Le indagini pasticciate della polizia thailandese

Le indagini pasticciate dei recenti omicidi di Koh Tao da parte della polizia thailandese non sono più una sorpresa dopo accuse di tanti anni di corruzione, di accusa delle vittime.

L’omicidio dei due turisti inglesi, Hanna e David, sull’isoletta di Koh Tao non è il primo ad aver frastornato la polizia thailandese. Nel 2002 il presidente dell’associazione amministrativa di Koh Tao Virat Asavachin fu ucciso in piena luce del giorno mentre parlava con tre amici vicino alla spiaggia di Ree. Un sicario solitario, col volto coperto col passamontagna, si avvicina al gruppo e spara sei colpi contro Virat prima di andarsene in tutta calma. Non è stato mai fatto alcun arresto, nonostante varie affermazioni che l’omicidio possa essere nato tra le faide familiari della mafia.

In un paese che dipende marcatamente dalle entrate del turismo, la storia recente mostra che crimini contro gli stranieri sono fortemente lontani dalla competenza della polizia.

Coscienza colpevole

L’assassinio di una ragazzina di sedici anni, Sherry Ann Duncan, trovata morta nel 1986, segnò l’inizio di una storia sordida di sesso, gelosia e pratiche cattive che si sarebbe estesa al decennio successivo e portare ad una revisione del sistema giudiziario del paese.

Dopo che alcune tracce iniziali non portarono la polizia da nessuna parte, si fece avanti un tassista di tuk tuk Pramern Photphalat che raccontò di aver visto quattro uomini che portavano una ragazza, la cui descrizione sembrava quella della Duncan, dal retro di un palazzo la notte della sua scomparsa. Si scoprì che il palazzo era il luogo degli uffici del fidanzato quarantunenne della Duncan, Winai Chaiphanit.

Si scrisse che Winai aveva litigato con Duncan un mese prima del suo assassinio dopo che aveva scoprto che la ragazza incontrava un altro uomo, alimentando l’interesse dei media e della gente per la vita sessuale di questa ragazza thai americana e per i motivi dell’omicidio.

Winai ed altro quattro suoi amici furono arrestati e accusati di omicidio. Mentre Winai alla fine fu rilsciato per mancanza di prove, i quattro amici furono incriminati e condannati a morte.

Ma il caso si dissolse nel 1996, quando fu scoperto che Pramern era stato oggetto di forti pressioni da parte della polizia di Samut Prakarn che costruì per intero la sua testimonianza. Infatti non era mai stato dalle parti dell’ufficio di inai la notte della scomparsa di Duncan ed i quattro uomini furono le vittime sacrificali della polizia. Successivamente la corte suprema dichiarò innocenti i quattro uomini che ebbero così una magra consolazione dopo sette anni di carcere. Uno di loro era morto in carcere, mentre altri due sarebbero morti poco tempo dopo il loro rilascio. L’ultimo rimase paralizzato per le percosse subite in carcere che colpirono la sua spina dorsale. Tutti erano stati oggetto di brutale tortura poliziesca.

La presunta mente dell’omicidio di Duncan sarebbe stata una donna in affari, di ottima famiglia con legami nel distretto a luci rosse di Patpong, che avrebbe ordinato l’omicidio poiché la ragazzina avrebbe avuto una relazione col marito. In appello la donna fu rilasciata, per mancanza di prove, dopo una condannata a morte nel processo di primo grado.

L’ufficiale di polizia incaricato delle indagini, Mongkol Sripho, era stato accusato di avere una relazione con la presunta mente durante il corso delle indagini. Andò in pensione prima che si scoprì di aver costruito le prove per essere poi cacciato e versi la pensione bloccata. I due omicidi confessi ricevettero la prigione a vita nel processo finale che ne seguì.

Tecniche di tortura

Lo stupro e l’omicidio della turista scozzese Kirsty Jones nel 2000 emerge come uno dei casi più lampanti di incompetenza della polizia. La ragazza di 23 anni fu strangolata con una maglietta nella sua guesthouse (alberghetto economico) di Chiang Mai mentre viaggiava in Asia per un anno. Un portavoce dell’ambasciata inglese, secondo i giornali, descrisse le indagini della polizia come “casiniste”, sebbene in seguito l’ambasciata negò che fosse stata fatta questa affermazione.

La polizia prima arrestò vari turisti stranieri presenti alla Aree Guest House dove accadde l’omicidio. Ma quando i test del DNA rivelarono che il colpevole era un asiatico, la polizia fu costretta a cambiare l’obiettivo del loro incolpare.

Scelsero una guida Karen, Narong, che aveva portato la ragazza in un trekking di due giorni prima del suo omicidio. Narong fu sequestrato mentre camminava per una strada di Chiang Mai, fu drogato e portato in una sconosciuta casa sicura. Lì fu malmenato, subì l’elettroshock ai testicoli e minacciato di esecuzione sommaria se non avesse confessato l’omicidio.

I sequestratori tentarono con la forza di prendere campioni di liquido seminale da Narong, probabilmente per metterlo sulla scena del crimine per incastrarlo, sebbene avessero incontrato la ovvia contrarietà del Narong, e furono costretti ad abbandonare i loro sforzi.

Narong alla fine si svegliò su un marciapiede di una strada fuori mano di Chiang Mai, dopo essere stato scaricato dai suoi sequestratori.

