Il circolo vizioso della politica thailandese, secondo Pravit

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In alcune culture dell’Asia il tempo è tradizionalmente considerato ciclico, non lineare. Il tempo in Thailandia sembra comunque essere intrappolato in un circolo vizioso senza un inizio ed una fine .

Questo ciclo di solito comincia con un golpe militare seguito dall’instaurarsi di un regime militare, una nuova costituzione, un governo eletto, una crisi politica, poi un altro golpe militare ed un altro regime militare.

E’ come se i golpisti fossero degli avatar: non muoiono mai continuando a reincarnarsi in un altro gruppo di golpisti.

Il golpe del 2006 portò ad una stesura ottimistica della costituzione del 2007 che riuscì persino ad ottenere la benedizione popolare attraverso un referendum. Eppure questa cosiddetta costituzione popolare

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è finita per essere gettata senza troppe cerimonie dai golpisti del 2014.

Molti hanno iniziato a dubitare che esista una cosa come progresso democratico nel regno, dal momento che sono passati 82 anni dalla rivolta del 1932 che portò la fine alla monarchia assoluta e tuttavia i potenti del momento non sono stati capaci di presentare un contratto sociale reale che lega e vincoli tutti.

I 13 golpe e le 19 costituzioni di tutte le otto decadi di democrazia parlamentare thai sono a testimonianza del fatto che il paese non ha una “legge più alta”, dal momento che una costituzione dopo l’altra continua ad essere buttata nella spazzatura ed ad essere riscritta.

Ancora, alcuni restano ottimisti fino all’inverosimile che il punto attuale nel ciclo della politica thai potrebbe portare ad una costituzione duratura. E’ come se scelgano di dimenticare che tutti noi ci siamo già passati varie volte e che non esiste garanzia alcuna che questa volta si giungerà ad un risultato differente.

Sembrano anche dimenticare che la gente ha dato la propria vita nel maggio 1992, affinché la costituzione stipulasse che fosse permesso diventare primi ministro solo a parlamentri eletti, ora che la nuova costituzione, sponsorizzata dalla nuova giunta militare, possa permettere un primo ministro non eletto.

Dall’altra parte dello spettro, alcune persone, stanche di questo circolo vizioso, hanno abbandonato qualunque pretesa di volere sostenere un sistema democratico. Ora questi dicono che la democrazia non sembri adatta alla Thailandia dal momento che la grande maggioranza dei meno istruiti e poveri non sia abbastanza critica o indipendente da dover ricevere il diritto di voto. Chiedono anche al capo della giunta di continuare ad essere per altri anni ancora primo ministro.

Chiaramente questo gruppo manca della pazienza necessaria di coltivare un sistema democratico e sono oltremodo pronti a domandare un altro intervento militare ogni volta che c’è una crisi politica, reali o immaginati che siano i casi di corruzione politica o abuso di potere.

La democrazia non può mettere radici se continuiamo a sradicarla. L’albero che è la democrazia potrebbe essere lontana dalla perfezione ma richiede tempo per essere curata. E’ il solo sistema che permette alla gente di contare invece di essere presunta da dittatori nei loro discorsi televisivi “felici”.

La Thailandia potrà sfuggire alla nozione ciclica del tempo politico se impara dai suoi errori passati e gestisce perseveranza sufficiente a permettere ad un sistema democratico di trattare le crisi invece di permettere ai militari di intervenire.

Sebbene alcuni accettino questo ciclo infinito di governi eletti e regimi militari, dovrebbero capire che la Thailandia è ancora lontana dall’essere in pace, eguale e libera.

Pravit Rojanaphruk, Thenationmultimedia