Riuscirà la monarchia thailandese a sopravvivere alla democrazia?

bloccare le elezioni

Alle celebrazioni del sessantesimo anniversario dell’ascesa di Re Bhumibol Adulyadej al trono della Thailandia nel giugno del 2006, milioni di thailandesi scesero a Bangkok per i festeggiamenti. Il re sembrò essere all’apice della sua popolarità. Oltre il suo notevole talento di musicista, di inventore e pittore, aveva dedicato il suo regno al miglioramento delle condizioni dei più svantaggiati del paese. Di fronte a questa vista i giornalisti stranieri dovettero ammettere che il re era riverito e amato da tutti i thailandesi. In breve, l’eredità del regno di Bhumibol sembrò del tutto certa.

Infatti a metà del 2006 c’era così tanto da celebrare e non solo il re, ma per il paese intero. La Thailandia era sopravvissuta nel decennio precedente alla crisi economica del 1997 uscendone con un ruggito. Aveva ripagato il suo debito al FMI prima dei termini dovuti, emergendo come una potenza economica del sudest asiatico. Da un punto di vista politico si era liberata da decenni di dittatura ed era una democrazia vibrante con una costituzione tra le più progressiste al mondo. La sua stampa era considerata una delle più libere al mondo e Reporters Without Borders poneva il paese al 59° posto nel suo indice di Libertà di stampa di 167 paesi del 2004. Persino il numero di denunce per la sua legge draconiana di lesa maestà era il più basso di sempre, con una media meno di due casi l’anno nel periodo dal 1999 al 2004.

Quindi fu una sorpresa agli occhi di molti vedere un livello spettacolare di instabilità politica nel paese a quattro anni dalle celebrazioni reali. Gli eventi successivi videro un golpe che rovesciò il governo del premier Thaksin e che abolì la costituzione del 1997; la corte costituzionale che dissolveva il partito al governo di Thaksin per ben due volte deponendo due primi ministri; l’occupazione del palazzo del governo per 193 giorni da parte delle forze anti Thaksin del PAD nel 2008 che culminò con l’occupazione dei manifestanti dell’aeroporto internazionale; un accordo segreto gestito dai militari che mise al governo il Partito Democratico e le immense manifestazioni di proteste dei sostenitori di Thaksin che ne seguirono; una repressione da parte del governo di Abhisit contro i manifestanti delle magliette rosse legate a Thaksin che lasciò sul terreno quasi cento morti e migliaia di feriti nei due mesi di aprile maggio 2010.

Il palazzo era stato accusato, con grande disastro, di aver sostenuto il golpe e di parteggiare apertamente con il PAD, i cui sostenitori sono conosciuti come magliette gialle, opposte alle magliette rosse dell’UDD. Su internet divenne diffusissima la critica della monarchia che superò la censura del governo che chiuse oltre un milione di siti web, mentre salirono in modo impressionante i casi di lesa maestà fino a 478 nel 2010 contro i 30 del 2005. L’indice di libertà di stampa del paese crollò al 153° posto su indice che comprendeva 178 paesi.

Ma la Thailandia non aveva ancora toccato il fondo. Tra la fine del 2013 e il presente, un’alleanza di magliette gialle realiste, guidate dall’ex parlamentare democratico Suthep Thaugsuban e il suo PDRC, comitato popolare per la democrazia assoluta col Re come capo di stato, impedì la celebrazione delle nuove elezioni, occupò palazzi del governo e apertamente chiamò ad una rivoluzione popolare per costringere il governo facente funzione del Premier Yingluck Shinawatra, sorella di Thaksin, a rassegnare le dimissioni per poter chiedere la nomina di un primo ministro “neutrale” da parte del Re secondo l’articolo 7 della Costituzione.

re bhumipol monarchia thailandeseLa monarchia, ad eccezione della più giovane principessa che si è fatta ritrarre con indosso gli aggeggi dell’ultima rivolta dichiarandosi anch’essa una ribelle, è rimasta silenziosa per tutta la crisi. Il re è in uno stato di salute fragile e la regina si dice sia costretta a letto. Nel frattempo circolano voci sulle fazioni interne al palazzo che si preparano allo scontro sulla successione.

