Ridefinire il potere: media sociali ed informazione in Thailandia

La politica thailandese è stata dominata da sempre dalle elite conservatrici che, per il proprio successo nella conservazione del potere, si sono avvalse in parte del controllo dei media principali, dando forma alla condivisione delle informazioni, alla loro circolazione e manipolazione. Per tanto tempo sia la carta stampata che i media radiotelevisivi sono stati sfruttati per vari fini politici.

A definire la struttura politica thai sono giunti vari regimi militari e il ruolo fondamentale della monarchia. Dal bisogno di giustificare gli innumerevoli colpi di stato militari alla necessità di salvaguardare lo stato di inviolabilità della monarchia, i media thai sono diventati una componente importante nel garantire il potere continuo politico dell’elite. Insieme ad altri strumenti potenti, come l’istruzione e la propaganda, i media riuscivano a spegnere o accendere un conflitto politico, emergendo così come un attore politico fondamentale in Thailandia.

Negli ultimi decenni comunque il paese è cambiato enormemente, come si evince dalla sua impressionante crescita economica, da una classe media in crescita e l’arrivo della globalizzazione, tutti fattori che hanno trasformato, in modo significativo, il modo di muoversi dei media e la sua reazione agli sviluppi politici. Sin dal 2005 la Thailandia si trova anche in una crisi politica. Il conflitto tra i poteri tradizionali e le nuove forze guidate dall’ex premier Thaksin Shinawatra hanno di fatto spostato i contorni della politica thailandese. Mentre i capi della conservazione hanno continuato ad affidarsi ai media controllati dello stato per forgiare l’informazione, i loro opponenti hanno tratto vantaggio da una varietà di media per propagandare la propria informazione, e ancora più degno di nota, a rimpicciolire il dominio politico dei vecchi poteri. Questo saggio indaga la nascita dei media sociali e il suo impatto sulla democrazia thai in questo periodo critico.

I media come attori politici

Lo studioso inglese Duncan McCargo afferma che le istituzioni dei media thai, giudicando dal loro ruolo, dal loro comportamento ed azioni, sono attori politici, o istituzioni politiche, che hanno un impatto politico inesorabile sulla politica thai.

Essi hanno infatti avuto vari ruoli politici; alcuni hanno aiutato il processo di consolidamento democratico, ed altri hanno lavorato in direzione opposta. Ma questo aspetto dei media thai è stato spesso sopravvalutato in occidente, dove lo spazio dei media è presumibilmente limitato al suo essere non partigiano, al dovere di riportare notizie piuttosto che a qualunque cosa possa essere considerata apertamente politica.

I giornalisti occidentali spesso difendono la loro professionalità, mentre in tanti dei loro amici nei paesi in via di sviluppo Thailandia compresa accettano ben contente il loro ruolo come attori politici. Un giornalista anziano di un quotidiano in lingua inglese, The Nation di ispirazione monarchica, Kanok Ratwongsakul, è andato sul palco della protesta chiedendo le dimissioni del premier Yingluck Shinawatra.

Ha ammesso di essersi schierato: “Durante il giorno mi unisco ai dimostranti. Di notte lavoro come giornalista. Non c’è nulla di sbagliato nell’opporsi alla tirannia”.

Per McCargo i media giocano tre tipi vasti di ruoli.

Il primo, possono giocare il ruolo di agenti della stabilità in tempi di blocco politico, come visto nel ruolo dei media nell’aiutare alla caduta il generale Suchinda nel 1992. In questo caso i giornali hanno aiutato a restaurare l’ordine politico.

Il secondo, i media possono diventare agenti di contenimento, mettendo in luce i problemi critici e allertare il governo del momento di affrontare i problemi immediatamente prima di innescare una possibile crisi politica.

Terzo, relativamente importante per la crisi politica attuale, i media possono agire come un agente di cambiamento sociale ed impedire la violenza che viene dal cambiamento, oppure nell’influenzare il cambiamento sociale verso certe direzioni che potrebbero essere favorevoli o al governo o all’opposizione.

