INDONESIA: Un fiume malato di Giacarta e i piani di recupero

giacarta alluvionata

Il fiume Citarum di Giacarta, tra rifiuti e piani di recupero

Giacarta

Il fiume Citarum è uno delle vie d’acqua più strategiche dell’Indonesia, sostenendo le necessità di acqua di milioni di persone nella capitale Giakarta.

Ma il suo cattivo uso e il crescente inquinamento industriale degli ultimi venti anni ha profondamente danneggiato il fiume.
Mentre procede con varie anse tra le colline prima di Jakarta, racccoglie i sedimenti di erosione e reflui di caseggiati e industrie. Comuni sono anche gli alluvioni che minacciano costantemente la vita e la salute delle gente che vive sulle sue rive.

Qui a Cangkuang, uno dei cinquanta villaggi che popolano la riva superiore del Citarum, Bousana, una donna, indica una linea formatasi sui mattoni esterni di casa sua. E’ più alta della sua testa e mostra il livello raggiunto dall’acqua del fiume quando si innalza e allaga tutto.

«Se piove tutto il giorno l’acqua sale fino a quella linea, come è accaduto due mesi fa. Accade anche quando si verificò uno smottamento di terreno. La casa fu distrutta e me ne dovetti andare. Due furono i vicinati ed ora non so dove potermene andare se dovesse accadere di nuovo.»

Le case qui si trovano anche a meno di dieci metri dalla riva del fiume.
E c’è anche un altro problema solito. La deforestazione delle aree a monte ha portato ad una erosione di sedimenti che si accumulano nel fiume, facendo crescere nel tempo il fondale del fiume, e non ci vuole poi molto perché cresca il livello del fiume stesso fino a superare gli argini.
Su queste rive lungo il Citarum vive anche Sunardhi Yogantara che fa parte dell’associazione Cittadini Coscienti per l’Ambiente.

«Il colore è brunastro perché trasporta con se molto fango. Vuol dire che c’ sta un grande problema di erosione a monte del fiume.»

Secondo Asian Development Bank sul fiume vivono 28 milioni di persone con una popolazione in crescita che si muove lungo le rive del fiume, distruggendo terre coperte a foreste e causando di conseguenza i problemi di erosione.

«Quando la gente ha bisogno di spazio per coltivare e poter sopravvivere, non avendo altro spazio, non c’è altro modo se non penetrare in queste aree di foresta. Quindi per poter iniziare una coltivazione hanno bisogno di buona merce e così tagliano gli alberi per avere quindi abbastanza insolazione per le loro produzioni.»

Ma sedimenti e alluvioni non sono i soli problemi sulle rive superiori del fiume.
Industrie tessili ed elettroniche, come pure le alimentari, si affacciano sulle sue rive, come pure una grossa centrale a carbone. I canali pieni di acque melmose proveniente dalla città di Bandung giungono anche sul CItarum, mentre rifiuti di plastica si allineano sulle sue rive.

Il vicino di Bousana, segretario del consiglio del villaggio, scuote il capo dicendo che un tempo non era così.

«Le acque del Citarum un tempo erano molto pulite. Se buttavi una moneta la potevi vedere toccare il fondo. Ora non più»

Oltre a servire la gente, questo fiume sostiene il venti per cento della produzione indonesiana.
Liquami domestici e rifiuti delle case si mescolano con reflui industriali.

Sulla rive della parte superiore lavorano 1500 industrie ed appena il 20% di queste hanno sistemi di depurazione dei reflui.

Secondo Luisa Boer, direttrice dell’ente di protezione ambientale a Giava Occidentale, benché i rifiuti  domestici siano quantitativamente maggiore, i peggiori danni li fanno quelli industriali.
«Sono più tossici in quanto ci sono metalli ed altre sostanze. Piombo e rame dei reflui non si possono decomporre come invece è possibile per i reflui domestici.»

E questi reflui industriali sono una micaccia per le attività agricole e di pesca lungo il fiume.
«Le industrie riducono la produttività delle aree agricole loro intorno con raccolti più magri. Allo stesso modo viene influenzata la pesca. Meno ossigeno nelle acque, vuol dire minore produttività in termini di pescato.»

Bekasi, pomeriggio tardi, una cittadina sulle rive a valle del Citarum.
Un uomo si bagna nel fiume mentre parla ad una donna che sta facendo il bucato. Dall’altra parte del fiume, un pescatore ha posto la rete nel fiume.

«Molta gente che vive qui pesca nel Citarum ma a causa delle povere condizioni può solo prendere del pesce che non riescono a vendere.» dice Ridwan Arifin di El-Kail, una NGO che lavora nella zona sui temi ambientali. Dice anche che l’inquinamento colpisce anche la qualità del riso, spingendoli a scoraggiare la gente dal piantarlo lungo le rive del fiume.

