THAILANDIA: la tassa della proprietà per la riduzione della povertà

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La tassa della proprietà , parole molte brutte per le orecchie di tanti magnati e milionari thailandesi, tra i quali vi è qualche parlamentare.

Quando Abhisit fu primo ministro parò per primo di una tassa sulla proprietà nel 2010, ma durò solo al momento delle elezioni. Ora con l’arrivo dell’assemblea generale del partito democratico è bene rivederla poiché la povertà è stata una degli argomenti della riforma discussa dal PDRC e dalla società civile più in generale. Questo perché una semplice misura del benessere di un paese è l’assenza di povertà.

La riduzione della povertà dall’otto per cento a zero, la si può ottenere. La sconfitta della povertà è anche il primo degli otto obiettivi di sviluppo del Millennio ed è anche una delle questioni più urgenti.

Il problema che una tassa sulla proprietà non sembra giusta a chi possiede la terra che hanno comprato come forma di investimento. Quindi non è appetibile immediatamente ad atassa della proprietàlcuni partiti politici fondamentali come quello di Banharn Silpa-Archa che pubblicamente esprime una logica che eguaglia lo sviluppo economico nazionale con lo sviluppo finanziario personale, una posizione puramente da imprenditore. Comunque a beneficiare della tassazione della proprietà non sarebbero solo i poveri ma anche quelli come Banharn.

Per prima cosa abbiamo bisogno di rivisitare il quadro completo della tassazione. Secondo le cifre dell’OECD, la Thailandia prende il 5% dalle tasse di commercio, 12% dalle tasse sulle entrate personali, il 26% da tasse indirette, il 28% dalle tasse di impresa e il 29% da tasse indirette non specifiche come l’IVA.

Cosa c’è che non va? L’IVA è facile da raccogliere ma è un atassa regressiva, cioè prende una percentuale maggiore dai poveri.

Dovrebbe la Thailandia ridurre l’IVA? Nei fatti è abbastanza bassa tanto quanta quella nel paese sviluppato più vicino, Singapore. E non va ristrutturata in un momento di instabilità fiscale poiché avrebbe un effetto incerto sulla generazione delle entrate del governo.

Le tasse sulle entrate personali, PIT, sono un grande problema. La Thailandia ha una banda di fascia superiore del 35% ma ottiene solo il 12% delle sue entrate dal PIT. La crisi con il PIT in Thailandia è dovuta ad un sistema di esenzione più che generoso.

Eliminare gli stratagemmi e le fughe lo si può fare velocemente da parte di un governo che vuol creare un quadro della tassazione più progressivo con minore impatto sui poveri, o per fare cassa per la riduzione della povertà. Ed è vincente sul piano elettorale. Comunque aggiungere una fascia ulteriore alle tasse sull’entrate sarebbe visto negativamente da imprenditori come Banharn.
Allora vediamo la tassa sulla proprietà. Singapore, Il Vietnam e l’Indonesia hanno tutti introdotto forme di tassa sulla proprietà. Sebbene momentaneamente generino solo una frazione di quello che sono le tasse totali, aggiungono un’opzione alla struttura delle tasse di un paese e si possono usare per ridurre la povertà. Di norma si esclude un valore di terra a scopo di protezione, come i contadini poveri. E le tasse di proprietà già esistono globalmente in forme multiple.

A Singapore queste tasse furono introdotte per lottare la crescente ineguaglianza dalla insostenibile speculazione fondiaria che potrebbe portare ad una bolla fondiaria come quella che attualmente vive la Cina. Questo problema è esistito per un po’ di tempo a Bangkok e colpisce ora sempre di più i centri urbani regionali.

Una tassa della proprietà per primo beneficia gli investitori di lungo termine come Banharn che non vuole guidare gli ottovolanti della speculazione fondiaria. Secondo, una tassa della proprietà promuove l’attività imprenditoriale. Questo dovrebbe essere importante per Banharn e quelli come lui poiché i loro figli si troveranno presto di fronte alla competizione di altri attori della Comunità Economica dell’ASEAN a causa del più libero movimento dei capitali.

A a Singapore, la tassa si è dimostrata utile al governo che la tendenza è di tassi accresciuti- dal 10% prima del 1 gennaio 2014 al 10-19% su proprietà commerciali, residenziali ed industriali di proprietà occupati, raccolte sul valore di fitto annuale della proprietà.

Come modello alternativo in molti stati degli USA il valore dell’immobile e della terra costituiscono i componenti della tassa creando un valore giusto di mercato che è quindi tassato tra lo 0,2 ed il 4%.

Un problema con la tassa di proprietà è la corruzione, che preoccuperebbe Manharn. Non vuole vedere i suoi avversari politici usare la posizione per accrescere le tasse sulla sua proprietà mentre riduce le tasse sugli altri. La soluzione è un sistema di valutazione trasparente con una mappa delle tasse nota regolarmente aggiornata per la terra e la proprietà.

Cosa si può fare con il denaro raccolto? La Thailandia e il Programma di Sviluppo dell’ONU stanno applicando un piano di azione quinquennale che include programmi di riduzione del debito, il micro-credito, case a basso costo e un sistema sanitario universale. Una miscela quindi di programmi in favore dei poveri e di progetti di crescita pro poveri del tipo trovato funzionante nello studio della Banca Mondiale in Brasile, Cina ed India.

Le entrate delle tasse della proprietà potrebbero contribuire a finanziare questi progettie condurre il tasso di povertà della Thailandia a zero. Così Banharn e i suoi amici vedrebbero qualche ritorno sul loro investimento in tasse attraverso una crescita economica accresciuta.

In termini di senso economico complessivo Milton Friedman, il più grande economista forse del XX secolo, adottò la tassa della proprietà come la sua favorita “ tassa meno cattiva”, una posizione dopo giustificata dall’analisi del OECD del 2008 che la trovò più amica dello sviluppo.

Ed in Corea del Sud, un’economia modello per la Thailandia, le tasse di proprietà sono da tempo in funzione. Sostengono le politiche sociali, contengono la speculazione fondiaria di fronte a bassi tassi di interesse tassando per esempio la terra non usata, e serve come parte di una strategia di sopravvivenza politica di lungo termine della ricchezza.

Dal momento che la terra è l’argomento più sensibile per il partito democratico, sarebbe la cosa migliore se introducessero ancora una tassa della proprietà. Ma beneficerebbe entrambe le parti per includerlo nel loro portafoglio politico. E se la gente come Banharn aiuta a farla approvare vincerebbero i cuori ed i voti e promuoverebbero una tassa che ha senso per loro.

John Draper, Khon Kaen University, Bangkopost