La preparazione al disastro in Indonesia dopo il terremoto a Palu

Continuano le operazioni di salvataggio e sostegno nelle Sulawesi Centrali dopo il terremoto e lo Tsunami non previsto che hanno colpito nella Baia di Palu facendo 1571 morti accertati.

Un altro migliaio di persone potrebbero essere ancora sepolti nelle città di Balaroa e Petobo nel fango, alto alcuni metri, che si è formato per un fenomeno di liquefazione, caratteristico di terreni sabbiosi e limosi sottoposti a scosse sismiche, che trasforma il suolo in un fluido.
Le operazioni sono ancora difficili perché i suoli sono ancora allo stato fluido.

Nelle due città sono stati ritrovati solo una settantina di sopravvissuti e nella sola Balaroa 1700 case sono state sepolte dal suolo liquefatto.

Mentre si fanno sempre più flebili di ritrovare persone vive ad una settimana dal terremoto, cominciano ad affluire i soccorsi internazionali e gli equipaggiamenti pesanti.
In un primo tempo l’Indonesia aveva rigettato l’aiuto offerto dalla comunità internazionale, ma poi considerando la vasta scala del disastro il presidente Widodo ha accettato di far entrare gli aiuti internazionali.

Piano piano almeno a Palu sta ritornando una sembianza di vita, anche se ci vorranno anni per riprendersi completamente dal disastro.

La situazione resta preoccupante nella provincia e negli altri centri come a Donggala che è stata la prima ad essere colpita ma i primi soccorsi si sono attardati su Palu.

Un corrispondente di Al Jazeera, Wayne Hay dice:
«La gente lamenta di essere trattata come cittadini di seconda classe perché non ricevono l’aiuto dato alle altre città.», ma con l’apertura delle strade verso Palu comincia però a giungere l’aiuto anche lì…
Non c’è alcuna operazione di ricerca, ci sono tante persone che mancano ma assumono che queste persone siano tutte finite in mare e non torneranno più… E’ una scena di devastazione in un piccolo villaggio pittoresco di pescatori. Quando è giunto lo tsunami si è portato con sé tutto. Case, negozi e tutto quello che serve per vivere mentre l’ondata passava di qui per andare verso Palu stessa».

Mentre continuano le operazioni di soccorso e ricerca di sopravvissuti e si scavano fosse comuni per seppellire le persone ritrovate morte, ci sono le promesse di ricostruire la regione e le paure delle ricadute della lentezza delle operazioni sulle prossime elezioni nazionali indonesiane.
Ci si domanda anche di cosa il paese ha imparato dallo tsunami del 2004 che sconvolse la parte settentrionale di Sumatra.

La debolezza della preparazione al disastro in Indonesia

Compaiono le domande sul sistema di allarme indonesiano e sugli sforzi di mitigazione del disastro all’indomani dei devastante terremoto e tsunami nelle Sulawesi Centrali, sulle manchevolezze sostanziali mostrate a causa dei finanziamenti insufficienti.

Il portavoce Sutopo Nugroho dell’agenzia nazionale di mitigazione del disastro, BNPB, in una conferenza stampa a Giacarta, ha denunciato che le infrastrutture, i mezzi e gli sforzi per sollevare il problema della preparazione al disastro del paese sono «estremamente minimi».

«Il budget, sia statale che regionale, per la mitigazione del disastro da tsunami è molto limitato; il nostro budget di gestione del disastro al BNPB continua a scendere negli anni» ha detto Sutopo.
I dati del ministero delle finanze dicono che sono stati allocati meno di 50 milione di dollari per l’agenzia nel 2018 contro una somma doppia dell’anno precedente.

Al BNPB mancano anche i fondi per gli sforzi di emergenza. Ci sarebbe bisogno di almeno 2 miliardi di dollari per questo scopo, ma ogni anno l’agenzia ne ha ricevuti solo un terzo. La conseguenza è che gli sforzi per affrontare la preparazione al disastro sono stati molto ostacolati in tutto il paese.

Il fatto che l’Indonesia si distenda sull’Anello di Fuoco, un arco costituito da linee di faglia e vulcani attorno ai confini dell’oceano pacifico rende il paese a grande rischio di terremoti, tsunami ed eruzioni vulcaniche, particolarmente la parte orientale del paese.

Il bilancio delle vittime del terremoto di magnitudo 7.4 seguito poi dallo tsunami si attesta a 1571 mentre altri 2700 sono feriti seriamente. 70 mila sono i senza casa.

L’Indonesia è stata scossa da vari terremoti grandi negli ultimi mesi compreso quello di forza 7 che ha colpito Lombok che ha fatto 564 morti e 1600 feriti sull’isola di Lombok ad Agosto.

Sutopo ha notato che la mancanza di ricerca e di sforzi di mitigazione per lo tsunami ha portato molti a continuare a vivere in aree a grande rischio. Secondo le stime dell’agenzia oltre 148 milioni di persone vivono su aree sismiche e 3.8 in aree a rischio tsunami.

Quando si parla di tsunami il paese ha un sistema di preallarme di controllo delle maree, di boe di segnalazione e sensori sismografici.

Sutopo ha detto che questo sistema funziona finora riconoscendo però che nessuno delle boe di avviso di tsunami in mare aperto è stato operativo dal 2012 a causa del vandalismo e della cattiva manutenzione.

«Lo tsunami che è accaduto a Palu è una lezione per noi; non dobbiamo solo aggiungere o migliorare le nostre boe, ma poiché il vandalismo è un problema dobbiamo sviluppare dei sensori da fondale marino». A questo scopo l’Agenzia per la Valutazione e Applicazione della Tecnologia BPTT è capace di portare avanti questo compito.

Inoltre è emerso dall’ultimo disastro di Palu che esiste un problema di sirene antitsunami che non hanno funzionato a dovere, o che sono state rubate o danneggiate.

E sembra che anche in altre aree ci sono deficienze da affrontare come la mancanza di sirene: ci sono soltanto 56 sirene nel paese mentre il numero ottimale dovrebbe essere un migliaio.
Ci sono inoltre 50 aree temporanee di evacuazione e 10 mila segnalazioni di evacuazione nonostante ne servano 2200 di aree e 500 mila di segnalazioni.

Un altro problema sollevato da Sutopo è che nei sistemi di preallarme del disastro la Cultura locale deve giocare un ruolo più importante ed essere incorporata con la scienza e tecnologia.
«Ci sono casi dove un approccio culturale è molto più efficace rispetto a quello della scienza e tecnologia» JG

 

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.