Una storia di subsidenza, Giacarta Centrale

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Il fiume Ciliwung scende da un vulcano posto a meridione della capitale indonesiana, percorrendo il cuore di una delle regioni più densamente popolate al mondo per raggiungere quasi la Baia di Giacarta. Quasi perché il fiume, nel suo ultimo miglio che lo separa dalla Baia, dovrebbe salire verso l’alto.

La stessa cosa si può dire per gli altri fiumi soffocati dai rifiuti che percorrono Giacarta Centrale. Incapaci a vincere la forza di gravità, sono stati direzionati verso i canali che si svuotano in mare.

La necessità di avere questi condotti è che Giacarta Metropolitana, un agglomerato di 28 milioni di persone, si stende su una pianura alluvionale che nei tre decenni precedenti si è abbassata di 4 metri.

“Giacarta è una scodella e la scodella ora sprofonda” dice Fook Chuan Eng, specialista della Banca Mondiale per l’acqua e i trattamenti sanitari, che presiede a un progetto di mitigazione dell’alluvione da 190 milioni di dollari.

I canali del Ciliwung e degli altri fiumi sprofondano. E con essi l’intera costa settentrionale di Giacarta con i porti di pesca, i cantieri navali, i mercati, gli allevamenti di pesce, le baraccopoli affollate e le trincerate comunità esclusive. Sprofonda tutto. Sprofonda persino il muro di sbarramento che avrebbe dovuto impedire al mare di Giava di inondare la capitale.

Proprio dentro il muro si stende il villaggio di Muara Baru, dove vivono oltre 100 mila persone. Si trova ora due metri sotto il livello del mare, e i suoi abitanti come Rahmawati, madre di due piccoli, alzano lo sguardo dalla loro scalinata di ingresso per vedere il mare.

“Quando c’è un’alta marea, le barche galleggianosi trovano all’altezza della diga, e possiamo vedere le navi da qui” dice la donna che come tanti indonesiani ha solo un nome.

L’allagamento da parte di fiumi e canali che straripano è almeno un evento che accade ogni anno costringendo Rahmawati e gli altri abitanti del villaggio a spostarsi negli edifici pubblici vicini. Si possono vedere sui muri del villaggio i segni dell’acqua alta dell’ultimo grande alluvione del 2013.

Giacarta sprofonda a causa della subsidenza che accade quando l’estrazione di acqua dolce causa lo sprofondamento delle rocce e dei sedimenti l’un sull’altro.

Il problema è particolarmente acuto a Giacarta poiché gran parte della sua popolazione attinge l’acqua attraverso pozzi che pescano negli acquiferi sotterranei. Questi pozzi inoltre forniscono un terzo del fabbisogno di acqua dell’industria.

“E’ come un grande formaggio svizzero lì sotto” dice Fook della Banca Mondiale. “L’estrazione di acqua dolce non ha paralleli per una città di queste dimensioni. La gente scava sempre più a fondo e il suolo sta sprofondando.”

L’effetto è peggiorato dal mero peso della distesa urbana. Lo sviluppo economico negli ultimi decenni ha trasformato la linea tradizionale di case basse in una foresta sempre più fitta di grattacieli, il cui mero peso distrugge il suolo poroso sottostante.

In articoli precedenti si era messo in evidenza l’innalzamento dei livelli di mare a causa del riscaldamento globale che causa un’espansione dell’acqua e la fusione del ghiaccio ai poli. I livelli dell’oceano sono cresciuti globalmente nello scorso secolo secondo l’ONU. Ma in molti posti, come Houston in Texas, nelle città della costa orientale americana, alle grandi città del sudestasiatico, è l’impatto della subsidenza a causa dell’estrazione di acqua potabile ad essere più forte. Manila sprofonda al passo di un centimetro l’anno, come pure Saigon e Bangkok.

Questo succede anche mentre la popolazione nel mondo si è concentrata lungo le terre costiere basse. Nel 2010 724 milioni di persone al mondo vivevano in quello che i ricercatori considerano zone costiere a basa elevazione, di altezza inferiore ai dieci metri sul livello del mare. Nel 1990 le persone erano 538 milioni, il 34% in meno.