Il capo degli investigatori quindi continuò con la teoria che l’assassino fosse uno straniero che aveva pagato un prostituto o un transessuale di Chiang Mai a fornirgli un campione di seme che fu poi iniettato nel corpo della vittima per ingannare la polizia. Gli esperti descrissero questa teoria come fantasiosa e ammisero di essere stati oggetto della pressione della polizia per sottoscrivere questa teoria insolita.

Quando il caso di Narong venne a conoscenza pubblica il caso fu consegnato al Dipartimento di indagini speciali, ma l’assassinio restò irrisolto.

Proteggere i propri amici

L’omicidio del canadese Leo Del Pinto scioccò tutto il paesino dormiente di Pai alla fine del 2008. Leo fu sparato in faccia e al torso da un ufficiale di polizia fuori servizio. La sua ragazza Caly Resing fu sparata allo stomaco ma sopravvisse.

leo del pinto

Il poliziotto Uthai Dechawiwat affermò che i colpi partirono accidentalmente dopo che la coppia aveva provato a sottrargli la pistola. Disse di aver incontrato per caso la coppia che stava discutendo e di aver usato la pistola per minacciarli, ma poi la coppia l’attaccò e lo buttò per terra.

La polizia in seguito sostenne la dichiarazione del poliziotto con una sua dichiarazione che ne confermava gli eventi, permettendo il ritorno in servizio del poliziotto stesso.

Ma le prove e i testimoni portavano ad una soria totalmente differente. Gli esperti dissero che i colpi furono sparati da vicino e dall’alto, suggerendo che Pinto fosse inginocchiato quando fu sparato il colpo fatale. Testimoni dissero che la vittima aveva le mani in aria e supplicava il sergente di fermarsi e non premere il grilletto.

Mentre montava la pressione internazionale, il DSI assunse il caso e il capo della polizia di Pai fu accusato di aver provato a persuadere i gestori di alcuni bar a cambiare la testimonianza a favore del poliziotto che alla fine fu arrestato, accusato di omicidio ma poi rilasciato su cauzione. L’uomo ebbe pure l’opportunità di uccidere con una mazza la moglie di 18 anni che aveva sposato appena da due settimane ed era incinta di quattro mesi. Dopo questo omicidio il sergente di polizia fuggì, finendo però in carcere dopo aver fatto un incidente stradale.

Con la presenza di una pressione internazionale l’uomo fu condannato a 25 anni di carcere per l’omicidio della moglie e ad altri 37 per aver ucciso Pinto.

Guerra di Parole

Se la gestione iniziale della polizia di un caso di stupro nella città turistica di Ao Nang lasciò molto a desiderare, il tentativo successivo di difendere le indagini fu una discesa nel ridicolo.

In un video della fine del 2012 postata su Youtube da parte di un olandese che descriveva nei dettagli il caso di stupro della figlia da parte di una guida turistica di Krabi. Rivelò che ci volle più di un mese perché la polizia arrestasse il sospetto, nonostante che sua figlia lo identificasse immediatamente dopo il crimine. Inoltre l’uomo dopo i lsuo arresto fu rilasciato immediatamente su cauzione.

Il video su Youtube, Evil Man from Krabi, ricevette un milione di visitatori nel giro di qualche giorno dando la notorietà internazionale alla polizia di Krabi che non fu proprio sostenitrice della richiesta di giustizia del padre.

Per prima cosa, il segretario del ministro allo sport e al turismo,Suwat, rivelò che il governo aveva pensato di bloccare il video di Youtube per proteggere la reputazione turistica del paese. Poi dissero che avrebbero postato un video di propaganda che citava le virtù della spiagge thailandesi senza menzionare i casi di stupro o l’incompetenza della polizia.

Suwat inoltre descrisse la rabbia del padre come un semplice incomprensione, e si offrì di spiegargli la situazione che aveva portato alla libertà dello stupratore della figlia.

Ma se il commento di Suwat era un tentativo maldestro di salvare la faccia, non si riesce a trovare una scusa anche pallida al suo capo, Chumpol Silapa-archa che seguì il solito metodo di incolpare la vittima quando disse che il caso non poteva essere considerato uno stupro in quanto la vittima aveva “consumato una cena” con il suo stupratore.

Per i critici sostennero che era quindi accettabile, dopo che qualcuno ti paga una cena, l’essere picchiata selvaggiamente prima di essere violentata e lasciata sul ciglio della strada. Nel paese e nel mondo montò quindi una forte ondata di sdegno che fece assumere alla polizia una posizione di controllo del danno con effetti finali prevedibilmente comici (se non fosse che c’era stato uno stupro).

La polizia mise su Youtube una risposta, La polizia di Krabi commenta. Erano dieci minuti di discorsi sconclusionati di un ufficiale di polizia distratto che parlava in Thai senza alcun sottotitolo in inglese o olandese.

L’ufficiale diede una dose letale di colpa alla ragazza: “Non si violenta così d’un colpo. L’uomo e la donna vanno insieme a bere al bar fino all’ora di chiusura, poi vanno a fare gli affari loro e la mattina dopo c’è la denuncia di stupro”

Ovviament questo video non ebbe la stessa popolarità dell’altro video. La polizia postò un altro video, senza sottotitoli, citando l’incomprensione del processo thailandese da parte del padre. Questa volta le reazioni negative costrinsero a ritirare il video da Youtube.

L’uomo alla fine fu condannato a venti anni in carcere ma solo dopo che vari hotel di Krabi denunciarono un alto numero di cancellazioni di prenotazioni.

DANE HALPIN, Bangkokpost.com