MALESIA: Uso della parola Allah e il governo autocratico

parola allah

Con l’attacco fatto di bottiglie molotov contro la Chiesa dell’Assunzione a Penang alla fine di gennaio, non è difficile immaginare che possa scoppiare una violenza tra musulmani e non musulmani in Malesia. Uno scenario che sta diventando sempre più plausibile nel quale è facile credere che i cristiani (malesi) dovrebbero fare un passo indietro nella contestazione del divieto di usare la parola Allah.

In questo clima sembra che porgere l’altra guancia e cedere sia il modo migliore per evitare ulteriori tensioni. Chi potrebbe essere biasimato per pensare che il modo più veloce di placare chi vuole l’uso esclusivo dell’uso della parola Allah è di cedere alle loro richieste? Per raffreddare l’atmosfera e allentare le relazioni tese, sembra logico il voler gettare la spugna.

Eppure c’è molto di più in ballo del diritto dei cristiani di adorare in pace in qualunque modo loro scelgono. Questa lotta su una parola che ha denotato Dio sia per i cristiani che per i musulmani per secoli è fondamentale per tutti i malesi. Perché? Perché determinerà se saremo soggetti ad un governo autocratico o se continuiamo a vivere in democrazia.

Come facciamo a dire che le richieste di un uso esclusivo della parola Allah sono un modo di esercitare un governo autoritario?

Per primo quello che accade è l’uso crescente di una certa logica che grida tirannia. Quella logica si dimostra con la tesi che solo perché un individuo o organizzazione o agenzia del governo dice che “Allah” è vietata ai non musulmani deve essere per forza ed automaticamente così. Non interessa che la loro tesi è bacata da una prospettiva storica, teologica o costituzionale. Non interessa che tanti di questi partiti deliberatamente fuorviano e sono lì per derubare i cittadini dei diritti solo in base a delle falsità.

In modo simile non c’è conseguenza che molti di questi individui e organizzazioni non sono né rappresentanti eletti né in posti pubblici per poter dettare quali politiche dovrebbero governare le vite dei cittadini malesi non musulmani. E nel caso di quei governanti che hanno dichiarato che  la parola Allah è di esclusivo uso per i musulmani sembra immateriale che la loro giurisdizione è per prima vincolata dalla costituzione e poi che loro posizione come capi dell’Islam nel loro stato non può estendersi ai non musulmani.

Eppure poiché loro lo affermano, deve essere così. Questo è contrario a quello che le leggi più alte del paese stipulano, e indipendentemente dalle altre parti del mondo, i teologi e autorità religiose islamiche sono perplesse su quello che accade in Malesia. Sembrerebbe che le nostre vite in questo paese siano sogge e governate non dalla logica, intelligenza, equità giustizia o eguaglianza. Quanto siano dettate da individui ed agenti che hanno potuto espandere lo scopo della legge, delle politiche e delle pratiche pubbliche anche se non hanno né la abilità né l’autorità a farlo.

Come hanno potuto esercitare questa tirannia? Hanno promesso violenza, tormenti e arresti e hanno dimostrato di voler dare quello promesso.

Dobbiamo ricordare che l’attacco alla Chiesa dell’Assunzione non è il primo caso. Nel 2010 varie chiese in tutta la Malesia ed un tempio Sikh furono attaccate dopo che l’Alta Corte mantenne il diritto dei cristiani ad usare “Allah”.

Inoltre ai malesi è stato detto che se alzano la voce per i diritti costituzionali, questi gruppi, tra i quali membri del Perkasa e dell’UMNO, risponderanno con minacce di violenza.

Dov’è la prova? Il prete cattolico Lawrence Andrew è stato di continuo demonizzato e minacciato da elementi dell’estrema destra tra i quali l’UMNO dello stato di Selangor che hanno bruciato la sua effige.

Questi gruppi hanno anche fatto pressione perché il sacerdote fosse arrestato per sedizione, accusa che gli potrebbe essere lanciata dalle indagini della polizia che avrebbe fatto un centinaio di rapporti contro di lui. Andrew ha dichiarato che tutte le chiese dello stato di Selangor avrebbero continuato ad usare la parola Allah nelle loro messe in Malese per la garanzia della costituzione di libertà di religione per tutti i malesi.

Per i cristiani non è neanche sufficiente comportarsi secondo la politica governativa dell’accordo dei dieci punti. La Bible Society of Malaysia fu attaccata e saccheggiata, e le bibbie prese e confiscate, nonostante fossero aderenti alle direttive del ministro dell’interno sull’importazione e pubblicazione delle bibbie in lingua malese.