Il fenomeno trova in Asia la sua manifestazione più forte con le cinque nazioni la cui crescita demografica è stata maggiore sulle aree costiere vulnerabili. In Cia la popolazione è cresciuta del 29% a 162 milioni nel periodo di 20 anni; in India il 43% e in Bagladesh è stato il 46%.

In Indonesia il numero di persone che vivono in aree vulnerabili costiere era 47,2 milioni, uno dei totali più grandi al mondo, oltre il 37% dal 1990.

Mari più alti, città che sprofondano e popolazioni maggiori indicano impatti peggiori derivanti da alluvioni e tifoni. E cresce anche la frequenza di questi eventi. Sono cresciuti di sei volte sia le alluvioni registrate che i grandi eventi climatici nella regione, da meno di 20 negli anni 60 a quasi 120 negli anni 2000 secondo uno studio della ADB.

Ma nessuna città sprofonda più velocemente di Giacarta, ad una media di un centimetro l’anno, superando anche la crescita annuale del livello dei mari nell’area. La costa vicino Gicarta sprofonda ad una media anche maggiore di due centimetri l’anno, raggiungendo in alcuni punti anche i quattro centimetri, secondo uno studio di esperti di geodinamica di Bandung.

Oggi il 40% della città è sotto il livello del mare. “Giacarta è la città al mondo che spofonda di più” dice Janjaap Brinkman, idrogeologo della Deltares Olandese che ha passato anni a studiare la subsidenza provando a dare soluzioni ad essa.

Si può fare ben poco per fermare la tendenza a salire dei mari ma è possibile fermare la subsidenza. Giacarta ha dei regolamenti che limitano la quantità di acuqa che si può estrarre giornalmente da pozzi certificati. Una campagna pubblica televisiva invita tutti a “risparmiare acqua di falda per poter salvare la nazione”. Ma il controllo è debole e i pozzi illegali abbondano in città.

Il 75% dei residenti usano acqua di falda e molti si rifiutano di connettersi agli acquedotti poiché costano di più, non sono sempre disponibili e l’acqua che esce fuori spesso è sporca.

La città ha una moratoria sulla costruzione di nuovi centri commerciali principalmente per la congestione del traffico ma non ha provato a controllare i pesi sul suolo sottostante.

Incapace di impedirsi di sprofondare, Giacarta ha posto la sua attenzione a proteggersi dall’inevitabile inondazione dal mare. Una tempesta del febbraio 2007 fu letteralmente il momento che spinse il governo a fare qualcosa.

Una tempesta di monsone che coincise con un’alta marea superò le deboli difese costiere spingendo un muro di acqua dalla baia di Giacarta dentro la capitale. Fu la prima volta che un innalzamento del mare aveva allagato la città. Quasi mezza Giacarta fu coperta di 4 metri di acqua fangosa e 76 persone furono uccise ed altre 600 mila persero la casa. Il danno complessivo ammontò a 544 milioni di dollari.

Dopo che Gicarta fu ripulita il presidente Yudhoyono formò una taskforce per affrontare i sempre più frequenti allagamenti.

In una opzione si discusse di spostare la capitale verso livelli più alti a meridione oppure su un’altra isola, dice Robert Sianipar che presiedeva la taskforce. Gicarta ha 5585 abitanti per chilometro quadro tra le dieci città più densamente popolate al mondo. Un’altra idea fu di abbandonare il vecchio distretto di Giacarta Settentrionale.

Ma quest due idee furono presto abbandonate per il peso economico che Giacarta ha con il suo 20% del PIL. Era impensabile che il mare potesse reclamare il 40% della città che ospita metà della popolazione di Gicarta. Sianipar dice: “Se abbandoniamo Giacarta Settentrionale, il costo in termini di prorpeità sarebbe di 220 miliardi di dollari, senza contare il numero di persone e la produttività che dovrebbe essere spostata”.

Il gruppo decise di rafforzare le difese costiere e di rifare il sistema di canali che crollavano. Il governo olandese offrì il proprio aiuto tecnico.