In risposta, i sostenitori delle magliette rosse di Yingluck nel nord e nordest del paese hanno minacciato una separazione dal paese per formare dei loro propri stati. La frustrazione soppressa per qualche anno è diventata finalmente pubblica quando un capo di una fazione delle magliette rosse ha dichiarato a un gruppo di giornalisti stranieri:

“Lotto contro un sistema che domina la Thailandia da tanto tempo. Suthep è solo un fantoccio. Lotto contro chi è davvero dietro questa folla. Quello è il re. Lotto contro di lui. Poiché ogni volta che l’alleanza delle magliette gialle mette su una folla, è sempre il re dietro di loro. Altri non osano dirlo, ma io sì. Perché il re non può restare nel reame della costituzione come in Inghilterra, Giappone o Svezia? Ora agisce come se sia al di sopra della costituzione, reprimendo la gente thailandese. Questa è la ragione della povertà della gente thailandese”

Secondo molti analisti la guerra civile in Thailandia non è poi una possibilità tanto remota.

Cosa è accaduto al grande amore popolare per la monarchia? Come si è potuta dissipare, in così poco tempo, la quasi certa eredità reale? Oppure alla fine si sono poste le domande, vecchie di 82 anni, sulla natura costituzionale della monarchia thailandese? Chi è sovrano, la volontà popolare come espressa attraverso le elezioni, oppure la monarchia e l’elite connessa ad essa, come espressa dal parlamento dei nominati o da altre agenzie poste per limitare il potere dei politici eletti?

Le domante stesse ci dicono molto di quanto siano intrecciati i destini della monarchia costituzionale e della democrazia in Thailandia.

reazione liberaleLa Thailandia insiste da sempre sul fatto di essere stato l’unico paese nella regione a non essere stata soggetta al colonialismo occidentale. Eppure i suoi re attinsero molto dai suoi vicini modelli coloniali nel creare un governo centralizzato potente. Durante il regno di Chulalongkorn (1868-1910), terminò il sistema feudale con l’abolizione della schiavitù e l’abbandono di altre pratiche arcaiche di governo. Sul piano amministrativo Chulalongkorn eliminò le strutture feudali creando una burocrazia “moderna” centralizzata, rafforzando la monarchia assoluta in un modo che nessun monarca premoderno avrebbe mai potuto immaginare. Questo tipo di centralizzazione imposta dal re, con la sua forte continuità col passato, ha ancora grandi implicazioni.

Per cominciare, la continuità di governo tra i signori feudali e i signori burocratici permetteva un intreccio tra i credi tradizionali, che promuovevano i privilegi elitari, ed il governo virtuoso. I burocrati con la loro istruzione moderna e la posizione di Servi del re affermavano un diritto a governare sui soggetti, privi di istruzione ed “incivili”. La gerarchia buddista sostenuta dallo stato predicava l’accettazione della propria posizione nella vita. Le scuole elementari erano diventate obbligatorie per tramandare l’importanza di “nazione, religione, monarchia”. In breve questa prosecuzione senza risoluzione delle dinamiche di potere del passato avevano almeno ritardato l’emergere di un movimento nazionalista dal basso.

L’intenzione di chi rovesciò la monarchia assoluta nel 1932 era di porre la monarchia sotto la costituzione. La prima costituzione del Siam diceva che “il più alto potere” nel paese “appartiene a tutti i cittadini” senza porre negli stessi articoli alcun riferimento alla monarchia. Nè la costituzione garantiva al Re uno status sacrale o di inviolabilità. Ma nel 1949 la monarchia aveva riacquistato molte delle sue proprietà e del suo potere precedente, e soprattutto, il potere di nominare i parlamentari della camera alta. Quell’anno apparve per la prima volta nella costituzione la frase che dice “il regime democratico con il re come capo di stato”. Negli anni 60 era diventata una figura retorica, parte della “democrazia in salsa thailandese”, che metteva in risalto che le democrazie occidentali non erano appropriate per la Thailandia. Invece la democrazia in salsa thailandese doveva avere un capo energico, organizzata gerarchicamente e attenta all’unità della nazione.

