THAILANDIA: Progressi nei colloqui di pace per il sud thailandese?

normalità profondo meridione thailandese

I negoziatori del governo parleranno di progressi nei colloqui di pace, ma in realtà è un processo finto che rifiuta di includere chi ha il potere nell’insorgenza.
Il 28 febbraio dello scorso anno il governo thailandese annunciava di voler entrare in colloqui di pace con il BRN-C per trovare una soluzione politica al conflitto nelle regioni più meridionali.
A rappresentare il BRN-C c’era da intermediario Hasan Taib, mentre come facilitatore era stato assegnato dal governo malese un suo funzionario dell’intelligence Dato Ahmad Zamzamin Hashim.
Il volto pubblico per la parte thailandese era il generale Paradon Pattanatabut del NSC affiancato dal capo del SBPAC, Thawee Sodsong, entrambi molto vicini al Puea Thai e al capo di fatto Thaksin.
Tra i rappresentanti thailandesi e alcuni osservatori c’è sempre stata l’idea che la Malesia fosse stata una sostenitrice del movimento separatista nel profondo meridione e che quindi la presenza della Malesia erano inevitabili i processi di dialogo, la pace e l’accordo.

In realtà questa gente non si è mai chiesta se i capi separatisti in esilio e il governo malese avessero trovato un accordo su questioni che risalivano al 1997, allorché la Malesia consegnò alla Thailandia un certo numero di figure del separatismo per mostrare che la Malesia era una forza amica, ma creando allo stesso tempo con la consegna dei separatisti un danno che perseguita da allora la Malesia.
Gli insorti o anche “Juwae” che operano nel meridione non persero tempo a mostrare la propria disapprovazione dell’iniziativa sostenuta dal Kuala Lumpur. Nel giro di 24 ore dall’annuncio dei colloqui furono fatte esplodere delle bombe nel cuore di Patani a pochi metri dalla torre dell’orologio, icona della città. Da allora non è passato un giorno senza un attacco legato all’insorgenza nella regione contestata.
La cosa non deve sorprendere perché l’iniziativa del 28 febbraio non aveva la benedizione dei capi principali del BRN-C. Mentre Thawee e Paradon affermano che Taib fosse parte di quel gruppo dirigente, varie fonti interne al movimento insistono che non è così.
Il movimento si servì di Taib per fare delle richieste sapendo che i thailandesi non sarebbero mai stati d’accordo, ma la cosa serviva a tastare le acque. Il gruppo thailandese a sua volte ne fu contento.
Hasan Taib a sua volta, stanco di essere sballottato tra il BRN, le autorità malesi e il gruppo thai, gettò la spugna chiudendo tutte le comunicazioni all’esterno da dicembre. Per i rappresentanti thai parlare ai separatisti non è cosa nuova.
Negli anni 80 il compito fu affidato ufficiali di medio rango che usavano il dialogo per raccogliere notizie per i capi. Nel 2006 entra in scena il NSC e l’allora primo ministro Surayud Chulanont diede il segnale positivo ad una ONG di Ginevra per facilitare i colloqui.
Il processo di Ginevra mise insieme NSC ed una delle tre fazioni del PULO sotto il comando di Kasturi Mahkota, mentre l’NSC era guidato dal suo segretario generale Somkiet Boonchoo. Con l’arrivo di Yingluck il processo di Ginevra fu cancellato e fu portata nel processo la Malesia. Somkiet e Thawil Pliensiri furono poi spostati dall’incarico. Thawill iniziò un procedimento amministrativo che Yingluck ha sempre trascurato: sia lei che Thakisn erano più preoccupato per la lealtà e diedero fiducia a Thawee e Paradon.
Thaksin pensava che portare la Malesia nel processo di pace facendole giocare un ruolo più diretto avrebbe aggiunto legittimazione al processo stesso. Thaksin si incontrò poi con un gruppo di 16 separatisti in esilio nel marzo 2012 a Kuala Lumpur chiedendo loro di andare verso la chiusura del conflitto. Chi abboccò all’esca di Thaksin fu definito opportunista, mentre il gruppo dirigente del BRN e gli operativi furono definiti i duri.