Nel 2008 si innalzò il livello del muro lungo oltre 20 chilometri. Ma mentre la struttura finisce sotto le onde offre poca protezione contro un altro innalzamento di livello, o contro una mare moderata di primavera. In alcuni posti durante l’alta marea, i vecchi muri della città sono appena visibili sulla superficie dell’acqua, sia perché il mare sale ma anche perché il muro stesso sta sprofondando sui suoi soffici sedimenti alluvionali.

subsidenzaLa Banca mondiale in un suo rapporto del 2012 metteva in guardia contro alluvioni catastrofiche che sarebbero ben presto diventate una norma per Giacarta “con conseguenti danni forti di tipo socio economico”

La tasforce stava ancora cercando una strategia complessiva quando la predizione della Banca Mondiale si avverò nel gennaio 2013 con parti della città sommerse da 2 metri di acqua dopo una forte tempesta di monsoni. Giorni dopo il presidente Yudhoyono chiese un approccio più forte alla taskforce.

La conseguenza fu il Piano Principale di Sviluppo Costiero integrato della Capitale, Grande Garuda o anche Il muro d’acqua gigante, per la sua somiglianza al Garuda della mitologia Induista, simbolo nazionale indonesiano. Il complesso da 40 miliardi di dollari includerà un muro esterno lungo 16 chilometri e 17 isole artificiali che escluderanno la Baia di Giacarta.

La costruzione del primo passo del piano, un nuovo muro interno largo 2 metri proprio dietro l’attuale in uso, fu lanciato il 9 ottobre e serve a pendere tempo contro un’altra possibile inondazione finché il nuovo muro esterno del Grande Garuda darà la protezione di lungo termine. Il Grande Garuda comunque non restaurerà il flusso dei tredici fiumi e di vari canali della città nella baia.

Alcu i dei canali conducono nei laghi di ritenzione delle acque piovane, un magnete per i nuovi emigranti delle province che si stabiliscono illegalmente attorno ai suoi argini. Le stazioni di pompaggio quindi pompano l’acqua fortemente inquinata di questi laghi per qualche centinaio di metri dentro la Baia di Giacarta.

Presto ci sarà bisogno di altri grandi laghi per scaricare l’acqua degli altri fiumi e canali tra i quali ci sono i grandi canali delle alluvioni del Piano. “Si parla di pompare dei laghi di anche 100 chilometri quadri” dice Victor Coenen della ditta Wittewen Bos che fa parte del gruppo di consulenza olandese. “Dove si trova lo spazio in una città così densamente popolata?”

Il Grande Garuda risolverebbe quel problema creando un immenso serbatorio di acqua nella Baia di Giacarta, rinchiuso da mura interne ed esterne ed alimentato da stazioni di pompaggio sulla riva. “Se si giunge a quello, preferirei avere una grande laguna nera a largo” dice Coenen.

Per impedire che il Grande Garuda sembri come un grande laguna nera, la città deve affrontare un’altra immensa priorità, fornire acqua pulita alla magiorp arte dei suoi cittadini e sistemare degli impianti di trattamento dei rifiuti per far sì che fiumi e canali non abbiano più la funzione di discariche.

Giacarta al tempo del governo olandese era conosciuta come Batavia, la Regina dell’oriente per la sua bella architettura coloniale e i canali alberati. Una ispezione più attenta rivelava “una successione di fosca di rive fangose puzzolenti, pozze sporche e laghetti stagnanti che annunciano a tutti i sensi la loro natura velenosa del suo clima terribile”, scriveva un inglese nel 1811.

Allora come ora “i canali stagnanti” funzionavano come discarica aperta esalando “una puzza insopportabile”. Nella stagione delle piogge “Queste riserve di acqua sporca rompevano gli argini nelle parti basse della città riempendo i piani bassi delle case dovesi lasciavano dietro un’inconcepibile quanità di fanghi e terra.”

Oggi la città ha solo un piccolo impianto di trattamento dei rifiuti che funziona per il distretto degli affari. Quasi tutti usano fosse settiche o buttano i rifiuti nel sistema dei canali vicino. La melma si è accumulata nei secoli nei canali e i loro argini sono cresiuti in uno sforzo inutile per contenere le acque alluvionali. I canali che scorrono al mare o nelle pozze di ritenzione costiere hanno perso il 75% della loro capacità secondo Brinkman della Deltares.