«Ho paura a piantare della verdura qui, ma serve soltanto ai miei bisogni, non ne ho abbastanza per venderla. E poi tutti lo fanno. hanno proibito la coltivazione lungo il fiume ma nessuno viene mai a fare ispezioni.

Negli anni recenti molti piani hanno puntato a ripulire il Citarum. Alcuni progetti miravano ad eliminare qualche ansa e permettere un flusso più alto delle acque, oltre a vari progetti a monte per alleviare l’impatto degli allagamenti. Ma tutti sono d’accordo nel fatto che sia necessario un approccio integrato su tutto il fiume per poter avere un miglioramento reale.

Non è una cosa da poco ripulire il fiume, ma finalmente dopo anni di discussione e programmi che hanno lavorato solo su porzioni del fiume, il governo propone un approccio nuovo integrato in cui, secondo il direttore governativo dell’Ufficio del Fiume Citarum, Mudjiaji, saranno molte le attività che  partiranno contemporaneamente

«Un programma sulla protezione, uno sull’utilizzazione, uno come affrontare i disastri, uno sull’ambiente, e poi l’allocazione della risorsa acqua e anche la sua protezione. Dobbiamo anche sviluppare dati ed informazione. E’ un programma molto vasto. La spesa totale per ripulire il fiume si aggira sui 3,3 miliardi di dollari »

Il governo ha già sottoscritto un prestito di 500 milioni di dollari con l’Asian Development Bank per il finanziamento del piano.
L’attivista Sunardhi Yogantara è positivo ma mostra cautela.

«Ho criticato il piano 3 anni fa. Poi sono stato coinvolto nel miglioramento del piano stesso fino al piano attuale che è molto integrato. E ho molte speranze, considerato che faccio parte di una comunità che ci vive sul fiume. Vivo a 50 metri dal fiume e se presenta cattivi odori lo sento. Un mio vicino svenne durante una stagione secca per il cattivo odore che il fiume emanava.»
Ma altri attivisti hanno attaccato il piano. Qualcuno si chiede il perché di questa larga somma in un solo colpo quando il piano deve durare per 15 anni.

«Un grande problema è il debito. Anche se non abbiamo bisogno di prestiti per alcune cose chiediamo soldi in prestito. Perché? Perché non chiedere prestiti a secondo della necessità e solo sulla base della reale necessità? . Crea solo una scappatoia per la corruzione, complicazioni che i programmi per il fiume non richiedono» sostiene Ridwan Arifin.

Altri sostengono come nel programma non ci sono misure contro la corruzione, una distrazione grossa per una nazione nota per il livello di corruzione e concussione. Ci sono poi il problema della ricollocazione delle comunità e dei piani di compensazione in quanto moltissimi vivono lungo il fiume in modo illegale. Per esempio a Bekasi, nella parte inferiore del fiume, non esistono piani per ricollocare la gente che ci vive.

Secondo alcuni attivisti, la politica della Asian Develpment Bank non richiede che la compensazione debba basarsi solo sulla legalità dell’occupazione del suolo, mentre nel piano governativo è specificato che solo quelli che risiedono legalmente hanno diritto a ricompense per spostarsi.

Mudjiaji si domanda del perché anche gli illegali dovrebbero avere gli stessi diritti di quelli che hanno seguito la legge.
«Gli illegali non sono mica tutti poveri, come la maggioranza pensa. Hanno anche altre case. La Asian Bank sostiene che legali ed illegali dovrebbero avere uguale trattamento.  Come mai? Così gli illegali diventano i presidenti. Poiché sono un illegale ho la stessa compensazione degli altri, i buoni cittadini.»

Inoltre Mudjiaji smorza i toni sulle preoccupazioni sulla mancanza dei meccanismi anticorruzione del piano. «Le condizioni sono cambiate in Indonesia, dove esiste un comitato anti corruzione. E sta migliorando sempre di più.»

La ripulitura del fiume inizierà sulla parte bassa, in un canale che entra poi a Jakarta, la cui acqua proviene per il 70% dal Citarum il cui stato di salute è diventato di grande interesse per tutti. Ed anche questo ha attirato la critica.

citarum di Giacarta

«L’area più sporca è nella parte a monte» sostiene Nadia Hadad, che lavora per una NGO che monitora il progetto, BIC. «Non capiamo perché il progetto è iniziato a valle invece di riabilitare, prima, le aree a monte e procedere verso la valle in seguito. Forse c’è qualche fattore politico in quanto connesso con Jakarta e fa gli interessi della città.»
Il governo, da parte sua, sostiene che la parte superiore ha avuto già dei programmi di intervento e che sarà oggetto di un nuovo piano integrato.

Quando si parla con la popolazione locale, pochi sembrano sapere del piano di ripulitura o delle controversie che lo circondano.

Quello che sanno è che il fiume è sporco, dà sempre meno pesce ma sempre più inondazioni di prima.
(tratto da due articoli di Elise Potaka, di Asia Calling.