E se dovessero i cristiani di lingua malese continuare ad usare “Allah” nelle loro preghiere e riti come hanno fatto per generazioni, lo possono fare temendo le ripercussioni dello stato o di agenti non statali. Lo hanno già fatto i gruppi musulmani di discendere nelle chiese per dimostrare contro i cristiani pacifici mentre celebrano la loro messa.

Qual’è il messaggio in questi incidenti? “Fate quello che noi diciamo anche se significa abbandonare i vostri diritti costituzionali come cittadini malesi. E se non lo fate risponderemo con minacce, violenze ed attacchi finché non vi piegherete”. Chiunque abbia letto o vissuto la storia della Germania Nazista riconoscerà queste tattiche per quello che sono, fascismo. E se sappiamo quello che accadde sotto il Terzo Reich la domanda è: “Vogliamo la stessa cosa per la Malesia? Vogliamo essere governati dalla paura, dalla minaccia e dalla violenza? O dal governo della legge, dalla giustizia, equità e garanzie costituzionali alla libertà a cui teniamo così tanto?

Negli USA il presidente Kennedy si trovò di fronte alla sfida della violenza e dalla discriminazione contro gli americani di colore negli anni 60. Nonostante le pressioni politiche si mosse per sostenere il movimento dei diritti civili e alla fine usò il potere del suo ruolo per fare la cosa giusta per il suo paese.

Kennedy descrisse la discriminazione, la violenza e le minacce che gli americani neri subivano come una “crisi morale” per il paese e per il suo popolo. “E’ il momento di agire nel Congresso, nel vostro stato e nel corpo legislativo locale e soprattutto, nella vostra vita di ogni giorno. Non è sufficiente incolpare gli altri, dire che questo è un problema di una parte del paese o l’altra, o deplorare i fatti che vediamo… Quelli che non fanno nulla invitano alla vergogna come pure alla violenza. Quelli che agiscono con forza riconoscono il diritto come pure la realtà” disse nel suo messaggio alla nazione del giugno 1963.

E Kennedy agì con forza, per assicurare che l’Ufficio Ovale sotto la sua presidenza terminasse la paura e la discriminazione che le minoranze pativano negli USA.

Dubito, per sfortuna, che possiamo riporre la fiducia nello stesso tipo di presidenza del Primo ministro Najib Razak che ha già rinnegato lo spirito dell’accordo dei dieci punti con i Cristiani della sua amministrazione. E rimane da vedere se il governo di Selangor sotto Khalid Ibrahim “agirà con forza”.

Se i nostri politici ci deludono, come non è chiesto loro, anche più allora è imperativo per i cristiani in Malesia contestare il divieto sull’uso della parola Allah, che non è solo per assicurare a tutti i malesi di avere il diritto di pregare pacificamente nel modo che scelgono. L’importanza di combattere il divieto e di essere coraggiosi di fronte alle minacce sta nel fatto che senza la risposta dei cristiani possiamo essere certi che le nostre vite saranno dettate dalla tirannia e dal governo autoritari.

Con l’attacco fatto di bottiglie molotov contro la Chiesa dell’Assunzione a Penang alla fine di gennaio, non è difficile immaginare che possa scoppiare una violenza tra musulmani e non musulmani in Malesia. Uno scenario che sta diventando sempre più plausibile nel quale è facile credere che i cristiani (malesi) dovrebbero fare un passo indietro nella contestazione del divieto di usare la parola “Allah”.

In questo clima sembra che porgere l’altra guancia e cedere sia il modo migliore per evitare ulteriori tensioni. Chi potrebbe essere biasimato per pensare che il modo più veloce di placare chi vuole l’uso esclusivo dell’uso di “Allah” è di cedere alle loro richieste? Per raffreddare l’atmosfera e allentare le relazioni tese, sembra logico il voler gettare la spugna.

Eppure c’è molto di più in ballo del diritto dei cristiani di adorare in pace in qualunque modo loro scelgono. Questa lotta su una parola che ha denotato Dio sia per i cristiani che per i musulmani per secoli è fondamentale per tutti i malesi. Perché? Perché determinerà se siamo soggetti ad un governo autocratico o se continuiamo a vivere in democrazia.

Come facciamo a dire che le richieste di un uso esclusivo di “Allah” sono un modo di esercitare un governo autoritario?

