Il primo giorno dopo l’imposizione della legge marziale

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All’indomani della imposizione della legge marziale, che in molti hanno definito un golpe mascherato, sono iniziati i primi confronti per la soluzione della crisi tra le parti in causa sotto gli auspici dei militari che hanno ancora ribadito come questo governo, in carica come facente funzione, vale quasi zero: resta in carica per non dare l’impressione del golpe e per non scatenare le magliette rosse, ma resta sempre “quale governo?” come disse ieri il generale Prayuth. E’ stata ribadita la necessità della imposizione della legge marziale altrimenti nessuno si sarebbe presentato all’incontro.
Le parti in causa sono PDRC e Partito Democratico da un lato, UDD e Puea Thai dall’altro ed ovviamente nessun rappresentante governativo.
Dell’incontro scrive la Reuters:
“Le fazioni politiche rivali del paese non si sono accordate a fermare le loro proteste nei colloqui sulla crisi che mirano a porre fine al confronto un giorno dopo che l’esercito ha lanciato la legge marziale, secondo un attivista vicino al governo. Sebbene sia stato negato lo status di golpe, Prayuth sembrava fissare l’agenda costringendo i gruppi e organizzazioni con ruolo centrale nella crisi a parlarsi.

Le questioni poste includevano la riforma del sistema politico da parte del PDRC e PD e la fine delle manifestazioni che hanno fatto violenza, distrutto il business e fatto perdere turisti.
Thida Thawornseth dell’UDD ha affermato che non c’è stato nessun impegno dalle due parti a fermare le proteste. ‘Non c’è stata una conclusione chiara’.
Puchong Nutrawong, della commissione elettorale presente ai colloqui ha detto che si sarebbero incontrati il giorno dopo. ‘Il comandante ci ha chiesto di andare a casa e ripensare a quanto detto per trovare una soluzione al paese’. ….
Secondo Thida sono state poste anche le questioni se tutte le parti potevano accettare un governo ad interim e quali riforma potevano essere implementate.
Il portavoce delle forze amate Winthai Suvaree dice: ‘Non c’era nessuna conclusione. E’ come se fosse stato dato un compito a casa su cui ogni parte deve lavorare.’
Fonti militari dicono che Prayuth vedrebbe di buon occhio la nomina di un primo ministro da parte del senato che dovrebbe portare avanti le riforme.
28 persone sono morte ed altro 700 ferite sin dall’inizio di quest’ultima lotta di potere tra Thaksin e l’elite monarchica scoppiata a fine dell’anno scorso…
Il generale Prayuth ha detto che ha imposto la legge marziale per restaurare l’ordine e il governo dice di essere ancora a gestire il paese.
‘Di certo non è un golpe militare diretto come da definizione perché il governo è ancora funzionante, ma per strada appare che sono i militari al comando.’ dice Thitinan Pongsudhirak, secondo cui Prayuth deve convincere tutti con un compito nel processo del bisogno di riforme ‘prima e dopo le elezioni’.
‘Sta prendendo molti rischi, Prayuth, poiché l’imposizione della legge marziale lo mette sotto una luce stretta. Più tempo passa per una soluzione più rischi corrono le forze armate’. Dice Thinitan.
Gli USA che hanno tagliato gli aiuti agli alleati militari dopo il golpe più recente che abbatté il governo di Thaksin nel 2006, hanno invitato le forze armate a rispettare i principi democratici. ‘Osserviamo strettamente la situazione. Ci attendiamo che le forze armate Thai rispetteranno la parola data quando dicono che non è un golpe e che è giusto un intervento temporaneo’ dice la dichiarazione del pentagono.
Le magliette rosse di Thaksin hanno messo in guardia contro un rovesciamento del governo, ma alcuni analisti hanno visto una possibile soluzione nella nomina di un ministro ad interim nonostante la minaccia di manifestazioni. ….
L’amministrazione in carica ha solo poteri limitati e non può per esempio spingere per politiche fiscali a sostenere l’economia traballante. …”

Di seguito traduciamo l’analisi di un commentatore democratico thailandese, Songkran Grachangnetara BangkokPost

Le Forze Armate non devono permettere che la storia si ripeti.

