BIRMANIA: L’etnia Chin tra povertà e discriminazione

E’ un fatto noto che la popolazione dello Stato Chin è ufficialmente di gran lunga la più povera della Birmania. La maggioranza sopravvive su un’agricoltura di sussistenza, con il 73% della popolazione al di sotto della soglia di povertà. Lo stato dell’Arakan (o Rakhine) è appena meno povero con il 44% della popolazione che vive in povertà, stando alle statistiche ONU.

Molto meno conosciuta invece è la crescente disparità tra i livelli di obietta povertà nello stato Chin e il resto della Birmania. Il 25% della popolazione Chin vive sotto la linea della “povertà alimentare” che vuol dire che la gente spende tutte le proprie entrate per gli alimenti. Questo livello di povertà è 5 volte la media nazionale, mentre nel 2005 quando fu il livello di povertà alimentare fu compilato l’ultima volta era di 4 volte. Allora perché la povertà è così grande problema nello stato Chin?

Una qualunque analisi solida dovrebbe adottare un approccio dei diritti umani. Secondo i delle linee guida dell’ONU sulla povertà estrema e diritti umani, “La povertà è una preoccupazione dei diritti umani urgente. Non solo l’estrema povertà è caratterizzata da violazioni multiple rinforzate di tutti i diritti, ma le persone che vivono in povertà generalmente vivono regolari negazioni della loro dignità e eguaglianza”.

Al cuore della questione vi è la discriminazione che è inestricabilmente legata alla povertà come messo in risalto dall’Inviato speciale dell’ONU sul razzismo. I Chin vivono molte specie che si intersecano di discriminazione sanzionata dallo stato, in base all’etnica (Chin), alla religione ( a maggioranza cristiana), alla lingua (per lo più Chin mentre il birmano è la seconda se non la loro terza lingua) e allo status socio economico dei più poveri in Birmania.

La discriminazione sanzionata dallo stato si manifesta in una miriadi di modi. Per prima cosa, è evidente nella negazione del governo, come fa notare Tomas Ojea Quintana, inviato speciale dell’ONU sulla situazione dei diritti umani in Birmania. Le strade principali, l’elettricità e le infrastrutture di comunicazione sono ancora infelicemente inadeguate, vivendo lo stato Chin isolato dal resto del paese.

Poi la discriminazione è evidente nella mancanza di effettiva partecipazione nella vita economica e pubblica per i Chin Cristiani in particolare con pochissimi posizioni governative nello stato Chin o in altre parti della Birmania.

Terza cosa, negli scorsi due decenni la discriminazione di stato ha manifestato una tendenza pervasiva di violazioni di diritti umani perpetrata contro i Chin dagli agenti dello stato.

Durante la mia presenza presso il CHRO, organizzazione Chin dei diritti umani, ho intervistato ben oltre 100 rifugiati Chin in differenti situazioni in Malesia e India. Come una causa fondamentale di fuga, è chiarissima la tendenza pervasiva di violazioni di diritti umani per mano dei militari e di altre agenzie dello stato. Ma negli scorsi quattro anni ho anche incontrato molti pregiudizi verso i Chin da parte di altri birmani. “Oh i Chin sono solo poveri. Non sono rifugiati genuini, solo emigranti per necessità.” una affermazione sentita troppo spesso.

E’ vero che, se si chiede ad un rifugiato Chin quale sia stato il principale problema incontrato in Birmania, cominciano col parlare della povertà. Il capo famiglia spiegherà che non è riuscito a raccogliere abbastanza riso da nutrire la sua famiglia. Se si scava un po’ emerge una tendenza preoccupante. Confisca della terra che riduce la terra da coltivare a disposizione di una famiglia; portatori o altri tipi di lavoro forzato varie volte all’anno che impediscono alle famiglie di curare i campi in modo opportuno per massimizzare i raccolti; e i soldati che si appropriano del riso, dei polli o di altre cose con la forza delle armi, lasciando le famiglie nella fame. Tipicamente una persona supera il punto di sopportazione e decide di scappare. Per tanti che ho intervistato, quel momento giunge dopo aver sperimentato varie volte il lavoro forzato specie come portatori.

