THAILANDIA: I tassisti in motocicletta di Claudio Sopranzetti

Nel momento in cui scriveva questa memoria, Claudio Sopranzetti faceva la sua ricerca per un dissertazione di antropologia. Lo studio, che si basa sul proprio rapporto con alcuni dei duecentomila tassisti in motocicletta che operano in modo semi-legale a Bangkok, si focalizza sulla mobilità e la politica.

Molti dei tassisti provengono dal nordest, una regione dove la popolazione è di origine Lao e storicamente è una delle più svantaggiate regioni del regno. I coltivatori Lao e i piccoli commercianti, che emigrano nella capitale per lavorare nei servizi come conducenti di tassì e motociclette, soffrono da tanto a causa del disprezzo della gente ricca della città che li vede come zoticoni e coltiva una paura profonda per una forza lavoro cosciente.

Il nordest come anche il nord ha sostenuto l’ascesa di Thaksin Shinawatra, il primo ministro dal 2001 al 2006 che ha raccolto più voti di sempre in Thailandia prima di essere cacciato da un golpe militare. Thaksin ora è in esilio, colui che dall’estero tira il fili del governo attraverso Yingluck Shinawatra, primo ministro attuale ed ex imprenditrice senza alcuna esperienza politica precedente e sua sorella più piccola. Nato nel nord, Thaksin stesso è un rampollo di una classe media cittadina d’alto rango, ricca, ma ha usato le ricchezze che aveva ammassato nei suoi affari per costruire una macchina politica formidabile che è giunta a dominare il sistema politico thailandese col monopolio del suo partito politico in parlamento.

Uno degli strumenti del successo di Thaksin fu il suo populismo. Le sue politiche, come un’assicurazione sanitaria poco costosa universale, finanziamenti ai villaggi per iniziare dei progetti di comunità, hanno colpito profondamente il cuore di settori sociali lasciati fuori da un pezzo della prosperità del paese. Thaksin non è sempre un eroe per tutte queste persone povere che riescono a individuare le tendenze autocratiche nel suo carattere persino se riconoscono che il magnate dei media sembra difendere la democrazia. Un tassista dice a Claudio: “Sai, neanche a me mi piace Thaksin, ma ora è chiaro che Thaksin era solo uno strumento. Ora non è più per lui. Non mi piaceva, ma ha buone politiche.”

Un anziano venditore ambulante di libri con i classici del radicalismo thailandese e i tomi del marxismo dice con enfasi: “Questa è guerra di classe, pura e semplice.” La bancarella è sistemata all’ombra di uno dei centro commerciali più sontuosi di Bangkok dove Gucci, Vuitton e Versace con i loro negozi segnano un posto esclusivo e di accesso ineguale alle risorse.

I tassisti in motocicletta si lanciano e si aggirano attraverso la congestione infame del traffico della città. Mentre trasportano persone, merci e notizie per i labirintici capillari della città, avanzano lentamente lungo stradine strette affollate di venditori e negozianti. I tassisti sono il sangue vitale della capitale, l’incarnazione vera della mobilità in una megalopoli da più centri, che per decenni ha sfidato i pianificatori urbani. La conoscenza della geografia della città dà agli autisti lo status di “possessori della mappa”. Sopranzetti fa la parte del giornalista a seguito e si inserisce nella loro vita quotidiana per scoprire quello che fanno, a chi parlano e cosa ne pensano della politica. La motilità dei veicoli dei guidatori è una metafora del loro desiderio di una mobilità sociale verso l’alto, se non per loro durante la loro vita allora per i loro figli attraverso una istruzione formale che porterà loro maggiore sicurezza del lavoro e maggiori entrate alla prossima generazione. Tra i dieci paesi nel sudestasiatico che formano l’ASEAN, la Thailandia ha la maggiore ineguaglianza di entrate. Le conversazioni con i tassisti in motocicletta fornisce a Sopranzetti di un telescopio attraverso cui apprende i bisogni, i desideri e le aspirazioni di persone che lottano per migliorarsi.

Agli inizi del 2010 in un confronto politico contro il governo del momento che fu messo su e finanziato da Thaksin dall’estero, bisogni, desideri e aspirazioni acquistano voce in una protesta di massa che chiude il centro di Bangkok, prima presso l’iconico monumento della democrazia nella vecchia parte di Bangkok, e dopo nel cuore commerciale della capitale. Lì le Magliette Rosse stabiliscono un campo fortificato con barricate fatte di gomme e bastoni di bambù appuntiti che sembrano fragili e allo stesso tempo minacciose. Il campo è la città dentro la città, completa di farmacie, cucine, dormitori improvvisati e tende dei monaci. Sopranzetti segue i tassisti in motocicletta dentro il movimento di protesta che paralizza la capitale. L’esperienza occupa le sue energie mentali e fisiche per un mese intero.