I capi del BRN rifiutano di riconoscere Kuala Lumpur come mediatore onesto e devono ancora perdonarle quella consegna segreta dei suoi militanti.
Gli operativi dell’insorgenza mostrarono di non gradire l’iniziativa di Thaksin lanciando un attacco con tre autobomba il 30 marzo del 2012 nel cuore di Yala a due settimane da qull’incontro con i 16 capi in esilio. Fu anche colpito un hotel importante ad Hat Yai con 13 persone uccise complessivamente ed un centinaio di feriti.
Ma Thaksin, i suoi amici di merende politici e la Malesia decisero di trascurare l’avviso ed andarono avanti fino all’iniziativa del 28 febbraio 2013. I politici del luogo del Puea Thai si misero al lavoro per fare strada ad un processo che, secondo i capi del BRN, aveva a che fare più con lavare i panni sporchi di Thaksin per come aveva gestito il conflitto che con l’affrontare le storiche problematiche tra i Malay di Pattani e lo stato thailandese.
La fazione di Khasturi fu tenuta fuori dal processo di pace, anche a causa del processo di Ginevra, mentre una fazione rivale di Noor Abdulrahman ebbe un posto al tavolo del negoziato. Dopo un accordo di ottobre scorso anche la fazione di Khasturi ha avuto un posto al tavolo del negoziato. I termini dell’accordo non sono stati resi noti ma avrebbero a che fare con le regole di ingaggio.
Non c’è bisogno di dire che l forze armate non hanno mai accettato di buon grado un controllo civile sul processo di pace, ed in questa logica hanno favorito tre viaggi di Wan Kadir Che Man del defunto gruppo di insorgenza del Bersatu per alcune tavole rotonde in Thailandia.
Wan Kadir, un capo separatista in esilio famoso, è sempre stato critico del fatto che la Malesia abbia una parte di facilitatrice o mediatrice, nei colloqui e non ha risparmiato i suoi strali contro il processo di pace attuale. Non era favorevole neanche con il processo di Ginevra e ha suggerito un incontro diretto tra il governo thailandese e i capi separatisti. E se fosse necessaria una mediazione, Wan Kadir suggeriva di fare entrare nel processo governi occidentali che hanno una storia alle spalle di azioni umanitarie piuttosto che ONG.
Mentre il governo di Yingluck aderisce di facciata ad una soluzione politica del conflitto, il gruppo di lavoro thailandese sull’iniziativa è un gruppo momentaneo che ispira poca fiducia. Non esiste un segretariato e membri di lavoro hanno un proprio lavoro da fare che si radunano solo per l’incontro con Hasan Taib.
Sin dagli inizi il loro scopo immediato è stato di voler convincere i capi del BRN e del Juwee, attraverso Hasan Taib, a ridurre il numero di attacchi nel meridione. Avevano bisogno di qualcosa di tangibile da mostrare ai capi politici e al pubblico per dire che erano nella giusta direzione. Ma quando poi divenne chiaro che BRN e juwee non avevano le stesse intenzioni Hasan Taib decise di gettare la spugna.
La crisi politica e le proteste di strada a Bangkok, paradossalmente, hanno dato alle parti nel profondo meridione spazio di respiro con il gruppo thailandese e il facilitatore malese a ridisegnare il processo. Si attende questa settimana che Zamzamin, il facilitarore malese, annunci i “progressi” sul processo di pace come l’aver assicurato la partecipazione della terza fazione del PULO guidata da Samsudine Khan e del BIPP. Ci sono anche colloqui per poter permettere la partecipazione di altri gruppi e di ONG al processo di pace.
Le fonti del BRN dicono di non essere impressionate, ma che guardano a ciò che succede a Bangkok e al guazzabuglio lì e di conseguenza non crederanno affatto a quello che viene dalla bocca di Thawee o Paradon. Inoltre indipendentemente da chi prende parte al prossimo giro di colloqui, senza la benedizione della direzione del BRN qualunque tentativo di salvare la barca che affonda del processo di pace avrà solo il disprezzo dell’insorgenza.

Dan Pathan, Thenation