In Thailandia oggi, l’emergere dei media sociali è in risposta al controllo dei media da parte dello stato da parte delle elite tradizionali. La battaglia tra i differenti campi dei media illustra molto bene la natura politica del giornalismo thai e le agenzie per cui lavorano.

Una storia di controllo

La Thailandia nel 1932 abolì la sua monarchia assoluta, ma il potere politico è restato saldamente nelle mani delle elite tradizionali, non con i suoi capi eletti. Insieme i capi conservatori, con legami stretti con i militari e la monarchia, hanno con successo costruito un tipo speciale di politica in cui il governo civile doveva essere mantenuto debole e vulnerabile per non dover andare incontro ad un altro golpe militare. In questo periodo l’agenda principale dello stato non era la promozione della democrazia, ma preservare gli interessi della monarchia e dei militari. A questo scopo i capi delle istituzioni fondamentali cercarono di sfruttare i media per rafforzare il loro potere. I media statali in particolare divennero istituzionalizzati politicamente facendo da portavoce della difesa degli interessi della elite, piuttosto che mantenere una informazione non di parte, scrivendo commenti critici o discutendo questioni fondamentali che erano importanti per il pubblico.

Per il controllo dei media sono stati usati vari metodi.

Primo, le istituzioni potenti hanno esteso il loro dominio diretto sui media dello stato, come si evince durante i regimi militari e dalla proprietà di un canale televisivo, canale 5, da parte degli stessi militari. Con questo canale le elite sceglievano quali messaggi trasmettere, quali vietare o controllare, citando spesso come ragione la sicurezza nazionale. Durante la rivolta studentesca dell’ottobre 1976 i giornali principali in cooperazione con lo stato trovarono l’opportunità per reprimere ogni cosa era percepita essere una minaccia al potere. Quando i militari lanciarono gli attacchi contro gli studenti della Thammasat che protestavano contro il ritorno di un ex despota, Thanon Kittichakorn, i media della stampa e radiotelevisivi descrivevano gli studenti come nemici dello stato, offrendo rapporti distorti per provocare l’odio pubblico contro di loro.

Secondo, lo stato ha usato essenzialmente i media televisivi per dare una piattaforma regolare per mettere in mostra le attività della monarchia. Alle otto di sera, da molti decenni, si diffondono notizie quotidiane della monarchia, gestendo dei messaggi unidirezionali dall’alto provenienti dal palazzo nell’ora principale della serata. Ai media è inoltre proibito fare commenti critici sulla monarchia con la protezione della legge di lesa maestà che stabilisce che gli insulti contro il re, la regina, l’erede al trono e i reggenti sono punibili con pene fino a 15 anni di prigione. I media tradizionali hanno avuto una visione univoca della monarchia come sola fonte di stabilità politica anche quando il re stava al di sopra della politica.

Terzo, le grandi imprese con interessi forti in un certo sistema politico hanno da tempo investito in imprese dei media private che per lo più mirano a mantenere lo status economico e politico. In aggiunta politici influenti, ufficiali militari o di polizia di rango possono aver avuto azioni in alcune pubblicazioni importanti come Thai Rath o Matichon confermando il ruolo politico di queste istituzioni mediatiche.

Ma mentre i media di regime servivano per lo più come una proprietà politica per il potere, c’erano altre realtà che cominciarono a riformare le strutture economiche e politiche thai secondo modi che portarono alla riforma dei media. Sebbene la crisi finanziaria del 97-98 avesse colpito il paese in modo forte, l’economia si riprese prontamente. Ed il boom dei decenni ultimi ha trasformato la politica nazionale con l’espansione della classe media nuova conosciuta come “abitanti urbanizzati”.