14 ottobre 1973Questo cambiamento ebbe inizio agli inizi del 1958, quando il Maresciallo Sarit prese le redini del potere con un golpe e cancellò tutte le vestigia della democrazia. Furono imprigionati centinaia di politici, giornalisti e intellettuali per periodi indefiniti; fu cancellato il parlamento e la costituzione fu abolita. Sarit legittimò il suo regime ponendo la monarchia al centro dell’ideologia dello stato fondendo degli elementi di due modelli storici della monarchia thailandese.

Da un lato il re era proiettato nel ruolo di dhammaraja, uno che governa secondo le virtù buddiste del re piuttosto che una semi-divinità. Questa nozione richiede che il re sia visto come servitore della società e capace di prendere decisioni dure in modo saggio per il miglioramento del suo popolo, e infatti Bhumibol era descritto come indomito lavoratore per il benessere della sua gente. Da quando iniziò il suo ruolo politicamente attivo agli inizi degli anni 60, il re fece frequenti viaggi, molto pubblicizzati, nelle aree rurali, dando vita a tantissimi progetti reali nel paese che miravano ad alleviare la povertà delle campagne. Nel periodo successivo alla crisi economica del 1997, il re sviluppò la sua filosofia anti-capitalista e contro il consumismo di “economia della sufficienza” che promuoveva produzioni alimentari di piccole capacità, tecniche agricole sostenibili e l’essere soddisfatti della sufficienza.

D’altro canto, in seguito al massacro degli studenti all’Università Thammasat nel 1976, ci fu un rafforzamento del modello di dio re, o devaraja, secondo cui il re è visto come un signore della terra che possedeva tutto quanto nel regno, ed il signore della vita che aveva il potere della vita e della morte sulla sua terra. Questo fu raggiunto attraverso un emendamento notevole della legge di lesa maestà che cambiava la condanna da un massimo di sette anni di prigione ad una che prevedeva 15 anni massimo per ogni singola offesa. La Thailandia si allontanava ancor di più dalle altre monarchie costituzionali del mondo. Con ancora più enfasi sulla centralità della monarchia dopo il 1976, si raddoppiò il numero di casi di lesa maestà rispetto ai precedenti quindici anni.

Secondo i monarchici thailandesi il paese aveva preso in prestito il modello inglese di monarchia. Sulla carta potrebbe essere vero. La costituzione dà il potere al re di rivedere e sostenere la legislazione. Alcune volte il re non ha firmato qualche legge rinviandola al parlamento dove in teoria questa posizione potrebbe essere superata trasformando la bozza in una legge. Ma negli anni recenti il parlamento ha di rado sfidato il re quando non ha accettato di sostenere una misura.

In certe situazioni il re è apparso come rispettoso della costituzione. Nel 2006 durante il processo a Thaksin il PAD chiese al re di nominare il primo ministro secondo l’articolo 7 della costituzione che dice: “Ogni volta che non si possa applicare un articolo di questa costituzione in un caso qualunque, si dovrà decidere secondo la convenzione costituzionale nel regime democratico con il re come capo dello stato”. Il Re rispose con una certa impazienza “Chiedere un primo ministro nominato dal re non è democratico. Mi si scusi, ma è un guazzabuglio. E’ irrazionale”.

Comunque il re si pose come ultima risorsa in periodi di crisi politica come nel 1973 e 1992. Sebbene in molti abbiano elogiato il re per aver fermato la violenza, altri si sono chiesti se tali interventi alla fine non abbiano sovvertito l’ordine costituzionale. Avendo posto un precedente, la monarchia sembra minare la propria indipendenza dal momento che non interviene nelle crisi ultime. Quando le magliette rosse si ritrovarono sotto il fuoco delle forze governative nel 2010 le richieste di intervento rivolte al re restarono inascoltate causando in molti un risentimento contro il palazzo.

Il nodo della questione giunge al punto di quale influenza la monarchia eserciti al di fuori del quadro costituzionale. Senza dubbio tra il 1957 e il 1997 questa influenza fu decisiva. Nessun golpe poteva aver successo senza avere il via libera dal palazzo. Nel 2005 Duncan McCargo pubblicò il suo articolo importante sulla “circolo della monarchia” in Thailandia, discutendo che la monarchia in Thailandia non è solo la famiglia reale ma un intero circolo di relazioni che giungono al consiglio della corona e alle gerarchie superiori dei militari. Scrive McCargo:

“Il monarca è intervenuto attivamente negli sviluppi politici per lo più lavorando per procura attraverso i consiglieri della corona e le figure militari rispettate; e il principale elemento, ex capo delle forze armate e primo ministro Prem Tinsulanond ha aiutato a determinare la natura delle coalizioni di governo, monitorando il processo delle promozioni dei militari. Il governo di questo tipo si affida essenzialmente al porre le persone giuste nei posti giusti”.

