Facebook, Twitter e Instagram nel dibattito politico thailandese

La crisi politica thailandese, accentuata dal golpe di maggio, ha avuto un impatto grandissimo sulla libertà di parola nel paese.

Il governo militare del generale Prayuth Chanocha è ancora legato fermamente alla legge marziale che è un modo per contrastare il dissenso politico. I manifestanti sono stati arrestati quando come simbolo di ribellione alzavano le tre dita, ispirati dal film Hunger Games, o leggevano 1984 di George Orwell in pubblico. Sono stati detenuti quei docenti universitari che osavano tenere seminari considerati una minaccia al regime.

Mentre si restringe sempre più lo spazio pubblico per dibattere, i thailandesi si rivolgono al ciberspazio per avere un dibattito politico. Anche i media hanno seguito la tendenza di raccontare gli eventi sulle reti dei media sociali mentre Internet gioca un ruolo sempre crescente nella promozione della discussione politica.

La crescita dell’uso di social media come Facebook, Twitter e Instagram ha trasformato il modo in cui si distribuisce e condivide l’informazione in Thailandia. La gente per la prima volta può avere accesso uguale e diretto all’informazione politica da fonti differenti, cosa resa possibile dall’emergere dei social media. Si possono mettere a confronto differenti contenuti e prendere decisioni basate su varie fonti, esaminare questioni da punti di vista alternativi o mettere in dubbio l’informazione controllata dallo stato.

Delle 67 milioni di persone che vivono in Thailandia, 28 milioni sono su Facebook, 4,5 su Twitter ed 1.7 su Instagram. Di fronte a questa crescita dei media sociali, Matthew Philipps, docente di storia contemporanea sostiene: “L’atto di andare al seggio e dare il proprio voto è qualcosa che ovviamente è regolato dall’attuale discussione politica. Detto questo non si può comprendere l’attuale discussione senza i media sociali.”

tredita facebook, Twitter e instagramPolitici famosi, personaggi della società civile, rappresentanti di istituzioni indipendenti e moltissimi studiosi si sono dedicati ai media sociali come alla loro piattaforma utile per incontrare il pubblico e i propri sostenitori.

Per esempio usano moltissimo Facebook e Twitter gli ex primi ministri Yingluck Shinawatra e Abhisit Vejjajjiva per diffondere i loro messaggi. La pagina ufficiale di Yingluck su Facebook ha ricevuto oltre 3,6 milioni di Mi Piace, mentre Abhisit ne ha quasi 2,4 milioni.

Come hanno potuto i social media contribuire all’apertura di una società in un momento in cui il paese si trova sotto un governo militare? Per prima cosa, la natura dei media sociali che sono relativamente liberi e senza controllo decentralizzano le fonti di informazione rendendo i media thaiandesi controllati sempre meno importanti come fonte di notizie.

Seconda cosa, i media socilai sono sempre più usati per le campagne politiche, pres in considerazione nella formazione di gruppi politici con particolari agende e clientele politiche, quli i gruppi The Thai Pro-Democracy and Peace-Loving Groups in Sweden and The Network of Relatives and Victims of Lese-majeste Law.

Terza cosa, i media reintroducono un elemento di partecipazione fondamentale per il processo di democratizzazione. Partecipare alla politica non significa più andare solo a votare o fare la manifestazione per strada, illegali in Thailandia in questo momento. Ma lo si può fare online econ maggiore efficacia.

Quarta cosa, i media sociali sono diventati un forum per la discussione critica che permette di affrontare questioni spinose che non sono discusse nei media ufficiali. Alcuni critici sostengono che la gente non dovrebbe credere del tutto a quello che si legge in internet, che la politica va discussa facia a faccia e non dietro lo schermo dell’anonimato dei provider. In parte è vero.

Nel contesto politico thai, mentre è utile il dibattito politico faccia a faccia, alcune volte si è avuto un confronto violento che minaccia di polarizzare ancor di più la società.

Di certo Internet non è una zona di dibattito interamente sicuro. Il governo militare ha cercato di censurare certi siti che avrebbero potuto destabilizzare il suo regime. Contenuti che coinvolgono la monarchia, che sono critici di quanto fa il governo o mettono in luce le violazioni dei diritti umani, quali HRW, sono stati bloccati in Thailandia.

Ma sarà impossibile chiudere nel paese tutti i media sociali che da tempo sono diventati parte integrale della comunità internazionale.

Finora i media sociali si sono inseriti con efficacia in un dominio che prima era occupato dai media ufficiali. Senza dubbio hanno giocato un ruolo fondamentale per dare spazio al dibattito politico, un esercizio di cui c’è grandissimo bisogno da quando la Thailandia è sprofondata nella crisi politica.

E questo ruolo è anche più significativo ora che la libertà di espressione manca sotto il governo militare.

PAVIN CHACHAVALPONGPUN, TODAYONLINE