Nidhi Eoseewong ed il proscioglimento di Abhisit

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Presentiamo qui uno scritto di Nidhi Eoseewong, tradotto dalla professoressa Tyrell Haberkorn, che commenta i verdetto di proscioglimento di Abhisit Vejjajjiva e Suthep Thaugsuban (ora in un convento come monaco buddista) dall’accusa di omicidio per le morti dei manifestanti durante la repressione a Ratchadaprasong, quando 94 persone furono uccise ed altre 2000 ferite., tra le quali ricordiamo la tragica morte in quei giorni di Fabio Polenghi.

Dice la Haberkorn: “In un evento senza precedenti della storia politica thailandese, i capi che presiedettero alla repressione furono accusati nell’ottobre 2013 di omicidio premeditat secondo gli articoli 80, 83, 84 e 288 del Codice Penale. L’incriminazione è senza precedenti poiché è la prima volta che ufficiali dello stato accusati per il loro ruolo in un massacro. Il caso penale giunse nel mezzo delle inchieste sulle morti, la maggioranza delle quali conclusero che a causare le morti dei civili erano stati i soldati.

Comunque l’incriminazione e la speranza che si accompagnava di trovare dei colpevoli è stata di vita breve. Il 28 agosto scorso la corte penale ha deciso che loro non avevano la giurisdizione per esaminare il caso e che avrebbero trasferito il caso alla Divisione penale per le persone con posizione politica della Suprema Corte. Le sole penalità che la corte poteva imporre sono le restrizioni sulla capacità di un individuo a partecipare alla politica formale. Il giudice che presiedeva la corte ha scritto un’opinione di dissenso in cui discuteva che questa decisione violava i diritti delle famiglie delle persone uccise nell’aprile maggio 2010 ad avere giustizia.

i conti con la storiaIn un lavoro tradotto in seguito, il noto storico Nidhi Eoseewong ha analizzato i modi in cui la decisione della corte non è solo un momento preciso nel presente, ma un evento che risuona del passato con implicazioni nel futuro. Pone la questione astuta sul possibile contenuto della politica. Scrive: “La corte penale considera che il massacro della gente nel centro della città da parte di persone che avevano incarico politico è meramente un crimine della politica. E quando diventa tale, i soldati che eseguirono le azioni non hanno nulla a che fare col crimine.” In altre parole la corte penale ha dato una rivestitura istituzionale e legale al già normalizzato uso della violenza come strategia del governo politico.”

Il proscioglimento del caso, in cui Khun Abhisit e Khun Suthep erano gli imputati accusati di aver commesso omicidio premeditato che comportò le morti nel 2010, è una decisione con il passato ed il futuro. Sembra come se tutti i vari passati non possono essere separati dal futuro.

La decisione non solo libera i due accusati dal caso penale, ma anche rilascia anche i soldati che portarono avanti gli ordini da possibili accuse penali. E’ vero che i soldati eseguivano ordini, ma ci sono casi in cui è credibile la conclusione che agirono in eccesso di ordine o in significativo eccesso. Nessuno di questi soldati, da chi era sul campo fino ai comandanti che diedero l’ordine di usare proiettili veri, di usare dei cecchini, o sparare indiscriminatamente nella folla senza scegliere un obiettivo, sono esentati da azioni disciplinari. Questi erano ordini totalmente illegali. Questo è il caso, anche se condizioni per questi ordini potrebbero essere state incontrate, per cui tali azioni possono essere prese quando c’è un potenziale pericolo alla vita della persone che esegue l’ordine. C’è stata come minimo un’attenta considerazione in una data situazione? L’opportunità che un soldato tiri il grilletto è una situazione che sorge facilmente. Quanto è forte il deterrente per un soldato a tirare il grilletto? Se non c’è deterrente allora emettere quell’ordine è incauto.

La corte penale ha prosciolto le accuse contro i principali imputati che erano quelli con grande potere, poiché ritenevano che le azioni erano portate avanti mentre avevano incarichi politici. Questo caso probabilmente sarà interrotto piuttosto che continuato ed esteso fino a raggiungere quelli che hanno eseguito l’ordine. (non affronterò come questa analisi è legalmente sbagliata, cosa che molti hanno già fatto compreso il presidente di quel tribunale, la cui opinione di dissenso è presente nel giudizio).

Senza dover affidarsi alle varie leggi di amnistia, tutti i soldati che portarono avanti le azioni ad aprile e maggio 2010 sono esentati dall’essere indagati ed interrogati per tutti i possibili reati. Questo è il caso dei comandanti di alto rango come pure di quelli che hanno eseguito l’ordine.