Molto di di quello che ha forgiato e guidato la politica del paese è dipeso da come si è definita la “politica”. In un contesto moderno la politica si definisce come l’esercizio ed i limiti del potere pubblico da parte di qualunque individuo, gruppo o forza. I difensori della democrazia in salsa thailandese degli anni 60 dicevano che la politica è ciò che i politici fanno. Poiché essi sono corrotti e avidi, agiranno nel loro stretto interesse personale. Quindi la società thailandese deve essere una “società senza politica”, governata da un capo forte e virtuoso che sarebbe naturalmente “neutrale”, poiché non è coinvolto nello sporco mondo della politica. Altre persone neutrali sarebbero gli impiegati pubblici, consiglieri della corona, i militari o i tecnocrati.

In questo contesto si dice spesso che il re è “al di sopra della politica” e non dovrebbe essere “!tirato dentro” da partiti senza scrupolo. Essendo al disopra ma furi del mondo della politica, qualunque incursione che facesse in quel mondo sarebbe un atto imparziale e non servirebbe agli interessi se non a quelli dell’unità del paese.

Il più importante evento della storia del paese come monarchia costituzionale fu l’avvento della costituzione del 1997. Usando un processo deliberativo di consultazioni pubbliche, la sedicesima costituzione scriveva in dettaglio i diritti dei cittadini e includeva un senato completamente eletto. Per questa ragione fu chiamata la “costituzione del Popolo”. Come una concezione all’elite realista il sistema intero di parlamentari eletti doveva essere soggetto a potenti corpi indipendenti come la Commissione Nazionale Contro la Corruzione e due nuovi tribunali: la corte amministrativa e la Corte costituzionale.

Permise a sua volta l’entrata di Thaksin e del suo partito Thai Rak Thai. Thaksin rivoluzionò la politica elettorale del paese prestando attenzione d una piattaforma di programmi populisti che piacevano alla maggioranza degli elettori, tra i quali uno sistema di assistenza sanitaria universale, prestiti ai segmenti poveri della società che non avrebbero mai avuto un prestito bancario ed una moratoria nella restituzione del debito agricolo. Più di tutto, Thaksin aveva immaginato che, assicurandosi i voti del nord e del nordest e dei gruppi sociali più poveri delle pianure centrali e di Bangkok, sarebbe stato sufficiente ad assicurarsi la maggioranza dei seggi in parlamento. Fu rieletto nel 2005 con una maggioranza piena nella camera bassa, la prima volta di un qualunque partito nella storia della Thailandia.

Per la vecchia elite e il palazzo in particolare l’approccio a lettere capitali di Thaksin allo sviluppo sembrava un affronto al modello di autosufficienza da tempo promosso dal re. Il suo approccio da “servizio clienti” alla politica diminuiva il tradizionale prestigio dei burocrati. Il suo tentativo di controllo civile dei militari infastidì i militari. Il suo approccio monopolistico, legato agli amici, da “corruzione per via politica” sembrò solo arricchire Thaksin ed i suoi amici. Il suo tentativo di minare le agenzie indipendenti create dalla costituzione del 1997 fece temere a molti che la morsa sul potere di Thaksin sarebbe ben presto inattaccabile.

Dopo mesi di disordine politico i militari nel 2006 cacciarono il governo Thaksin, abolirono la costituzione e crearono un tribunle costituzionale per la dissoluzione del suo partito politico. Il re nominò primo ministro uno dei suoi consiglieri. Una nuova costituzione che stipulava un senato eletto per metà e per metà nominato fu portato al referendum nel 2007. Questa costituzione conferisce alle corti un immenso potere specialmente nella nomina dei senatori e dei membri delle agenzie indipendenti. Diversamente dagli altri rappresentanti del governo i giudici giurano al re stesso piuttosto che sulla costituzione.