Per primo quello che accade è l’uso crescente di una certa logica che grida tirannia. Quella logica si dimostra con la tesi che solo perché un individuo o organizzazione o agenzia del governo dice che “Allah” è vietata ai non musulmani deve essere per forza ed automaticamente così. Non interessa che la loro tesi è bacata da una prospettiva storica, teologica o costituzionale. Non interessa che tanti di questi partiti deliberatamente fuorviano e sono lì per derubare i cittadini dei diritti solo in base a delle falsità.

In modo simile non c’è conseguenza che molti di questi individui e organizzazioni non sono né rappresentanti eletti né in posti pubblici per poter dettare quali politiche dovrebbero governare le vite dei cittadini malesi non musulmani. E nel caso di quei governanti che hanno dichiarato che “Allah” è di esclusivo uso per i musulmani sembra immateriale che la loro giurisdizione è per prima vincolata dalla costituzione e poi che loro posizione come capi dell’Islam nel loro stato non può estendersi ai non musulmani.

Eppure poiché loro lo affermano, deve essere così. Questo è contrario a quello che le leggi più alte del paese stipulano, e indipendentemente dalle altre parti del mondo, i teologi e autorità religiose islamiche sono perplesse su quello che accade in Malesia. Sembrerebbe che le nostre vite in questo paese siano sogge e governate non dalla logica, intelligenza, equità giustizia o eguaglianza. Quanto siano dettate da individui ed agenti che hanno potuto espandere lo scopo della legge, delle politiche e delle pratiche pubbliche anche se non hanno né la abilità né l’autorità a farlo.

Come hanno potuto esercitare questa tirannia? Hanno promesso violenza, tormenti e arresti e hanno dimostrato di voler dare quello promesso.

Dobbiamo ricordare che l’attacco alla Chiesa dell’Assunzione non è il primo caso. Nel 2010 varie chiese in tutta la Malesia ed un tempio Sikh furono attaccate dopo che l’Alta Corte mantenne il diritto dei cristiani ad usare “Allah”.

Inoltre ai malesi è stato detto che se alzano la voce per i diritti costituzionali, questi gruppi, tra i quali membri del Perkasa e dell’UMNO, risponderanno con minacce di violenza.

Dov’è la prova? Il prete cattolico Lawrence Andrew è stato di continuo demonizzato e minacciato da elementi dell’estrema destra tra i quali l’UMNO dello stato di Selangor che hanno bruciato la sua effige.

Questi gruppi hanno anche fatto pressione perché il sacerdote fosse arrestato per sedizione, accusa che gli potrebbe essere lanciata dalle indagini della polizia che avrebbe fatto un centinaio di rapporti contro di lui. Andrew ha dichiarato che tutte le chiese dello stato di Selangor avrebbero continuato ad usare “Allah” nelle loro messe in Malese per la garanzia della costituzione di libertà di religione per tutti i malesi.

Per i cristiani non è neanche sufficiente comportarsi secondo la politica governativa dell’accordo dei dieci punti. La Bible Society of Malaysia fu attaccata e saccheggiata, e le bibbie prese e confiscate, nonostante fossero aderenti alle direttive del ministro dell’interno sull’importazione e pubblicazione delle bibbie in lingua malese.

E se dovessero i cristiani di lingua malay continuare ad usare “Allah” nelle loro preghiere e riti come hanno fatto per generazioni, lo possono fare temendo le ripercussioni dello stato o di agenti non statali. Lo hanno già fatto i gruppi musulmani di discendere nelle chiese per dimostrare contro i cristiani pacifici mentre celebrano la loro messa.

Qual’è il messaggio in questi incidenti? “Fate quello che noi diciamo anche se significa abbandonare i vostri diritti costituzionali come cittadini malesi. E se non lo fate risponderemo con minacce, violenze ed attacchi finché non vi piegherete”. Chiunque abbia letto o vissuto la storia della Germania Nazista riconoscerà queste tattiche per quello che sono, fascismo. E se sappiamo quello che accadde sotto il Terzo Reich la domanda è: “Vogliamo la stessa cosa per la Malesia? Vogliamo essere governati dalla paura, dalla minaccia e dalla violenza? O dal governo della legge, dalla giustizia, equità e garanzie costituzionali alla libertà a cui teniamo così tanto?

Negli USA il presidente Kennedy si trovò di fronte alla sfida della violenza e dalla discriminazione contro gli americani di colore negli anni 60. Nonostante le pressioni politiche si mosse per sostenere il movimento dei diritti civili e alla fine usò il potere del suo ruolo per fare la cosa giusta per il suo paese.

