L’Europa e una nazione di importanza strategica

stato di eccezione golpisti centinaia di manifestanti

Forse ci potrebbe essere la possibilità che Kritsuda Khunasen, la attivista delle magliette rosse arrestata dalla forze di sicurezza thai a fine maggio, debba la sua libertà a Bruxelles.

Per quasi tre settimane non si è saputo nulla di dove si trovasse e si erano diffuse voci sulla sua possibile morte. Poi la giunta militare l’ha liberata lo scorso martedì.

Il suo rilascio è giunto il giorno dopo che l’Europa dichiarava di rivedere le sue relazioni con la Thailandia in seguito ad un incontro dei ministri degli esteri dei paesi membri. Il consiglio della UE concludeva di sospendere le visite ufficiale tra la Thailandia e la UE, affermando che i paesi membri non avrebbero firmato accordi con il paese se non ci fosse un governo eletto democraticamente. Invitava inoltre la giunta a liberare tutti i prigionieri politici.

Diversamente da altri annunci della UE questo documento di una pagina è stato letto nel sudestasiatico e secondo alcune notizie la condanna di Bruxelles ha spinto i generali Thailandesi a rilasciare i detenuti che erano mantenuti in “circostanze speciali”.

“Invieremo notizie sul rilascio, sulla situazione dei diritti umani e gli sforzi per riportare la Thailandia verso la democrazia per informare e creare una situazione di comprensione con i paesi esteri specie gli europei” diceva un portavoce della giunta secondo il giornale Khaosod Inglese.

Nel momento in cui l’Europa prende in seria considerazione le forti violazioni dei diritti umani, finalmente comincia ad usare la sua forza economica per premere in modo effettivo per un cambiamento. Era proprio il momento di farlo.

Ad oltre un mese dal golpe che ha deposto un governo del Puea Thai democraticamente eletto, diventa sempre più chiaro che i militari non sono quegli arbitri neutri che pretendono di essere. In una recente rivelazione Suthep Thaugsuban, che guidò le proteste antigovernative nei mesi antecedenti al golpe, indica che l’intervento militare è stato per molto tempo in gestazione. Se gli si deve credere, il golpe era il gran finale del tentativo di un progetto di lungo termine di liberarsi del governo del Puea Thai e della famiglia Shinawatra. E’ vero che Suthep è uno spaccone emotivo che ama fare esagerazioni: quante sono le battaglie finali per cui ha lottato contro il governo per perdere ogni volta fino a che non sono intervenuti i militari?. Ma non è improbabile che il capo duna nazione di importana strategicaella giunta Prayth e Suthep non abbiano effettivamente collaborato per un po’.

Fa bene l’Europa ad inviare un messaggio forte contro un attacco sostenuto alla democrazia, alla libertà e al governo secondo la legge. Anche se la maggioranza dei Thai apprezza la calma applicata con la forza che ora prevale nella Thailandia del dopo golpe, sono diventate insopportabili le condizioni di chi la pensa diversamente. La giunta organizza cacce alle streghe e elargisce premi a chi fornisce informazioni sui militanti democratici. Secondo Global Post, i critici del golpe rischiano la detenzione per il fatto di leggere il romanzo di Orwell 1984 in posti pubblici o mangiare panini. Nel frattempo il saluto delle tre dita, mutuato dal film “the Hunger Games”, vi può anche portare direttamente in carcere. I generali pensano che la loro sia l’unica verità ed hanno adottato un tipo di paternalismo che viola i diritti più fondamentali dei cittadini thailandesi. La Thailandia è un’amicizia europea da tanto tempo. Ma se un amico tratta male i propri figli e li rinchiude per creare un falso senso di unità familiare, non si va più a casa sua a fargli visita. E non si lavora più con lui.

Come un padre che giustifica l’uso della violenza come misura di educazione, la giunta pensa di pote “informare” l’Occidente sulle sue buone intenzioni usando i canali diplomatici e mediatici. In quel contesto l’affermazione di Kritsuda di essere “più felice di quanto possono riuscire ad esprimere le parole”, dette sotto stress in una brutta apparizione alla televisione dopo il suo rilascio, possono esserle state strappate per pacificare il pubblico internazionale. Cionondimeno la UE non sembra credere nelle favole e nella campagna della felicità dei militari.

Un altro tentativo futile di promozione del golpe è stato di recente compiuto a Bruxelles da un diplomatico, Chulamanee Chartsuwan che ha chiesto agli organizzatori di una discussione sui diritti umani di escludere dall’evento l’acclamato docente thailandese Pavin Chachavalpongpun. Contro l’accademico, che è un oppositore vocale del golpe e delle istituzioni tradizionali thailandesi, è stato emesso dalla giunta un mandato di cattura. Alla fine Pavin ha preso parte all’evento mediante una video conferenza in spregio degli sforzi di lobby della Chulamanee.

Ha esposto l’assurdità degli sforzi diplomatici dei militari cominciando a leggere parti del libro The King Never Smiles, un libro anti mito che svela i lati oscuri del regno di Re Bhumibol, quando la Chulamanee cominciò a tessere gli elogi della monarchia thailandese durante la fase delle domande. “A chi di voi che giustifica e promuove il golpe standosene seduti in questa stanza nel cuore di Bruxelles: Dovreste vergognarvi di voi stessi. Voglio condannarvi!” ha risposto Pavin. Bruxelles ascoltò ed una settimana dopo ha emesso la condanna propria del golpe.

