Ce la può fare di nuovo la Thailandia a liberare i suoi schiavi di oggi?

Il Re Chulalongkorn nel 1905 promulgò una legge storica che aboliva la schiavitù in Thailandia, conosciuta al tempo come Siam. Gi schiavi furono liberati. Anche il governo USA pose fine alla schiavitù in America.

Ma nel 2014 le persone che sono considerati gli schiavi di oggi non possono certo attendersi di essere liberati come lo furono gli schiavi di un secolo fa.

Le vittime della schiavitù di allora non furono sequestrate, vilificate, detenute e deportate nei loro paesi di origini, diversamente da quelle che attualmente sgobbano come lavoratori forzati nell’industria del sesso, sui pescherecci o nelle industrie.

E’ fondamentale il ruolo della legge. Tutte le convenzioni, internazionali, le dichiarazioni di intenti e le leggi nazionali dicono che “la schiavitù umana” si riferisce a due campi principali di reato: sfruttamento attraverso lavoro forzato e sfruttamento mediante prostituzione forzata.

Nel 2001, quando il governo thailandese fu valutato e classificato dagli USA per la sua risposta alla questione della “schiavitù” le fu assegnato il secondo livello che voleva dire “soddisfacente ma potrebbe migliorare” secondo il rapporto della “Schiavitù delle persone”, TIP.

Nel 2008 la Thailandia approvò la legge di Prevenzione e soppressione della schiavitù. Due mesi dopo ad aprile 2008 le debolezze della nuova legge furono dimostrate con conseguenze terribili. 54 emigranti provenienti dalla Birmania morirono soffocati durante il trasporto verso Ranong dentro contenitori su comma della catena del freddo.

Si potè dire che la nuova legge e le misure di applicazione contribuirono direttamente alle morti. La ragione è che le pene accresciute e i controlli alla frontiera più stringenti associati alla lotta alla schiavitù videro un cambiamento dal trasporto aperto a quello chiuso; e viaggi più lunghi comportarono cambiamenti delle solite rotte della schiavitù per evitare i controlli.

In aggiunta la legge portò a maggiori costi di trasporti e di impiego per gli emigranti che si adeguavano a tanti diversi lavori, prostituzione compresa. Molti furono costretti a cercare denaro in prestito e crescevano i tempi per la loro restituzione. Questo accresceva i legami dei migranti e l’indebitamento verso i datori di lavoro ed i mediatori.

La Thailandia fu subito abbassata ali livello di osservazione, sotto il bisogno urgente di miglioramenti. Corruzione e incapacità di applicazione della legge furono le ragioni fondamentali nell’abbassamento di livello.

Leggi più dure e maggiori poteri legali per combattere la schiavitù hanno portato a maggior corruzione.

La mazzetta richiesta per assicurare la protezione da parte delle autorità cresceva insieme al rischio di essere presi e alle pene possibili. Chi era accusato di traffico poteva essere arrestato da 4 a dieci anni con multe salatissime. Se avevano un’autorità sulle persone trafficate, come guardiani, la prigione poteva salire fono a 12 anni e le multe raddoppiavano.

Di recente nel distretto luci rosse di Patpong a Bangkok fu denunciata la situazione di un poliziotto ed un militare quando gli ambulanti dissero ai media delle estorsioni cui si trovavano di fronte con regolarità. Subito dopo i militari ammisero che la polizia aveva raccolto soldi con tanti arresti conseguenti tra i quali quello di un ispettore della divisione della lotta alla schiavitù. Il caso dimostrò che esosteva la corruzione a vari livelli del governo.

La Thailandia si trova di fronte alla scelta se salvare la faccia o guardare al problema. La valutazione del paese nel rapporto del TIP alla fine decadde nel giugno 2014 al livello peggiore che indica che non si è stati capaci e che sono possibili delle sanzioni.

Ancora una volta una delle ragioni fondamentali per il declassamento è stata la corruzione, cosa che ha creato imbarazzo nel governo e preoccupazione per l’immagine della Thailandia.

Ora ci sono solo tre mesi per parlare dei progressi per la risoluzione del problema prima di marzo 2015 quando si preparerà il nuovo rapporto del TIP. Il governo deve quindi correre a produrre risultati per salvare la faccia e migliorare l’immagine sporca del paese.

