THAILANDIA: Yingluck e la rivoluzione che ristagna

rivoluzione che ristagna

Mentre continua la protesta del PDRC col suo tentativo insurrezionale di abbattere un governo eletto, sul piano istituzionale c’è stata la risposta del premier Yingluck Shinawatra alla Commissione Contro la Corruzione che l’ha inquisita per negligenza per il presunto rifiuto di combattere la corruzione nel progetto di sostegno al prezzo del riso.


Il premier ha difeso il proprio ruolo politico e quello del governo per questa politica dicendo che ha fatto quello che un governo legittimamente eletto deve fare. L’implementazione della politica non è questione stretta del governo ma delle agenzie statali ed è lì che va combattuta la corruzione.
Inoltre la Yingluck ha intravisto l’uso strumentale della commissione di questa accusa proprio nella velocità con cui sono state formulate le indagini e poi le accuse mente tanti altri casi restano a languire.
“Mi piacerebbe vedere la Commissione nazionale contro la corruzione lanciare un’indagine accurata contro chiunque senza pregiudizio e in accordo con il governo della legge senza scopi politici nascosti. Se non lo si facesse i buoni progetti e la credibilità dei controlli sarebbero distrutti”.

D’altronde un’altra inchiesta contro l’ex premier Abhisit del partito democratico è ferma al punto di partenza.
In questo clima politico c’è un’altra grana per il governo e riguarda il pagamento delle quote agli agricoltori che attendono da mesi che il riso che hanno portato ai granai del governo sia pagato. Solo ieri l’ultima protesta degli agricoltori che hanno inscenato una marcia di un migliaio di agricoltori che con i loro trattori, molti dei quali nuovi di zecca e col sostegno di varie imprese sospette, puntava sull’aeroporto. La marcia ha fatto dietrofront dopo che Yingluck sembra aver promesso il pagamento per la settimana prossima, anche se resta la domanda del dove prenderà mai i soldi. La protesta e lo stato di governo facente funzione sembra bloccare molte strade, e le cifre interessate sono relative, in molti casi, a due anni di raccolto. In tanti casi si parla di gente che si è indebitata e che si trova in una situazione particolarmente delicata.

La Rivoluzione che ristagna, Economist
Mentre la polizia armata entrava per riprendere il sito di protesta dell’opposizione il 18 febbraio scorso, sembrava che il punto morto che ha paralizzato la città per tre mesi forse stava raggiungendo una risoluzione. Quattro manifestanti ed un poliziotto sono rimasti uccisi ed altre decine di persone ferite negli scontri che sono seguiti. Ma la carneficina non ha condotto alla catarsi. Solo un giorno dopo una corte amministrativa ha stabilito che la polizia non poteva interrompere più alcuna dimostrazione.
Nello stesso giorno la corivoluzione che ristagnammissione elettorale generale alle elezioni del 2 febbraio ha cancellato le elezioni che erano state previste ad aprile dopo il boicottaggio dell’opposizione. Sebbene il partito di Yingluck Shinawatra Puea Thai abbia vinto quelle elezioni a man bassa non può formare un governo. Il boicottaggio e il blocco delle votazioni a Bangkok e nel meridione ha causato un fallimento delle elezioni nell’eleggere i 475 membri del parlamento che la costituzione dice essenziali per formar un governo.
La Yingluck aveva sperato di riempire i seggi vuoti attraverso elezioni suppletive, ma la decisione della commissione elettorale di cancellarli rende quella situazione improbabile. Anche se dovessero andare avanti, si potrebbe avere ancora il non raggiungimento del quorum: il meridione è una roccaforte del partito di opposizione dei Democratici che potrebbero interrompere il processo elettorale ancora una volta. Questo lascia la Yingluck, che si trova anche sotto la minaccia della messa sotto accusa per presunta corruzione in relazione al progetto di sostegno del prezzo del riso, in un limbo.
Tuttavia anche la rivoluzione ristagna sebbene i duri del movimento siano ancora attivi. Un biglietto scritto a mano trovato sul cancello del palazzo del governo dice “Andatevene da questo paese”. Sacchi e barricate di copertoni di pneumatici fortificati dal filo spinato proteggono i manifestanti che poco a poco stanno innalzando un muro di cemento. Stanno isolando il palazzo cosicché Yingluck non possa tornarci più “in questa vita o nella prossima”. Un costante rifornimento di alimenti e di bevande energizzanti e la presenza di giovani con giubbotti antiproiettili suggeriscono che sono seri. Da un palcoscenico improvvisato Suthep, il capo del movimento, tiene banco. I suoi seguaci fedeli non hanno bisogno di convincere che il cemento è davvero una buona idea.
Ma per la gran parte della popolazione lo stallo politico a Bangkok è di minore importanza. Le loro principali preoccupazioni sono economiche, e l’economia comincia a perdere colpi. Forse comincia a perdere colpi anche il sostegno per le richieste dei manifestanti che il governo di Yingluck rassegni le dimissioni semplicemente perché non amano lei e suo fratello, Tahksin, ex premier in esilio. E la loro affermazione secondo un consiglio di persone non eletto, al lavoro per il “bene della nazione”, sistemerà la politica della Thailandia sembra sempre di più una cosa fuori dal mondo.
Nel passato le forze armate thailandesi sarebbero già intervenute su comando del monarca. Ma il re è vecchio e fragile, ed il principe ereditario è visto come uno vicino alla famiglia Shinawatra. Una volta posto sul trono si crede che spingerà per il governo democratico continuato attraverso una maggioranza eletta piuttosto che consigli autoproclamati.
Questa è una ragione per cui vaste sezioni della società thailandese, che rappresentano il vecchio potere della burocrazia, delle forze armate, del potere giudiziario e della monarchia, continua a sostener Suthep. La considerano la loro ultima possibilità di assicurare i propri privilegi contro la grande plebe nel campo delle magliette rosse che sostiene Yingluck.
Le loro speranze di potere potrebbero morire con l’attuale re. E così la saga va avanti.
Economist