Kennedy descrisse la discriminazione, la violenza e le minacce che gli americani neri subivano come una “crisi morale” per il paese e per il suo popolo. “E’ il momento di agire nel Congresso, nel vostro stato e nel corpo legislativo locale e soprattutto, nella vostra vita di ogni giorno. Non è sufficiente incolpare gli altri, dire che questo è un problema di una parte del paese o l’altra, o deplorare i fatti che vediamo… Quelli che non fanno nulla invitano alla vergogna come pure alla violenza. Quelli che agiscono con forza riconoscono il diritto come pure la realtà” disse nel suo messaggio alla nazione del giugno 1963.

E Kennedy agì con forza, per assicurare che l’Ufficio Ovale sotto la sua presidenza terminasse la paura e la discriminazione che le minoranze pativano negli USA.

Dubito, per sfortuna, che possiamo riporre la fiducia nello stesso tipo di presidenza del Primo ministro Najib Razak che ha già rinnegato lo spirito dell’accordo dei dieci punti con i Cristiani della sua amministrazione. E rimane da vedere se il governo di Selangor sotto Khalid Ibrahim “agirà con forza”.

Se i nostri politici ci deludono, come non è chiesto loro, anche più allora è imperativo per i cristiani in Malesia contestare il divieto sull’uso della parola Allah, che non è solo per assicurare a tutti i malesi di avere il diritto di pregare pacificamente nel modo che scelgono. L’importanza di combattere il divieto e di essere coraggiosi di fronte alle minacce sta nel fatto che senza la risposta dei cristiani possiamo essere certi che le nostre vite saranno dettate dalla tirannia e dal governo autoritari.

Con l’attacco fatto di bottiglie molotov contro la Chiesa dell’Assunzione a Penang alla fine di gennaio, non è difficile immaginare che possa scoppiare una violenza tra musulmani e non musulmani in Malesia. Uno scenario che sta diventando sempre più plausibile nel quale è facile credere che i cristiani (malesi) dovrebbero fare un passo indietro nella contestazione del divieto di usare la parola “Allah”.

In questo clima sembra che porgere l’altra guancia e cedere sia il modo migliore per evitare ulteriori tensioni. Chi potrebbe essere biasimato per pensare che il modo più veloce di placare chi vuole l’uso esclusivo dell’uso di “Allah” è di cedere alle loro richieste? Per raffreddare l’atmosfera e allentare le relazioni tese, sembra logico il voler gettare la spugna.

Eppure c’è molto di più in ballo del diritto dei cristiani di adorare in pace in qualunque modo loro scelgono. Questa lotta su una parola che ha denotato Dio sia per i cristiani che per i musulmani per secoli è fondamentale per tutti i malesi. Perché? Perché determinerà se siamo soggetti ad un governo autocratico o se continuiamo a vivere in democrazia.

Come facciamo a dire che le richieste di un uso esclusivo di “Allah” sono un modo di esercitare un governo autoritario?

Per primo quello che accade è l’uso crescente di una certa logica che grida tirannia. Quella logica si dimostra con la tesi che solo perché un individuo o organizzazione o agenzia del governo dice che “Allah” è vietata ai non musulmani deve essere per forza ed automaticamente così. Non interessa che la loro tesi è bacata da una prospettiva storica, teologica o costituzionale. Non interessa che tanti di questi partiti deliberatamente fuorviano e sono lì per derubare i cittadini dei diritti solo in base a delle falsità.

In modo simile non c’è conseguenza che molti di questi individui e organizzazioni non sono né rappresentanti eletti né in posti pubblici per poter dettare quali politiche dovrebbero governare le vite dei cittadini malesi non musulmani. E nel caso di quei governanti che hanno dichiarato che “Allah” è di esclusivo uso per i musulmani sembra immateriale che la loro giurisdizione è per prima vincolata dalla costituzione e poi che loro posizione come capi dell’Islam nel loro stato non può estendersi ai non musulmani.

Eppure poiché loro lo affermano, deve essere così. Questo è contrario a quello che le leggi più alte del paese stipulano, e indipendentemente dalle altre parti del mondo, i teologi e autorità religiose islamiche sono perplesse su quello che accade in Malesia. Sembrerebbe che le nostre vite in questo paese siano sogge e governate non dalla logica, intelligenza, equità giustizia o eguaglianza. Quanto siano dettate da individui ed agenti che hanno potuto espandere lo scopo della legge, delle politiche e delle pratiche pubbliche anche se non hanno né la abilità né l’autorità a farlo.

Come hanno potuto esercitare questa tirannia? Hanno promesso violenza, tormenti e arresti e hanno dimostrato di voler dare quello promesso.

