Anche gli studenti malay musulmani per le strade della Thailandia

E’ accaduta qualcosa nei mesi scorsi che è passato inosservato tra la gente ed è la partecipazione di studenti Malay musulmani delle province più meridionali alle proteste contro l’attuale regime.
Un numero significativo di studenti malay musulmani e di militanti sono giunti a Bangkok per partecipare a varie manifestazioni e dichiarare il loro impegno contro il regime militare.
Alcuni sono stati fermati insieme ad altri attivisti e studenti a causa della loro protesta pacifica.
Si dovrebbe dare il benvenuto a ciò semplicemente poiché la gioventù e gli studenti malay musulmani del profondo meridione si siano associati al resto del movimento studentesco del paese e accolgano la “narrativa thailandese”, contrariamente a quella che si attiene esclusivamente su Pattani.
E mentre chiedono la stessa cosa come molti di noi, la democrazia, la responsabilità, il governo della legge, il fatto che diventano parte della narrazione thailandese dimostra che questi govani malay musulmani sentono anche di avere un posto e un senso di destino condiviso con il resto della gente in questo paese.

Il governo, e particolarmente il suo apparato della sicurezza, vede questi giovani malay musulmani mentre allargano le loro ali oltre le tre province più meridionali che sono colpite da 11 anni di insorgenza che ha fatto oltre 6000 vittime senza che se ne veda la fine. Essi predicono altri guai poiché vedono le cose attraverso le lenti della sicurezza. I problemi nascono quando le lenti si rompono e le autorità diventano cieche e non lo capiscono.
I giovani studenti Malay Musulmani si sono conquistati un grande rispetto e fiducia tra la popolazione locale specialmente a livello di base dove accadono spesso gli abusi delle autorità.
Questi giovani entrano e parlano contro le ingiustizie ed abusi. La loro militanza risale indietro di otto anni, quando molti di loro occuparono la Moschea Centrale di Pattani per protestare con lo stupro di una donna musulmana di Yala, per non parlare della presunta torura e degli omicidi mirati extragiudiziali commessi da rappresentanti delle forze di sicurezza.
Ma nei mesi scorsi si sono uniti alle proteste a Bangkok e in altre parti del paese. Sfortunatamente la sicurezza e l’intelligence vede questo sviluppo come una sfida della sicurezza al regime.
Se non altro, la società thai e i rappresentanti del governo, specie chi lavora nel conflitto del Profondo meridione, dovrebbe favorire questo sviluppo. Non si intende dire che si dovrebbe stendere loro il tappeto rosso mentre sono a Bangkok.
Finora, questi giovani sono stati un gruppo di separatisti senza compromessi intenti a ritagliarsi una patria separata per i Malay. Molti sono ancora colpiti dai militari. E le autorità la possono far franca a causa della legge dell’emergenza che li protegge da qualunque cosa in termini di ripercussioni legali. Triste dirlo ma esiste una cultura dell’impunità in questa storica regione contestata.
E mentre i giovani studenti malay musulmani promuovono il concetto di “diritto all’autodeterminazione”, è ancora una cosa molto differente dal separatismo o dall’insorgenza armata a cui migliaia di musulmani malay si sono dati sul terreno.
Quando le magliette rosse e gialle manifestavano per le strade di Bangkok e altrove, questi giovani malay restavano fermi. Oggi trovano un terreno comune con il movimento studentesco thai di altre parti del paese.
Nel suo discorso di questa settimana Prayuth ha provato dei toni conciliatori dicendo che i 14 studenti arrestati erano puri ed innocenti e invitandoli a incanalare le loro attività in modo costruttivo.
Se da un lato questo discorso diceva che stava tendendo un ramoscello di ulivo al movimento studentesco, cionondimeno non ce l’ha fatta a prendere le distanze dal vecchio discorso che alcune mani nascoste guidavano questi studenti.
Non ci ha mai pensato Prayuth con i suoi della sicurezza che questi giovani militanti hanno una propria mente e che potrebbero vedere le cose in modo differente dai militari del paese sul cui mandato si può ancora discutere?
Se il grande capo non riesce a differenziare tra buone intenzioni e buona politica, si può sperare che lo facciano le persone che lo seguono nei ranghi?
Non c’è bisogno che siano fatti così, ma solo che aprano la mente, i cuori e non considerino la critica come un tentativo di buttarli giù.
Ma la buona notizia è che questa gente stanno ora e domani sono spariti. Questi giovani militanti domandano di sapere quando sarà questo domani. Che questo domani non significhi per sempre.

Editoriale Thenationmultimedia