Per mantenersi sano e sapendo il valor storico di cosa succede sotto i propri occhi, Sopranzetti è obbligato dalle emozioni del momento a dire qualcosa sull’evento che non rientra nel formato accademico tradizionale. La sua visuale, i sensi in toto sono sovreccitati, e comincia a tenere un diario di quello che vede, odora e sente. Allora mise in blog le sue osservazioni e riflessioni. “Red Journey” è il risultato, un lavoro che è stato giustificatamente elogiato come “un piccolo libro brillante che commuove, apre gli occhi, disturba” e mostra “quell’insieme di speranza e paura” vissuto da quelli che prendevano parte alla protesta. Mappe di Bangkok aiutano a far orientare il lettore, ed ogni capitolo inizia con una prima pagina in bianco e nero del giornale “The Nation”, un quotidiano di Bangkok. Il libro non porta un apparato dei riferimenti e d bibliografia tipici di una pubblicazione di ricerca. Dopo tutto è una memoria informale, un libro tirato via da un blog, ed il fattore costo ha forse prodotto questa pubblicazione alquanto austera. Gli appassionati di Google che ricercano immagini grafiche con tanto rosso si possono dar da fare su internet. Credo che riferimento a qualche compagno nel resoconto di Sopranzetti, come il giornalista Nick Nostitz, avrebbero offerto paragoni utili al libro.

Il significato di “Padre dove sei?”, scritto su un’immensa tela pendente da un ponte, si perde per i nuovi arrivati sulla politica thailandese che non si rendono conto che la domanda sarcastica si riferisce all’attuale monarca.

Disperse nella storia di Sopranzetti ci sono perle di osservazioni e riflessioni argute, come quando osserva che i soldati inviati per disciplinare la folla si trovano di fronte a giovani della loro stessa età, armati entrambi della convinzione e della certezza di trovarsi sul lato giusto della barricata, “proprio gli stessi occhi da entrambi i lati, il paese che si osserva”. Sente rumori che fanno difficoltà ad essere assemblati in una narrazione coerente, eppure testimonia una versione della storia che diventa fissa, “una storia di violenza e sacrificio, di repressione di stato e eroismo personale”. Si rifiuta di dare opinioni sulle cose che sono scure di cospirazione e previsioni. Chi, se c’è qualcuno, che ha il controllo degli esplosivi nel campo delle magliette rosse? Chi sono gli uomini in nero che si dice siano la terza mano? Di chi è la terza mano? Chi mette a fuoco le icone capitaliste mentre il campo delle magliette rosse è distrutto? Mentre la storia evolve inevitabilmente e inesorabilmente verso il suo violento scioglimento, Sopranzetti documenta la miscela di tensione, paura, eccitazione e noia che afferra i manifestanti. L’autore stesso è annoiato dai discorsi ripetitivi e senza fine lanciati ad alto volume per tutte le ore del giorno e della notte. “Apprezzo la loro resilienza ma non credo di poter sopportare un’altra notte degli stessi discorsi” dice con sarcasmo. Si aggiunge al baccano la voce di Thaksin che dà energia alla folla mediante dei video dall’estero, dando loro istruzioni a mantenere la posizione, a denunciare la elite di potere e costringere il governo ad andarsene.

Questo particolare episodio della politica di confronto del paese termina in una battaglia sanguinosa. Il caos ed il disordine di un immenso sito di protesta e le richieste inamovibili delle magliette rosse provocano il governo ad usare la forza estrema per rompere l’accampamento e disperdere i manifestanti, un atto che risultò in oltre novanta morti, e feriti, alcuni dei quali orrendi, per oltre 2000 persone.

Sopranzetti impara a come stare lontano dal pericolo seguendo l’avviso di persone sagge e minimizzando i movimenti a rischio, ma anche così è una storia limite. Un cameramen giapponese ed un fotografo italiano sono uccisi durante gli scontri. I manifestanti sanno come decodificare i suoni delle armi ed insegnano all’antropologo ad identificare i fucili dei cecchini attraverso il suo suono secco e corto, le granate dal loro eco forte. La battaglia è tutta da un lato; Davide ricorre alle molotov fatte in casa, al bruciare delle gomme, alle fionde e ai fuochi d’artificio contro le granate di Golia e i cingolati. Il corso della battaglia non lo si riesce a seguire a livello di strada. Sopranzetti e i manifestanti comprendono meno quello che sta accadendo di fronte ai loro occhi di quanto uno spettatore della BBC o della CNN a Londra o a Dehli. I manifestanti sono soldati a piedi che lottano per le strade con solo un senso vago della guerra che infuria sopra di loro.

Quando i militari ripuliscono tutto, degli incediari appiccano il fuoco a centri commerciali, banche, negozi e cabine telefoniche lungo il sito della protesta. Dense nuvole nere si innalzano sulla città. Guardando meravigliato all’involucro bruciato di Central World, uno dei palazzi del capitalismo di Bangkok, Sopranzetti ammette che le parole gli mancano nel provare a descrivere l’enormità dell’evento. Il linguaggio è sconfitto. Riesce a tirar fuori un’ultima immagine parola: la parte centrale di Central World è appena scomparsa “come se un cucchiaio gigante avesse rimosso questa delizia del panorama di Bangkok”.

Il suo amico thailandese dice che è troppo pericoloso aggirarsi ancora, e fuggono via.

Craig J. Reynolds, Il libro Claudio Sopranzetti, Red Journeys: Inside the Thai Red-Shirt Movement. Chiang Mai, Silkworm Books, 2012

Un commento su “THAILANDIA: I tassisti in motocicletta di Claudio Sopranzetti

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