rischi” dice Tanapon. “Può accadere ugualmente a Loei”. Le autorità dovrebbero condurre una valutazione accurata per il ripristino del suolo e dei fiumi.

Nel 2016 un tribunale di Loei condannarono un vice colonnello e un colonnello in pensione a tre anni di carcere perché coinvolti nell’attacco ed ordinarono di risarcire nove abitanti con 700 euro ciascuno.

Lo scorso anno una corte di appello aumentò la pena a cinque anni. Questo anno fu dichiarato il fallimento della Tungkum.

A Na Nong Bong sono spariti i rumori e la polvere ma restano fuori di alcune case, a ricordo della passata lotta, i manifesti che dicono “no alle miniere per la pace e la felicità”

Il KRBKG ha ricevuto il premio dalla Commissione Nazionale dei diritti umani per il loro attivismo.

Ma in molti si battono ancora in tribunale contro le accuse ricevute, e gli abitanti hanno ancora paura di crescere riso o di bere l’acqua.

“La miniera è chiusa ma continuiamo a soffrire” dice Ranong.

Rina Chandran, REUTERS

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