Un rapporto del 2011 di Medici Per i Diritti Umani (PHR), basato su uno studio quantitativo di violazioni di diritti umani vissute dalle famiglie Chin nel periodo dal 2009 al 2010, trovava che il 92% delle famiglie Chin intervistate erano vittime di lavoro forzato nel giro di un anno. Ogni famiglia in media in un anno era soggetta al lavoro forzato tre volte. Secondo il PHR questa insieme ad altri gravi violazioni perpetrate dagli agenti di stato contro i Chin erano dei crimini contro l’umanità.

La povertà è stata creata, perpetuata ed esacerbata da atti ed omissioni da parte dello stato sostenuti dalla discriminazione.

Da un lato il governo sta tradendo la gente Chin nei suoi obblighi di fornire l’infrastruttura fondamentale e i servizi per assicurar che i Chin possano godere dei loro diritti ad uno standard di vita adeguato, alimenti, acqua, salute, istruzione e il più alto standard possibile di salute fisica e mentale. Tale mancanza, radicata nella discriminazione sanzionata dallo stato, ha sia creato che perpetuato una povertà abietta.

D’altro canto nel caso della Birmania e dello stato Chin in particolare, gli abusi pervasivi dei diritti umani commessi da agenti dello stato, come lavoro forzato e confisca della terra in particolare, hanno seriamente minato la sopravvivenza dei Chin nei passati venti anni, e senza dubbio esacerbato il livello di estrema povertà.

Fortunatamente è diminuita la prevalenza complessiva di violazioni di diritti umani da parte dei militari e documentati dal CHRO, sin da quando Thein Sein prese il potere nel 2011. Comunque il CHRO continua a documentare serie violazioni, comprese la confisca senza adeguato risarcimento e le violazioni di libertà religiosa o credo. Fino a quando le violazioni continuano il ciclo di discriminazione e povertà continuerà. Allo stesso tempo le comunità continuano ad avere a che fare con le conseguenze di lungo termine su tutti i piani delle scorse violazioni senza alcun accesso alla giustizia o forme di riparazioni possibili per loro in questo momento.

Le soluzioni per affrontare la povertà nello stato Chin devono essere radicate dentro un quadro dei diritti umani. Ovviamente gli abusi devono terminare, ma questo accadrà se saranno presi passi positivi per porre fine alla ricorrenza. Tra queste ci sono misure di largo spettro per porre fine a tutte le forme di discriminazione contro i Chin. La responsabilità per le violazioni passate è un deterrente fortemente efficace, ma al momento l’impunità resta profondamente radicata in Birmania. Dipende dalla popolazione Chin stessa discutere e potenzialmente perseguire differenti elementi di giustizia di transizione con il sostegno di organizzazioni come CHRO. Potrebbe esserci la restituzione di terre confiscate dai militari altre riparazioni per i datti inferti.

Si richiedono con urgenza nello stato Chin investimenti massicci in infrastrutture di base e servizi, ma qualunque strategia o programma di sviluppo mirato alla riduzione della povertà nello stato Chin deve essere implementato in accordo con le guide ONU, chiunque sia l’agenzia che le implementi, governo, ONU, NGO. Queste includono : partecipazione effettiva e significativa; uguaglianza e assenza di discriminazione, trasparenza e responsabilità.

Sono nella completa soddisfazione dei fondamentali diritti umani, compreso il diritto alla partecipazione effettiva nella vita pubblica, oltre l’accesso alla giustizia per le violazioni del passato, i Chin avranno la possibilità di rompere il circolo vizioso di povertà e discriminazione e determinare per sé un futuro migliore.

Rachel Fleming, DVB