La violenza scopre la menzogna delle riforme birmane

violenze etniche a mandalayLa situazione appare calma oggi sabato 5 dopo lo scoppio di violenze tra musulmani e buddisti nella seconda città più grande della Birmania, Mandalay.

E’ stato imposto il coprifuoco e la polizia pattuglia per le strade per lo più deserte della città. Ma per i giornalisti del posto che seguono la situazione c’è la paura che siamo solo agli inizi.

Mentre i reporters fanno il proprio dovere di informazione dei cittadini sull’ultimo scoppio di violenza settaria, si trovano ad essere essi stessi gli obiettivi degli estremisti. Giornalisti dell’Irrawaddy e fotografi hanno ricevuto minacce di morte, ed un fotografo ha dovuto nascondersi per sicurezza. Giornalisti e corrispondenti dei media stranieri sono stati sotto una grande pressione da parte delle folle.

In modo ufficiale il capo della polizia Win Khaung ha detto che il governo ha chiuso Facebook, uno dei centri principali in Birmania per la diffusione delle dicerie antimusulmane e per la “denuncia” di giornalisti che paiono traditori della loro razza e religione, per frenare l’ondata di discorsi di odio. Ma non ci si aspetti che il governo farà qualcosa contro questi delinquenti, non accadrà.

Lo scorso anno l’ex inviato speciale dell’ONU Quintana disse di aver ricevuto rapporti sul “coinvolgimento dello stato” negli attacchi contro i musulmani mentre le autorità “se ne stavano inermi durante le atrocità commesse sotto i loro occhi compresi le folle ben organizzate degli ultranazionalisti buddisti”.

Da quando è iniziata l’apertura della Birmania 3 anni fa, ci sono stati una serie di disordini tra le due comunità e l’isteria antimusulmana ha raggiunto un massimo nei social media e nei café.

Gli osservatori della Birmania hanno notato che questa improvvisa crescita del sentimento antimusulmano iniziò alcuni mesi dopo che il partito di Aung San Suu Kyi, NLD, vinse a man bassa le elezioni di aprile 2012. Quel voto fu una risposta pungente al partito di governo USPD che vinse le elezioni del novembre 2010 in modo fraudolento.

Muslim-men-wait-to-speak-with-Aung-San-Suu-Kyi-1Da allora i musulmani sono stati indicati come una minaccia al tessuto della società birmania con attacchi contro di loro con una “efficienza brutale” secondo Vijay Nambiar, consiliere dell’ONU sulla Birmania.

Ad aggiungere sale sulle ferite il governo di Thein Sein ha proposto leggi che restringono le conversioni religiose e richiedono alle donne di chiedere il permesso per il matrimonio con gente non della propria religione, rafforzando l’idea che i musulmani sono una minaccia alla società.

La legge del matrimonio è parte di un pacchetto di leggi per proteggere la razza e la religione, promosso da un gruppo di monaci nazionalisti ed include leggi per mettere al bando la poligamia, mettere in atto misure di controllo della popolazione e restrizione sulle conversioni religiose. Molti gruppi si sono opposti a questa legislazione e sono oggetto di minacce di morte e di intimidazioni.

Osservatori di lungo corso della politica birmana dicono che l’improvvisa comparsa di delinquenti nazionalisti per le strade non è proprio una sorpresa: ogni volta che i militari birmani si sentivano minacciati in passato liberavano assassini e delinquenti su qualche parte dell popolazione per giustificare il bisogno di “restaurare l’ordine”.

Di recente prima dell’ultimo scoppio di violenze alcuni capi etnici mi dicevano che il governo “manca di coraggio” per tenere elezioni libere ed eque il prossimo anno. “Come nel passato ruberanno ancora alle elezioni o se non possono farlo troveranno una scusa per cambiare la data”.

Sembra che già elementi dei militari al governo stiano gettando le fondamenta per questo scenario. Ma nei momenti di crisi vorranno essere pronti a porre il paese nella morsa per salvarla dal diavolo della democrazia.

Non c’è da meravigliarsi che l’ottimismo dei primi giorni dell’amministrazione riformista di TheinSein stia scomparendo, e c’è poco da meravigliarsi che si Mandalay a diventare il campo di battaglia del futuro birmano, dove NLD ha tenuto le manifestazioni più grandi

Parlando a tantissimi sostenitori, Aung San Suu Kyi ha invitato i militari a fare la cosa giusta emendando la costituzione del 2010, posta sul paese dalla giunta che teneva il controllo totale del paese.

“Voglio sfidarli ad emendare la costituzione entro quest’anno seondo i confini della legge e in parlamento. Se amano davvero questo paese rispettate i cittadini: pensate al futuro del paese siate bravi” disse Aung San Suu Kyi.

La campagna per emendare la costituzione, a cui si sono uniti ex attivisti e giovani studenti importanti, ha guadagnato spazio. Portando la lotta alla base principale del monaco nazionalista Wirathu che si definì il Bin Laden Birmano, le forze democratiche del paese montano una sfida diretta agli elementi fascisti e reazionari che hanno governato per quasi tutta la storia della Birmania indipendente.

Non deve sorprendere cje l’incitamento all’odio di Wirathu conto i musulmani è passato inosservato: fotografie dei social media hanno mostrato il monaco ricevere fiori dai capi estremisti del USPD ed altri che lo proclamano senza vergogna il vero difensore del buddismo.

A sorprendere è che i rappresentanti esteri continuano a bussare alla porta birmana per lavorare con i vecchi capi del regime nonostante le prove del loro scarso interesse nel rispettare i desideri del proprio popolo per un pieno ritorno alla democrazia.

Tra i visitatori recenti ci sono il ministro degli esteri australiano Julie Bishop e Tom Malinowsky americano che disse che “è tempo di trattare con i militari birmani”.

L’ingaggio ha raggiunto un nuovo livello quando il generale Anthony Crutchfield vice comandante della flotta del pacifico è stato il primo generale americano a parlare all’accademia militare birmana da quando sono ricominciati i rapporti tra i due paesi.

“Lo scopo di questo impegno, il solo scopo, era ed è di parlare ai militari dell’importanza dei diritti umani, del governo della legge e del controllo civile” disse Malinowsky. Sebbene avesse caratterizzato questo impegno come cauto, aggiunse che “c’era il potenziale per una partnership più profonda e pesino piena nel futuro.”

Persino in Thailandia dove la giunta ha preso il potere il 22 maggio, c’è qualcosa di irreale sul modo con cui i nuovi governanti hanno abbracciato i capi della giunta militare birmana. Parlando in un’occasione di una visita a Bangkok del generale Min Aung Hlaing, il comandante supremo delle forze armate Gen Tanasak Patimapragorn paragonò il golpe thailandese ad uno dei più tragici episodi della storia moderna della Birmania, quando migliaia di manifestanti pacifici furono sparati perché chiedevano il ritorno al governo civile.

“Il governo birmano è d”accordo con quello che la Thailandia fa per riportare stabilità alla nazione. La Birmania ha avuto una simile esperienza alla nostra nel 1988 così capiscono” disse il comandante Thailandese.

Per quanto suoni bizzarra questa affermazione non è tanto disturbante quanto il fatto che molti paesi occidentali sembrano ancora determinati a dare una svolta positiva alle “riforme” birmane, persino quando il sogno del paese di una democrazia sembra sempre più come un ritorno verso un incubo ben orchestrato. Quanto prima il mondo si accorge di questa realtà tanto meglio è per la Birmania.

Aung Zaw, Irrawaddy