La Ue, nel momento in cui sospende importanti accordi di cooperazioni con la Thailandia, deve ancora impressionare il settore imprenditoriale thailandese. In un evento di Berlino sulla Comunità economica dell’ASEAN un rappresentante del Thai National Shippers Council sottolineò gli aspetti positivi che il golpe ha avuto sulle operazioni di business. “Il governo militare è una dittatura. Possono prendere decisioni veloci e noi del settore economico possiamo fare efficacemente la lobby. E quindi fare affari in modo più veloce.” Gli effetti economici del disimpegno internazionale non sembrava avere un peso eccessivo sulla sua mente. Sebbene avesse aggiunto che il golpe era un errore, c’è voluto fegato nel difendere la politica economica della giunta in una zona vicina alle Porte di Brandeburgo, simbolo della libertà e del collasso di un regime autoritario, caduto a causa della sua sordità verso la sua gente e per l’instabilità economica dovuta in parte all’isolamento nazionale.

Eppure i capitalisti thailandesi non appaiono troppo preoccupati. Secondo un recente rapporto il settore privato si attende un impatto limitato degli effetti della decisione europea. Comunque la UE è il terzo mercato di esportazione della Thailandia e col probabile allontanamento del paese dal sistema di preferenze generalizzato della UE e con le tariffe maggiori, solo un accordo di libero commercio può assicurare che la Thailandia continui a godere di un accesso privilegiato. Sebbene la UE abbia i propri interessi economici nell’incremento del commercio con la seconda economia dell’ASEAN, la sospensione dell’accordo di partnership e cooperazione e probabilmente i negoziati FTA avranno certamente un impatto sulla Thailandia. L’estensione pianificata della FTA agli altri paesi dell’ASEAN, Malesia e Vietnam, dopo la conclusione buona con Singapore nel 2012, è sull’agenda ufficiale europea e la Thailandia potrebbe presto perdere competitività verso gli stati vicini.

In modo prevedibile gli attori chiave del settore privato thailandese giocano la carta cinese in risposta alla UE, e come dicono la Cina compenserebbe il declino elle esportazioni verso l’UE. Politicamente la giunta ha già rafforzato i legami più stretti con la Cina tra le critiche del golpe dei paesi occidentali. A metà giugno una delegazione militare thai ha fatto visita in Cina, mentre l’ambasciatore cinese elogiava la giunta per aver ravvivato la fiducia degli affari nel paese.

In questo contesto apparirebbe strano isolare la Thailandia. Nessuno vuole rischiare di spingere un alleato di sempre nelle braccia cinesi. Ma ancora è improbabile che la Thailandia voglia intraprendere questo movimento. Ha troppo da perdere nel tagliare i suoi legami secolari e ricchi con l’occidente e di soito ha sempre ricercato pragmaticamente un bilancio nella sua politica estera.

La Thailandia, i cui guardiani conservatori traducono Thai con libero e nutrono un complesso di superiorità verso i propri vicini un tempo colonizzati, non vorranno diventare uno stato tributario della Cina. Sebbene la cultura dell’Asia Orientale abbia avuto un gran successo nel paese, sono state le conquiste democratiche occidentali a costituire l’esportazione culturale che ha attratto l’attenzione dei Thailandesi, come J-Pop negli anni 90 e la soap opera coreana e il taglio ei capello negli anni 2000. Una eguale ondata cinese non sembra ancora all’orizzonte. Così la Thailandia non si perderà neanche se la UE dovesse prendere azioni più decise nei prossimi mesi.

Se l’Europa segue la sua strategia dell’Asia come delineato nelle sue linee strategiche dovrebbe davvero “considerare ulteriori prossime misure” come lo stesso Consiglio ha avvisato. Lo sviluppo e la consolidazione della democrazia e del governo della legge è una pietra miliare dichiarata dell’agenda regionale europea. Perciò la UE deve continuare a muoversi da un approccio stretto verso l’Asia basato su relazioni commerciali ad uno che promuove effettivamente sistemi politici e società aperti e liberi. A questo fine dovrebbe usare la propria leva economica per far sentire la sua presenza. L’Europa, un tempo percorsa da guerre e governata da i peggiori capi mondiali, ha una lezione da offrire. Aiutare la giunta a consolidare il proprio potere facendo affari con loro sarebbe uno schiaffo in faccia a chi ha difeso i valori l’Europa rappresenta.

I generali non dovrebbero permettersi di descriversi come stabilizzatori economici quando sono gli stessi militari e altre forze conservatrici a destabilizzare il proprio paese. E anche da una prospettiva puramente economica, l’Europa dovrebbe avere interesse nel vedere il paese svilupparsi in una società stabile e basata sulla legge con un clima economico prevedibile.

Quindi la Thailandia è un terreno di verifica per la serietà dell’impegno europeo in Asia mentre è proprio il tempo giusto di una guida europea nella regione. Il paese è di straordinaria importanza per lo sviluppo della regione. Per chi vuol vedere il consolidamento democratico nel sudestasiatico la Thailandia era una fonte di speranza, ora di disperazione. Popolazioni di paesi come Vietnam e Myanmar guardano al caos thailandese e dicono: “Se quello è ciò che conduce alla democrazia, non la vogliamo”. Non vedono i problemi della Thailandia come un risultato costante dell’intervento militare che ha impedito la maturazione della democrazia del paese. Lo vedono come risultante del processo democratico stesso. Se non si può restaurare subito il governo costituzionale il fallimento democratico nel paese invierà segnali forti e preoccupanti per la regione.

E’ perciò importante che gli europei allarghino lo sguardo oltre le immagine di cartolina di spiagge esotiche e barche lunghe quando si parla di Thailandia, e che riconsiderino la loro percezione del paese come una mera fonte di elettronica, parti di macchine e frutti esotici. Devono vedere la Thailandia per quella che è: una nazione di importanza strategica.

Serhat Ünaldi, Bertelsmann Stiftung’s, Thediplomat