Il circolo della monarchia affrontò il golpe del 2006 come sempre: era sostenuto dalla monarchia; i golpisti giustificarono il golpe pubblicamente citando la corruzione dei politici e la minaccia alla monarchia; fu data un’amnistia; e si pensò che il golpe sarebbe stato dimenticato. Ma il circolo della monarchia non avev a preso in seria considerazione lo spostamento sismico nella coscienza politica dei thailandesi. Il ruolo percepito del palazzo nel golpe e la sua partigianeria, manifestatisi nella presenza della regina ai funerali di una maglietta gialla, died origine a quello che è conosciuto come Risveglio, all’apertura degli occhi, ta sawang.

Attraverso i media sociali e per il passa parola, il Risveglio ha fatto aprire gli occhi sul ruolo della monarchia thailandese ed ha iniziato una critica completa storica e politica delle istituzioni. Facendo uso di un linguaggio codificato per scampare agli arresti, i membri del movimento non si fanno illusioni sui tentativi ripetuti del palazzo di respingere la sovranità popolare attraverso il sistema giudiziario, il consiglio della corona e alcuni membri della famiglia reale.

Ed è questa la ragione per cui i tentativi di usare un senato nominato o agenzie indipendenti sono così disastrosi per la monarchia. I manifestanti potrebbero aver successo questa volta nel cacciare il governo facente funzione e nominare il loro primo ministro neutrale, ma anche se loro fanno le loro riforme per provare a limitare l’influenza di Thaksin nella politica Thailandese, i monarchici stanno portando la monarchia verso la catastrofe.

Durante il regno di Bhumibol il governo della legge è stato minacciato sempre attraverso dei golpe, le azioni di figure extragiudiziali connesse al palazzo e attraverso l’abuso di una delle leggi di lesa maestà più severe al mondo. Eppure C’è stato un momento sotto questa monarchia costituzionale in cui la vecchia elite avrebbe potuto fermarsi permettendo alla democrazia, per quanto imperfetta, di trovare la via di uscita. La monarchia così si sarebbe assicurata la propria discendenza.

Invece il circolo della monarchia, esteso ora ai tribunali, alle agenzie indipendenti e al Senato, ha definito il proprio nemico come quelli che difendono la democrazia. Di conseguenza la monarchia costituzionale in Thailandia è una forma rotta ed oppressiva, che tende a far sottomettere la maggioranza che davvero crede nella democrazia e nella sovranità popolare.

Indipendentemente da come si risolve quest’ultimo conflitto, resta la crisi della monarchia thailandese. Più i realisti spingono la monarchia a legittimare i tentativi nudi e crudi di cancellare la democrazia per affermare l’esclusiva lealtà al trono ed usare la legge di lesa maestà contro i presunti nemici, più giù cadrà la stella della monarchia.

Non potrebbe esserci un momento peggiore con un re in cattiva salute e con uno scenario di successione cattivo. Vajiralongkorn fu il principe ereditario designato nel 1972 ma le sue scappatelle romantiche ripetute e lo stile di vita stravagante hanno messo in dubbio la sua figura. Molti speravano che il suo ultimo matrimonio che ha prodotto un erede maschio potrebbe riabilitare la sua immagine. Nel frattempo sebbene le recenti costituzioni abbaino permesso ad una donna di assumere il trono, la più popolare principessa Siridhorn è ancora senza marito a 59 anni e non ha bambini.

Il re ha quindi apparentemente perso l’occasione di abdicare e presiedere agli inizi del nuovo regno persino quando abbondano vari scenari alternativi di successione. Nel trapasso del re, il circolo della monarchia, attraverso il suo consiglio della corona può tentare di emendare la legge di successione e porre la principessa Siridhorn o un altro membro della famiglia sul trono. Se dovesse accadere metà della popolazione si solleverebbe a protestare perché andrebbe contro la scelta del successore fatta dal re attuale. Se comunque Vajiralongkorn sale al trono, l’altra metà gli si scaglierà contro, sentendo che gli manca la virtù necessaria.

Qualunque cosa si abbia alla fine, sarà fatalmente toccato il prestigio reale. Alla fine, per il peggio o per il meglio, la monarchia dovrà prendere il proprio posto dentro una monarchia costituzionale democratica.

David Streckfuss, Courting Disaster: Can Thailand’s Monarchy Survive Democracy?, IndoPacific Review