Dobbiamo ricordare che l’attacco alla Chiesa dell’Assunzione non è il primo caso. Nel 2010 varie chiese in tutta la Malesia ed un tempio Sikh furono attaccate dopo che l’Alta Corte mantenne il diritto dei cristiani ad usare “Allah”.

Inoltre ai malesi è stato detto che se alzano la voce per i diritti costituzionali, questi gruppi, tra i quali membri del Perkasa e dell’UMNO, risponderanno con minacce di violenza.

Dov’è la prova? Il prete cattolico Lawrence Andrew è stato di continuo demonizzato e minacciato da elementi dell’estrema destra tra i quali l’UMNO dello stato di Selangor che hanno bruciato la sua effige.

Questi gruppi hanno anche fatto pressione perché il sacerdote fosse arrestato per sedizione, accusa che gli potrebbe essere lanciata dalle indagini della polizia che avrebbe fatto un centinaio di rapporti contro di lui. Andrew ha dichiarato che tutte le chiese dello stato di Selangor avrebbero continuato ad usare “Allah” nelle loro messe in Malese per la garanzia della costituzione di libertà di religione per tutti i malesi.

Per i cristiani non è neanche sufficiente comportarsi secondo la politica governativa dell’accordo dei dieci punti. La Bible Society of Malaysia fu attaccata e saccheggiata, e le bibbie prese e confiscate, nonostante fossero aderenti alle direttive del ministro dell’interno sull’importazione e pubblicazione delle bibbie in lingua malese.

E se dovessero i cristiani di lingua malay continuare ad usare “Allah” nelle loro preghiere e riti come hanno fatto per generazioni, lo possono fare temendo le ripercussioni dello stato o di agenti non statali. Lo hanno già fatto i gruppi musulmani di discendere nelle chiese per dimostrare contro i cristiani pacifici mentre celebrano la loro messa.

Qual’è il messaggio in questi incidenti? “Fate quello che noi diciamo anche se significa abbandonare i vostri diritti costituzionali come cittadini malesi. E se non lo fate risponderemo con minacce, violenze ed attacchi finché non vi piegherete”. Chiunque abbia letto o vissuto la storia della Germania Nazista riconoscerà queste tattiche per quello che sono, fascismo. E se sappiamo quello che accadde sotto il Terzo Reich la domanda è: “Vogliamo la stessa cosa per la Malesia? Vogliamo essere governati dalla paura, dalla minaccia e dalla violenza? O dal governo della legge, dalla giustizia, equità e garanzie costituzionali alla libertà a cui teniamo così tanto?

Negli USA il presidente Kennedy si trovò di fronte alla sfida della violenza e dalla discriminazione contro gli americani di colore negli anni 60. Nonostante le pressioni politiche si mosse per sostenere il movimento dei diritti civili e alla fine usò il potere del suo ruolo per fare la cosa giusta per il suo paese.

Kennedy descrisse la discriminazione, la violenza e le minacce che gli americani neri subivano come una “crisi morale” per il paese e per il suo popolo. “E’ il momento di agire nel Congresso, nel vostro stato e nel corpo legislativo locale e soprattutto, nella vostra vita di ogni giorno. Non è sufficiente incolpare gli altri, dire che questo è un problema di una parte del paese o l’altra, o deplorare i fatti che vediamo… Quelli che non fanno nulla invitano alla vergogna come pure alla violenza. Quelli che agiscono con forza riconoscono il diritto come pure la realtà” disse nel suo messaggio alla nazione del giugno 1963.

E Kennedy agì con forza, per assicurare che l’Ufficio Ovale sotto la sua presidenza terminasse la paura e la discriminazione che le minoranze pativano negli USA.

Dubito, per sfortuna, che possiamo riporre la fiducia nello stesso tipo di presidenza del Primo ministro Najib Razak che ha già rinnegato lo spirito dell’accordo dei dieci punti con i Cristiani della sua amministrazione. E rimane da vedere se il governo di Selangor sotto Khalid Ibrahim “agirà con forza”.

Se i nostri politici ci deludono, come non è chiesto loro, anche più allora è imperativo per i cristiani in Malesia contestare il divieto sull’uso della parola Allah, che non è solo per assicurare a tutti i malesi di avere il diritto di pregare pacificamente nel modo che scelgono. L’importanza di combattere il divieto e di essere coraggiosi di fronte alle minacce sta nel fatto che senza la risposta dei cristiani possiamo essere certi che le nostre vite saranno dettate dalla tirannia e dal governo autoritari.

 Jacqueline Ann Surin L’importanza di Allah,