Il governo deve ora rivedere il passato e capire come la Thailandia è vista dagli occhi del mondo.

I media descrivono il traffico umano in una sola dimensione. Vediamo la polizia fare incursioni e prendere donne schiave che sono controllate e tenute come oggetti inanimati, non trattate come persone con rispetto e dignità. Piuttosto che risolvere il problema del traffico vediamo la continuazione degli abusi dei diritti umani.

Resta oscura quanto le autorità comprendano “il traffico umano” e quindi la polizia per esempio ricerca le prove tra le borse delle donne che catturano. Trovano le prove come preservativi che sono stati dati loro dal ministero della sanità in cooperazione con il programma Global Fund contro l’AIDS.

Il primo passo deve essere ammettere che non si può combattere il traffico con efficacia senza ridurre la corruzione. Dobbiamo riflettere se l’approccio nostro tradizionale al lavoro forzato e alla prostituzione non si basino sul giudizio e credo morale religioso, e se questi possono essere un risposta ai problemi della società moderna.

Le morali cambiano, la società cambia e le leggi devono muoversi con i tempi. Un tempo era morale e giusto che i docenti picchiassero i loro studenti, ora le leggi proteggono i bambini dalle violenze. Agire secondo la prospettiva del rispetto dei diritti umani è un modo per assicurare uguaglianza e giustizia per tutti indipendentemente dalle morali e credi religiosi.

Per esempio paesi come la Nuova Zelanda hanno ridotto la corruzione e quasi eliminato lo sfruttamento nell’industria della prostituzione ponendola insieme al lavoro e alle leggi civili piuttosto che la legge penale. Il paese è al primo livello del rapporto americano del TIP. Non c’è stato un solo incidente di traffico nell’industria del esesso dal 2003 in Nuova Zelanda.

traffico umano schiavi di oggiIl rispetto per i diritti fondamentali delle donne di lavorare senza paura o violenza da parte dei loro datori di lavoro o delle autorità ha permesso alle autorità di affrontare il problema dello struttamento, della corruzione e del traffico umano.

Abbiamo bisogno di riformare il nostro sistema legale e definire chiaramente chi sono i colpevoli, i criminali ed i sospettati. Queste sono le sole persone da punire secondo la legge.

Abbiamo bisogno di verificare se seguono i processi. Pene e protezione sono affrontate dalle leggi sul traffico. Una persona accusata di un crimine li ha entrambi? Hanno reale giustizia?

C’è poca attenzione, ed anche notizie, alle parti delle leggi che vogliono offrire protezione, assistenza e benefici a chi è colpito dal reato.

E’ anche tempo di cambiare le pratiche di applicazione della legge. In primo luogo deveono finire le incursioni durante i quali le donne che si suppone aiutare sono trattate in modo inumano e la polizia che si comporta come se queste vittime abbiano commesso dei reati fondamentali. Non deve accadere in qualunque paese civile.

Ancora più importante le autorità devono smettere di dare permessi ai media di fare rapporti sulle indagini con pubblicazione di dettagli e fotografie, cosa che va contro alcuni articoli della legge, indipendentemente dal consenso espresso dalle stesse persone trafficate.

Infine c’è un bisogno di indagare e parlare apertamente sul fondo per le vittime creato secondo la legge del 2008. Non ci sono stati rapporti che parlino di come siano stati usati questi fondi a beneficio delle vittime.

Il modo in cui la Thailandia tratta con la schiavitù moderna è anti umano. Come possiamo perciò sottolineare l’umanità nella lotta al traffico umano? La società prova pietà e simpatia per le vittime ma come si traduce questo in reale giustizia?

110 anni fa la Thailandia liberò i suoi schiavi.

Le persone ricevettero la “libertà da” e la “libertà per”. Libertà dal lavoro forzato, dalla prigione e dallo sfruttamento. Libertà per vivere e lavorare con dignità.

Ce la può fare di nuovo la Thailandia a liberare i suoi schiavi di oggi?

Noi Apisuk, direttore di Empower Foundation; Liz Hilton lavoropresso Empower di Chiang Mai. BANGKOKPOST

 

Un commento su “Ce la può fare di nuovo la Thailandia a liberare i suoi schiavi di oggi?

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