l'imposizione della legge marzialeScrivere un articolo nel mezzo della legge marziale non è la cosa più intelligente da fare, ma lo farò ugualmente poiché credo che quello che mi accingo a scrivere è nel pubblico interesse.
Non appena è stata dichiarata la legge marziale le mie pagine Facebook e Twitter erano piene di domande che mi chiedevano delle implicazioni e se si andasse verso un golpe.
Secondo la mia visione la legge non sarà il pretesto per un altro golpe militare; piuttosto il pretesto perché il PDRC e il suo segretario generale Suthep Thaugsuban di poter ritirarsi con l’umiliazione più piccola possibile.
Chiedete a qualunque generale: se qualcuno ha provato ad ingannare le proprie truppe a combattere le 13 battaglie finali per salvare il paese è un atto genuino di disperazione. Senza opzioni politiche, senza alleati e soprattutto senza soldi, Suthep, in un certo senso, prega di essere tirato fuori dalla miseria.
In essenza il PDRC vuole quello che Nixon voleva verso la fine della guerra del Vietnam, la pace con Onore, ed una misura per salvarsi la faccia di una guerra che non sarebbe mai potuta essere vinta.
Questa dichiarazione della legge marziale è stata diretta artisticamente e tutti gli attori sono pronti a fare la loro parte. Ma per una volta è un buon segno. Credo con forza che chiunque sia stato dalla parte del PDRC in questa lotta epica sarà dal lato sbagliato della storia.
L’associazione intima del Partito Democratico con un movimento che è pieno di tendenze fasciste era più o meno l’ultimo chiodo della bara elettorale e probabilmente macchierà permanentemente le carriere un tempo promettenti di tanti politici giovani, tanti dei quali sono miei amici stretti.
Il PDRC ha fallito miseramente. Non lo ammetteranno, ma la verità fa male ed è bene. Queste proteste hanno cancellato più o meno qualche punto percentuale dal nostro PIL. Hanno reso la nostra società ancora più divisa, danneggiando irreparabilmente la nostra reputazione come nazione buddista amante della pace.
Ancora più precisamente, hanno sollevato ragionevoli dubbi sull’imparzialità del nostro sistema giudiziario e delle nostre agenzie indipendenti che hanno scosso le nostre fondamenta sociali e politiche profonde.
Comunque il nostro futuro immediato è affidato alle spalle larghe del capo delle forze armate Prayuth Chanocha su cui saranno gli occhi di tutti e della stampa internazionale, pronta a fare dei titoloni su un golpe militare degli ultimi tempi.
Provengo da una famiglia con una solida tradizione militare. Perciò capisco il senso di responsabilità che sentono questi uomini quando la nazione si trova sull’orlo della guerra civile. Sebbene il loro istinto naturale dica loro di fare così, devono ancora cedere ai loro desideri e ed hanno resistito finora all’urgenza di prendere il potere. E’ incoraggiante.
Ancora una volta i potenti militari giocheranno il ruolo di arbitro finale nei nostri conflitti ma questa volta la storia non dovrà ripetersi. I militari saranno pienamente coscienti di questo che c’è un’immensa differenza tra prendere il potere e governare una nazione di 67 milioni di persone.
Secondo tutti i resoconti l’ultimo governo messo su dai militari con il generale Surayud Chulanont fu un disastro senza limiti. L’amministrazione sostenuta dalle forze armate di Abhisit Vejjajiva fu una panciata di proporzioni bibiliche.
Ma ancora più importante, questa volta, una giunta militare avrà una massa enorme di magliette rosse con cui combattere, poiché è improbabile che sopporteranno un golpe con la calma.
Perciò inviterei le forze armate a prendere questa rara opportunità di riportare la pace in questa nazione.
Solo loro possono costringere entrambe le parti di questo conflitto ad inginocchiarsi. Thaksin e la sua macchina dovrebbero prendere questa opportunità di anteporre alle proprie macchinazioni politiche gli interessi pubblici, mentre il PDRC e il partito democratico devono riconoscere che sospendere la democrazia ogni volta che aggrada loro non può mai essere una risposta.
Sappiamo tutti che le riforme sono fortemente necessarie ma le forze armate devono capire che la nazione è troppo divisa per un primo ministro nominato che manchi di legittimazione. Dobbiamo smettere e desistere di fare la cosa giusta nel modo sbagliato. Dobbiamo affrontare la via difficile e fare la cosa giusta nel modo giusto per cambiare, e questo significa un programma di riforma che sia fatto dentro i parametri della democrazia.
Lasciamo perdere un primo ministro imparziale. Non esiste una persona così in questo conflitto, e sarebbe ingenuo crederlo. I soli individui imparziali in questo momento sono le persone e in una democrazia il più alto ufficio deve essere occupato da qualcuno che ha gente ha scelto.

Songkran Grachangnetara BangkokPost