La città è quasi alla fine del suo progetto di tre anni per approfondire i canali ed accrescere l’altezza dei suoi muri, ma le case ora sono spesso al di sotto dei livelli dei canali lasciando nessuna fuga verticale verso il tetto nel caso di un alluvione.

Una città che abbia un sistema di canali estesi ed un clima da foresta tropicale non dovrebbe avere problemi di acqua potabile, eppure solo un quarto della popolazione è connessa ad un acquedotto. A metà prende l’acqua dai pozzi ed un altro quarto compra l’acqua da trasportatori che prendono l’acqua dai pozzi pubblici, legali o illegali.

Alcuni residenti che potrebbero avere accesso all’acquedotto preferiscono l’acqua di falda a causa dei costi di connessione e gli altri costi che rendono l’acqua molto costosa di quella del pozzo del cortile.

L’acqua dell’acquedotto è anche poco popolare perché è spesso sporca. E c’è una buona ragione: metà dell’acqua viene dal bacino del fiume Citarum che è stato definito come Il fiume più sporco al mondo. Su di esso scaricano reflui industriali ed agricoli dalla presenza umana sulle sue rive, dando l’impressione che si possa camminare su quelle parti del fiume.

L’acqua di falda non è affatto migliore. Il 70% di essa è contaminata dall’Escherichia coli delle fosse settiche. Questa crisi di acqua è stata la manna per chi vende l’acqua in recipienti da 20 litri che girano per i villaggi. 20 litri costano 3 centesimi di euro.

Questo commercio fiorisce nei distretti della costa dove la subsidenza ha permesso l’intrusione dell’acqua salmastra rendendo imbevibile l’acqua di pozzo. Ed in alcune aree della costa l’acqua di acquedotto giunge solo sporadicamente durante il giorno.

Non ci sono dati pubblicati sul volume di acqua di pozzo usata ma il nuovo governatore Basuki ha denunciato un livello allarmante dell’uso illegale dell’acqua. Ha detto che farà applicare una legge del 2008 che impone multe salate e prigione per chi fa cattivo uso dell’acqua di pozzo.

La giungla di cemento non è solo utente intensivo di acqua; ha anche impedito il drenaggio naturale di acqua impedendo all’acqua sotterranea di ricaricarsi. Invece di infiltrarsi nel suolo le piogge stagionali scorrono nei canali verso il mare.

Nel 2009 il ministro dell’ambiente presentò una nuova idea di restaurare i livelli freatici di acqua sotterranea: emise un decreto che richiedeva ai proprietari di case e di costruzioni commerciali di immagazzinare acque piovane in “cilindri bioporosi” da un metro per assorbire e immagazzinare l’acqua piovana. Il decreto non aveva meccanismi di applicazione e il ministro dell’ambiente della città non poteva mai dire quanti cilindri erano stati installati

La città ha intrapreso un altro tipo di approccio nella sua guerra dell’acqua: spostare gli insediamenti abusivi lungo la costa per creare aree verdi. Migliaia di abusivi occupano vaste zone di Muara Baru dietro i muro di acqua e attorno alle pozze di ritenzione, rovistando tra i rifiuti, raccogliendo coze verdi o gamberetti tra i rifiuti o lavorando nei cantieri navali.

Ogni anno arriva l’alluvione, la gente si sposta negli edifici pubblici e il villaggio sprofonda un po’ di più. “Non è proprio brutto” dice Sukiman “possiamo vivere qui.”

Ma Muara Baru sembra avere i giorni contati. La città ha cominciato a spostare i suoi abitanti per creare spazio verde e restaurare la pozza di ritenzione di Pluit che è soffocata di rifiuti

Chi ha una tessera di residenza può avere un appartamento nei nuovi progetti di case pubbliche. Queste abitazioni che s’alzano insieme agli appartamenti lussuosi e negozi, sia aggiungeranno al peso che fa pressione sulla terra subsidente e solo peggioreranno la situazione.

BILL TARRANT, REUTERS