Col trasferimento alla corte suprema nella divisione penale dei politici, il crimine di omicidio è diventato un crimine della politica. Se il colpevole tiene una posizione politica al momento del preteso reato, un crimine della politica comporta una pena mirata al restringimento del suo diritto di coinvolgimento nella politica. L’opinione della corte penale è che il massacro delle persone al centro della città da parte di persone che avevano un incarico politico è meramente un crimine della politica. E quando diventa tale i soldati che lo hanno eseguito non hanno nulla a che far col crimine.

Inoltre questo caso non può più essere riportato in un’aula di giustizia. Perciò l’unico percorso rimasto è l’appello. Le famiglie delle vittime si appelleranno di certo. Ma il tribunale della Prima Istanza ha deliberato che non hanno il diritto di ricorrere. Quindi l’effetto dell’appello resterà incerto.

L’accusa a cui non è vietato l’appello ala decisione necessariamente sa troppo bene quali sono le implicazioni politiche di questa decisione con lo stato attuale del NCPO al potere. Se l’accusa non fa appello sarà comprensibile. Ma se c’è una vasta reazione di non accettazione della società l’accusa dovrà scegliere di appellarsi. Questo è comprensibile.

Perciò è allora possibile che l’uso della violenza per reprimere la popolazione che dimostrava nel 2010 sarà trattato come nel passato. In altre parole i politici, sia che siano eletti che nominati con le armi, che decidano di usare la violenza la faranno franca come sempre. In altre parole l’assassinio di un nemico politico con la maggiore impunità resta un’arma politica thailandese che dura con efficienza.

Questo è il significato dato al passato da questo verdetto. Ma come già sappiamo. Passato present e futuro sono tre periodo del tempo che non si possono separare. Perciò il nuovo significato del passato in seguito a questo verdetto dà significato al presente.

Non c’è fardello di responsabilità legale ad impedire alla giunta di suare violenza contro i manifestanti o contro chi è in disaccordo sulla presa del potere. Questo problema sta nel futuro. Il che vuol dire, non posso predire se ci saranno o meno casi in cui NCPO sceglierà di usare la violenza. Ma se c’è violenza, sarà un massacro peggiore di qualunque altro prima. Poiché chi li farà non dovranno attendere qualche legge di amnistia.

Questa decisione ha significato di lungo termine per il futuro politico thailandese.

Nel mezzo delle trasformazioni avutesi nella nostra società negli ultimi decenni, l’elite non potrà più fissare la direzione del sistema politico. Dovranno cambiare per accomodare l’avvento di numeri significativi di una nuova classe media. Ma la forma di questo cambiamento resta incerta. Quello che è certo è che è improbabile che sia senza scosse. Quello di cui noi, cittadini ordinari come pure nella classe dirigente che sono coscienti, dovremmo preoccuparci è se queste scosse evolveranno verso il massacro. Se una transizione passa attraverso una fase violenta, sarà difficile evitare lo smantellamento e la distruzione radicale della struttura del potere e del beneficio. Sarà impossibile scappare alla violenza se la transizione è di questo tipo. La violenza colpirà tutto e tutti.

E mentre la decisione ha reso possibile per un dato regime massacrare la gente senza che diventi un reato penale, perciò un regime al potere che ha il sostegno dei militari può scegliere di usare facilmente questa strategia.

Per queste ragioni qualunque cosa sia contenuta nella costituzione permanente, l’esercito saà uno strumento importante per preservare il potere politico poiché è uno strumento di violenza efficiente e senza restrizioni. Non esiste militare al mondo che mantenga la sua importanza sino a questo punto senza entrare nella politica o senza usare un golpe per farsi carico della politica direttamente. Parte della posizione dei militari dipende anche da questo verdetto della corte.

Lo spazio politico di ogni società è uno spazio importante che sostiene e rende possibile il cambiamento. Se questo spazio è dominato dalla violenza e massacro, un gran numero di persone creeranno un nuovo spazio politico per darsi protezione. Ma non assicureranno lo stesso alla parte opposta. Perciò la violenza diventerà il solo percorso per contestare tra sfere politiche. Al momento non esiste più la giungla dove andare a lanciare la lotta armata. E non esiste un grande potere che voglia intervenire attraverso un governo in esilio. Il terrorismo è allora quello che resta dentro questo campo di contenzioso violento, come abbiamo visto nel meridione thailandese e in tanti altri paesi.

Per quanto è dato di prevedere questo è il futuro dopo questa decisione menzionata.

Come persona che non ha mai studiato legge, sono giunto a conoscere che l’interpretazione della legge penale deve affidarsi sul principio di quali vasti effettiuna data interpretazione della legge avrà sulla società, sia nel presente che nel futuro. Alcune persone colpevoli forse se la godono per l’impunità dovuta all’inefficienza del processo giudiziario. Ma non si deve distruggere il principio che un’azione è sbagliata, che un’azione è pericolosa per l’intera società a breve e a lungo termine, perché alcuni la fanno franca per le azioni commesse.

Nidhi Eoseewong, Prachatai.org