Un altro fattore che ha aiutato ad accelerare il passo del cambiamento sociale ed economico è stata la globalizzazione. I movimenti transfrontalieri caratteristici della globalizzazione hanno aperto uno spazio politico influenzato da vecchi detentori. Il governo di Thaksin dal 2001 al 2006 non solo ha sfidato la vecchia struttura politica, ma minacciato di cambiare il modo di funzionamento dei media. Il successo elettorale di Thaksin, con due vittorie elettorali a valanga basate su applicazioni efficaci di politiche popolari, ha posto una reale minaccia alle vecchie elite. La crisi politica protratta sin dal golpe che cacciò nel 2006 Thaksin si è quindi centrata sulla lotta tra i vecchi poteri e la nuova forza politica che portava Thaksin. Ognuno dei contendenti, approfondendo la lotta ulteriormente, impiegò la retorica pericolosa della divisione tra città e campagne. Nel processo è emerso una divisione nei media thailandesi.

Le guerre di informazione via media sociali

I cambiamenti politico economici della Thailandia hanno causato l’avvento di un nuovo fenomeno nei media thai. Circa il 30% della popolazione usa internet. La crescita di tali media sociali come Facebook, Twitter e YouTube rappresenta un catalizzatore della trasformazione del modo in cui si distribuisce l’informazione ne paese. A sua volta questo ha avuto un impatto sulla situazione politica. I campi politici opposti attivamente intraprendono guerre mediatiche nei media sociali. Membri della famiglia reale sono saltati nell’area politica per difendere la propria posizione usando i media sociali come un canale favorito nonostante il fatto che questo vada contro il modo di operare per lo più dietro le scene.

Come conseguenza, i media sociali sono diventati parte significativa della dinamica politica e del processo di democratizzazione. Si può dire che per la prima volta la gente thai può avere un accesso diretto, e fino ad un certo punto, uguale all’informazione politica da fonti diversificate, reso possibile dalle reti dei media sociali. In altre parole differenti fonti di informazione permettono loro di mettere a confronto e fare decisioni basate su di esse, esaminare questioni da vari punti di vista o persino dubitare dell’informazione controllata dallo stato. Secondo, i media sociali rendono l’informazione “a basso costo e pervasiva” rompendo così il muro delle fonti di informazioni un tempo protette dall’elite. E terzo, la nascita dei media sociali può contribuire al consolidamento del processo democratico, perché i media sociali hanno il potere di espandere la libertà di espressione che era precedentemente costretta. L’informazione non fluisce più in una sola direzione ma è interattiva con un conseguente allentamento della morsa statale sul potere. Alcune pubblicazioni dei media che hanno lavorato a garantire gli interessi dell’elite sono ora sfidati da curiosi o politicamente coscienti cittadini le cui opinioni sono liberamente fatte circolare su Facebook e Twitter.

La divisione politica thailandese la si può notare, oltre che nelle strade di Bangkok, anche intensa nel cyberspazio, dove la Thailandia ha 28 milioni di persone su Facebook, 4.5 milioni su Twitter e 1.7 su Instagram. Con Facebook molti cittadini thai sono diventati “cittadini attivi”, discutendo le loro opinioni, affermando la loro prospettiva e affermando e regolando i modi in cui partecipano alla politica. In tanti modi la battaglia per il controllo dell’informazione si è allontanato dai media tradizionali verso le reti dei media sociali. Matthew Philipps, studioso di storia moderna, afferma che “l’atto di recarsi all’urna e dare il proprio voto è ovviamente qualcosa che è regolato attraverso l’attuale discorso politico. Detto questo, non si vede realmente il discorso attuale senza comprendere il ruolo dei media sociali”. Politici, capi della società civile, rappresentanti di istituzioni indipendenti e vari accademici si rivolgono a Facebook e Twitter come la loro piattaforma principale di informazione della gente, o dei loro sostenitori, sulla situazione politica, mentre li convincono a sostenere la propria agenda politica. Sia l’ex premier Yingluck che il capo del partito democratico Abhisit Vejjiajiva usano i media sociali per trasmettere i loro messaggi con 3,45 milioni di likes per Yingluck e 2,36 per Abhisit su Facebook. Oggi i media tradizionali spesso presentano storie basate su discussioni dei media sociali. Il campo di battaglia è chiaramente nel cyberspazio

