Dare la piena cittadinanza ai Rohingya in Birmania, lo dice l’ONU

cittadinanza armonia interreligiosa

L’Assemblea generale dell’ONU ha approvato una risoluzione che invita la Birmania a dare “ la piena cittadinanza ” alla sua minoranza musulmana Rohingya e permettere loro la libertà di movimento per tutto il paese.

Sono oltre 1 milione di Rohingya a veder negata la piena cittadinanza secondo una legge birmana e sono a tutti gli effetti degli apolidi e quasi senza alcun diritto. Le autorità birmane vogliono ufficialmente categorizzarli come “bengalesi” con l’implicazione che sono degli immigrati clandestini del vicino Bangladesh.

Dopo che la Birmania, rinominatasi Myanmar, iniziò una transizione dalla dittatura verso la democrazia nel 2011, la ritrovata libertà di espressione ha acceso le fiamme dell’odio contro i Rohingya da parte della maggioranza buddista, la cui violenza da parte delle sue folle ha portato a oltre 280 morti e cacciato 140 mila persone dalle proprie case. I Rohingya ora sono costretti a vivere in condizioni simili all’apartheid in campi o villaggi ad accesso ristretto nello stato Rakhine.

piena cittadinanza ai rohingyaLa risoluzione che è stata adottata per consenso sottolinea la “seria preoccupazione” dell’assemblea sul trattamento del governo dei Rohingya, inviando un messaggio forte dai 193 paesi membri dell’organizzazione che la comunità internazionale è unita nel volere un cambiamento della Birmania nel trattamento delle sue minoranze.

L’assemblea ha invitato il governo a permettere alla minoranza musulmana di adottare il nome Rohingya.

Ha invitato la Birmania ad assicurare l’uguale accesso ai servizi sanitari e di istruzione ai Rohingya e affrontare le cause radicali della violenza e discriminazione contro di essi. Ha anche chiesto al governo di prendere misure per assicurare un ritorno sicuro alle loro comunità dei Rohingya e di fare delle indagini indipendenti negli abusi dei diritti e “promuovere la coesistenza pacifica”.

Mentre l’assemblea a dato il benevenuto ai continui positivi sviluppi nel paese verso una riforma economica, la democratizzazione, la riconciliazione nazionale e la promozione dei diritti, ha invitato il governo birmano ad “accrescere gli sforzi per porre fine alle violazioni dei diritti umani come l’arresto e la detenzione arbitrari, le scomparse forzate, gli stupri e altre forme di violenza sessuale”

La risoluzione non vincolante preparata dalla Comunità Europea ha anche invitato il governo birmano ad accelerare gli sforzi per affrontare la discriminazione, “la violenza, il discorsi di odio, la dislocazione e la privazione economica che colpisce vari gruppi etnici e minoranze religiose, e gli attacchi contro le minoranze musulmane e religiose”.

La risoluzione ha anche affrontato le preoccupazioni sulle prossime elezioni presidenziali affermando che il paese deve assicurare la loro “credibilità, inslusività e trasparenza” e permettere “a tutti i candidati di partecipare in modo giusto al voto”.

C’è stata incertezza sulla partecipazione alleelezioni del capo dell’opposizione Aung San Suu Kyi a causa di una clausola della costituzione che vieta la partecipazione a chiunque abbia figli o coniugi stranieri all’elezione a presidente o vicepresidente. Suu Kyi ha due figli che sono cittadini britannici oltre al suo compianto marito.

EDITH LEDERER, TIME.COM