L’impatto dei media sociali

Come hanno contribuito al consolidamento della democrazia i media sociali? Come detto in precedenza, la natura dei media sociali, relativamente liberi e privi di limiti, permette una diversità di diversificazione delle fonti prima inconcepibile. Secondo sono sempre più usati come un palco delle campagne politiche, visto nella formazione di numerosi gruppi politici con agende e clientele particolari. Io stesso lanciai nel 2011 una campagna politica su Facebook per la libertà dell’anziano prigioniero politico Akong accusato di lesa maestà e condannato a 20 anni. Tali campagne sono state di aiuto nell’accrescere la coscienza ed un senso di appartenenza tra gli utenti dei media sociali, permettendo loro di partecipare alle attività politiche direttamente.

Terzo, attraverso un maggior senso di appartenenza, i media sociali reintroducono un esercizio di partecipazione fondamentale per la democratizzazione. Partecipare alla politica non significa più andare escusivamente a votare o unirsi alle manifestazioni. Si può fare online e forse in modo più efficace.

Quarto, come parte della crescente presa di coscienza, i media sociali sono diventati un forum per la discussione critica che affronta le questioni contenziose che non sono discusse nei media ufficiali. Ed infine l’esplosione dei media sociali ha costretto i giornalisti a ridefinire il proprio ruolo come attori politici in un panorama dei media in evoluzione. La loro efficacia è monitorata strettamente a causa della più facile accessibilità dell’informazione.

Nel forum della Heinrich Boll Stiftung del novembre 2011 “I nuovi media e la mobilitazione politica” i messaggi fondamentali erano chiari: i nuovi media hanno un ruolo tremendo da giocare sia in termini di mobilitazione delle forze politiche che nella diffusione delle ideologie politiche che potevano ulteriormente polarizzare la società. Tra i tanti oratori Somchai Preechasilapakul disse che il linguaggio dei media online sembrava presentare tanta violenza verbale che rifletteva i conflitti sociali e politici in corso nella società thai. Quei “discorsi di odio” e di conversazioni dure che appaiono online possono accadere poiché la gente è confusa su quale sistema politico esiste davvero in Thailandia, e questo potrebbe essere una possibile visione negativa sui media sociali.

Allo stesso tempo Chonrat Chitnaitham della commissione elettorale thailandese esprimeva l’idea che i nuovi media hanno una tremenda influenza sulle campagne elettorali dei candidati. E’ anche difficile controllare il contenuto dei nuovi media sociali a causa della mancanza di frontiere causa per cui le autorità thai non possono intervenire con efficienza. Dipende dalla gente perciò distinguere quali gruppi dicono la verità.

Conclusioni

Nel passato il Potere in Thailandia è riuscito a mantenere la propria posizione politica in parte per essere riusciti a chiudere lo spazio dei media. Il flusso di informazioni in quei giorni lo si può descrivere dall’alto verso il basso, ai propri fini e guidato politicamente. La capacità di controllare i media era notevole specie nei momenti cruciali come i golpe o il lavoro di routine di inculcare la fedeltà alle istituzioni reali. I media erano indispensabili nel giustificare certi comportamenti tra chi deteneva il potere, guadagnandosi così il titolo di attore politico persino quando tale comportamento era antitetico alla democrazia.

I capi politici presero il controllo dell’informazione propagando messaggi che si potevano sfruttare a loro fine politicamente ed economicamente. Ma il controllo sui media fu messo in crisi seriamente da tre fattori: la rapida crescita economica, l’espansione della classe media e l’avvento della globalizzazione. Questi fattori hanno amplificato effettivamente il reame dei media permettendo l’entrata di vari attori e ridefinire la funzione dei giornalisti. Il periodo ha coinciso con la nascita dei media sociali dando voce a quello che poteva essere considerato un pensiero politico marginale, o persino radicale. Ma gli ostacoli ci sono e coinvolgono la salvaguardia dell’uso dei media sociali come pure risposte persino più aggressive dai detentori del potere che continuano a percepire lo spostamento nel panorama dei media come minaccia alla loro posizione politica.

PAVIN CHACHAVALPONGPUN, GLOBALASIA